Il dio oltre i confini e la beatitudine

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
Paolo proietti
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Il dio oltre i confini e la beatitudine

Messaggioda Paolo proietti » 16 giugno 2014, 17:10

"yogo bhogāyate sākshāt duṣkṛtam sukritāyate
mokṣāyate hi samsārah kauladharme kuleśvari"
(Kulārnava Tantra)


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Per il Tantrismo lo Yoga è godimento sensuale [yogo bhogāyate], e il piacere trasforma il mondo empirico, l'esistenza terrena, in un luogo di liberazione.
Suona strano peer chi è abituato a pensare allo Yoga come distacco e controllo delle passioni, ma, secondo me, se si leggessero con attenzione i primi canti dei Veda e le prime Upanishad si scoprirebbe che la realizzazione è la comprensione dell'identità di Essere e Divenire, di Nirvana e Samsara, diversi tra loro "come il mare e l'onda". Due facce della stessa moneta,insomma.
La natura dell'essere umano è ānanda, beatitudine suprema, uno stato che coincide con la libera comunicazione tra ambiente interno (CITTA AKASHA) e Universo (MAHA AKASHA), ma c'è un qualcosa, un blocco, una specie di peccato originale, forse, che ci impedisce di vivere pienamente.
Al di là di tutte le teorie e le interpretazioni psicologiche e filosofiche, ciò che ci impedisce di "indossare" la vita terrena con la "dignità" che ci spetterebbe, è un errore di sintassi.



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Sto parlando, dal mio punto di vista di yogin nato in occidente, sia di errori dovuti allo sviluppo, contemporaneo, e interdipendente, della società e dell'immaginario collettivo, sia di banali errori di interpretazione dei testi vedici.
Il linguaggio dello Yoga (e dell'Arte) è quello dei sogni e delle coincidenze significative;
si basa sull'intuizione e procede per analogie e balzi improvvisi senza tener conto delle categorie di spazio e tempo.
Il riferimento ultimo è l'universo e le lettere dell'alfabeto universale sono le forze primarie della creazione: il Fuoco, l'Acqua, la Terra, il Vento e lo Spazio che tutto contiene.
Ognuna di queste forze o energie è a sua volta una rappresentazione "artistica" di vibrazioni o note musicali che vengono riconosciute come modificazioni della vibrazione primaria, ciò che chiamiamo ॐ.
Energia allo stato puro, incontaminata, libera, "A-MORALE" e "A-LOGICA".
Le leggi umane, gli schemi di interpretazione, le categorie che crediamo eterne e assolute, nascono dopo, con la civiltà, e danno a questa energia A-MORALE e A-LOGICA una connotazione ora positiva ora negativa.
L'acqua che ci disseta e rinfresca nell'afa estiva è la stessa che devasta i nostri campi.
Il fuoco che rallegra e riscalda è lo stesso che riduce in cenere le nostre case e i corpi dei nostri cari.
La natura non segue le nostre leggi, non rispetta né l'individuo né le relazioni grazie alle quali l'individualità prospera e trova giustificazioni alla sua stessa esistenza e questo per l'essere umano civilizzato è destabilizzante.
Non si tratta di un processo recente: le continue lotte tra Asura e Deva di cui abbonda la letteratura vedica testimoniano che si tratta di dinamiche antiche ed irrisolte.

