Origine dei chakra

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Paolo proietti
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Origine dei chakra

Messaggioda Paolo proietti » 11 maggio 2013, 2:54

Le lettere A, I, U, rappresentano le potenze solari e lunari che danno origine alla manifestazione (vedi in questo Forum "http://www.yoga.it/forum/viewtopic.php?t=5077"):

अ a sta per अनुत्तर anuttara, (potenza "solare"), l'ECCELLENTE, la SUPREMA e il suo "prolungamento" आ ā o aa, indica invece आनन्द ānanda (potenza"lunare"), la BEATITUDINE.

इ i sta per इच्छा icchā (potenza "solare"), il DESIDERIO e il suo prolungamento ई ī o ii indica ईषणा īṣaṇā (potenza "lunare"), la CAPACITA' CREATIVA

उ u sta per उन्मेष unmeṣa (potenza "solare"), l'ESPANSIONE e il suo prolungamento ऊ ū indica ऊर्मि ūrmi (potenza "lunare"), l'ONDA.

Ecco una prima indicazione che ci può essere utile nella lettura del sanscrito e nella recitazione dei mantra: le doppie, le lettere prolungate indicate nella translitterazione IAST con il trattino orizzontale sopra, rappresentano la parte lunare o femminile.

Le tre (sei) vocali creano inoltre le prime tre categorie di lettere:

अ a e आ ā sono lettere kaṇṭhya o gutturali (la pronuncia dipende dalla gola e la lingua non vi partecipa );

इ i e ई ī sono lettere tālavya o palatali (la pronuncia dipende dalla posizione della lingua sul palato);

उ u e ऊ ū sono lettere oṣṭhya o labiali (la pronuncia dipende dalla posizione delle labbra);

A questo punto, nel Tantrasāra è descritto l'insorgere dell'AZIONE.

Fino ad ora si è parlato di POTENZE ovvero di POSSIBILITA' di Azione, ma adesso nel reciproco urtarsi, rincorrersi e sposarsi del desiderio इच्छा icchā (potenza "solare") e della capacità creativa षणा īṣaṇā (potenza "lunare") insorge la VOLONTA' d'azione sotto forma di LUMINOSITA' e STUPORE.

La luminosità è la sillaba र ra e lo stupore la sillaba ल la, due semivocali (non sono considerate né consonanti né vocali) che creano altre due categorie di lettere:

र ra è una delle lettere mūrdhanya o retroflesse (si pronunciano mettendo la punta della lingua nei pressi del palato molle);

ल la è una delle lettere dantya o dentali (si pronunciano mettendo la punta della lingua a contatto con i denti).

dalle semivocali र ra e ल la, per "vibrazione", si sviluppano altre quattro lettere:

le vocali mūrdhanya o retroflesse ऋ ṛ e ॠ ṝ e le vocali dantya o dentali ऌ ḷ e ॡ ḹ.

A questo punto abbiamo dieci vocali 5 (tra virgolette) "maschili" o solari e cinque "femminili" o lunari (le "doppie") più due semivocali collegate a cinque diversi luoghi o zone del cavo orale:

GOLA: अ a - आ ā

PALATO: इ i - ई ī

LABBRA: उ u - ऊ ū

PALATO MOLLE: ऋ ṛ - ॠ ṝ - र ra

DENTI: ऌ ḷ - ॡ ḹ - ल la




Quando अनुत्तर anuttara, la Suprema Potenza अ a, इच्छा icchā, la Potenza del Desiderio इ i, आनन्द ānanda la Potenza della Beatitudine आ ā e णा īṣaṇā la Potenza della Capacità Creativa confluiscono (o effluiscono, come scrive Tucci in "Teoria e Pratica del mandala") l'una nell'altra si hanno le lettere ए e ed ऐ ai.

Quando invece sono coinvolte उन्मेष unmeṣa, Potenza dell'Espansione उ u e ऊर्मि ūrmi, Potenza dell'Onda ऊ ū si producono le vocali ओ o ed औ au.

ए e, ऐ ai, ओ o ed औ au costituiscono due categorie di lettere a parte: kaṇṭhatālavya

Palato-Gutturali e kaṇṭhoṣṭhya Labio- Gutturali.

A questo punto abbiamo 14 vocali अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ che rappresentano le varie combinazioni delle potenze delle creazione o शक्ति śakti e due semivocali, lo stupore ल la e la luminosità र ra.
Ma ci sono altri suoni che vengono prodotti dalle Potenze in questa fase: विसर्ग visarga, ः ḥ e अनुस्वार anusvāra ं ṃ.
विसर्ग visarga emissione, ed è il suono prodotto dal confluire delle potenze l'una nell'altra. Graficamente è rappresentato con due punti,ः, e rappresentare la tendenza della Potenza Suprema अ a, a manifestarsi, ed è reso con अः aḥ
Anusvāra si potrebbe tradurre con anima delle vocali (o suoni o note musicali) o atomo delle vocali ed rappresentato graficamente con un punto, बिन्दु bindu in sanscrito, a rappresentare la tendenza (eguale e contraria all'emissione) della manifestazione a riassorbirsi nella Potenza Originaria.
E' il "SUONO DI PRIMA DELL'INIZIO",il suono del punto in cui tutto si riassorbe e da cui tutto ha inizio viene reso con अं aṃ.
A questo punto della manifestazione abbiamo 16 suoni vocalici o potenze (śakti) generate in questo ordine:

अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ - अः aḥ - अं aṃ

Se osserviamo il fiore di loto che simboleggia, nei testi, il cakra della gola

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vedremo che sui petali sono inscritte le stesse lettere sanscrite esattamente nello stesso ordine, dall'alto in basso in senso orario.
Al centro del cakra (detto विशुद्ध viśuddha, che significa "molto puro", "vuoto", "bianco brillante"), c'è la sillaba हं haṃ bīja mantra dello "Spazio".
Il cakra della gola è il "cerchio delle energie della manifestazione", e queste energie,queste śakti, scaturite dal riposo delle TRE POTENZE PRIMARIE, sono le vibrazioni da cui hanno origine tutte le classi di lettere, ovvero l'insieme della manifestazione potenziale, così come dallo Spazio hanno origine tutti gli elementi (Aria, Fuoco, Acqua, Terra collegati rispettivamente al plesso cardiaco, l'ombelico, la zona genitale e il perineo)
il punto, l'Anusvāra, rappresenta la tendenza al riassorbimento nel flusso originario,mentre i due punti , il Visarga, rappresentano invece la tendenza alla manifestazione.
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Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 11 maggio 2013, 12:44

Ricapitoliamo quanto detto sopra.
Prima della manifestazione c'è un flusso ininterrotto di tre "POTENZE" solari (SUPREMA, DESIDERIO, ESPANSIONE) corrispondenti alle lettere:

अ a in relazione, nel corpo umano, con la GOLA

इ i in relazione con il PALATO

उ u in relazione con le LABBRA.

Queste potenze hanno in sé i loro corrispettivi "lunari", le lettere

आ ā ई ī ऊ ū

che si pronunciano nello stesso modo ma hanno una durata diversa (doppia).

Queste potenze hanno due tendenze eguali e contrarie che potremmo definire "centrifuga" e "centripeta": la prima è la tendenza all'emissione rappresentata dal visarga ः ḥ che si esprime nella realtà manifesta con la sillaba अः aḥ .

La seconda è la tendenza alla condensazione in un punto (bindu) rappresentata dall'anusvāra ं ṃ ed espressa dalla sillaba अं aṃ.

