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Sutra I.12

Sutra I.12

L'arresto si raggiunge mediante l'esercizio costante ed il distacco dalle passioni

17 settembre 2006
अभ्यासवैराग्याभ्यां तन्निरोधः॥१२॥

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Glossario sanscrito

Abhyâsa-vairâgyâbhyâm tan-nirodhah

L'arresto [delle modificazioni della mente] si raggiunge mediante l'esercizio costante ed il distacco dalle passioni

Tutto ciò che Patanjali indica nei suoi aforismi deve essere sperimentato direttamente, non è sufficiente una comprensione a livello intellettuale. La pratica dello Yoga va affrontata con disciplina, perseveranza e salda volontà di uscire dalla prigione della mente, causa prima della nostra sofferenza; la mente è infatti la grande prova dell'essere umano.

Al contrario dell'animale, che è schiavo degli istinti e non ha possibilità di scelta, l'uomo ha la capacità di liberarsi, di comprendere il funzionamento della mente e di modificare le proprie reazioni. Come? Appunto mediante l'esercizio costante.

Lo Yoga è una scienza, come dice Patanjali, e come tale va verificata; non esistono dogmi, non esistono imposizioni: la via viene solo indicata e a noi spetta la scelta di seguirla o meno; solamente attraverso la perseveranza possiamo però raggiungere quei risultati a cui aspiriamo, ed avere la possibilità di forgiare il vero essere umano.

Ma come raggiungere il distacco e limitare il coinvogimento emotivo? L'uomo vive questa illusione che porta a credere che tutto ciò che i sensi percepiscono sia la Realtà. Come si può infatti affermare che una rosa non sia reale? Possiamo toccarla, vederla, aspirarne il profumo; così l'essere umano si immedesima negli oggetti del mondo, li vuole, li desidera.

La Mâyâ intesse il suo inganno: un Universo attraente in cui è possibile trovare piacere e temporaneo rifugio dalla costante incertezza della vita, dall'inquietudine causata dai sottili messaggi del purusa (principio cosciente insito nell'uomo), appena percettibili da una mente non ancora pronta a comprendere la Realtà.

A monte dell'attaccamento vi è il desiderio, originato da un bisogno di gratificazione e di felicità che si pensa erroneamente di poter soddisfare. Sempre più avido, dunque, l'uomo vuole possedere: la società ci offre innumerevoli stimoli, oggetti o situazioni sempre nuovi a cui leghiamo la nostra serenità ed il cui mancato ottenimento causa frustrazione, delusione, sofferenza.

Il desiderio a sua volta è evocato da memoria ed immaginazione. Se abbiamo vissuto un'esperienza gratificante, il ricordarla provoca in noi il bisogno di ripeterla e l'immaginazione ci porta a sovrapporre all'immagine che ci attira esperienze piacevoli avute in precedenza, in situazioni analoghe, che vogliamo sperimentare nuovamente.

Patanjali però ci indica una strada per interrompere questa catena: per mezzo del pensiero si possono produrre cambiamenti nei nostri desideri. Come? Riflettendo ed innalzandoci ad un'altra regione del nostro essere, mutando piano di coscienza. Una volta compreso quali desideri siano dannosi, servendoci della capacità di discriminare, potremo guardare oltre la gratificazione momentanea e fissare il pensiero sull'indifferenza o sull'inquietudine che può seguire quella esperienza in prima analisi piacevole. Questo processo con il tempo tende a ridurre il nostro bisogno di gratificazione e quindi la nostra avidità.

Ogni atto della nostra vita, ogni reazione alle situazioni presenti, sono infatti condizionati dal nostro passato; ogni pensiero a cui permettiamo di apparire nel campo della coscienza, positivo o negativo, costituisce una vrtti, destinata a tramutarsi in samskâra, cioè impronta indelebile, che tenderà ad influenzare e determinare le nostre azioni future.

Scopo dello Yoga è l'eliminazione dell'identificazione fra soggetto e oggetto. Si vuole raggiungere il momento in cui finalmente il soggetto ne riconosce l'illusorietà mediante la conoscenza discriminativa che si ottiene con la pratica ed arriva a contemplare direttamente la Realtà nella sua vera forma.

Per arrivare all'esercizio costante e al distacco bisogna neutralizzare l'inerzia, la sfiducia e i desideri dannosi, tramutandoli in azioni positive, non limitandosi a leggere i testi spirituali ma portando i loro insegnamenti, nella riflessione, dentro di noi.

di MP

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Sutra recitato da Gabriel Pradiipaka. Riproduzione per cortesia di www.sanskrit-sanscrito.com.ar...

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