Giusta azione in situazioni di caos.

yoga dell'azione disinteressata
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Giusta azione in situazioni di caos.

Messaggioda AT » 23 maggio 2008, 0:35

Buddha, Cristo, Patanjali e altri hanno sottolineato con forza il valore di un'etica rigorosa, basata sulla sincerità, sull'onestà, sulla non violenza, sulla benevolenza. Ma come ci si deve comportare in situazioni nelle quali la legge, i valori morali e la pacifica convivenza spariscono per via di una guerra, del caos, della lotta di tutti contro tutti? Come comportarsi quando l'unico modo per sopravvivere è ricorrere alla lotta, alla violenza e anche all'inganno?

labor
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Messaggioda labor » 23 maggio 2008, 8:26

cominciamo intanto a rivedere le premesse del tuo msg...:

Il problema della liceità della guerra per un seguace di Cristo si è posto fin dai primi secoli dell’era cristiana.Il punto cardine su cui si sono basate l’etica del soldato cristiano e le argomentazioni dei sostenitori della conciliabilità della vita militare con quella di fede è la risposta di San Giovanni Battista ad alcuni soldati che gli avevano chiesto cosa dovessero fare: “Non portate via soldi a nessuno né con la violenza né con false accuse ma accontentatevi della vostra paga” fu la risposta del Santo.
Il Battista, pur famoso per l’estrema chiarezza nell’esporre i propri pensieri, non ingiunse ai soldati di gettar via la spada. Eppure ad altra gente che si era recata da lui si era rivolto con ben altro tono: “Razza di vipere! Chi vi ha insegnato a sfuggire al castigo ormai vicino? Fate vedere coi fatti che avete cambiato vita!”

La frase di Cristo “rendere a Cesare ciò che è di Cesare” non è forse un invito a prestare servizio al potere costituito quando ciò non vada contro la legge di Dio? Il Salvatore né qui né altrove esortò a disertare il servizio militare. Il suo atteggiamento nei confronti del centurione romano di stanza a Cafarnao fu di simpatia e addirittura di ammirazione dinanzi alla rude, militare schiettezza della sua fede nel potere di Gesù di ridare la salute al suo servo.

Dagli atti degli apostoli si apprende che il primo pagano a essere evangelizzato e che venne battezzato dallo stesso Pietro fu un altro centurione, Cornelio, della coorte italica di stanza a Cesarea “religioso e timorato di Dio”. Non risulta che Pietro gli abbia impedito di esercitare la sua professione.

Malgrado le opinioni in senso contrario di Tertulliano (160-220), decisamente contrario al servizio militare rifacendosi alla frase di Gesù “Chi di spada ferisce di spada perisce” e di altri di mentalità ascetica orientale, nessun atto del Magistero aveva proibito il servizio militare nel corso dei primi tre secoli. Il caso di San Massimiliano che nel 295 sceglie di morire piuttosto che prestare servizio militare, fu assolutamente isolato.

I molti soldati cristiani martirizzati in questa epoca furono messi a morte per aver rifiutato di partecipare a riti pagani e non per aver rifiutato di servire nell’esercito e tanto meno per viltà in combattimento. L’editto di Milano di Costantino, del febbraio 313, chiuse l’epoca delle persecuzioni e diede inizio allo Stato cristiano. Nacque con esso la dottrina della guerra giusta per sconfiggere i nemici del mondo romano e del credo cattolico. Al concilio di Arles (agosto 313) ci fu una significativa condanna: “Quelli che gettano le armi vengano scomunicati”.

Sant’Agostino (354-430) fornì la prima elaborazione di una dottrina cristiana della guerra. Il Santo d’Ippona dichiarò che la guerra è un male a cui però è talvolta necessario ricorrere per ristabilire la giusta pace ed evitare mali più gravi: “Sii dunque un pacifico nel guerreggiare, per indurre con la vittoria al bene della pace coloro che devi combattere”.