In ognuna di queste due tendenze c'è il seme dell'altra, esattamente come nel simbolo taoista del tai ji tu

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La condensazione rappresneta l'inizio dell'emissione e l'emissione l'inizio della condensazione in un punto.

Nel "PUNTO DI RIPOSO" le tre potenze lunari e le tre potenze solari cominciano a rincorrersi ed urtarsi l'un l'altra.

La POTENZA DEL DESIDERIO scontrandosi con le altre, produce lo STUPORE e la LUMINOSITA' rappresentate dalle "semivocali" ल la e र ra dalle quali derivano altre due coppie di potenze solari e lunari: le vocali dentali ऌ ḷ - ॡ ḹ e le vocali "retroflesse" (con la lingua sul palato molle) ऋ ṛ - ॠ ṝ .

La POTENZA SUPREMA, scontrandosi con le altre produce invece due classi "miste" di vocali:
le "palato-gutturali" ए e - ऐ ai e le "labio-gutturali ओ o - औ au.

A questo punto nello spazio (आकाश ākāśa) la POTENZA della manifestazione si fa AZIONE.

La sillaba dell'emissione अः aḥ , genera (per il sempre sorprendente gioco di specchi che pervade i miti indiani) il suono ह ha cui viene aggiunto il bindu a mostrare la reciprocità di condensazione ed emissione.
Si genera così il bija mantra dello spazio, हं haṃ attorno al quale si dispongono le sedici मातृका mātṛkā, o "MADRI DIVINE":


अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ -ए e - ऐ ai - ओ o - औ au - अं aṃ -अः aḥ


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A volte sono rappresentate come le fasi della luna:

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La luna nera nel cakra della gola, è rappresentata dal petalo in cui è inscritta la sillaba अं aṃ che simboleggia la massima condensazione nel bindu e quindi la tendenza potenziale all'emissione

La luna piena invece è rappresentata dal petalo in cui è inscritta la sillaba अः aḥ, posto alla sinistra dell'अं aṃ, e rappresenta il punto massimo dell'emissione e, quindi, la tendenza potenziale, il seme della condensazione.

Il cerchio delle 16 vocali è detto anche cerchio delle nitya ("eternità") di Lalita, la bella delle tre città, che infatti viene chiamata anche षोडशी ṣoḍaśī, che significa 16.

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Come fasi lunari sono dette anche कला kalā per cui il loro cerchio è detto kalācakra o ruota dei tempi.
Ed ecco che torniamo allo Sri Yantra e al mantra delle 15 sillabe.

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Lo Sri Yantra è la rappresentazione grafica della genesi della manifestazione a partire dalle tre potenze primarie A, I, U che abbiamo raccontato sopra, il Kadi Mantra (KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) rappresenta il percorso dalla manifestazione al punto centrale dello Yantra (bindu) ovvero la condensazione che ha in sé il germe della emanazione, e lo Hadi Mantra (HA SA KA LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) rappresenta invece il percorso dal punto centrale alla manifestazione (rappresentata dal perimetro esterno, quadrato, dello yantra) ovvero l'emanazione che ha in sé il germe della condensazione.

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Messaggioda Paolo proietti » 13 maggio 2013, 1:04

Paolo proietti ha scritto:Si genera così il bija mantra dello spazio, हं haṃ attorno al quale si dispongono le sedici मातृका mātṛkā, o "MADRI DIVINE":


अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ -ए e - ऐ ai - ओ o - औ au - अं aṃ -अः aḥ


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A volte sono rappresentate come le fasi della luna:

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Vorrei prendere spunto dalle lettere inscritte nei petali del cakra della gola per mostrare un piccolo errore che più o meno tutti facciamo quando si parla di bija mantra.
un errore trascurabile dal punto di vista della teoria, ma forse meno trascurabile dal punto di vista pratico, della comprensione dei testi e, soprattutto, della pronuncia dei mantra.
Quella dei mantra e delle lettere è una scienza.
Ogni vibrazione va a stimolare zone diverse del corpo e più precisa è l'emissione del suono più i risultati sono simili a quelli descritti nei testi.
.
L'errore, veniale, che facciamo un po' tutti è quello di confondere due segni diversi che in sanscrito sono detti anusvāra e anunāsika indicati rispettivamente in sanscrito con un punto sopra la sillaba come in हंस haṃsa e con la mezzaluna puntata come in auṁ.
L'errore si fa 1) perché per il nostro orecchio non c'è quasi differenza trai due suoni.
2) Perché è difficile recuperare dei vocabolari online che prevedano l'anunāsika.


Esaminiamo il caso delle 16 lettere del Cakra della gola:

अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ -ए e - ऐ ai - ओ o - औ au - अं aṃ -अः aḥ
.

La prima vocale, come si vede nell'immagine sotto, dove ci sono le lettere in sanscrito, ha un puntino sopra, per cui si pronuncia la "A"seguita da una "M" nasalizzata (amnng), resa nel sanscrito traslitterato con una "emme" con il puntino sotto aṃ

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La penultima lettera invece, almeno mi sembra, ma potrei sbagliare, "NON" ha un puntino sopra, ma il candrabindu(punto-luna) e andrebbe traslitterata aṁ con una "emme" col puntino sopra.
Per noi (e per molti indiani di oggi) non fa assolutamente differenza, ma la pronuncia pare che in origine fosse diversa.
Nel caso di aṁ (puntino sopra ad indicare il candrabindu) la "EMME" NON SI DOVREBBE PRONUNCIARE, ma si dovrebbe portare nel naso il suono della vocale.
E' esattamente lo stesso meccanismo per cui nelle parole francesi an (anno), grand (grande), dans (dentro) non si pronunciano le consonanti successive alla A, ma si muta la A in una specie di O prolungata e nasalizzata.

Si dirà che cambia poco, MA LAVORANDO SUGLI ARMONICI (overtone) SI SCOPRE CHE SPINGERE IL SUONO DELLE VOCALI IN ALTO, NEL NASO è UNA DELLE MANIERE PER PRODURLI.

Cosa significa? Significa, per esempio, che la sillaba sacra che "dovrebbe" essere traslitterata auṁ non si pronucia OMMM o AUMMM come si fa comunemente, ma come la "A" del francese [i]grand
prolungata o [au͂] e dovrebbe produrre degli armonici.


La sedicesima lettera del cakra della gola è la अः aḥ con il visarga che rappresenta la capacità di emissione ed è la DEA stessa, la bella dei tre mondi.
Le altre lettere sono sue forme o वृत्ति vṛtti (parola che significa "carattere", "ruolo", "specializzazione") o नित्य nitya.

अं aṃ è la dea kāmeśvari
la Dea del Desiderio (la Venere indiana) alla quale si dedica ancora oggi la yonipūjā.
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आं āṃ è bhagamālinīil cui nome può significare anche "fioraia della vagina" o "fioritura della vagina" "inghirlandata di vagine" o vagina inghirlandata". In alcuni testi è detta "triplice piedistallo del pene"

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इं iṃ è nityaklinna, il cui nome significa "bagnata" o "eternità bagnata".

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ईं īṃ è bheruṇḍa la "formidabile", la "terribile", la "iena". ma il nome significa anche "gravidanza".

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उं uṃ è vahnivāsini che si può tradurre con " colei che vive nel fuoco", "vestita di fuoco" o £sacerdotessa del fuoco"

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ऊं ūṃ è mahavajreśvarī, la "signora del grande vajra", si dice che sia "bella come la rosa della cina" ed a volte è descritta come una giovane donna dall'andatura ondeggiante per il troppo vino bevuto.

