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Asmitâ, l'illusione

Figlia naturale e indiscussa dell'ignoranza, è l'espressione di una coscienza egoica e superficiale

Asmitâ, l'illusione
30 giugno 2008

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Glossario sanscrito

Figlia naturale e indiscussa di avidyâ (l'ignoranza), asmitâ rappresenta la massima espressione di una coscienza egoica e superficiale.

L'individuo condizionato da asmitâ è colui che è in grado di organizzare la propria esistenza unicamente in funzione delle varie esperienze compiute attraverso gli organi di senso; tende perciò a privilegiare gli aspetti più remunerativi ed edonistici dei suoi contatti con la realtà esterna, ad elaborare un pensiero ovviamente infantile, dalle fragilissime basi, che rapidamente degenera in frustrazione o depressione al primo accadimento che non sia in linea con le sue rosee aspettative.

Lasciandosi sempre più catturare dall'ignoranza della propria natura Reale (il Divino che noi siamo), il soggetto si invischia nella materia, giorno dopo giorno, un anno dopo l'altro, senza la volontà/determinazione di portare avanti alcun «progetto spirituale» che gli permetta di ancorare la sua coscienza personale nell'infinito e solido porto della Coscienza Universale.

Asmitâ rappresenta l'illusione di essere soltanto un corpo, (il mio corpo), una mente (la mia mente), un nome (il mio), un codice fiscale (il mio) più «i miei beni», «i miei figli», «la mia carriera», insomma, nient'altro che quell'«IO SONO» che definisce un individuo rispetto a un altro, agli altri che popolano il nostro vasto mondo. Senza cogliere nulla di quel sostrato comune e indivisibile che costituisce la nostra vera identità e che ci permette di dire «IO SONO QUELLO» (tat twam asi).

Quello - l'Assoluto, il Principio Originario, quello da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna, il Grande Architetto da cui è scaturito questo meraviglioso ed eterno Universo di cui siamo parte integrante.

Con questo Principio, vista la posizione privilegiata dell'uomo nella scala evolutiva, possiamo vantare anche un'identità di coscienza, ancorché inconsapevoli (o immemori) di quanto grande e straordinario possa essere lo sviluppo di un rapporto che solo gli illuminati, i risvegliati, hanno sperimentato fino in fondo.

L'eredità degli illuminati

Per nostra fortuna, questi eroi dello spirito hanno trasmesso, hanno detto, hanno scritto e si sono immolati sull'altare del sacrificio per liberare l'umanità dall'ignoranza e dall'illusione e fornire prove concrete della Verità appresa grazie alla forza di una ricerca personale in cui, con infinita fede, hanno annullato sé stessi fino a identificarsi nella Realtà Suprema dell'infinito Amore, della perfetta Giustizia e della completa Conoscenza.

In uno slancio di smisurato altruismo hanno anche dato risposta alle domande che molti si fanno circa il senso della vita: «chi sono io?», «perché esisto?», «cosa è la vita e perché la morte?», «ma se Dio esiste perché non mi ascolta e non esaudisce i miei desideri?». «e se Dio esiste perché permette tutto questo male, queste ingiustizie, questa violenza, questi orrori?».

Tutto è stato spiegato grazie alle parole del Buddha, di Patañjali, di Cristo e di tanti altri esseri spirituali sconosciuti o meno noti.

Per nostra fortuna, le loro esperienze sono state trasmesse e codificate: i Grandi hanno indicato la Via, segnalato le difficoltà del percorso, valutato tutti i pericoli e mostrato la grandiosità del traguardo finale.

TUTTI hanno sottolineato che la VIA è stretta, è per pochi, fedeli a sé stessi e ai loro ideali.

Molti devono sciogliere tanti nodi di vite precedenti assai accidentate e la potenza del riscatto karmico richiede un'enorme consapevolezza.

E' un bene che la cultura attuale, benché in maniera molto superficiale e limitata, indichi la meditazione quale mezzo per raggiungere un certo benessere interiore, diminuire l'ipertensione, scongiurare le crisi di panico, affrontare gli esami scolastici con serenità, ma bisognerebbe avere il coraggio di ripetere, attraverso i grandi canali di informazione, quanto diceva Osho Rajneesh: «Coloro che aspirano al potere di guidare i popoli, di rappresentare i governi, di sostenere la gente, prima di accettare simili incarichi dovrebbero frequentare per anni l'Università della Meditazione».

Senza questa preparazione superiore è assai difficile sconfiggere l'illusione della «propria superiorità personale» - quasi sempre nutrita di pochezza e di egoismo - e accogliere la certezza dell'Unità che noi siamo, che rappresentiamo e che sola ci può salvare dal baratro oscuro dell'ignoranza.

di Lisetta Landoni

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