La comparsa dei Templari e degli altri monaci-cavalieri fu un singolare fenomeno di fusione di ascesi e militarità. Essi unirono “la mitezza del monaco e il coraggio del guerriero” come ebbe a dire Bernardo di Chiaravalle che li benedisse in quanto purificati dall’offerta della propria vita per Cristo. Prosegue il Santo: “Non è senza ragione che il cavaliere di Cristo porta la spada. Egli è ministro di Dio per la punizione dei malvagi e per l’esaltazione di buoni”.

San Tommaso d’Aquino (1225-1274) parlò esplicitamente di “iustum bellum” guerra giusta, purché fosse l’autorità competente a intraprenderla, la causa fosse giusta e mirasse a promuovere il bene e non il male. Mentre “la brama di nuocere, la crudeltà nel vendicarsi, lo sdegno implacabile, la ferocia nel guerreggiare, la smania di sopraffare…” furono giustamente riprovate. E’ da sottolineare che la guerra di cui parlano Sant’Agostino e San Tommaso è la guerra offensiva poiché su quella difensiva nemmeno si discusse in quanto rientrante nel diritto naturale.

La dottrina ufficiale della Chiesa ha accettato il principio della guerra giusta, intesa come legittima difesa con la forza militare ma lo ha sottomesso a rigorose condizioni di legittimità morale: che il danno causato dall’aggressore sia durevole e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi rimedio si siano rivelati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.

Molto esplicite, sul servizio militare e sui soldati le parole di molti Papi.

Papa Giovanni XXIII sul servizio militare: “…epoca di spirituale arricchimento, a cui si aggiunge l’opera costruttiva della disciplina militare che forma i caratteri, plasma la volontà, educandole alla rinunzia, al dominio di sé, all’obbedienza”.

Paolo VI ai militari: “…di questa giustizia, di cui la pace è frutto, le vostre armi siano simbolo e difesa e in questa luce la vostra funzione nella società civile prende il suo pieno significato. Voi infatti siete gli uomini del dovere, della disciplina, se occorre del sacrificio per il bene comune, cioè del vertice dell’amore”.

Giovanni Paolo II: “Nelle società democratiche va affermandosi sempre più la convinzione che le forze armate sono chiamate a essere strumento di pace e di concordia tra i popoli e di sostegno verso i più deboli […] Come non pensare con ammirazione ai pericoli e ai sacrifici che incontrano quanti svolgono opera di pacificazione in paesi devastati da assurde guerre […] Con questi interventi i militari si accreditano sempre più come difensori dei valori inalienabili dell’uomo quali la vita, la libertà, il diritto e la giustizia”.

Sono dunque compatibili fede e stellette? La disponibilità al sacrificio sino a quello estremo, la predisposizione al servizio, l’attitudine alla difesa dei deboli, l’abitudine alla sobrietà e ai disagi fisici avvicinano il soldato allo spirito evangelico, ma una conclusione non è facile. E’ certo che il cristiano, anche se soldato, deve avere nella propria fede e nella propria coscienza un riferimento costante anche al di là delle regole disciplinari, delle leggi e addirittura dei dettami della Chiesa, qualora questa - come talvolta è accaduto - si distacchi dallo spirito evangelico.

Il soldato cristiano, come ogni uomo, non ha certezze, ma - come il Templare - ritiene e spera che Dio si possa servire anche di lui per fare trionfare il suo regno sulla terra e portare a compimento i suoi disegni. La storia sembra dimostrarlo.

grazianozap
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Messaggioda grazianozap » 23 maggio 2008, 9:05

Il Dharma (rettitudine/dovere) è universale. C’è un’analisi che può venir applicata ad ogni azione per determinare se essa sia in accordo con il Dharma: non permettete che il vostro agire ferisca o offenda nessuno. Questo deriva dal riconoscimento del fatto che la Scintilla Divina è la stessa in ogni forma e che, se offendete un altro, offendete la medesima Divinità che è in voi. Il Dharma vi permette di riconoscere che tutto ciò che male per un’altra forma è male anche per voi. Il test dell’azione darmica è espresso molto chiaramente nel detto: “Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi”.