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ऋं ṛṃ è śivadūtī, letteralmente "messaggera di śiva" o "angelo di śiva", è rappresentata circondata da ṛṣi intenti a cantare i suoi inni.

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ॠं ṝṃ è Tvarita la "veloce", nella sua vagina si visualizza l'ॐ auṁ.

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ऌं ḷṃ è kulasundarī detta anche bālāsundarī, la "bella della famiglia" o la "bella ragazza", racchiude in sé "sole luna e fuoco"

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ॡं ḹṃ è nitya l'eternità, bella "come il sole dell'alba", signora delle dakini.

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एं eṃ è nīlapatākā, " bandiera di zaffiro"o "emblema dello zaffiro".

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ऐं aiṃ è vijaya, la "trionfante".

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ओं oṃ è sarvamaṅgala la "signora di tutte le fortune".

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औं auṃ è jvālāmālinī[/img], "fioraia delle fiamme", "fioritura di fiamme", "inghirlandata con le fiamme".

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aṁ è infine [b]citra
, la "meravigliosa", la "variegata", la " dipinta".

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La sedicesima vocale अः aḥ come ho già detto è la Dea in persona, la bella delle tre città, tripurasundarī, detta anche lalita, colei che gioca o ṣoḍaśī che vuol dire 16.

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Pratica dei bija mantra

Messaggioda Paolo proietti » 15 maggio 2013, 16:16

tratto da: http://blog.libero.it/DAOYIN/12095938.html

Nella pratica dello "yoga del suono" si fa vibrare OGNI PETALO DEI CAKRA".
Prendiamo l'esempio del viśuddha cakra:

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è rappresentato da un fiore a 16 petali.
Al centro, pericarpo, troviamo la sillaba हं haṃ.
Sui petali, in senso orario, sono invece scritte le sillabe
aṃ - āṃ - iṃ - īṃ - uṃ - ūṃ - ṛṃ - ṝṃ - ḷṃ - ḹṃ - eṃ - aiṃ - oṃ - auṃ - aṁ. -aḥ.
I petali indicano le nadi "principali" che passano per il plesso della gola.
Le lettere invece "sono" le diverse frequenze vibratorie, le "qualità". delle energie che scorrono nelle diverse nadi.
facendole risuonare si stimolano tutti gli organi legati ad ogni singolo canale energetico (ogni singolo "petalo").
Nella pratica di viśuddha cakra (e di tutti gli altri cakra, come vedremo) prima di tutto si intona la sillaba sacra ॐ auṁ in quanto radice di tutti i suoni, quindi si attivano/aprono tutti i petali ripetando per 16 volte il bija mantra haṃ visualizzandolo sui singoli petali, dal primo in alto all'ultimo a sinistra del primo:

auṁ
haṃ haṃ haṃ haṃ
haṃ haṃ haṃ haṃ
haṃ haṃ haṃ haṃ

Dopo di chesi ripete la sillaba sacra e si attivano le singole energie (sillabe) concludendo, ovviamente, con la sillaba sacra:

auṁ
aṃ - āṃ - iṃ - īṃ -
uṃ - ūṃ - ṛṃ - ṝṃ -
ḷṃ - ḹṃ - eṃ - aiṃ -
oṃ - auṃ - aṁ. -aḥ.
auṁ

Con gli altri cakra si procede in modo analogo, ma prima occorre spiegare come si formano.

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Abbiamo detto che ci sono tre potenze origiinarie:
अ a - la "SUPREMA",
इ i - il "DESIDERIO/VOLONTA'",
उ u - la "ESPANSIONE".

La "SUPREMA" , अनुत्तर anuttara, è al tempo stesso una delle tre e "il nome" delle tre assieme".
Queste tre POTENZE (che hanno natura "SOLARE") scorrono ininterrottamente, oceano infinitamente profondo senza rive e senza tempo, e il suono del loro fluire è una specie di muggito, ॐ auṁ , una sillaba che è una specie di ibrido tra A ed U che noi possiamo riprodurre emettendo una specie di O chiusa e facendola vibrare nel naso.
Per qualche motivo per noi incomprensibile, queste potenze di tanto in tanto si "RIPOSANO".
Non è che si riposano veramente, diciamo che c'è un qualcosa, un qualche principio di individualità che fissa l'attenzione su un particolare punto dell'Oceano senza sponde.
In quel "momento" (tra virgolette perchè tempo e spazio come li intendiamo noi non sono ancora stati creati), nell'attimo in cui le tre potenze si riposano, insorgono le tre potenze lunari:
आ ā, la BEATITUDINE, l'Oceano cosciente di essere Oceano.
ई ī, la CAPACITA' CREATIVA, la consapevolezza dell'oceano di poter creare il ritmo delle maree.
ऊ ū, l'ONDA.

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La duplice e contemporanea tendenza al riassorbimento nel punto di prima dell'inizio e all'espansione/espressione, di cui il nascere e il morire dell'onda sono come una rappresentazione "artistica" produce due suoni:
ṃ anusvāra, la consonante "m" o la consonante "n" nasalizzate, reso graficamente, in sascrito, con un punto in alto, "ं"(il cerchio punteggiato rappresenta la vocale che precede anusvāra )
ḥ visarga, la "h" aspirata, resa graficamente con due punti "ः".
Dall'unione con la potenza suprema "a", questi due suoni danno origine alla sillaba अः aḥ e alla sillaba अं aṃ, che esprimono sul "piano della manifestazione" il principio di invidualità:
अहम् aham, "IO", la prima persona singolare.
Questo principio di individualità, che racchiude in sé le opposte tendenze alla espressione (अः aḥ) e al riassorbimento(अं aṃ) e quindi alla luce e al buio, la bene e al male, alla vita e alla morte, assiste all'insorgere delle potenze lunari e al loro urtarsi, rincorrersi, sfuggirsi con le potenze solari grazie alla LUCE, la luminosità che emerge dal gioco delle potenze, la "semivocale" र ra e prova STUPORE, la "semivocale" ल la.
RA, la Luminosità, è la vibrazione fondamentale dell'elemento FUOCO
LA lo Stupore che blocca, raggela, metallizza, è la vibrazione fondamentale dell'elemento TERRA.
il suono ल la unito alla tendenza al riassorbimento ṃ (sempre presente nella manifestazione) genera लम् laṃ il bija mantra della terra, लम् laṃ, pilastro della manifestazione e al tempo stesso lo "stampo" della manifestazione.
Dall'oceano di prima dell'inizio emerge la montagna sacra, il Monte Meru.
In alto il bija mantra della manifestazione in potenza ॐ auṁ e in basso il bija mantra della terra, suono della manifestazione attuata लम् laṃ.

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I due suoni, vertice o pedice della montagna sacra sono legati tra loro dalla rappresentazione delle potenze: l'energia che scorre nelle tre nadi principali piṅgala, iḍā, suṣumṇā.
Trai due poli (alto/basso - manifestabile /manifesto) vanno a" posizionarsi":
1) il bija mantra del plesso della gola हं haṃ, proiezione del suono dell'efflusso delle potenze, il visarga, e sillaba centrale dell'individualità aham)
2) il bija mantra del plesso dell'ombelico रं raṃ, il Fuoco, la Luce che illumina la Terra e ci permette di percepire e amare la differenze.
Il processo della manifestazione a questo punto è inarrestabile:
dall'onda ऊ ū si produce il bija mantra del plesso genitale वं vaṃ e dalla capacità creativa ई ī il bija mantra del plesso del cuore, यं yaṃ.

