Shaktipat.

tecniche ed esperienze
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Messaggioda viveka » 21 gennaio 2013, 6:43

..... Io dico: scopri chi sei e poi scopri cosa è lo Yoga


tu hai scoperto che cosa è lo Yoga? in caso affermativo mi sembra corretto che ce ne parli. Spiegaci cosa è lo Yoga (per te).

grazie

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Messaggioda viveka » 21 gennaio 2013, 7:29

Inoltre anche lo Yoga diventa tutta un'altra storia: capisci dove ti sta portando e perchè lo fai. Finchè uno non ha un'esperienza cosciente del Sè, non sa dove sta andando. Può intuirlo, ma ne ha solo una idea...
Hari


Beh, sicuramente molte persone praticano senza avere un obiettivo preciso o senza sapere verso dove si muovono, ma i ricercatori che accompagnano la pratica con un minimo di studio, e credo che siano la maggior parte, sanno che la causa prima delle nostre afflizioni è la mancanza di distinzione o mescolanza (samyogo) di ciò che percepisce (il Sè) con ciò che è percepito (tutto il resto). Pertanto i praticanti seri sanno che un obiettivo della pratica è la “distinzione” tra ciò che percepisce e ciò che è percepito.
Ritieni che l’obiettivo della pratica sia un altro diverso, e quale?
Personalmente non ho vissuto le esperienze di estasi che descrivi, ma so che il raggiungimento di questa “Distinzione” è un passo importantissimo. Forse come dici tu lo “intuisco”, ma sono certo della validità della direzione che sto percorrendo.
Nel percorso Yoga si hanno anche delle certezze interiori…. difficili da esplicitare o spiegare.
Non credo che praticanti seri non sappiano verso dove si stanno muovendo. E chi non ha raggiunto un certo livello di consapevolezza con lo studio e la pratica regolare, a mio avviso non è qualificato per raggiungere l’illuminazione secondo quanto tu proponi.
Comunque, visto che tu sai chi sei, ripeto la domanda: cosa è lo Yoga? cosa è per te lo Yoga?
In un forum frequentato anche da persone che sviluppano la loro ricerca in modo graduale e secondo un processo che richiede costanza e regolarità nel lungo periodo di pratica, studio ed impegno, le esperienze che riporti possono quantomeno destabilizzare le persone; con ciò non voglio dire che quello che riporti sia negativo. Ma è necessario che spieghi…. che spieghi ad esempio come appare lo Yoga (o cosa è) alla luce delle tue esperienze d’illuminazione.

grazie

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Messaggioda Hari Gunter » 21 gennaio 2013, 19:28

Caro Viveka

Beh, sicuramente molte persone praticano senza avere un obiettivo preciso o senza sapere verso dove si muovono, ma i ricercatori che accompagnano la pratica con un minimo di studio, e credo che siano la maggior parte, sanno che la causa prima delle nostre afflizioni è la mancanza di distinzione o mescolanza (samyogo) di ciò che percepisce (il Sè) con ciò che è percepito (tutto il resto). Pertanto i praticanti seri sanno che un obiettivo della pratica è la “distinzione” tra ciò che percepisce e ciò che è percepito.
Ritieni che l’obiettivo della pratica sia un altro diverso, e quale?
Personalmente non ho vissuto le esperienze di estasi che descrivi, ma so che il raggiungimento di questa “Distinzione” è un passo importantissimo. Forse come dici tu lo “intuisco”, ma sono certo della validità della direzione che sto percorrendo.
Nel percorso Yoga si hanno anche delle certezze interiori…. difficili da esplicitare o spiegare.
Non credo che praticanti seri non sappiano verso dove si stanno muovendo.


Non ho avuto mai l'intenzione di affermare il contrario. Ti prego di comprendere le mie parole e sentirle con l'anima. Una frase come la mia: Scopri chi sei e poi scopri cosa è lo Yoga, non vuole svalidare lo Yoga, anzi.. Io sto semplicemente affermando che puoi scoprire chi sei (il Sè), a prescindere dallo Yoga. Non esiste solo lo Yoga per realizzare il Sè, anche se io credo , come penso anche tu, che lo Yoga sia una scienza completa.

