Svāhā

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Paolo proietti
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Svāhā

Messaggioda Paolo proietti » 29 gennaio 2020, 16:50

svāhā.
Il mio amico e allievo Antonio Falchi mi ha chiesto di passargli un po' della roba che mi hanno insegnato i tibetani sui mantra.
Ho pensato di partire dalla fine, ovvero dalla parola che chiude moltissimi mantra sia hindu che buddhisti ( la tradizione buddhista tibetana proviene dell'induismo, nonostante molti si arrabbino per questa evidenza storica) ovvero svāhā.
Svāhā è innanzitutto la moglie di agni ( il fuoco) ed è inizialmente la formula da ripetersi alla fine del sacrificio del fuoco.
Per scoprire il suo significato magico/simbolico occorre giocare un po' con le parole.
"Iti svāhā" è una specie di sunto/anagramma di "svatva hanana" dove svatva dovrebbe essere tutto ciò che riguarda la proprietà personale ovvero tutto ciò che entra nella relazione con sé stessi; mentre hanana ha il significato ( sono cose che mi hanno detto e le riporto tali e quali...) di "uccidere", distruggere", "annichilire". svatva e hanana (per cui giochini linguistici che potranno spiegare i nostri amici sanscritisti) si considerano provenire dalle sillabe sva ( sé) e ha (che prende il significato di annichilire).
Svā hā diventa un qualcosa che in un certo senso comprende svaha....alla fine avremo ad esempio ( pronunciando alla tibetana) Om tāre tuttare ture soha (svāhā). Che significa che io sacrifico le mie proprietà e il mio senso dell'ego per far scendere il più velocemente - alla tibetana - Tara ( verde)
Il Manzo non Esiste

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