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Il Bija mantra della gola, हं haṃ, nello schema dei cakra, rappresenta शिव śiva, il dio che dorme al centro dell'Isola delle Gemme (vedi questo Blog "Yoga e Altre stranezze "SRI VIDYA":http://blog.libero.it/DAOYIN/12073411.html)

Attorno a lui la Dea dispiega tutte le sue 16 forme, le Nitya, madri divine della manifestazione, in ordine di emissione e in senso orario:
aṃ - āṃ - iṃ - īṃ - uṃ - ūṃ - ṛṃ - ṝṃ - ḷṃ - ḹṃ -eṃ - aiṃ - oṃ - auṃ - aṁ - aḥ

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La Dea a questo punto intona il "Canto del Risveglio" : Ka e ī la hriṃ....
Il primo suono,KA, eguale e contrario alla HA del Dio che dorme origina la prima classe di consonanti, le gutturali o kaṇṭhya:
क ka - ख kha - ग ga - घ gha - ङ ṅa

Le gutrurali, che derivano direttamente dalla Potenza Suprema, rappresentano i "prototipi" di tutte le altre consonanti, cinque suoni che si "ripetono" cinque volte mandando l'aria in cinque zone diverse del cavo orale.
Per esempio: ka gutturale fatta risuonare sul palato diventa ca (pronuncia cia), prima delle palatali, rovesciando la lingua verso il palato molle diviene ṭa (pronuncia cda, come in "tram" pronunciato da un siciliano), prima delle Linguali, spinta verso i denti diventa ta, prima delle dentali, e spinta verso le labbra socchiuse diventa pa, prima delle labiali.
Le cinque gutturali nate dalla prima sillaba del mantra della Dea si dispongono intorno al bija mantra yaṃ formando i primi cinque petali del loto del cakra del cuore, dall'alto in basso e in senso orario.
Risuonando con la yaṃ che è stata prodotta dalla Potenza del desiderio "i" vocale palatale, danno vita alle cinque consonanti palatali che formano cos' i successivi 5 petali:
ट ṭa - ठ ṭha - ड ḍa - ढ ḍha - ण ṇa
Dalla risonanza con la ṛ , vocale linguale "contenuta" nella pronuncia del bija mantra yaṃ, nascono infine gli ultimi due petali del loto del cuore, le prime due linguali o retroflesse:
ट ṭa - ठ ṭha.
Ecco che si ottiene il loto del cakra del cuore o anāhata cakra:
kaṃ - khaṃ - gaṃ - ghaṃ - ṅaṃ - ṭaṃ - ṭhaṃ - ḍaṃ - ḍhaṃ - ṇaṃ - ṭaṃ - ṭhaṃ

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La recitazione del bija mantra del cakra del cuore seguirà lo stesso schema di quella del cakra della gola; una ripetizione di yaṃ per ognuno dei dodici petali , seguita dalla sonorizzazione delle 12 sillabe :


auṁ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ

auṁ
kaṃ khaṃ gaṃ ghaṃ
ṅaṃ ṭaṃ ṭhaṃ ḍaṃ
ḍhaṃ ṇaṃ ṭaṃ ṭhaṃ
auṁ
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Messaggioda Paolo proietti » 18 maggio 2013, 21:36

Si è detto che in sanscrito le vibrazioni delle lettere "sono" divinità, generate dalle "Potenze della Creazione"
Le tre Potenze originarie अ a - la "POTENZA SUPREMA" - इ i - la "POTENZA DEL DESIDERIO"- उ u - la "POTENZA DELL'ESPANSIONE" scorrono senza posa nell'Oceano senza sponde che abbraccia "l'Isola delle Gemme".
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Quando, senza nessun motivo apparentemente, le tre potenze, che alcuni definiscono "solari" si "riposano", si fermano un istante generando la "LORO ECO", tre potenze lunari:
आ ā - la "POTENZA DELLA BEATITUDINE",
ई ī - la "POTENZA DELLA CAPACITA' CREATIVA",
ऊ ū - la POTENZA DELL'ONDA".
L'efflusso (come lo definisce Giuseppe Tucci in "Pratica e Teoria del Mandala") delle potenze "lunari" nelle potenze "solari" è rappresentato dal suono aspirato ः ḥ detto in sanscrito visarga, "EMISSIONE".
La tendenza delle potenze al riassorbimento è invece rappresentata dal punto (bindu) ं ṃ ed è detta anusvāra.

Dal combinarsi con la potenza suprema "a", questi due suoni danno origine alla sillaba अः aḥ e alla sillaba अं aṃ, che esprimono sul "piano della manifestazione" il principio di invidualità:
अहम् aham, "IO", la prima persona singolare.
Questo principio di individualità che racchiude in sé le opposte tendenze alla espressione (अः aḥ) e al riassorbimento(अं aṃ) e quindi alla luce e al buio, la bene e al male, alla vita e alla morte, assiste all'insorgere delle potenze lunari e al loro urtarsi, rincorrersi, sfuggirsi con le potenze solari grazie alla LUCE, la luminosità che emerge dal gioco delle potenze, la "semivocale" र ra e prova STUPORE, la "semivocale" ल la.

RA, la Luminosità, è la vibrazione fondamentale dell'elemento FUOCO
LA, lo Stupore che blocca, raggela, metallizza, è la vibrazione fondamentale dell'elemento TERRA.
YA, il movimento che fa seguito allo stupore, è la vibrazione fondamentale dell'Elemento VENTO.
VA, Il potere di generazione che nasce dall'esperienza, è la vibrazione fondamentale dell'elemento ACQUA

A questo punto, dal vario combinarsi delle Potenze si vengono a formare :
il bija mantra dello SPAZIO Haṃ (Cakra della Gola) generato dalla Potenza Suprema suprema "a",
il Bija mantra del VENTO Yaṃ (Cakra del Cuore) generato dalla Potenza del Desiderio/Volontà "i",
Il bija mantra del FUOCO Raṃ (Cakra dell'Ombelico), generato anch'esso dalla Potenza del Desiderio "i".
Il bija mantra dell' ACQUA Vaṃ (Cakra dei Genitali), generato dalla Potenza del'Espansione "u".
Il bija mantra della TERRA Laṃ (Cakra del Perineo) generato, ancora dalla Potenza del Desiderio "i".

La logica della formazione dei Cakra (espressione del processodella manifestazione, innescato dal "Riposo delle Potenze solari" è semplice, lineare:
Le vocali principali (potenze solari) corrispondono a tre modalità di emissione sonora e con le loro "eco" (potenze lunari) danno vita alle prime tre categorie di suoni:

kaṇṭhya Gutturali अ a आ ā
tālavya Palatali इ i ई ī
oṣṭhya- Labiali उ u ऊ ū
dalla इ i vengono poi generate alrtre due coppie di vocali:
mūrdhanya Linguali ऋ ṛ ॠ ṝ
dantya Dentali ऌ ḷ ॡ ḹ
In tutto cinque gruppi di suoni che formano le categorie principali in cui è diviso l'alfabeto sanscrito e corrispondono a luoghi diversi del cavo orale:
Gutturali, Palatali, Linguali, Dentali e Labiali.
Le 25 consonanti sanscrite sono sempre gli stessi cinque suoni generati dalla vocale A, ripetuti nelle diverse modalità di emissione vocale:

kaṇṭhya Gutturali
1) क ka 2) ख kha 3) ग ga 4) घ gha 5) ङ ṅa

tālavya Palatali
6) च ca 7) छ cha 8) ज ja 9) झ jha 10) ञ ña

mūrdhanya Linguali
11) ट ṭa 12) ठ ṭha 13) ड ḍa 14) ढ ḍha 15) ण ṇa

dantya Dentali
16) त ta 17) थ tha 18) द da 19) ध dha 20) न na

oṣṭhya Labiali
21) प pa 22) फ pha 23) ब ba 24) भ bha 25) म ma


Questi 25 suoni,più i suoni detti semivocali e i suoni detti sibilanti, uniti all'anusvāra sono le lettere che troviamo sui petali dei cakra del cuore, dell'ombelico e dei genitali.