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A prescindere dalle eventuali corrispondenze storiche (per alcuni i Devasarebbero gli invasori Arii e gli Asura le popolazioni originarie dell'India) le epiche battaglie tra "Angeli e Demoni" narrate dai poeti indiani ci raccontano gli sforzi dell'uomo civilizzato di controllare e indirizzare le energie della natura, tentando di porsi, così, al di fuori della Natura stessa.
La parola āsura, o asura che nella nostra cultura figlia del dualismo platonico e cristiano, viene tradotta con demone, demoniaco, infernale, in principio significava "divino" e indicava, anche, il sole.
Gli Asura sono le forze della Natura, figli e manifestazioni della Dea senza nome.
Sono coloro che "esistono" (ASte), "sono", "rimangono", a prescindere dalle idee e dalle vicende umane.
Sono fuori di noi e, assieme dentro di noi.
Anzi rappresentano il nucleo fondamentale, il seme di ciò che chiamiamo vita.
Nel profondo del nostro animo, nelle acque limacciose dell'inconscio, dormono le forze primarie della natura: Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Spazio.
Forze meravigliose e spaventose assieme.
Le costruzioni della mente umana, i legami familiari, sociali, culturali, sono le catene con cui cerchiamo di imprigionarle.
Qualche volta emergono in superficie e sbocciano come stelle luminose nell'animo degli artisti o degli innamorati, generando pura Bellezza.
Le melodie che innalzano lo spirito, i tratti di pennello che rapiscono il cuore, i baci che rinnovano il desiderio sono sempre il riflesso dell'infinita potenzialità creativa delle forze primarie dell'Universo.
Altre volte, quando tentiamo con troppa foga di tenerle a bada, le forze della natura esplodono in forma di Odio e Rabbia, Invidia e Gelosia, Brama di Possesso, Orgoglio e Presunzione, Ignoranza.
Sono queste le emozioni negative, i cinque veleni che l'India induista e buddista ci ha insegnato a riconoscere nelle cinque teste di Shiva o nei cinque Dhyani Buddha.
L'Odio è l'elemento Acqua così come l'Invidia è l'elemento Aria, la Brama il Fuoco, l'Orgoglio, la Terra e l'Ignoranza lo Spazio.
E così come l'Amore è il padre di tutto ciò che è Bellezza e Armonia, i Cinque veleni vengono generati dalla PAURA.
La paura dell'Ego che si sente minacciato da tutto ciò che ha il sapore dell'Universale e dell'Eterno.
I maestri dei Veda lo sapevano, conoscevano i segreti dei moti psichici e la loro simmetria con i moti universali.
Hanno assistito al desiderio dell'essere umano di crearsi dei limiti, costruendo case, città, comunità legate da comuni tratti somatici o da leggende nate attorno ai focolari nelle notte d'inverno e, consci dei pericoli insiti nello mitizzazione della personalità individuale (che trae dalle forze primarie gli aspetti più nefasti), hanno messo gli Asura, le forze della natura, al di là dei confini, nelle foreste e nelle notti popolate da bestie, gnomi e spiritelli alati.
Gli Asura vengono cacciati dalle città, ma i nuovi dei, ingioiellati e ben vestiti, non erano sufficienti a garantire la felicità, la beatitudine suprema che di diritto spetta all'essere umano e così ad indicare la via della Liberazione viene messo, [sia nell'induismo che nel buddhismo sotto forma di Mahakaal] Shiva, il distruttore, il danzatore sacro che anela a null'altro che ad unirsi con la Grande Dea.
Shiva, tra gli dei dell'olimpo vedico, è l'unico a non aver casa. va in giro nudo (coperto appena da un perizoma di pelle di tigre) si adorna di serpenti in guisa di gioielli, beve in un cranio svuotato, fuma marijuana: è un Asura e, insieme, il dio supremo (Shiva Hara) che insegna agli esseri umani lo Hatha Yoga.
Shiva è il DIO OLTRE I CONFINI.

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Ma torniamo agli errori di sintassi e di comprensione.
La liberazione di cui si parla nello Yoga coincide con la libera comunicazione tra "ambiente interno e ambiente esterno".
La pratica yogica sarà quindi la via per rimuovere i blocchi psicofisici che impediscono la comunicazione.
Per rimuovere questi blocchi bisogna prima imparare il "linguaggio degli Dei".
Un linguaggio che è dentro di noi, sommerso nelle acque dell'inconscio.
I simboli con cui si esprime sono i riflessi delle energie primarie, basterebbe dare un'occhiata, in teoria, ma le sovrastrutture culturali si sono accumulate al nostro interno nascondendo sotto gli strati dell'immaginario collettivo i segni originari.
Nell'inconscio dell'uomo comune Totti o Belen Rodriguez sono simboli più vivi e attivi di Shiva e Parvati, ed il ripetere i nomi del Nataraja e della sua sposa, o mostrarne le effigi non sarà certo sufficiente a risvegliare le coscienze.


