DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

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Paolo proietti
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DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda Paolo proietti » 15 novembre 2018, 17:36

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Il primo biennio di Citra Yoga Padova si avvia alla conclusione.
Il prossimo fine settimana e il week end del 1° dicembre saranno gli ultimi due incontri prima dell'esame finale, due incontri fondamentali.
Per me sarà emozionante e, per certi versi, doloroso. Il rapporto tra insegnante e allievo è anche, e soprattutto, un rapporto d'amore. Già per cosa si insegna Yoga se non per amore?
Nessuno, a parte pochissime eccezioni, è mai divenuto ricco insegnando Yoga.
Si insegna per condividere le proprie esperienze, la propria idea del mondo e della natura.
Si insegna convinti, anche quando si sbaglia, di agire "per il bene degli esseri senzienti".



Il tema di base dei due workshop sarà la pratica della serie Rishikesh, la sequenza di dodici posizioni resa famosa da Swami Shivananda, ma in realtà si tratta di molto di più.

Personalmente, cercherò, con tutti i miei limiti di conoscenza e di comunicazione, di trasmettere agli allievi quella che secondo me è la vera essenza dello Haṭhayoga.
Quello che ho appreso in 46 anni di pratica e di studio con persone ben più degne di me dell'appellativo di maestro.
Due anni, ahimè, sono veramente pochi per imparare ad insegnare Yoga, lo sappiamo tutti.

Per imparare a lavorare con le energie sottili ci ho messo quasi dieci anni, e sempre sotto la guida di un unico maestro, e i rudimenti dell'Advaita Vedanta li ho appresi in sette anni di studio e pratica assai intensi, ma erano altri tempi, oggi dobbiamo confrontarci con il mercato della spiritualità, e in un mondo in cui, per prendere la patente di insegnante di Yoga, è sufficiente frequentare venti giorni di stage intensivi o 200 ore di corsi, una scuola della durata di 10 o 15 anni fallirebbe nel giro di tre giorni.

Quando, tre anni fa, Chiara Mancini (www. madreterraitalia.it) mi propose di mettere su un corso di formazione, il primo problema che mi posi fu questo:
Come si fa a sintetizzare e trasmettere in 500 ore l'esperienza di quasi 50 anni di pratica?
Così ho deciso di cominciare dal basso, dalle tecniche puramente fisiche, cercando ogni volta di dare degli input, di far affiorare l'esistenza di un piano di coscienza più elevato, o comunque diverso.
Cercando nel contempo, di individuare quali erano, secondo me, i talenti dei singoli allievi, le loro "qualificazioni", per cercare di indirizzarli verso le tecniche o le scuole più adatte a loro.

Adesso il percorso è terminato, e mi trovo (ci troviamo) a tirare tutti i fili per vedere se la trama è stata ben tessuta, nella speranza che gli allievi siano in grado di arricchirla con i loro ricami personali.
Nella speranza che trovino una loro via individuale al sapere tradizionale.




"Per dar vita ad un solo gesto", diceva un mio antico maestro, "ci vuole un anno", chissà se dopo 500 ore gli allievi di Citra Yoga saranno in grado di sviscerare tutte le valenze fisiche, simboliche ed energetiche anche di una sola posizione!
Tremo un po' all'idea, ma pure so che non è nemmeno questo l'essenziale.
Non è questo ciò che ho cercato veramente di trasmettere.

Il vero fine dello Yoga è lo Stato Naturale dell'Essere Umano, il sahaja, e per ottenerlo bisogna acquisire la spontaneità del gesto e della parola, la libertà dai vincoli culturali e dalle catene della mente, la capacità di assumere il sapore, rasa, delle esperienze e restituirle al mondo così come il fiore restituisce con profumo e colori, la gioia del respiro, il calore della terra e la luce dell'alba, che l'hanno nutrito e sostenuto.

In altri termini Sahaja, Svecchācāra, Sama e Samarasa, le quattro parole d'ordine del Tantra, ché lo Haṭhayoga è Tantra.