Loto del Cakra del cuore:
Immagine

Sillaba centrale, Bija Mantra, Yaṃ.
12 petali, in senso orario dall'alto in basso:

5 kaṇṭhya Gutturali
1) क ka 2) ख kha 3) ग ga 4) घ gha 5) ङ ṅa

5 tālavya Palatali
6) च ca 7) छ cha 8) ज ja 9) झ jha 10) ञ ña

2 mūrdhanya Linguali
11) ट ṭa 12) ठ ṭha

Mantra del cakra del cuore:

auṁ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ
yaṃ yaṃ yaṃ yaṃ
auṁ
kaṃ khaṃ gaṃ ghaṃ
ṅaṃ ṭaṃ ṭhaṃ ḍaṃ
ḍhaṃ ṇaṃ ṭaṃ ṭhaṃ
auṁ


Loto del Cakra dell'Ombelico:
Immagine

Sillaba centrale, Bija Mantra, Raṃ.
10 petali, in senso orario dall'alto in basso:

3 mūrdhanya linguali
13) ड ḍa 14) ढ ḍha 15) ण ṇa

5 danthya dentali
16) त ta 17) थ tha 18) द da 19) ध dha 20) न na

2 oṣṭhya labiali
21) प pa 22) फ pha


Mantra del cakra dell'ombelico

auṁ
Raṃ Raṃ Raṃ Raṃ Raṃ
Raṃ Raṃ Raṃ Raṃ Raṃ
auṁ
ḍaṃ ḍhaṃ ṇaṃ taṃ thaṃ
daṃ dhaṃ naṃ paṃ phaṃ
auṁ




Le ultime tre consonanti labiali si dispongono sui primi tre petali del Cakra dei Genitali:
Immagine

Sillaba centrale, Bija Mantra, Vaṃ.
6 petali, in senso orario, dall'alto in basso:
3 oṣṭhya labiali 23) ब ba 24) भ bha 25) म ma.
A questo punto entra in gioco un altra categoria di lettere, le SEMIVOCALI o antastha. Si tratta di un gruppo di quattro sillabe, generatesi nel momento in cui le "Potenze Lunari" insorgono come eco delle "Potenze Solari": corrispondenti ai bija mantra dell'Aria, che corrispondono ai bija mantra dell'Aria, del Fuoco, della Terra e dell'Acqua
य ya semivocale tālavya Palatale.
र ra semivocale mūrdhanya Linguale.
ल la semivocale dantya Dentale.
व va semivocale oṣṭhya Labiale.
Le prime tre semivocali (य ya, र ra, ल la) unite all'anusvāra,vanno a disporsi negli ultimi tre petali del Cakra dei genitali



Mantra del cakra dei genitali:

auṁ
Vaṃ Vaṃ Vaṃ Vaṃ
Vaṃ Vaṃ Vaṃ Vaṃ
auṁ
baṃ bhaṃ maṃ
yaṃ raṃ laṃ
auṁ



La quarta semivovale Bija mantra del cakra dei genitali, vibra nel Cakra del Perineo assieme ad un altro gruppo di lettere: le sibilanti श śa - ष ṣa e स sa
Immagine

Sillaba centrale Laṃ.
4 petali, in senso orario, dall'alto in basso:
व va semivocale oṣṭhya Labiale
श śa sibilante tālavya Palatale
ष ṣa sibilante mūrdhanya Linguale
स sa sibilante dantya Dentale


Mantra del cakra del perineo:

auṁ
Laṃ Laṃ Laṃ Laṃ
auṁ
vaṃ śaṃ ṣaṃ saṃ
auṁ
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Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 31 maggio 2013, 12:39

Si è detto (" IL FIORE DELLA DEA " http://blog.libero.it/DAOYIN/12092035.html) che le sedici sillabe iscritte nei petali del cakra della gola sono associate a dee dai nomi imbarazzanti ( come "VAGINA INGHIRLANDATA" o " VAGINA DI FUOCO"). Gli stessi nomi vengono associati ad alcune delle forme dello Sri Yantra, mostrando così l'esistenza di un rapporto diretto tra i plessi energetici del corpo e la "Mappa dell'Universo).
Immagine
Approfondendo lo studio dello Sri yantra si scopre che c'è una dea (o un gruppo di Dee) in ogni triangolo, linea, punto dello Sri yantra. Il fiore di loto ad 8 petali ad esempio (il III circolo, essendo il I le "mura quadrate" e il II il loto a sedici petali) è dedicato ad un gruppo di dee chiamate anaṅga, che letteralmente significa"SENZA MEMBRA" (spirito incorporeo) appellativo del Dio del Desiderio, kāma.
I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅga kusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO" rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume)...difficile pensare che i riferimenti agli organi genitali e alle più fantasiosose pratiche sessuali siano dettati dal caso.
Del resto al vertice dello Sri Yantra fanno mostra di sé un pene ed una vagina, basta prendere un immagine tridimensionale del mandala per rendersi conto che la figura centrale che nella pianta (lo Sri Yantra bidimensionale) appare come un punto, o un cerchio iscritti in un triangolo, in realtà è uno Yoni Lingam:
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Diciamo subito che nello Sri Yantra:
(1) i cinque triangoli con il vertice in basso rappresentano la LUNA (l'oggetto del desiderio),
(2) i quattro triangoli con il vertice in alto rappresentano il FUOCO (il soggetto che desidera) e
(3)la figura centrale, lo Yoni Lingam, il SOLE (la conoscenza carnale e la conoscenza in genere, che lega il soggetto e l'oggetto in una unica forma/energia chiamata samadhi).
L' identità dei due simboli (Sri Yantra e Yoni Lingam) può svelarci il significato di certi dettagli e di rituali che sembravano oscuri o stravaganti, di entrambi. Prendendo come riferimento il Tantrasara diAbhinavagupta possiamo dire, per esempio, che Il Pene del Dio rappresenta la lettera A, la potenza Suprema.
Immagine

Le tre linee orizzontali, che gli shaiva riportano sulla fronte, "sono", invece, le tre Potenze "solari" (A, la Suprema, I il Desiderio, U l'Espansione) nel momento della RIPOSO, ovvero dell'EFFLUSSO delle Potenze Lunari.
La Vagina della Dea, dalla quale emerge il Lingam, rappresenta invece le tre potenze nell'atto di generare le sillabe dell'alfabeto (vedi in questo Blog "I SUONI SEGRETI DELLO SRI YANTRA").
L'aspersione con latte o olii essenziali, praticata duranta la SHIVA PUJA, ci racconta, infine, l'azione del VISARGA, l'emissione del seme che dalla vetta del Meru "porta a valle" le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Immagine

