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A proposito di digiuni

Una pratica completa e complessa per acquisire maggiore controllo mentale e purificare l'organismo

A proposito di digiuni
14 gennaio 2006

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La parola digiuno non passa mai inosservata ed il suo significato evoca sempre emozioni e pareri diversificati, a volte contrastanti. Ho piacere di esprimere il mio, sperando che le considerazioni che seguiranno possano contribuire a fare chiarezza.

Cominciamo col dire che il digiuno può essere volontario o imposto, e non è la stessa cosa, anche se l'astensione da cibo è comune ad entrambe le situazioni.

In caso di imposizione (povertà, carestia, guerra, disastro ambientale, ospedalizzazione, preparazioni ad esami clinici, ecc.) nella mente, e di conseguenza nel corpo dell'individuo, non si attivano gli stessi processi emozionali ed ormonali che si attiverebbero in caso di pratica digiunatoria svolta per libera scelta e sostenuta da motivazioni che possono essere diverse ma che sono comunque riconducibili sostanzialmente a: disintossicazione o guarigione, dimagrimento, acquisizione della capacità di padroneggiare gli schemi mentali di attaccamento al cibo e di conseguenza ulteriore possibilità di elevazione spirituale.

Concordo con chi afferma però che digiunare di per sé non significa automaticamente evolversi, a volte porta solo ad indebolirsi. E' vero soprattutto se la pratica viene svolta senza i presupposti della libera scelta, della giusta motivazione, della buona tecnica e senza possedere i requisiti fisici richiesti.

Come seconda cosa bisognerebbe anche specificare cosa si intende per digiuno e sapere che esistono diversi tipi di digiuno. Per semplificare dividiamo i digiuni in due diverse categorie: digiuno totale e digiuno parziale o semidigiuno.

Digiuno totale

Consiste nell'astensione totale dal cibo solido e liquido ad eccezione dell'acqua.

Questo digiuno «estremo», naturalmente se protratto per diversi giorni, può essere generalmente praticato per combattere gravi malattie degenerative (tumori, arteriosclerosi, ecc.). In taluni casi, e sempre sotto stretto controllo medico, può essere protratto per più di un mese.

L'efficacia della pratica è subordinata alla reale necessità di debellare le tipiche malattie degenerative o da sovralimentazione, ed il principio secondo cui funziona è il seguente: l'organismo in assenza di nuovi alimenti per produrre energia utilizza parti di se stesso, e lo fa cominciando a «bruciare» gli scarti, le tossine, le cellule anomale, tumorali, ecc. almeno questo è quello che tenta di fare e che fa se non incontra condizioni particolari ed altri meccanismi ad ostacolarne l'azione purificatrice.

Il digiuno totale deve essere assolutamente seguito da un medico o da un terapeuta esperti di digiuni e delle eventuali reazioni che l'organismo potrebbe avere. Un digiuno di questo tipo non si improvvisa da soli e nemmeno su consiglio di un amico.

Il digiuno totale, ma di un solo giorno, solitamente non comporta rischi o problemi che invece possono insorgere e che bisogna conoscere e sapere affrontare al meglio mano a mano che il numero dei giorni sale.

Inoltre c'è un'altra regola generale che vale per ogni tipo di digiuno, ed è che più la persona che li pratica è in buona salute meno rischi e problemi possono nascere e viceversa più la persona ha problemi di salute maggiore deve essere l'attenzione e la competenza di chi assiste.

Per quanto riguarda il fenomeno della gluconeogenesi, e cioè di quel meccanismo per cui l'organismo produce zuccheri smantellando le proteine corporee, va detto che esso non insorge immediatamente ma solo dopo un digiuno totale prolungato per diversi giorni.

Prima che si consumino le riserve di grasso passa del tempo. Inoltre la produzione di zuccheri ed energia attraverso la lisi delle proteine (e quindi dei muscoli in assenza di cibi proteici) è un meccanismo che l'organismo utilizza solo dopo che viene messo proprio alle strette.

Se la motivazione per cui il digiuno viene praticato è di natura esperienzale per acquisire maggiore controllo mentale, non è necessario portarsi a questi estremi, sarà sufficiente un semidigiuno, oppure disciplinarsi con un regime alimentare sano rinunciando a cedere alle manie della mente e della gola.

Se lo scopo è invece far regredire un tumore è chiaro che si desidera attivare proprio questo meccanismo per cercare di far «autodigerire» il tumore stesso. In questo caso si mette già in cantiere che la persona perderà parte della massa muscolare e si debiliterà, ma la speranza è quella di vincere il tumore, di salvarsi e poi di recuperare lentamente le forze.

E' successo molte volte e c'è un'ampia casistica di questi fenomeni accaduti a malati di ogni tipo documentati da studi svolti da numerosi ricercatori nel mondo e testimoniati dai loro pazienti guariti. Esistono diversi testi da cui attingere informazioni su digiuni totali o parziali [vedi bibliografia]. Si ricordi però che un buon libro può aiutare a stimolare e a capire, ma non c'è nulla che si possa sostituire all'esperienza pratica.