E chi non ha raggiunto un certo livello di consapevolezza con lo studio e la pratica regolare, a mio avviso non è qualificato per raggiungere l’illuminazione secondo quanto tu proponi.

Questo non è così. La mia esperienza dimostra il contrario. Non parlo di Liberazione, che è il Samadhi irreversibile, parlo di Satori, attimi di Samadhi.. Di fatto è il Samadhi, ma si decade perchè l'io torna. Probabilmente le persone che vengono ai miei ritiri hanno fatto molta strada in passato, puo essere, ma quello che vedo sono spesso persone che si sono avvicinate per la prima volta alle pratiche meditative (almeno in questa vita). Il Sè non è una cosa lontana, sei Tu. Non c'è cosa più ovvia. Tuttavia l'insieme immenso di idee che abbiamo su chi noi siamo o non siamo hanno creato una distanza, una dualità profonda. Ora, quello che accade in un ritiro di Illuminazione è lo sfogliamento di tutto questo. Ma devi tener presente che le esperienze di Unione non sono stabili. Si tratta di attimi. In quell'attimo c'è solo il Sè. Questo è ciò che accade. Oggi sono stanco di spiegare e scrivere.... potresti leggere qui per quel che riguarda cosa è un Ritiro di Illuminazione
http://www.eternalyoga.org/homepage/cor ... minazione/

e qui per quel che riguarda la differenza fra lo Yoga praticato con la volontà e Yoga praticato arrendendosi a Dio.

http://www.eternalyoga.org/volonta-e-resa/

Nel Ritiro di Illuminazione insegno lo Yoga della Resa e la Meditazione sul CHI SONO IO. Quello che in questi Ritiri porta al Samadhi, non è la pratica Yoga, ma la Meditazione sul CHI SONO IO. Da questa meditazione praticata così intensamente, senza tregua per tre giorni interi, senza mai fermarsi, porta all'Unione col Sè. Questi istanti di Unione fanno scaturire ondate di energia, amore, beatitudine. E' in questo movimento che inizia a prendere senso lo Yoga della Resa.

Comunque, visto che tu sai chi sei, ripeto la domanda: cosa è lo Yoga? cosa è per te lo Yoga?
In un forum frequentato anche da persone che sviluppano la loro ricerca in modo graduale e secondo un processo che richiede costanza e regolarità nel lungo periodo di pratica, studio ed impegno, le esperienze che riporti possono quantomeno destabilizzare le persone; con ciò non voglio dire che quello che riporti sia negativo. Ma è necessario che spieghi…. che spieghi ad esempio come appare lo Yoga (o cosa è) alla luce delle tue esperienze d’illuminazione.


In realtà l'ho spiegato molte e molte volte.... Esistono due vie: la volontà e la resa. Lo Yoga che insegno è quello che si basa sulla resa. La resa a cosa? A Dio. L'esperienza dimostra che arrendendosi a Dio, il potere energetico racchiuso nel corpo, si risveglia (Shaktipat). Quando questa energia si è risvegliata, noi possimao arrenderci al suo movimento. Il corpo inizia ad assumere ogni tipo di asana senza che nessun insegnante te le abbia fatte vedere. Ogni postura, respirazione, mudra, ecc che appare nella mia sadhana, non viene dalla volontà personale. Non penso: ecco ora mi metto così, ora respiro in questo modo... No, tutto arriva da solo. Si tratta di un processo naturale di risveglio. Per questo si chiama anche Yoga Naturale e c'è un bellissimo libro che ne parla.
http://www.eternalyoga.org/homepage/shop/libri/