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Se l'Illuminazione è la totale comunicazione e la conseguente identificazione con l'Universo e se la comunicazione avviene in tre fasi, SINTASSI-COMPRENSIONE-PRAGMATICA, noi non avendo modo di riconoscere il linguaggio yogico, rischiamo di fermarci alla prima fase, sguazzando tra simboli senza vita e sepolcri imbiancati.
A meno che, come dicono alcuni, non ci affidiamo alla Tradizione, ovvero agli insegnamenti di maestri e istruttori che si rifanno, o dicono di rifarsi, ai Veda.
Paradossalmente spesso i problemi veri cominciano a questo punto.
Visto che la cultura dominante (termine trito e ritrito, diciamo quello che piace alla maggior parte delle persone) è basata sull'apparire, i nuovi/vecchi maestri tradizionali vedono come negativo o non importante tutto ciò che rientra nella sfera del sensibile.
L'esperienza del godimento sensoriale diventa un limite alla conoscenza e ciò che riguarda la passione e il desiderio viene (non sempre ma quasi) catalogato come inutile, dannoso, negativo.
Se bisogna guardare al nostro interno, dicono costoro, è meglio distaccarsi da tutto ciò che è "esterno".
A pelle questo dualismo tra spirito e materia, tra corpo e anima non mi è mai piaciuto.
Il rifiuto del corpo, considerato un inutile sacco pieno di sangue, urina e feci da molti dei miei conoscenti buddisti, neo advaita o neoplatonici mi è sempre suonato stonato come una campana di latta.
E quando hanno cercato di convincermi citando le parole dei maestri del passato, da Buddha a Shankara a Ramana Maharishi, ho sempre storto un po' il naso.
Visto che tutti coloro che, nello yoga, si pongono come Maestri illuminati o discepoli di maestri illuminati, si rifanno (o dicono di rifarsi) ai quattro libroni dei Veda mi sono rivolto a quelli.
Ho letto poco, per adesso, ma quel poco mi ha fatto sorgere una domanda:
i maestri che parlano di corpo come tomba dell'anima e di yoga come distacco dal godimento sensuale hanno mai letto i veda?

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Ciò che io ho trovato sconvolgente e straordinario probabilmente in chi non ha il mio stesso interesse per la filosofia vedantica non sortirà gli stessi effetti. provo comunque a spiegarmi nella maniera più chiara possibile.
In quarant'anni di studio e pratica dello yoga ho preso confidenza con una serie di termini e concetti come Manas, Buddhi, Jnana ecc. considerati fondamentali per la comprensione dello yoga.
In particolare Manas, o meglio la sua sospensione o il suo annichilimento è la chiave di volta dell'architettura yogica.
Prendo il Glossario sanscrito delle edizioni dell'Ashram Vidya:

Manas: [...] mente individuata ed empirica, dotata di capacità razionale analitica[...] coscienza empirica, il pensiero individuato di ordine formale.

Il manas sarebbe quindi un qualcosa che appartiene all'individuo e che è responsabile della visione soggettiva del mondo. Vediamo che ne dicono i Veda:
nāsadāsīyasūkta 4 (RV, X, 129):

"kāmas [...] manaso retaḥ prathamaṃ"

ovvero "la prima cosa ad essere generata dal manas fu kāma".


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Il nāsadāsīyasūkta è l'inno vedico della creazione.
Descrive l'Oceano nero di prima dell'inizio, senza giorno né notte, senza morte né immortalità. Una immensità A-LOGICA racchiusa nello "SPAZIO ESIGUO DEL CUORE UMANO"!
Ad un tratto senza un come e un perché in quell'oceano si riversa il desiderio, kāma, la prima cosa ad essere generata dal manas che non è come comunemente si crede, la mente, ma è il nucleo delle emozioni primarie.
L'universo dei veda nasce nel cuore dell'uomo dal turbinio della passione e del desiderio.
C'è una connotazione emotiva che accompagna tutte le fasi della creazione e che, quindi, non può non accompagnare la via a ritroso dello Yoga.
Una via costellata di stupore e meraviglia, scandita dai samadhi, gli stati estatici comuni agli yogin, agli artisti e agli amanti.
Per comunicare con l'universo bisogna essere capaci di liberare le emozioni e di riversare il desiderio dentro di noi e fuori di noi, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni.
Le lettere dell'alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite: senza Bogha (o godimento sensoriale) non c'è Yoga e senza Yoga non c'è Bogha.
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Messaggioda fabio » 16 giugno 2014, 18:47

