É sbagliato avere un sogno?

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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda Ventus » 12 dicembre 2014, 15:41

Ale5 ha scritto:Buongiorno, ho un pensiero che mi gira in mente da un pò di tempo e vorrei condividerlo con voi. Leggendo i vari testi di yoga, ho capito che tutto ciò che è desiderio e attaccamento è sbagliato, in quanto la vita è una specie di illusione, tranne quando entriamo in meditazione profonda, nella quale riusciamo a percepire la realtà. Appurato questo, mi chiedevo se avere un sogno, un obbiettivo, potesse essere considerato come un cercare di vivere nell'illusione, insomma se fosse una cosa negativa...Che ne so, voler diventare insegnate, un artista, incontrare una tale persone, esplorare un tale posto ecc... Sarei molto grato se qualcuno partecipasse a questo mio pensiero. Namaste



Un altro gran bel thread, con tante ottime riflessioni.
Per quanto ne so, pian piano il ricercatore si accorge che ogni cosa, compreso ogni desiderio o sogno, è sostanziato della stessa fonte, che (gli) si offre come meta (e pure come ogni accorgersi).

Quindi i desideri più terreni non sono diversi da quelli più celesti, sono fatti della stessa sostanza (che a volte si chiama più o meno “sostanza celeste” o “dimensione verticale”). Ma il ricercatore completamente abbagliato da quei desideri e totalmente coinvolto in essi finisce per non essere più un ricercatore verticale, e si muove su un piano che a volte si chiama “piano orizzontale”, dove cerca solo soddisfazioni varie a questa o quella sete, illudendosi che solo così o cosà potrà trovare una buona soddisfazione.
Invece il ricercatore che non è abbagliato dai desideri terreni si sente mosso e illuminato dalla stessa fonte che lui cerca, quindi apprezza e assapora ogni cosa. E finisce per essere lui stesso “fonte che cerca”, quindi cerca anche di dedicarsi al bene per se e per tutti, e fa il bene, ... meglio che può.

Così farà yoga o zazen o studierà (o lavorerà l’orto o farà jogging o qualsiasi altra cosa) senza più l’assillo di ottenere “altri” frutti ma essendo “frutto” quello stesso fare yoga, fare zazen, studiare, portare il bene o il benessere.
In qualche post recente BabaJaga aveva messo una bella poesia con l’immagine dei caki, che mi sembra molto adatta a illustrare quel che io stesso ho compreso: quei caki sono il mondo, la pioggia, la storia, ogni accadere, ogni sentire, siamo noi.
Mi sembra lo stesso movimento o “struttura” che appare nella immagine di Yoga Sutra della “nuvola che piove meriti o dharma” come pure dell’immagine cristiana del pane che si spezza.

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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda fabio » 12 dicembre 2014, 15:46

Indra ha scritto:fabio ancora stai messo così?


Taci vecchia meretrice! :mrgreen:
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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda mauro » 12 dicembre 2014, 15:56

fabio ha scritto:
Indra ha scritto:fabio ancora stai messo così?


Taci vecchia meretrice! :mrgreen:

Rettificherei: "vecchio sciacallo"! (suggerita da lui stesso, eh...) :lol:

Indra
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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda Indra » 12 dicembre 2014, 20:03

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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda mauro » 13 dicembre 2014, 8:33

Mi sa che diciamo la stessa cosa, Indra, dov'e' l'errore?
1) non vi e' nessun ritorno all' Uno perche' la manifestazione si sviluppa secondo un preciso orientamento (uni-versus: da 1 a 10)
2) per il principio di conservazione dell'energia e per le azioni gravitazionali l'universo "tende" comunque a tornare alle "condizioni iniziali", ma poiche' ogni punto di sviluppo della manifestazione e' diverso dal precedente (seppur causato da esso), il percorso deve essere necessariamente "circolare" spazialmente e "ciclico" temporalmente.
3) il punto iniziale e quello finale non coincidono (come 1 non coincide col 10) ma sono separati da uno iato dipeso, a mio avviso da uno scarto energetico (quello che chiamo "semi karmici irrisolti") che fa si che la manifestazione si "rimetta in moto" (da 11 a 20 e cosi' via).
Cio' che risulta complessivamente e' uno spiraloide, che si sviluppa lungo l'ordinata temporale (come una "molla").