-Baba

da:Il Pensiero del giorno di Prashanti Nilayam



Lo scopo principale dell’uomo è quello di praticare e propagare il principio della verità. Prima di predicare la verità, la si deve praticare. Qualunque cosa accada, bisogna avere il coraggio e la convinzione di seguire la via della verità. Anche a costo del cibo, del vestiario e del riparo, persino a costo della propria vita, si deve essere pronti a mettere in pratica la verità e la rettitudine.

-Baba

Non cercate di scoprire o discutere il male negli altri perché il tentativo corromperà la vostra stessa mente. Quando vi impegnate nel cercare i difetti e le colpe degli altri, state aprendo la strada allo sviluppo di tali difetti e colpe in voi stessi. Soffermatevi sul bene che c’è negli altri e, nel tempo, ciò si dimostrerà un bene per voi; la vostra bontà latente sarà così incoraggiata a germogliare e fiorire. Ogni pensiero lascia un’impronta nella mente; le idee che sono opposte alla tendenza spirituale, ciò che riduce i limiti dell’amore, che provoca rabbia o avidità, che causa disgusto, deve venir chiuso fuori. Questa è una disciplina veramente essenziale.

-Baba

da:Il Pensiero del giorno di Prashanti Nilayam

22 maggio 2008
samastaloka sukhino bhavantu

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 23 maggio 2008, 9:16

La frase di Cristo “rendere a Cesare ciò che è di Cesare” non è forse un invito a prestare servizio al potere costituito quando ciò non vada contro la legge di Dio? Il Salvatore né qui né altrove esortò a disertare il servizio militare
:shock: :?:
Il Manzo non Esiste

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Re: Giusta azione in situazioni di caos.

Messaggioda fabio » 23 maggio 2008, 17:40

AT ha scritto:Buddha, Cristo, Patanjali e altri hanno sottolineato con forza il valore di un'etica rigorosa, basata sulla sincerità, sull'onestà, sulla non violenza, sulla benevolenza. Ma come ci si deve comportare in situazioni nelle quali la legge, i valori morali e la pacifica convivenza spariscono per via di una guerra, del caos, della lotta di tutti contro tutti? Come comportarsi quando l'unico modo per sopravvivere è ricorrere alla lotta, alla violenza e anche all'inganno?


credo che in caso ti capitasse di essere in tale situazione non ti faresti nessuna domanda. agiresti e basta.

se mi entrano i ladri in casa francamente non mi metto a ragionare sulla loro essenza divina ma proteggo mia moglie e mio figlio a costo della vita.

oggi il mio ruolo è quello del capofamiglia e mi devo comportare di conseguenza. secondo me è un falso problema, al momento dell'eventuale emergenza si agisce e basta.

un abbraccio
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Messaggioda malcolm » 23 maggio 2008, 18:57

un giorno a Gandhi chiesero: se si trovasse nella situazione di dover salvare un bimbo da un serpente velenoso cosa farebbe?

Gandhi rispose: cercheri di ammansire il serpente!

con amore
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Messaggioda Faber » 10 giugno 2008, 0:05

..Vi consiglio una buona lettura della Gita (quella commentata da Aurobindo è eccezionale!) potreste trovarvi tutte le risposte..

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Messaggioda pushan » 10 giugno 2008, 8:46

Faber ha scritto:..Vi consiglio una buona lettura della Gita (quella commentata da Aurobindo è eccezionale!) potreste trovarvi tutte le risposte..

grazie...ma risposte a che cosa?
tu, ad esempio, che cosa ti domandi?
ciao
pushan

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Messaggioda R9+ » 10 giugno 2008, 18:44