Facile a dirsi...
Ma forse il metterlo in pratica è meno difficile di ciò che si creda, basta arrendersi a Satya, alla ricerca di ciò che è autentico, vero, sincero.

Anzi...basterebbe arrendersi a Satya, ma nel nostro mondo in cui ciò che conta pare solo l'apparire la ricerca dell'autenticità può essere vista con sospetto, anzi può essere considerata negativa.

Quello attuale è un mondo dove con le più fantasiose giustificazioni si premia colui che finge di essere altro da sé, si insegna che è cosa buona e giusta non dire ciò che si pensa e si assumono in pubblico, come fossero costumi di scena, i modelli di comportamento di altri, giudicati più affascinanti o di successo, riservando lo spettacolo di sé alle quattro mura della nostra tana o ai pochi fortunati (o sfortunati, dipende dai punti di vista...) che giudichiamo veramente intimi.

Ecco, agli allevi di Citra Yoga vorrei essere stato in grado di trasmettere questo messaggio:

Giù le maschere!
Lo Yoga è un'amante gelosa, non ammette ipocrisie e menzogne.

Dopo quasi cinquant'anni che pratico e studio non ho molte certezze, anzi quelle che avevo si sono smarrite per strada.
Mi chiamano maestro (è scritto pure nei diplomi) ma non so se sono un bravo insegnante.
Non so se ho compreso veramente gli insegnamenti dei miei maestri né se loro fossero veramente Maestri.

Non posso dire con certezza cosa accadrà dopo la morte o chi sono stato nelle vite precedenti, non so neppure se esistono vite precedenti.
Ho una sola certezza: quella di dover ricercare sempre e comunque l'autenticità e la spontaneità.
Autenticità e spontaneità nel gesto, nella parola, nel pensiero.
Anche in tempi come questi, in cui il relativismo impera sovrano e sembrano plausibili tutto e il contrario di tutto, la verità mantiene un sapore inconfondibile e spazza via, in un'istante, le fantasie e le credenze consolatorie di cui ci cibiamo per sopravvivere.

Eh sì... le credenze ci fanno sopravvivere, ma si può vivere pienamente solo nella verità.
Giù le maschere, "Citrini" e cercate sempre la Verità. Solo così potrete comprendere veramente cosa sia lo Yoga.
E solo chi lo comprende può insegnarlo.



Prima o poi penso che renderò pubbliche, ad uso e consumo di yogin e aspiranti tali, le mail, i messaggi e le conversazioni private che ci scambiamo Laura, io ed i nostri amici/fratelli del Gruppo Vedanta, lo storico, per me, gruppo di "ricercatori della verità" nato agli inizi del secolo.
Si tratta di persone vere, se li cercate sul web, compaiono sempre con i loro nomi e cognomi (a volte le iniziali): Fabio Cozzi (Fabio, nei Forum di Yoga), Gianni Bencista (GB), Onofrio Amendola...
Depurate dalle mie scurrilità labroniche (ammetto che per salvaguardare l'onore di madri, sorelle, ascendenze e discendenze varie in pubblico tengo a bada le tentazioni linguistiche livornesi), le nostre conversazioni private mostrerebbero un elemento straordinario: sono esattamente come quelle pubbliche.

Ad occhio mostrarsi per ciò che si è (o almeno il provarci) dovrebbe essere la norma, soprattutto in un ambito come quello yogico in cui si fa un gran parlare dello "spogliarsi delle sovrastrutture", del "ricordarsi di Sé", di "ricercare lo stato naturale" e bla e bla e bla...E invece no.
Ci si nasconde di continuo, dietro libri scritti da altri, dietro sorrisi buddhici e frasi fatte.
Ci si comporta esattamente come i politici e le star hollywoodiane, costretti dal loro ruolo ad avere due facce, a controllare gesti e parole per la paura di perdere il favore dell'elettore o del pubblico, o per timore di offrire il fianco ai detrattori.
Per me è assurdo, e mi piacerebbe lo fosse anche per i futuri insegnati di Citra Yoga.