Digiuno parziale o semidigiuno

Con esso si possono ottenere risultati analoghi a quelli del digiuno totale ma senza i disagi che esso può comportare in taluni casi.

Ce ne sono infinite forme: a frutta, a succhi di frutta e tisane, a centrifugati di verdure, saltando un pasto al giorno per un certo periodo, ecc.

Ci sono diversi approcci che dipendono dai diversi punti di vista e dalle diverse motivazioni di partenza. Inoltre non basta un solo semidigiuno per risolvere tutti i problemi, come non è utile praticare yoga o ginnastica una sola volta nella vita per goderne dei vantaggi.

Il semidigiuno non è certamente paragonabile ad un digiuno totale, perché non mette mai l'organismo «spalle al muro», ma più dolcemente lo invita a cercare nuovi adattamenti fisiologici e perciò lo ritengo più adatto alla stragrande maggioranza delle persone.

La dieta ipocalorica che il digiuno parziale comporta, non porterà a gluconeogenesi, (ma anche qui dipende, un semidigiuno a 1.000 Kcal è diverso da un digiuno parziale a 200 Kcal), ma certamente comporterà un calo di peso più o meno rilevante a seconda del tempo in cui si prolungherà la pratica e delle reazioni individuali dell'organismo sottoposto a semidigiuno, oltre che dall'indice di massa corporea misurato all'inizio del programma.

Nel semidigiuno fai da te, personalmente sconsiglio di superare i 3 giorni, mentre è possibile prolungare il periodo con l'assistenza adeguata.

Da soli, a meno che non si è diventati esperti a furia di praticarli, non si riesce sempre a capire cosa fare quando si dovessero manifestare reazioni inusuali. Una volta in un semidigiuno, vidi comparire sulla fronte di un partecipante un bozzo vescicoloso grosso come mezza mela. Se non fosse stato rassicurato dal terapista esperto, la persona si sarebbe spaventata ed avrebbe interrotto la pratica senza permettere all'organismo di espellere delle tossine contenute nella vescicola.

Bisogna perciò conoscere le reazioni di disintossicazione prima di avventurarsi in periodi di digiuno o semidigiuno prolungati da soli, reazioni che possono anche non manifestarsi in molte persone ma che in alcune potrebbero creare disagi e problemi, se non conosciute.

Il semidigiuno rappresenta un buon sistema per ottenere analoghi vantaggi a quelli procurati da un digiuno totale, senza però debilitare l'organismo.

Alcune persone accuseranno una lieve stanchezza fisiologica, altre sperimenteranno per contro un aumento di energia fisica e mentale, paradossale se si considera lo scarso introito calorico e quindi energetico. Tali persone restano meravigliate della reazione del proprio organismo e si rendono conto di quanto cibo assumono inutilmente e a proprio svantaggio non solo economico ma anche energetico e salutare. Dicono di avvertire un senso di maggiore lucidità mentale e di percepire meglio a livello sensoriale.

Per ottenere questi risultati occorre un percorso di almeno 2-3 settimane tra inizio e fine semidigiuno. Le fasi più delicate dei digiuni sono generalmente dal 2° al 6° giorno e soprattutto la ripresa alimentare perché chi non la conosce rischia di annullare i benefici acquisiti nella fase precedente e nel peggiore dei casi di stare male e creare danni.

Naturalmente il problema si pone solo relativamente nei casi di semidigiuni di 1-2 giorni. I rischi infatti sono bassi, ma anche i vantaggi pochi, perché per attivare i processi di depurazione ci vuole il suo tempo. Ogni tanto mettersi a regime più leggero, a frutta ed acqua, dimezzando le calorie, può essere certamente di aiuto, decongestiona, mette un po' a riposo gli organi digestivi sommersi da superlavoro quotidiano, ma certamente non basta.

Per disintossicarsi è meglio allora adottare un regime alimentare sano per tutto l'anno che mangiare di tutto e poi fare un giorno al mese di digiuno. Ma qualcuno potrebbe dire, meglio che niente? Sono d'accordo. Anche per chi mangia sano è indicato un periodo di disintossicazione supplementare e di cambio nel ritmo alimentare, perché vi sono fattori inquinanti endogeni causati dal normale catabolismo e fattori esogeni ambientali come inquinamento, radiazioni, ecc. che potrebbero richiedere saltuariamente una «pulizia» ulteriore.

Tutti i digiuni sono uguali?

Non tutte le occasioni di praticare un digiuno o semidigiuno sono uguali. Alcuni si occupano di seguire solo l'aspetto meramente alimentare della pratica, altri invece, inseriscono attività cosiddette complementari che invece secondo me sono essenziali.

Prendiamo gli esercizi di Yoga e prânâyâma, saranno utilissimi per accompagnare il praticante e sostenerlo energeticamente. Aggiungiamo una opportuna attività fisica, essa accelererà le funzioni disintossicanti facendo circolare maggiormente il sangue ed inoltre contrasterà sul lungo periodo la possibile gluconeogenesi stimolando in controtendenza la sintesi proteica muscolare anzichè la lisi, accelerando peraltro il consumo di grassi in eccesso.