Per fare quello che sarebbe meglio fare in situazioni come quelle descritte da AT serve un grande distacco, se sei distaccato e consapevole di quella che è la giusta azione, allora piuttosto che uccidere ti fai uccidere, perchè sai che tutto sommato non vale un granchè difendere un corpo di carne che ha ben poco valore e che è comunque destinato a "morire" nel giro di pochi anni.
Se invece non hai ancora realizzato tale distacco, ma sei abbastanza sveglio, cerchi di evitare di trovarti in situazioni ove a causa della violenza generale potresti correre il rischio di trovarti coinvolto in azioni di cui poi dovresti pagare conseguenze piuttosto pesanti.....(quello che fai ritorna, e con gli interessi).
Quindi, il consiglio è sempre quello di usare il buon senso e di cambiare aria.
Potrete poi constatare anche di persona se questo sia un consiglio valido oppure no.

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Re: Giusta azione in situazioni di caos.

Messaggioda pushan » 10 giugno 2008, 19:56

AT ha scritto:Buddha, Cristo, Patanjali e altri hanno sottolineato con forza il valore di un'etica rigorosa, basata sulla sincerità, sull'onestà, sulla non violenza, sulla benevolenza. Ma come ci si deve comportare in situazioni nelle quali la legge, i valori morali e la pacifica convivenza spariscono per via di una guerra, del caos, della lotta di tutti contro tutti? Come comportarsi quando l'unico modo per sopravvivere è ricorrere alla lotta, alla violenza e anche all'inganno?

la paura spesso si manifesta "prima" di trovarsi in situazioni altamente pericolose
(parlo soprattutto di paure psicologiche: paura di essere aggrediti, derubati, molestati..se uno invece si trova in un territorio di guerra viene spontaneo dire che non ha molte possibilità di scelta...cercherà di cavarsela o di ritirarsi, non solo simbolicamente, dalla scena della battaglia )

Spesso ci si concentra sui pericoli potenziali e si inizia un percorso di sofferenza/risonanza.
Se siamo quello che pensiamo, forse dovremmo basarci su un'etica rigorosa, capace di osservare spassionatamente il sorgere dei desideri (anche di pace e serenità) delle paure (percepite come minacce potenziali al nostro "benessere") delle speranze (in un mondo migliore, in una "realizzazione" particolare, di "effetti speciali" sempre più belli ad accompagnare il film).

La giusta azione è la non azione...
(Ho la sensazione che questa frase ti farà sommamente arrabbiare! :mrgreen:
ma tu perdonami
:lol: )

Noi non viviamo in un territorio in guerra o dove le persone lottano per pane e farina.
Abbiamo un altro karma, altri compiti, altre modalità per compredere e comprenderci, per evolvere e imparare...
ciao
pushan

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Messaggioda Faber » 14 giugno 2008, 16:21

pushan ha scritto:
Faber ha scritto:..Vi consiglio una buona lettura della Gita (quella commentata da Aurobindo è eccezionale!) potreste trovarvi tutte le risposte..

grazie...ma risposte a che cosa?
tu, ad esempio, che cosa ti domandi?
ciao
pushan


..mi riferivo alle domande che ho trovato nei post precedenti, qual'e l'azione giusta, come praticare il distacco, se è il caso di combattere o essere sempre legati alla non-violenza...non dimentichiamoci che la Gita è la descrizione di una battaglia, e che Krisna esorta il titubante Arjuna a combattere...

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Ciao.

Messaggioda ahimsa46 » 12 novembre 2009, 14:07

Anch'io ritengo che le risposte le puoi trovare nella Bhagavad Gita. E' molto bella quella commentata da Sivananda, ma ti consiglierei quasi quella di Stefano Piano, ed. Paoline, che è uno studioso occidentale e nella sua traduzione e nei suoi commenti è molto chiaro e comprensibile per noi che occidentali siamo. Deve essere chiaro quale è il nostro dovere, dobbiamo essere distaccati dai risultati e dai frutti del nostro agire, dobbiamo deporre tutte le nostre azioni nel Signore. Questi sono i principali punti del karma-yoga che è definito nella Gita "abilità nell'agire". Che è quella che serve, soprattutto in situazioni come quelle che tu indichi.


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