I rivoli di sillabe che immaginiamo discendere dallo Sri Yantra sono il Logos Spermatikos .
Nella discesa verso la manifestazione grossolana lo "sperma del Dio" non perde mai la propria natura di VIBRAZIONE, ma indossa, progressivamente, i panni dei cinque elementi sottili (SUONO, TANGIBILITA', COLORE/FORMA, SAPORE, ODORE) dei cinque elementi grossolani (SPAZIO, ARIA, FUOCO, ACQUA, TERRA), delle cinque percezioni (ASCOLTARE, TOCCARE, VEDERE, GUSTARE, ODORARE), delle cinque azioni (PARLARE, AFFERRARE, MUOVERSI, GENERARE, EVACUARE) ecc. ecc. fino a disegnare, nello Spazio e nel Tempo da lui stesso generati, l'Universo Conosciuto.
L'emissione del Logos Spermatikos è rappresentata dal suono dalla sillaba अःaḥ, sedicesima sillaba del cerchio delle matrika, il cakra della gola:
Immagine

La अःaḥ è detta VELENO DELLA MORTALITA' e non è difficile comprenderne il motivo: l'emissione che dà inizio alla manifestazione segna contemporaneamente la fine dello stato di eccitazione. Il desiderio genera, assieme, nascita e morte: dall'atto d'amore di Shiva e Shakti nasce il ciclo del samsara, la catena delle rinascite che procura dolore e angoscia.
E' questo il segreto, terribile e meraviglioso, della sillaba अःaḥ: la Creazione porta in sè il germe della Dissoluzione.
Una volta nati non si ha nessuna speranza di sfuggire alla morte.
Vero è che il Dio dell'Isola delle Gemme potrebbe continuare all'infinito il suo sonno senza sogni, immerso nella Beatitudine Eterna ma la sua Sposa dai mille nomi (anche se è sempre lei, Sri Bhagavatī, "DURGA") è dannatamente bella, non le si può resistere e così ogni ciclo cosmico si apre alla stessa maniera, con le stesse danze, luci, suoni e con la dolce malinconia di chi ha l'oblio come unico ricordo.
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Ad ogni alba dell'universo, quando il sipario si apre, comincia il rito sacro della seduzione, sempre uguale a se stesso. I gemiti, gli sguardi, le carezze che si donano i due DANZATORI DIVINI sono gli stessi che sgorgano dal nostro cuore quando amiamo, e questo è un punto da fissar bene nella mente se si vogliono comprendere gli insegnamenti dello Sri Yantra: ciò che ci rende simili agli Dei è il desiderio.
Il principio vitale dell'Universo, il Mozzo della Ruota dell'Esistenza, è lui, il Dio Kāma.
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E se lo Sri Yantra è la mappa dell'Universo il Geometra non può essere che lui, il Dio del Desiderio. E' questo il segreto ultimo dello Sri Yantra (e dello Yoga! perché è dallo Sri Yantra che lo yoga trae i percorsi energetici, gli stadi meditativi, le basi filosofiche senza le quali si ridurrebbe ad una salubre ginnastica, una chiacchiera da salotto o un surrogato della religione): Kāma, ma è un segreto di Pulcinella: il mantra dello Sri Yantra è detto Kāmarāj mantra.Il punto centrale è la sede di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA", Le linee del triangolo centrale, che rappresentano le "Potenze" A, I, U nell'atto di generare le sillabe dell'alfabeto, sono chiamate mahā kāma īśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī o "GRANDE VAGINA INGHIRLANDATA") e mahā vajrā īśvarī, dove vajrā non significa diamante, ma indica una particolare abilità di DURGA: quella di rendere il pene di SHIVA duro e resistente come un pilastro..... Ogni angolo, punto, linea del "Mandala dell'Universo" è "un canto dedicato alle abilità amatorie di una Dea o di un gruppo di Dee e le rappresentazioni scultoree delle "Signore dello Sri Yantra" sono così esplicite da non lasciare dubbi sul significato dei loro nomi.
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Se si esclude la possibilità che brahmini, monaci e yogin fossero degli inguaribili erotomani non resta che una possibilità: nel desiderio, nell'ardore degli amanti si nasconde la chiave per rompere la catena del samsara: l'amṛtabīja., "il SEME DELL'IMMORTALITA'"
L'amṛtabīja non è una tecnica che si possa apprendere, e neppure un concetto: è un suono.
Viene chiamato anche parābīja (SEME SUPREMO) e hṛdayabīja (SEME DEL CUORE o seme della CONOSCENZA DIVINA) e sarebbe il suono che viene prodotto naturalmente dal corpo umano un'istante prima dell'orgasmo.
Nel Parātrīśikāvivāraṇa,un testo din cui Shiva e Parvati discettano dell'iniziazione alla "VIA DIRETTA" o nirvāṇa dīkṣā l'amṛtabīja viene descritto in questo modo (sutra 9; 10):
"E' il terzo Brahman unito con la quattordicesima vocale e con colui che viene alla fine del signore delle vocali".
Il "terzo Brahman" è SAT (l'Esistente, l'Eterno), terza sillaba del mantra vedico OM TAT SAT.
La quattordicesima vocale è la औ au.
Il "Signore delle vocali" è la lettera अ a, la Potenza Suprema e colui che viene dopo è il Visarga, l'emissione.
sat + au + visarga danno il bijamantra "segreto" सौः sauḥ.
Il termine segreto (rahasya) non deve trarre in inganno:
nessuno ha interesse a tenerlo nascosto (tanto è vero che si trova citato ovunque, sia in cartaceo che sul web), è semplicemente un suono INTERNO , prodotto dal corpo senza nessun intervento della volontà.
Non è neppure un mantra come lo intendiamo di solito, lo si può cantare e recitare per migliaia di volta senza che sortisca alcun effetto.
Credo sia il suono prodotto dalla vibrazione involontaria del muscolo pubococcigeo nel momento dell'orgasmo, ma questo non ci dice niente sulla sua "valenza operativa".
Che ce ne facciamo di un suono che non possiamo ripetere e che possiamo percepire a fatica?
Tra le varie descrizioni del "bija supremo" ce ne è una (credo di Abhinavagupta) che ci può utile:
AU è il Dio in unione con la SHAKTI. Il VISARGA è l'emissione che svela la sua capacità creativa. La "S" è lo sguardo dell'amata che rinnova il desiderio.
Ecco qua! Questo è il segreto della NON MORTE, un segreto "facile facile", lo sguardo dell'amata.

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Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 3 giugno 2013, 21:16

tratto da http://blog.libero.it/DAOYIN/view.php?reset=1
Le rappresentazioni pittoriche dell'"Isola delle Gemme" sono sempre descrizioni dello Sri Yantra.
Questa che pubblico sotto è particolarmente interessante:

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Ritrae sri bhagavatī (DURGA) e il suo sposo, sri bhagavat (SHIVA) che, muniti entrambi di archi e frecce) siedono tranquillamente su un cadavere.
La prima cosa su cui soffermarsi, secondo me, è il significato della parola bhavagat.
Di solito viene tradotto con "BEATO""ASSOLUTO", "DIO", "VENERABILE", "GLORIOSO", ma il significato letterale è un po' diverso.
वत् vat significa "COME", "IDENTICO A..." oppure, alla fine di una frase, "PIENO DI...".
भग bhaga invece vuol dire, senza ombra di dubbio, "VAGINA".
Bhagavat è "COLUI CHE E' PIENO DI VAGINA/E" o "COME UNA VAGINA".
Di fatto ci troviamo di fronte ad un ritratto del SIGNOR PIENO DI VAGINE e della sua consorte. Potrebbe sembrare uno scherzo, ma se si osserva bene il parasole sopra le loro teste si vedrà che è uno Sri yantra tridimensionale.
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Le vagine di cui sono pieni i due sposi sono i triangoli del Diagramma dell'Universo (TRIANGOLO = YONI).
Il cadavere sul quale sono seduti i due sposi è śiva śava, con शव śava che significa"CADAVERE", "CARCASSA"
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sotto si vedono, piccoli piccoli, gli dei più importanti del pantheon induista, a significare il loro essere una emissione, una derivazione in scala ridotta dei due "sposi divini".
Per cogliere il significato di śiva śava bisogna considerare che in sanscrito l'aspetto sonoro, grafico e simbolico delle lettere sono indissolubilmente legati.
La lettera I è una delle "TRE POTENZE ORIGINARIE:
अ a - la "POTENZA SUPREMA" -
इ i - la "POTENZA DEL DESIDERIO"-
उ u - la "POTENZA DELL'ESPANSIONE"-
Dalle tre potenze originarie nascono tutte le classi di sillabe consonantiche dell'alfabeto dell'alfabeto sanscrito.
dalla अ a nascono le consonanti gutturali (ka ecc.), dalla उ u le consonanti labiali (paecc.) e dalla इ i, che per questo è detta "TRIPLICE POTENZA" o "TRIPLICE VOLONTA'/DESIDERIO", le consonanti palatali, linguali e dentali (serie della ca, della ṭa e della ta). La lettera इ i, la TRIPLICE VOLONTA', ha la forma di un serpentello a tre spire "इ", ma quando viene inserito dopo una sillaba si trasforma in un bastone con una mezzaluna sopra, quasi un zampillo d'acqua che va a bagnare la lettera che la precede nell'emissione vocale, così, ad esempio "शव" śava con la "इ" i diviene "शिव" śiva :
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So che queste deduzioni possono apparire cervellotiche, ma se si considera la scrittura sanscrita quello che è, una lingua "POLISEMANTICA" chiamata देवनागरी devanāgarī, termine che può essere tradotto con CITTA' (nagarī) degli DEI (deva), "SCRITTURA DELLA CITTA' DEGLI DEI" , "ERBA DEL GIOCO" o "FEMMINA MISTERIOSA" si vedrà che potrebbero avere un senso.

La I, la TRIPLICE VOLONTA'/DESIDERIO, dà vita e capacità creativa al Cadavere.
A fianco dei due dei dell'Isola delle Gemme ci sono due ancelle che reggono uno scacciamosche.
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Coppie di donne o uomini impegnati a far vento alle divinità si trovano spesso nelle rappresentazione tantriche e non si dà mai loro troppo importanza, ma nell'arte sacra indiana (e non solo indiana) non c'è niente di casuale o trascurabile.
Nella foto sotto ( segnalata da Andrea Pagano) che ritrae un dipinto su stoffa, si vede un tridente in mezzo a due occhi e due personaggi, uno blu ed uno bianco, intenti a far vento:

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I due dipinti (l'Isola delle Gemme e il Tridente) sono interpretazioni diverse delle stesse soggetto, e danno, entrambi, INDICAZIONI TECNICHE, OPERATIVE sulla pratica dello Yoga.
Il "fare vento" indica che abbiamo a che fare con i "soffi vitali" (vāyu). i due personaggi che "portano" gli scacciamosche sono i "PORTATORI DI BASTONE", i soffi vitali che hanno il compito di risvegliare kuṇḍalinī e di portarla al cakra dell'ombelico, dove, da morbida e sinuosa, diverrà "dritta e rigida come un bastone".
Il tridente rappresenta la sillaba औ au che, ci dice Abhinavagupta simboleggia l'abbraccio delle due divinità.
I due punti rossi incastonati nelle sfere dipinte tra le punte del tridente sono i due punti del visarga ":".
Gli occhi tra cui si innalza il tridente sono lo sguardo della Sposa, lo sguardo che rinnova il desiderio, e per Abhinavagupta (Tantrasara) la lettera स् s.
Come risultato abbiamo il mantra "segreto" सौः sauḥ.
Tre simboli diversi (l'Isola delle gemme, il Tridente e lo Yoni Lingam) rimandano al medesimo bija mantra:
Immagine

Un suono che secondo i testi tantrici, l'uomo non può percepire senza l'aiuto della propria compagna, perchè è dal corpo della donna che viene emesso, spontaneamente, nell'istante che precede l'orgasmo.
A questo punto la traduzione letterale della parola bhagavat(solitamente tradotto con BEATO) ovvero COME LA VAGINA o PIENO DI VAGINA assume significati assai importanti per i praticanti di Yoga.
Molte delle indicazioni "operative" contenute nei testi, nelle rappresentazioni pittoriche e scultoree, nei mantra, non vengono, di solito, comprese perchè siamo portati ad interpretarle secondo la nostra cultura decisamente maschilista. Siamo così condizionati dai nostri pregiudizi che anche i simboli più chiari ed espliciti vengono interpretati "alla rovescia".
Un esempio tra tutti: il Dio śiva che per noi rappresenta l'archetipo della virilità (il Lingam, il tridente, le mirabolanti performance erotiche con Sati e Parvati...) in realtà rappresenta la luna, per noi occidentali simbolo della femminilità. Basta guardare una sua qualunque rappresentazione o leggerne la descrizione sui testi:
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śiva è blu, come la luce lunare, danza con la grazia e la scioltezza di una ballerina dell'Opera e sfoggia un pacchianissimo fermacapelli d'argento a forma di luna crescente.
Se analizziamo i miti e i simboli indiani con le nostre categorie mentali rischiamo rischiamo di recepire gli insegnamenti in maniera errata.
Le equivalenze LUNA= FEMMINILE e SOLE= MASCHILE e la dicotomia SOLE/MASCHIO/ATTIVITA' - LUNA/FEMMINA/PASSIVITA' che noi diamo per scontate, anzi archetipiche, non valgono per la filosofia che sta alla base dello Yoga che si basa non sul dualismo, ma quello che potremo definire TRINITARISMO.
L'ASSOLUTO è UNO (एकम् ekam) ma è anche TRINO.
La vita dell'universo è simboleggiata da un triangolo che ha per vertici il FUOCO, il SOLE e la LUNA