Pensiamo infine alle fantastiche regole di igiene Yoga che attuate contestualmente al digiuno garantiscono una pulizia più profonda sia a livello fisico che mentale. Non sto quindi parlando di un programma di digiuno fatto in una beauty farm per dimagrire in fretta e piacersi di più allo specchio. Sto parlando di una pratica completa e complessa che conferisce padronanza, calma, lucidità di pensiero, potenziate capacità riflessive, sicurezza e forza di volontà attraverso l'esperienza diretta dell'astensione parziale (o totale se necessita) dal cibo per un tempo sufficientemente lungo ad attivare certi meccanismi fisiologici, fisici e mentali. Una pratica da svolgere con serietà e competenza. Se si esce fuori da questi canoni tutti i discorsi sono possibili e validi, ma il risultato? Confusione.

Ci sono casi in cui il digiuno è sconsigliato?

Sì. Soprattutto per le forme più prolungate o estreme. Il digiuno, infatti, secondo la mia esperienza deve essere ad esempio sconsigliato in caso di:

  • organismo debilitato (fase terminale di una qualunque malattia, dopo un importante intervento chirurgico);
  • alcune malattie mentali, come ad esempio psicosi e disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva);
  • alcune disfunzioni ormonali tiroidee.

Il digiuno può però in taluni casi rappresentare un sistema naturale potente ed efficace per risolvere problemi di natura fisica e fornire al tempo stesso la possibilità di vivere una esperienza fuori dal comune. Esso, praticato nell'ambiente adatto ti permette di acuire le percezioni, di rafforzare la volontà, ti mette di fronte alle ataviche ed inconsce paure di restare senza cibo (memorie collegate a guerre, carestie, catastrofi naturali del passato più o meno remoto) e ti permette di superarle.

Si può digiunare e andare al lavoro?

E' un fatto assolutamente soggettivo. Io consiglio sempre che la prima volta di un digiuno breve o prolungato che sia, ciascuno abbia la possibilità di starsene tranquillo e poter riposare quando ne sente il bisogno. A volte capita che il corpo abbia le energie sufficienti per fare tutto, poi improvvisamente accusa un apparente calo di energia, ma potrebbe essere che l'organismo richiede la posizione orizzontale di riposo (magari per pochi minuti) per svolgere una funzione di depurazione che trova difficile attuare contemporaneamente al lavoro muscolare attivo in stazione eretta.

Si può anche praticare attività fisica o sportiva amatoriale durante un digiuno, ma non deve essere una imposizione. Saper ascoltare il proprio corpo è importante quanto saper comprendere il suo linguaggio per poterne seguire le indicazioni e fare la cosa giusta al momento giusto. Tutto ciò si può imparare con una buona guida durante un digiuno.

Alimentazione e meccanismi mentali

Forse si ricorderà che nel 1986, durante i giorni seguenti il disastro di Cernobyl, i supermercati di mezza Europa furono letteralmente «assaliti» da cittadini in preda al panico di restare senza cibo ed acqua, tant'è che gli scaffali restarono vuoti per alcuni giorni.

In generale la gente ha un rapporto morboso col cibo e se ne accorge soprattutto quando scarseggia perché ciò costituisce una atavica minaccia alla propria sopravvivenza. Ma si sa che la paura è una cattiva consigliera e farsi prendere dal panico non sempre fa prendere le giuste decisioni in caso di vera necessità.

Inoltre, le memorie ereditate geneticamente relative ai comportamenti alimentari vissuti dai nostri avi, albergano ancora negli strati subconsci della nostra mente e spesse volte condizionano le nostre scelte alimentari, le nostre pulsioni incontrollate verso il cibo che da mezzo di sussistenza è diventato sempre più un «rimedio» al pari di un farmaco antidepressivo.

E ancora, il cibo assume fin dall'inizio della nostra vita connotazioni nutro-affettive a causa di taluni meccanismi mentali di cui subiamo l'effetto senza saperlo. Infatti tendiamo a riprodurre schemi mentali complessi originatisi nel nostro vissuto fin dal concepimento, e creatisi soprattutto in occasione di conflitti emozionali di non accettazione (abbandono o mancanza di affetto) e di conflitti di sopravvivenza (non allattamento, cattivo svezzamento, ecc.).

Il digiuno o semidigiuno può attivare certe memorie e se seguiti da persone esperte, favorire il praticante nell'affrontare le cause mentali dei suoi problemi col cibo che non sempre sono solo quelli dettati dall'abitudine (su questi temi consiglio la lettura del mio libro: Il rapporto mente-cibo [vedi bibliografia]).

Spero di aver portato qualche elemento di chiarimento ed un contributo alla discussione. Sono consapevole di non aver fornito indicazioni pratiche e concrete per poter fare un digiuno da soli, e mi scuso di questo, ma trovo che dopo quanto detto non sarebbe serio da parte mia farlo in un pur lungo (e spero non troppo noioso) articolo. Un caro abbraccio fraterno a tutti.

di Michele Riefoli

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