Paolo proietti
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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda Paolo proietti » 15 dicembre 2014, 16:14

fabio ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:
Perché c'è un vago ricordo di pienezza.
Come un sogno sognato da un sogno.
Immagina che l'essere umano sia un uovo di luce, attorno a cui si stratificano i vari "corpi", corrispondenti a dimensioni diverse, ovvero a percezioni diverse della realtà.
A causa di lutti non elaborati, shock di varia natura legati anche alla strutture sociale e alle leggi create dall'umanità non in linea con la Legge naturale, in questo insieme di corpi si creano dei "buchi".
I buchi sono responsabili dell'oblio, e dai buchi l'energia/luce si disperde.
Non ricordiamo più come accedere alla "sorgente".
Visto che la luce è vita ci diamo da fare per cibarci , e visto che spesso ci identifichiamo con i corpi grossolani, con l'energia a bassa frequenza che definiamo materia, cerchiamo cibo che abbia una "frequenza bassa".
Tramite le emozioni negative ci introduciamo nei "buchi energetici" altrui per assumere "cibo" e tappare i nostri, di buchi.
ma qualcosa dentro di noi (l'anima?) lo sa che quel cibo è scadente.
E sa pure che esiste una dimensione con altre coordinate spazio temporali nella quale non siamo costretti a cercare cibo scadente.
In cui siamo "interi".
Ogni volta che una emozione più, tra virgolette "alta", ci fa piangere di gioia e, per un istante magari, ci fa sentire "pieni", si riaccende il ricordo della Sorgente, e il Desiderio prende il posto dei desideri materiali.
Immagina due memorie diverse: una collegata a ciò che si impara e si immagina da quando siamo nati, ed una più antica.
Purificare la memoria significa andare a ritroso eliminando i vincoli che ci impediscono di vedere/sentire il cordone ombelicale che
che ci unisce alla fonte.

con Amore,
P.


Forse sforo un po’ dalla discussione originale, ma mi piacerebbe parlare di questa “sensazione” che io stesso vivo e tanti che conosco vivono, questa sorta di “mancanza” o “ricordo di pienezza” come dici tu. Forse è una piccola provocazione, ma è un idea che da un po’ di tempo si è fatta largo nella mia testa anche per alcune letture recenti.

E’ normale che se percepisco una “mancanza” è perché ho un ricordo di qualcosa di “intero” credo.

Mi sembra che molti sistemi religiosi poi ne parlino.
In termini cristiani viene prospettato un paradiso al quale arrivare, in termini più orientali (generalizzo) c’è una coscienza da svelare fino ad una completa “liberazione” o “illuminazione”.

In entrambi i casi troviamo un percorso spirituale spesso strutturato con tutti i vari sistemi come la preghiera, la fede, asana mudra mantra e tutto ciò di cui la letteratura è piena per “ottenere” ciò che in fondo oggi non abbiamo, chi la chiama cessazione della sofferenza, chi la chiama ricerca della felicità… ma in fondo tutti gli umani credo cerchino qualcosa che sentono di non avere, di aver perso.

Qualcosa di cui c’è solo un “ricordo”. In fondo sembra che siamo tutti “scissi”, “divisi”.

Esiste un “io” come mi percepisco ed esiste un “Io” al quale vorrei arrivare così da sostenere in fondo una visione angosciata dell’esistenza, particolarmente non armonica (mi permetto di dire). Come diavolo faccio ad essere sereno se c’è sempre qualcosa a cui dover tendere, qualcosa da svelare, qualcosa da migliorare, una sorgente alla quale accedere?

Provocazione… e se fossimo stati educati anche a questo? E se questo ricordo fosse qualcosa di indotto? Se fosse esso stesso Matrix?

Se invece la nostra vera natura fosse questo stesso “io” che sono adesso ed in questo momento? Allora sì che mi verrebbe da tirare un sospiro di sollievo… non c’è niente cui tendere non c’è niente da svelare, sono nella mia natura e sono in armonia senza nessuna divisione… senza nessun conflitto interiore. Libero ed in armonia. Non ci sono catene, karma, colpe. Questa felicità che cerco è qui davanti ai miei occhi ed è nella totale accettazione del mio essere esattamente per come si sta manifestando. Perché devo tornare ad un presunto “Uno”? Perché dovrebbe essere una dimensione più… più qualcosa?

