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Jna yoga

Lo jna-yoga realizza la liberazione dal ciclo delle rinascite tramite la Conoscenza Metafisica

Jna yoga
30 agosto 2010

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Glossario sanscrito

Alcuni seguaci (jna-yogin) offrono tutte le attivit dei sensi e le funzioni della loro forza vitale come oblazioni nel fuoco yoga del controllo interiore nel S, acceso dalla Conoscenza (dell'Assoluto). (Bhagavadgt IV, 27)

Lo jna-yoga uno dei quattro sentieri realizzativi dello yoga. Come le altre vie: karma-yoga, bhakti-yoga, rja-yoga, ha come unica meta l'unione dell'anima individuale con quella universale.

Lo jna-yoga realizza la liberazione dal ciclo delle rinascite tramite la Conoscenza Metafisica. E' un cammino estremamente duro, fra i quattro percorsi dello yoga, sicuramente il pi complesso, consigliato dai guru di tutti i tempi soltanto ai discepoli particolarmente intellettuali, portati per lo studio e la speculazione filosofica.

Lo jna yogin si interroga sui grandi interrogativi che hanno interessato l'uomo fin dall'inizio dei tempi: qual la nostra vera natura, chi siamo noi, qual l'intima realt delle cose, qual il mistero della vita e dell'universo... negli antichi testi e nella saggezza dei grandi maestri che egli trova la risposta alle sue domande. Egli uno studioso del Vednta ovvero delle Upanishad, parte finale dei Veda, che ha contenuto speculativo e filosofico. Tramite la Brahma jna, la conoscenza di Brahma, egli comprende che il mondo cos come ci appare non la realt, ma qualcosa di costantemente mutevole e pertanto non reale, my, (concetto assimilabile a quello di prakriti in Patajali). Comprende che la vera realt soltanto il Brahman, l'Assoluto, che ha natura immutabile ed eterna e che anche la vera natura dell'anima individuale non altro che Brahman.

Tramite la conoscenza, lo yogin si libera della sofferenza dovuta all'ignoranza (avidy) che agisce come un velo (my) che impedisce all'tman o jvtman (anima individuale) di comprendere la sua vera natura divina. Nella sua limitatezza ed ignoranza, l'uomo si convince di essere il corpo (deha), i sensi (indriya), la mente (manas), l'intelletto (buddhi), l'ego (ahamkra), la forza vitale (prna) ecc. E l'anima crede di essere distinta dal Brahman. Il sentiero della conoscenza rimuove questo velo di ignoranza.

Nonostante l'importanza della speculazione filosofica, lo jna-yoga non un sapere puramente intellettuale, che rimane relegato ad una mera attivit di studio e ricerca metafisica. Lo jna yogin vive nell'intima convinzione che l'unica realt sia l'Assoluto ed anela all'unione con esso. Pratica costantemente la meditazione per realizzare l'unione con l'Essere Supremo. Lo jna yogin basa la sua esistenza sulla convinzione che (nelle parole del grande filosofo Vednta Shankaracharya):

  • Bhraman reale
  • L'universo irreale
  • Brahman ed tman (anima individuale) sono uno.

Nella vita quotidiana egli mira a sviluppare:

  • viveka, la discriminazione: la capacit di distinguere tra ci che reale (Brahman) e ci che pur manifestandosi come realt irreale in quanto mutevole (my ovvero le cose che appartengono al mondo).
  • vairgya, il distacco: il vivere senza attaccamento, con un'attitudine di equanimit verso tutti gli accadimenti della vita, riconoscendo che l'uomo vive in balia di rga e dvesa (il desiderio e l'avversione) e che la condizione umana di sofferenza causata dall'attaccamento e dall'errata identificazione con ci che mutevole (my) invece che con l'Assoluto (Bhraman).
  • Shad-sampat, le Sei Virt:

    • Sama (la calma, il controllo della mente);
    • Dama (il controllo degli organi di senso);
    • Uparati (la rinuncia alle attivit che non siano parte del dharma);
    • Titiksha (fermezza interiore di fronte alle avversit);
    • Shradda (fede nell'insegnamento del Vednta);
    • Samadhana (concentrazione totale);
  • Mumukshtva (ardente attesa e intenso desiderio di liberazione dell'anima dal ciclo delle rinascite).

Comprendi questo, Oh Arjuna! Abbandonandoti (al guru), ponendo domande (al guru e alla tua percezione interiore) e servendo (il guru), i saggi che hanno realizzato la Verit ti impartiranno la saggezza. Ricevendo questa conoscenza da un guru, o Pandava, non cadrai pi nell'illusione come ora! Con quella saggezza vedrai l'intera creazione nel tuo S e poi in Me (nell'Assoluto). (Bhagavadgt 34-35)

di Tiziana Risi

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