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Messaggioda Yogavira » 16 giugno 2014, 19:17

Paolo Proietti a scritto :

Le lettere dell'alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite: senza Bogha (o godimento sensoriale) non c'è Yoga e senza Yoga non c'è Bogha.

e così si vanno a far benedire Yama e Niyama, sempre che prima hai fanculizzato vairagya (Yoga Sutra I,15).

Yoga e Bhoga sono due binari distinti, due Vie distinte e diverse : sebbene viaggino nella stessa direzione NON si possono incontrare e non si incontrano mai. Occorre fare una scelta tra le due, prima di mettersi in Cammino , ma una volta scelto un Cammino, si esclude l'altro : non puoi mangiare carne e pesce nello stesso piatto.
Immagine mitico ! Immagine

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Messaggioda fabio » 16 giugno 2014, 21:17

Yogavira ha scritto:Yoga e Bhoga sono due binari distinti, due Vie distinte e diverse : sebbene viaggino nella stessa direzione NON si possono incontrare e non si incontrano mai. Occorre fare una scelta tra le due, prima di mettersi in Cammino , ma una volta scelto un Cammino, si esclude l'altro : non puoi mangiare carne e pesce nello stesso piatto.


Ecco io sono profondamente lontano da questa visione. Ma senza l'ausilio di scritture o cose del genere, è proprio una mia visione personale ed esperienza.
Non lo dico per spirito di contraddizione o per far polemica, veramente.
Per me Yoga è Bhoga e Bhoga è Yoga.
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Messaggioda Paolo proietti » 16 giugno 2014, 23:28

Yogavira ha scritto:Paolo Proietti a scritto :

Le lettere dell'alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite: senza Bogha (o godimento sensoriale) non c'è Yoga e senza Yoga non c'è Bogha.

e così si vanno a far benedire Yama e Niyama, sempre che prima hai fanculizzato vairagya (Yoga Sutra I,15).

Yoga e Bhoga sono due binari distinti, due Vie distinte e diverse : sebbene viaggino nella stessa direzione NON si possono incontrare e non si incontrano mai. Occorre fare una scelta tra le due, prima di mettersi in Cammino , ma una volta scelto un Cammino, si esclude l'altro : non puoi mangiare carne e pesce nello stesso piatto.


Dal tuo punto di vista hai sicuramente ragione.
ma pensa se la parola godimento, Bogha, non fosse (come non è nel tantra, secondo me) legata solo al piacere come lo intendiamo noi, ma a tutte le esperienze sensoriali.
Anche il dolore è Bogha.
In questi ultimi tempi ad esempio mi sono ritrovato in uno stato di sofferenza, come dire...., psichica, molto intenso.
Non ho chiesto aiuto (anche se i miei fratelli del gruppo vedanta mi hanno protetto...) ma ci sono andato dentro, ci sono andato in fondo.
Per me, che non ho paura del dolore fisico, ma non avevo mai provato una simile sofferenza psichica è stata dura, ma mi ci sono ficcato dalla testa ai piedi.
Questo secondo me è tantra.
Non c'è Yoga senza bogha, dove il godimento dell'esperienza non significa certo edonistica ricerca del piacere, ma semplicemente andare dentro l'esperienza che la vita ti propone.
Bogha è vivere pienamente.
Secondo me , certo...
Un sorriso,
P.
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Messaggioda Toki » 17 giugno 2014, 12:06

Yogavira ha scritto:Paolo Proietti a scritto :

Le lettere dell'alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite: senza Bogha (o godimento sensoriale) non c'è Yoga e senza Yoga non c'è Bogha.

e così si vanno a far benedire Yama e Niyama, sempre che prima hai fanculizzato vairagya (Yoga Sutra I,15).