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Il SOLE è काम kāma, ovvero la coppia di sposi dell'Isola delle Gemme,
la LUNA è शिव śiva e il FUOCO è शक्ति śakti.
L'impulso alla manifestazione dato da शक्ति śakti/FUOCO si esprime con un movimento antiorario che porta alla formazione del primo triangolo dello Sri Yantra, con il vertice in basso (FUOCO). Questo impulso antiorario che permane per inerzia nella rotazione dei pianeti, fa assumere simbolicamente a tutte e tre le "entità" il carattere di energia, ovvero śakti che nel manifestato assume la forma delle tre kuṇḍalinī dette di Fuoco, Sole e Luna. La via dell'AMORE conosciuta in occidente come VIA DI EROS DIVINOsarebbe, simbolicamente, l'asse che lega il FUOCO del triangolo inferiore al vertice del triangolo superiore (kāma) e i veicoli per percorrerla sarebbero le tre kuṇḍalinī.Tutto questo impiantotra virgolette "teorico" viene espresso dal Kadi e dall'Hadi Mantra (i mantra dello Sri Yantra:
Nel kadi mantra (ka e ī la hrīm - ha sa ka ha la hrīm - sa ka la hrīm) il primo verso dedicato a kuṇḍalinī di Fuoco, viene spiegato così (vedi in questo blog " SRI VIDYA"):
ka è śiva/luna;
e è śakti/fuoco;
ī è kāma/sole;
la è kṣiti/terra nel senso di casa, patria;
hrīm è Durga nella forma di kuṇḍalinī.
Il primo verso indica la meta della pratica: un movimento in direzione orario del KAMAKALA , una inversione del suo movimento "naturale" per"tornare a casa".
Nel secondo verso, dedicato a kuṇḍalinī di Sole, al praticante si suggerisce la maniera di invertire la "rotazione naturale" utilizzando le energie del corpo:
ha è ravi/dio del sole e "nadi di destra"del corpo umano;
sa è śītakiraṇa/luna, ma anche "colei che irradia fresco", le "nadi di sinistra del corpo umano";
ka è smāra, parola che indica il desiderio di appartenenza al dio dell'Amore;
ha è haṃsa/cigno cosmico che rappresenta i due lati del KAMAKALA: haṃ (suono del lato "solare", destra) e saḥ (suono del lato "lunare" sinistra);
la è śakra, altro nome di jyeṣṭha una delle tre dee del triangolo centrale dello sri yantra corrispondente a LAKSHMI e alla lettera "U" (le altre sono VAMA/SARASVATI , "A",e RAUDRI/PARVATI "I").
L'ultimo verso riguarda lo "sblocco dei tre nodi ("granthi") del corpo umano":
sa è para che sta per parabrahman o adi paraśakti e ci rimanda al nodo del muladhara cakra, dove risiede la kuṇḍalinī dormiente e nel quale, simbolicamente, per il gioco di specchi della manifestazione è contenuto lo yoni lingam che compare al vertice dello sri yantra;
ka è mara che qui é la forma terrifica di śiva detta rudra e, nel buddismo tibetano, mahākāla, e ci indica il "nodo della fronte", o meglio il palato molle, terzo nodo del corpo e dimora di rudra.
La infine è Hari/viṣṇu ad indicare il cuore, ultima destinazione di kuṇḍalinī dopo la sua "risalita".
Una risalita che indica a compimento il viaggio a ritroso dell'Essere Umano, verso la Dimora natia, luogo di RIPOSO di kuṇḍalinī e regno di Bhagavat "COLUI CHE COMPRENDE L'ESSENZA DELLA VAGINA".


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Messaggioda Indra » 4 giugno 2013, 8:50

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Messaggioda Paolo proietti » 4 giugno 2013, 11:53

Luce Oscura ha scritto:quanto sopra è sivaismo trika
se si osserva lo sri yantra ci si accorge che
è basato sul Due
i triangoli sono diversi
equilateri ed isosceli
solo così si formano le 'intersezioni'
ecco perchè il triangolo centrale è equilatero
tridimensionale è un triangolo sferico
ecco perchè il punto centrale è una sfera


Ti riferisci a questo?
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beh si la geometria non euclidea è affascinante, ma sul Trika stai ERRANDO, Mauro 8) ...
scherzo... certo sto studiando parecchio su abhinavagupta e sulla musica (lo sai che ognuna delle 9 parti dello sri yantra è un brano musicale?), ma il lavoro sullo sri yantra è puro vedanta shankariano:(saudarya lahary e testi recuperabili sul sito del math di Sringeri) ed è confermato da Gorakanath (i cui testi non sono scomparsi, ma sono conservati nel museo del Rajastan e, anche se non completamentei, sono recuperabili on line) e dal buddismo tibetano (il lavoro sulle sillabe seme e sui cakra a 32, 64, 8, 16,32 petali che fa ad esempio lama gangchen proviene dalle stesse fonti).
Credo però che le cose più importanti sulle quali sto lavorando siano lo Shiva/Luna e i suoni "spontanei del corpo".
Leggendo le storie/cronache della iniziazione sessuale di Yeshe Tsogyal mi sono fatto l'idea che si tratta della stessa roba....
Che ne pensi?
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Messaggioda Indra » 4 giugno 2013, 19:23

..
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Messaggioda Paolo proietti » 5 giugno 2013, 2:07

sankara abhinavagupta goraknath e padmasambava erano dei bimbi che la Madre yeshe portava per mano

Sottoscrivo.
Sul maschile e femminile devo dire che ci sono cose da ripensare.
Mi sono studiato i nomi delle dee che , secondo shankara, il Trika ecc., corrispondono ai vari segni dello sri yantra e sono ineluttabilmente riferimenti a condizioni ormonali femminili e a stati della vagina.
Il pene non ha così rilevanza nonostante ciò che si crede comunemente.
Credo che il sapere tantrico (maforse anche egizio: hai notato che l'Ancusha di kali ha la stessa forma dell'Ankh di Iside?) provenga da tempi assai lontani e da società in cui vigeva il matriarcato o dove, comunque sia, le donne avevano un ruolo dominante.

Per questo credo che le nostre categorie di maschile e femminile, attivo e ricettivo ecc. possano essere fuorvianti.

La luna indiana non è femminile nel senso che gli diamo noi (è Shiva!) e il sole indiano non è maschile (Sono kamaishvari e kama assieme).
Quella che sta alla base dello yoga è una triade senza distinzione di genere :
SOLE (la conoscenza) Luna (l'oggetto di conoscenza) Fuoco (il soggetto) ma entrambi nel manifestato sono Shakti, dal nostro punto di vista "femminili".

Il sole "indiano" è il SALE alchemico, credo, la Luna il mercurio, e il fuoco lo zolfo.
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Messaggioda Toki » 5 giugno 2013, 9:52

Paolo proietti ha scritto:Credo che il sapere tantrico (maforse anche egizio: hai notato che l'Ancusha di kali ha la stessa forma dell'Ankh di Iside?)

La luna indiana non è femminile nel senso che gli diamo noi (è Shiva!)


Immagine

Questa è una statuetta tardoantica di Osiride, la didascalia dice: "Osiris Lunus Toth". C'è anche l'immagine originale se la cerchi.


Il sole "indiano" è il SALE alchemico, credo, la Luna il mercurio, e il fuoco lo zolfo.


Forse non è neppure necessario tradurre:

Immagine


Vorrei sottoporre ai vostri anziani giudizi una riflessione: a volte mi sembra che questa faccenda del maschile-femminile sia l'ennesima presa per i fondelli. Prendiamo il Cielo e la Terra: è evidente che la terra è femmina e viene penetrata e fecondata dal cielo, e il suo ventre genera. Ed è altrettanto evidente che il cielo sia un'immensa vagina penetrata dalla solidità della terra. Si potrebbe continuare credo all'infinito.

Non so.

Sul piano della dualità è chiara l'immensa potenza del femminile, ma non si "dovrebbe" andare oltre? Nirguna?
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 5 giugno 2013, 10:51

Io credo, Toki, che ci sia problema di comprensione dato proprio dalla nostra , apparentemente innata, abitudine a dividere i simboli in MASCHILI e FEMMINILI.
Il sole non "feconda la terra", la osserva e ci permette a noi di vedere.
Ciò che feconda la terra è il fuoco che è dentro di lei.
E quel fuoco è la natura del sole, ma non è il sole.
Infatti c'è un occhio al centro del sole, non un pene.
Il sole guarda e fa guardare, per gli antichi "non genera", non "feconda" la terra.
Se abbandoniamo le categorie di maschile e femminile le nostre interpretazioni dei simboli indiani, cinesi o egizi cambiano completamente......
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Toki
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Messaggioda Toki » 5 giugno 2013, 11:07

Col "fecondare la terra" intendevo la pioggia, ma non importa...

Sì è proprio quello che hai scritto che intendevo dire. Ma su un piano più alto, oltre il gioco dei simboli... è una sensazione di smarrimento, di collasso.

Dopo la meditazione finale allo stage di Parma avevo un ritornello in testa: "non c'è".
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Indra
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Messaggioda Indra » 5 giugno 2013, 20:38

..
Ultima modifica di Indra il 6 giugno 2013, 7:33, modificato 1 volta in totale.


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