Forse la mia ricerca della verità e dell'autenticità dipende,come la scurrilità dai miei antenati livornesi, che al mare non gli si può mica mostrare due facce!
Vaglielo un po' a dire al Libeccio che sei Nostromo e timoniere esperto se hai conosciuto l'onda solo nei racconti per bambini!
Ti prende per le orecchie e ti sbatte il muso sugli scogli.
Senza nemmeno darti il tempo di capire che sei un idiota.
Senza pietà ché la natura è impietosa.

Con lo Yoga è lo stesso:
Cercate la verità in ogni gesto, in ogni pensiero, in ogni parola, senza paura del giudizio altrui.
Non nascondetevi dietro frasi fatte lette sui libri altrui.
Non fatevi belli con i nomi altisonanti di maestri visti in cartolina.

Lo yoga è il tentativo di realizzare in vita quello che s'incontrerà comunque nel sonno della morte.
Solo che allora la paura, l'orrore e il rimpianto ci renderanno ciechi, muti e folli e Lei, la Dea, la Nera Signora, ci sbatterà il muso sugli scogli.






Il tempo perduto a inventar ciance, a rivendere per proprie storie altrui, a vendicare le offese subite da un ego inesistente non si recupera più.

Pensate alla fatica che fanno, molti praticanti per far finta di essere altro da sé in un mondo, quello dello yoga, in cui bisognerebbe innanzitutto mostrarsi agli altri per quel che si è (o si crede di essere).

Sapete qual'è il motivo di tanto inutile lavoro? La passione di essere un'altro?
Ma perché non dedicarsi alla nobile arte del teatro, allora?

Lì è semplice: c'è un sipario che si apre, tu interpreti un ruolo, ma poi c'è il buio, gli applausi e tu ti spogli della maschera per mostrarti al pubblico così come sei, con la tua faccia, le tue rughe, lo sguardo da bambino insicuro che hanno tutti gli attori.

Per essere Yogin bisogni avere il coraggio di mostrarsi come si è, con la propria faccia, con le proprie naturali meschinità umane, con i brufoli e le rughe, come fanno i teatranti inchinandosi, con rispetto, agli applausi del pubblico che ha finto di credere al loro dichiarato mentire.

Bisogna essere nudi per incamminarsi sulla via dello Yoga.
Spero che lo abbiate compreso "Citrini", e spero che cercherete di farlo comprendere anche ai vostri, futuri, allievi.

Siate leggeri, anche col cuore, con il sorriso lieve di chi non ha niente da temere perché, in fondo, è solo un gioco.
Con Amore,
P.



«Questi nostri attori erano spiriti, e tutti si sono dissolti nell'aria, nell’aria sottile come loro. E come il fragile edificio di questa favola, si dissolveranno un giorno le torri orgogliose che toccano con la loro cima le nubi, gli splendidi palazzi e i templi solenni - si dissolverà lo stesso globo immenso della terra, con tutta la vita che contiene. E come questo spettacolo senza realtà che ora è svanito, tutto il mondo scomparirà nel nulla senza lasciare dietro di sé neppure il vapore di una nube. Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni; e la nostra breve vita è cinta di sonno».
Shakespeare - "La Tempesta".
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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda rocket » 16 novembre 2018, 9:26

ciao Paolo,
grazie per i numerosi spunti di riflessione in questo testo.
un saluto

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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda padmasana2000 » 16 novembre 2018, 10:12

C’è un che di pirandelliano in ciò che hai scritto. Come sempre, grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ho molto apprezzato come hai descritto il “divenire” continuo che è il cammino nello yoga, esattamente ciò che me lo ha fatto amare.
Un caro saluto,
Luca
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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda BabaJaga » 16 novembre 2018, 13:01

Mah.
CI SONO COSE CHE SI DICONO SOLO ALL'UNIVERSO...

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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda rocket » 17 novembre 2018, 9:25

BabaJaga ha scritto:Mah.


