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I tre guna: la coscienza della pietra

Una semplice e insignificante pietra può aiutarci a comprendere pienamente il vero senso della Vita

I tre guna: la coscienza della pietra
08 gennaio 2009

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Glossario sanscrito

I tre guna rappresentano qualità e caratteristiche della Natura (prakriti) quindi anche di una semplice e insignificante pietra.

Perché questo titolo? Perché un titolo così provocatorio, la coscienza di una pietra?

Nell'immaginario comune si è ben lontani dal dare coscienza a una pietra. La si ritiene senza vita, inutile.

Ma questo titolo serve per palesare un concetto che mi sta veramente a cuore: sentirsi separati dalla Vita e dalla natura porta all'insofferenza, all'intolleranza e al razzismo. Questi atteggiamenti nascono appunto dalla non conoscenza del fatto che tutto ha la stessa composizione, che tutta la materia ha come base una composizione similare anche se gli elementi di base sono presenti in dosi differenti e agglomerati diversamente.

Già molti secoli prima di Cristo, in Grecia, filosofi e naturalisti erano divisi in due scuole di pensiero: una considerava la materia continua, ovvero divisibile in porzioni sempre più piccole, all'infinito. La seconda scuola di pensiero riteneva la materia discontinua, costituita da particelle molto piccole ma «finite», ovvero indivisibili, gli atomi (atomos, non divisibile).

Ma prima di procedere vediamo meglio che cosa rappresentano i tre guna:

  • sattva: ritmo, conoscenza, bianco, elevato, spirituale, cosciente e serve a illuminare
  • rajas: attività, rosso, attivo, mobile, passionale, causa movimento e serve ad attivare
  • tamas: inerzia, nero, solido, letargico, statico, causa staticità e serve a limitare e consolidare.

La parola guna può indicare concetti differenti. I filosofi Samkhya attribuiscono al termine il significato di «qualità» o «caratteristiche», i tre ingredienti fondamentali dei quali prakriti è composta, in maniera inscindibile, così come il calore è la caratteristica fondamentale inerente al fuoco e da esso non può mai separarsi (un fuoco che non avesse calore non sarebbe tale). Prakriti (come viene anche chiamata mûla-prakriti) e l'armonica mistura dei tre guna sono la stessa cosa.

E così ogni oggetto, persona o vegetale, ha la stessa natura, la stessa base anche se agglomerata diversamente, a dosi differenti, con «ricette diverse». Ed è molto importante comprenderlo.

Se uomini e donne comprendessero tutto ciò non esisterebbero più intolleranze e razzismi e il mondo come è inteso nell'epoca attuale cambierebbe moltissimo.

Una tale comprensione della Vita mostra l'illusorietà dell'essere sopra o sotto, più o meno, bello o brutto e dell'idea che io, uomo, appartenente al regno animale, sono superiore all'animale stesso perché questo è un agglomerato di cellule apparentemente diverso da me e, similmente, sono superiore ad un altro uomo somaticamente diverso da me e magari un tantino simile ai nostri fratelli animali.

Ed è proprio questa inconsapevolezza di appartenere a un tutto, unico, che provoca la biasimevole intolleranza, l'insofferenza e la malattia.

Anche nella filosofia dello Yoga si sostiene da millenni che ogni essere, animale o umano, ogni vegetale, ogni aspetto della manifestazione possieda queste tre qualità. Se si comprende questa verità fndamentale si superano tutte le discriminazioni.

L'essere umano dedito allo spirito e alla propria elevazione sarà composto in misura maggiore di sattva - che lo rende spirituale - di un adeguato rajas - che lo aiuta nel movimento verso l'alto - e di un po' di tamas - che gli consente di consolidare la sua ricerca spirituale. Oppure le componenti saranno distribuite diversamente nel caso di un essere attratto dalla materialità.

E l'animale cosiddetto inferiore? Colui che è il nostro tramite con la Natura?

Ebbene, con grande dispiacere dei mangiatori di carne, sarà anche lui composto di sattva che gli dà la coscienza di essere animale, con più rajas se è un essere energico o più tamas se è una specie di bradipo.

E allora? Arriviamo al punto, il nucleo di questa argomentazione. Di che cosa sarà composta dunque una pietra?

Vediamo... È sicuramente tamasica, perché data la sua composizione possiederà molto tamas, che le dà compattezza. È fatta chiaramente di materia solida; non si muove, almeno visibilmente, perciò siamo sicuri che di tamas ce n'è da vendere.

Ma, anche se non la vediamo cambiare, siamo consapevoli che, alla fine, anche una pietra si trasforma, quindi, è presente anche un po' di rajas, il movimento.

E, alla fine, concetto sconvolgente per chi si crede al centro dell'universo, possiede anche quel tanto di sattva che le consente di avere la coscienza di essere pietra. Altrimenti sarebbe un'altra cosa! Se non avesse questa coscienza di essere pietra si fonderebbe con gli oggetti con cui è in contatto.

E tutto ciò si può applicare anche al regno vegetale.

Dunque, alla luce di questa conoscenza, chi se la sente di essere orgoglioso di appartenere a una specie di popolo eletto? Chi se la sente di credersi più grande, più importante di qualcun altro?

Io sono in alto, più elevato, più sattvico... Ma, se si appartiene a un tutto infinito e siamo composti dei medesimi elementi, come si può ritenere che qualcuno sia sopra o sotto?

Nell'infinito che cosa si può ritenere più avanti o più indietro? Che parametri abbiamo per ritenerci al di sopra, in un qualcosa che non ha né alto né basso?

E quando questo concetto penetrerà non solo nelle nostre orecchie ma profondamente dentro la nostra anima, allora molto della nostra sfera mentale cambierà. E quando si realizzerà l'unità del Tutto, cadranno tutti gli orpelli e, finalmente, si comprenderà pienamente il vero senso della Vita.

di Emy Blesio

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