A volte pare che la manifestazione che noi stessi siamo ed alla quale apparteniamo totalmente sia svilita rispetto ad una originaria condizione che doveva essere per forza… Più.

Se invece la manifestazione stessa fosse la PIENA espressione di quell’Uno?

Se questo Amore che parte dall’Uno trovasse nel molteplice la sua manifestazione… perché mai dovrei tornare a quelle fonte originaria? Sembrerebbe quasi di andare controcorrente… ma è sicuramente così?


La "fonte originaria" è la piena manifestazione.
Il problema è la percezione della manifestazione, non la manifestazione.
Noi vediamo ciò che sappiamo.
E ciò che sappiamo, in genere, ci viene ficcato nella testa con l'educazione e la cultura.
Ma non solo.
Facciamo un gioco.
Cerchiamo i significati del termine Maya.
माया māyā, che significa, Arte, Illusione, Arte dell'illusione ecc. è una Dea o una delle Shakti di Vishnu.
Visto che le "A" sono "AA"?
C'è anche maya, con le "A" semplici.
Si tratta dell'Asura maya o मयासुर Mayāsura.
Un architetto, legato (da parentele o incarnazioni) a Vishvakarman, il costruttore delle "navi Celesti", il Vulcano del Pantheon indiano.
Costruisce città da sogno, Maya, o forse di sogno, chissà, ed è considerato insieme a Manu il legislatore, una delle cinque "facce" di Vishvakarman.
Cerco di chiarire.
Un conto è Maya intesa come potere dell'illusione, altra cosa è maya costruttore dell'illusione.
L'illusione dalla quale dobbiamo liberarci, secondo lo yoga, è qualcosa di "Esterno" all'essere umano.
Una costruzione tra virgolette "artificiale".
Se hai voglia cercati nei testi epici le gesta di maya.
Ma si può capire qualcosa sul funzionamento della Maya "artificiale", cioè creata da altri esseri viventi e non da divinità, anche dando un'occhiata a testi più vicini a noi, come i vangeli.
Ecco luca 23-32:
[32]Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.

Luca sta parlando della crocifissione e dice che insieme a Gesù furono portati sul monte "del Cranio", anche i due ladroni.
Ok?

Prova a prendere la versione in greco (http://www.veniteadme.org/wp-content/uploads/Luca.pdf) (il vangelo di Luca è scritto in greco, ovviamente).
Sorpresa!
La parola tradotta con ANCHE è ἕτερος, che significa ALTRI.
La traduzione letterale è questa:
23:32 erano condotti ora {-} altri malfattori due
insieme a lui per essere messi a morte.

Quindi ALTRI DUE MALFATTORI FURONO CONDOTTI SUL MONTE CRANIO PER ESSERE MESSI A MORTE INSIEME A LUI.
Non so se hai capito:
o per Luca Gesù era un malfattore, o i due malfattori non erano tali, ma erano persone che facevano "lo stesso mestiere" di Gesù.
Erano forse Ribelli? si ribellavano "tutti e tre" a Roma?
Chi lo sa.
Di certo da quando hanno tradotto il vangelo in italiano a noi ci hanno raccontato un'altra storia.
E questa storia, l'agnello sacrificale e i due delinquenti di cui uno solo si salva (l'altro si suppone andrà all'inferno) è entrata così profondamente nella nostra mente, da sembrarci verità inoppugnabile.
.....
Strano vero? Ma purtroppo la maya artificiale non si ferma mica a questi giochini linguistici...
In sostanza sono d'accordo con te, la manifestazione è per noi, la pienezza dell'essere, ma di quale manifestazione stiamo parlando?
Di ciò che è o di ciò che ci fanno credere sia?

Con amore,
P.
Il Manzo non Esiste

Ale5
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Re: É sbagliato avere un sogno?

Messaggioda Ale5 » 29 dicembre 2014, 14:35

Grazie a tutti per aver partecipato a questo pensiero. Ho capito che c'è ancora molto da studiare per capire la questione in profondità, ma d'altro canto, bisogna usare l'equilibrio e la centratura come ci viene insegnato nello yoga. Mi avete arricchito molto. Namastè :mrgreen:


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