....il primo post che avevi scritto era molto più interessante! Cosa è successo poi?

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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda BabaJaga » 17 novembre 2018, 12:03

rocket ha scritto:
BabaJaga ha scritto:Mah.


....il primo post che avevi scritto era molto più interessante! Cosa è successo poi?


Ti ringrazio.
Non ho cambiato idea.
Ho solo deciso di essere più "buona" e di evitare polemiche.
So anche di essere considerata scomoda.
Io scrivo e poi qualcuno dei moderatori indora quello che ho scritto:
come se bisognasse rimediare alla mia schiettezza.
Tutto qui.

Ci sono tre proverbi popolari assai significativi, che dicono:l' abito non fa il monaco ( in ogni contesto)
e un altro che dice che la forma non è sostanza e l' attenzione alla forma spesso penalizza l' attenzione alla sostanza)
e un altro ancora che dice che tra dire e fare c'è di mezzo il mare ( ecco la scissione alle porte).
E io aggiungerei che anche tra essere e fare, c'è di mezzo il mare, per non dire l' oceano.

Ora, poichè io ho, nonostante tutto, molta fiducia nell' umanità ( perchè si è inventata sia la scienza, che la conoscenza metafisica e se vuoi anche lo yoga e quindi è indubbiamente intelligente...a prescindere dall' esistenza di Dio), credo che questi detti popolari siano roba nota. Cioè: che li conoscano tutti e ogni giorno possiamo verificarli nelle nostre vite e in noi stessi. SOPRATTUTTO IN NOI STESSI.
Ora, quello che io colgo soprattutto nel mondo della spiritualità contemporanea è quello di definirsi "evoluti spiritualmente", "più profondi", "più sani", perchè facciamo una qualche pratica psicofisica, qualche corso di sviluppo del potenziale umano o la meditazione e NON ci rendiamo conto delle profonde scissioni ( pari pari a quelle di tutti gli altri...), che manifestiamo sulla sfera pratica del vivere e nel confronto con gli altri e con la vita. Ma ci auto-attribuiamo questa aura di elevata consapevolezza.
Senza riconoscere, anche il narcisismo estremo e autoreferenziale di certuni.
Io sto seguendo gli scritti "spirituali" di alcuni, per il gusto di capire fino a che punto sono in grado di far girare tutti i concetti attorno a se stessi, in un rapporto con il mondo solipsistico.
Ora: pur non essendo vecchia, anzi, oggi a me interessa la sostanza.
Sarò fuori dal mondo per questo, me ne rendo conto: io vado alle ossa.
Sono talmente interessata al succo, all' essenza, che mi rendo conto che sto buttando via centinaia di libri e centinaia di miei appunti, perchè oggi li ritengo superflui.
Sono state scritte intere biblioteche e venduti migliaia di libri che si potrebbero riassumere in 10 righe, veramente importanti. Sono state fornite ( e ne abbiamo tutti) centinaia di certificazioni da mettere nel cassetto e siamo anche coloro che danno alle scuole le certificazioni, perchè le scuole possano certificare, credendo che siamo quelle a costruire la nostra identità e invece per lo più restano solo foglietti di carta di nessun valore, se non sono incarnati nella pratica quotidiana.
Ma questo è noto a tutti.
Non serve nemmeno ripeterlo.
Ogni 3 giorni, io mi chiedo perchè ancora scrivo e parlo.
Invece che godermi la pienezza del silenzio e ritirarmi da qualche parte e fare solo l' artista.
Nel senso che mi sembra tutto così ovvio e in fondo COSì SEMPLICE.
E così VERO da non aver bisogno di tante parole.
E nemmeno di istruttori.

Ed è tutto veramente QUI.
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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda BabaJaga » 17 novembre 2018, 12:25

Narro qui un aneddoto della mia vita e lancio una provocazione, chiaramente.