Yoga e Bhoga sono due binari distinti, due Vie distinte e diverse : sebbene viaggino nella stessa direzione NON si possono incontrare e non si incontrano mai. Occorre fare una scelta tra le due, prima di mettersi in Cammino , ma una volta scelto un Cammino, si esclude l'altro : non puoi mangiare carne e pesce nello stesso piatto.


Molti equivoci nascono dalla mancanza di precisione nel citare le fonti. Il Kularnava Tantra è il testo più importante della tradizione tantrica Kula o Kaula che è un percorso abbastanza particolare che si discosta in alcuni punti da ciò che potremmo chiamare "ortodossia".

No doctrine, no path can really compare w i th
t h i s Sun of Kaula. In other paths great is the
need of travail, struggle, strenuous s t u d y ; but
not so in the Kaula. Here the result is direct
and swift. In the others a yogin cannot take the
enjoyment of the world created by the Divine,
he cannot be a bhogi and one who is in the
midst of the world cannot be a yogin, an active
aspirant for the Divine. But here in the path of
the Kaula, both yoga and bhoga, union with the
Divine and participation in His manifestation,
have a happy meet. What is called sin, evil, is
turned into a force for good, the very round of
the world, samsara, becomes a means for release,
bhoga turns into yoga, bhogo yogayate.


(dalla versione di M. P. Pandit del Kularnava Tantra con introduzione di Arthur Avalon)

L'altro grande filone tantrico (o Sakta) è chiamato Samaya, ed è decisamente più in armonia con la visione di Patanjali o del Vedanta classico. Queste due correnti (Kula e Samaya) non sono il frutto dell'interpretazione occidentale della filosofia indiana ma sono attestate per esempio in Lalita Sahasranama Stotram 37, gli interessati potranno facilmente controllare.

Ci sono differenze dottrinali, rituali (pratiche), nelle scritture, nei rsi e devatas di riferimento.

Per parlare seriamente della Sadhana di queste due vie tantriche occorrerebbe:

- essere qualificati (ovvero essersi già purificati nelle vite passate attraverso pratiche yoga più "semplici")
- trovare un Guru
- essere iniziati e portare la suddetta sadhana a compimento

Il resto sono chiacchere. E per chiacchierare, una cosa interessante che posso dire io è che nel Samaya il fine è portare Kundalini in Sahasrara e tenercela, nel Kaula è invece raggiungere Sahasrara, provare estasi e poi tornare in Muladhara. E' solo una stupidaggine che ho letto, ma è per dire che gli approci alla materia (evoluzione spirituale o chiamatela come volete) posso essere diversi.

Le esperienze soggettive e le speculazioni di Paolo sono come sempre molto interessanti, mi permetto di esprimere l'opinione che forse sarebbe meglio non assolutizzarle prendendo a pretesto un sutra estrapolato dal suo contesto per non generare confusione in chi legge, che di confusione riguardo allo Yoga in giro c'è n'è già abbastanza mi pare.

E giù tutti a bere vino e mangiar carne con la scusa che bhogo yogayate.

Spero di non apparire arrogante o saccente, voglio solo dire la mia.
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 17 giugno 2014, 13:58

Le puntualizzazioni e le precisazioni fanno sempre comodo.
Un sorriso,
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Messaggioda fabio » 17 giugno 2014, 17:06

Toki ha scritto:
E giù tutti a bere vino e mangiar carne con la scusa che bhogo yogayate.



Ma va la, ma quali scuse. Mai avuto bisogno di scuse per fare ciò che mi andava di fare.

Un saluto :)
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Messaggioda Toki » 17 giugno 2014, 17:40

fabio ha scritto:
Toki ha scritto:
E giù tutti a bere vino e mangiar carne con la scusa che bhogo yogayate.



Ma va la, ma quali scuse. Mai avuto bisogno di scuse per fare ciò che mi andava di fare.

Un saluto :)


Un saluto a te, peccatore. :)
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.


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