Un mio insegnante scultore e artista, che non c'è più, era concettualmente un maestro di zen, creava con regolarità e qualcosa vendeva.
Quando aveva compreso il senso delle sue creazioni precedenti e cominciava a costruire cose nuove, quando sentiva che aveva chiuso un ciclo e che aveva compreso quel che doveva capire di se stesso dalle sue precedenti creazioni, vacanti e accalcate nel suo piccolo laboratorio, prendeva un martello e le distruggeva: perchè non servivano più a nulla e a nessuno. Avevano già fatto la loro parte.

Di lui abbiamo tutti un meraviglioso ricordo.

Cito qui una sua poesia scritta dentro una sua opera, che mi ha regalato in uno dei suoi ultimi natali.

La fuga.

Con la via tra le
righe e la libertà
delle parole,
troverai il
periferico orizzonte
degli eventi.Le
briciole del primo
panino.L'edizione
introvabile della
favola mai scritta,
vecchi elastici
dentate rotelline,

(tutte a posto)
ruggine splendente
l'armonia di tutti i
bla,bla detti e
futuri...bla,bla,bla
bla, bla.
Bla bla,
bla C bla,
bla, bla,
bla bla.
BLA,BLA,
BLA................

Elio C.
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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda padmasana2000 » 17 novembre 2018, 22:51

Ringrazio per avermi dato modo di ricercare la voce “ solipsismo “. A prima vista, sembrerebbe una forma patologica dell’egocentrismo. Sarei felice che questo forum ne fosse indenne.
Nella mia dislessia, mi sembra di capire che c’e un problema di “certificazione “ ; avere anni di esperienza ma avere bisogno di corsi di tot ore per essere certificati come insegnanti .
Anni fa ho ottenuto la certificazione ISO 9001 per l’azienda in cui ho lavorato per anni, ( Zio Matas, del CESI, sarebbe forse orgoglioso di me ) ma ciò non ha creato un valore aggiunto, anzi, mi ha solo fatto capire che prima della certificazione avevamo standard interni più rigorosi di quanto richiesto dalla normativa.
Allo stesso modo, comprendo il dubbio riguardante il riassumere 50 anni di pratica in 500 ore di laurea specialistica.
Io comunque mi dichiaro inidoneo all’insegnamento, nonostante 50 anni di pratica. Ciò che mi ha fatto amare lo yoga potrebbe non essere un fattore promuovente per altri, e non saprei spiegarlo.
Un caro saluto,
Luca
Привет!!

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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda Daniella » 24 novembre 2018, 13:21

buongiorno! Non vorrei essere solipsista benchè sia tanto facile sentirsi in tal modo.
non so se può essere di spunto questa storiella che ho trovato raccontata da un cabalista......se ricordo bene..
ecco l' angelo Michele , che avrebbe dovuto portare il corpo senza vita di Abramo sù in cielo....trovò che questo compito sarebbe stato troppo gravoso per lui,.....
per riuscirci si fece aiutare dal Demonio....

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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda BabaJaga » 25 novembre 2018, 13:11

Daniella ha scritto:buongiorno! Non vorrei essere solipsista benchè sia tanto facile sentirsi in tal modo.
non so se può essere di spunto questa storiella che ho trovato raccontata da un cabalista......se ricordo bene..
ecco l' angelo Michele , che avrebbe dovuto portare il corpo senza vita di Abramo sù in cielo....trovò che questo compito sarebbe stato troppo gravoso per lui,.....
per riuscirci si fece aiutare dal Demonio....

Certo.
E l'Arcangelo Michele, consapevole della propria missione, poichè conosceva bene chi era il Demonio, accolse il suo aiuto, per dargli una possibilità di conversione.
Ovvero, gli permise di sopravvivere.
:)
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Re: DEDICATO AGLI ALLIEVI DI CITRA YOGA: L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'APPARIRE

Messaggioda Daniella » 28 novembre 2018, 16:17

si è già cosi sparuti qui....
Conversione? sopravvivenza...
Già, siamo in presenza di chi si potrebbe chiamare "povero diavolo"......
Ad ognimodo, tal sorta di spirito non dovrebbe governare il mondo


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