Tutto lo spettro di esperienze yogiche che emergono naturalmente da questo processo di resa a questa energia Divina, fa apparire tutte le asana, i pranayama, il pratiahara, dharana, dhyana e in fine il samadhi. Si tratta di una scala a gradienti.... ogni passo appare quando quello precedente è stato completato. Quindi qual'è la differenza fra questo Yoga e altri Yoga? Nessuna, le posture sono uguali o simili, i pranyama sono uguali o simili, le sensazioni possono essere le stesse, ma qui tutto arriva da se. Non c'è lo sforzo personale. Ti faccio un esempio: un praticante dello Yoga di volontà pratica una determinata tecnica un krya o qualcos'altro che gli è stato insegnato. Questa tecnica lo porta a certe esperienze, purifica le sue nadi, il corpo, la mente... ad un certo punto (questa è un'esperienza di molti), sente che l'energia nel corpo aumenta. Cosa fa? Incanala questa energia per portarla in su. Se poi sta cercando di risvegliare kundalini il discorso si fa ancora più complesso. Comunque il punto è questo:quello che fa è sicuramente giusto, è ciò che ha appreso dal suo maestro. Ma il Maestro da chi ha appreso? E il Maestro del Maestro da chi ha appreso? Se andianmo ancora indietro scopriamo che lo Yoga non è stato inventato, ma è nato da Dio, fiorito in modo naturale, è il frutto di qualcosa che esiste in natura. E' a questo che si connette la Resa. Nello Yoga della Resa viene insegnato a seguire e ad arrendersi a questa natura. Qui scopriamo che il Maestro è Dio e che il Guru cerca solo di interpretare ciò che è Dio. Realizzare Dio non significa avere la Verità, ma essersi arresi alla Verità. Torniamo sulla resa: ad un aspirante di Yoga Naturale (con la resa) viene insegnato a smettere di guidare questa energia con una tecnica o con la volontà o da qualche parte perchè così ha detto qualcuno. Io non sto dicendo che quello che hanno detto i Maestri è sbagliato, ma che c'è un'altro modo, semplicemente un modo diverso, che a parer mio è assai liberatorio. Quindi ti viene detto: arrenditi a Dio, smetti di controllare il flusso del prana. Quando ti arrendi inizia il pranottana. Questa fase è caratterizzata da movimenti catartici, salti, urla, risate isteriche, pianti, sputi, rotolamenti. Il prana sta cercando di scrollarsi di dosso un'oppressione infinita. Anni e anni di negazione, Vite intere di oppressione...
Qui puoi leggere alcune esperienze:
http://www.eternalyoga.org/esperienze-d ... raticanti/

Questa fase dura qualche giorno, o qualche mese, dipende è soggettivo. Dopodichè il corpo e la mente si sono sufficentemente purificati, il processo scende più in profondità: iniziano ad apparire le prime posture... tutto da solo, nessuno ha insegnato a quela persona cosa fare (sarebbe dire: ora usa la tua volontà). Le posture si è visto che sono le stesse o molto simili in tutti i praticanti. Sono innumerevoli e non si potrebbero assolutamente contare. Quando questo proceso è portato avanti da questa energia, la postura è sempre accompagnata da uno stato di resa interiore e di intense sensazioni. Di fatto si sta rinunciando al proprio io. Il prana si risveglia pià la personalità si dissolve. Quello che si cerca è il Samadhi, l'annullamento dell'io individuale, separato. Le posture possono andare avanti per anni. In seguito iniziano i pranayama e acconmpagnano ogni postura. Respirazioni di ogni tipo. Solo quando anche i pranayama hanno fatto il loro lavoro, la purificazione porta il corpo a stare più fermo. Il prana è più stabile e inizia il ritiro dei sensi (pratiahara). Qui ci sono esperienze molto belle perchè la mente inizia la sua vera purificazione solo col pratiahara. Tutte queste cose non le ho prima studiate... ho lasciato che accadessero e poi mi sono confrontato con i testi. La mia esperienza e quello che dicono i testi e ciò che mi dice il mio Guru, coincidono. Beh, mi fermo qui, il resto puoi immaginartelo. Per praticare questo Yoga ci vuole una forte motivazione e un grande coraggio. Si puo meditare così anche sei, otto ore al giorno. Si puo arrivare a dedicare la vita allo Yoga e il suo processo. Ma tutto ha avuto inizio molti, molti anni fa, con la prima esperienza di Samadhi. Un attimo di pura coscienza del Sè. Quell'istante ti fa capire chi sei e che questo è il senso reale di tutto. Non c'è cosa, per me, che sia più piacevole cercare. Non c'è cosa più importante. Per realizzare il Sè si può perdere tutto il resto? Dipende dal tuo destino o da quanto lo desideri. Queste sono cose difficili da capire. Il disegno di Dio è impossibile da vedere. Ma noi ci possimao arrendere a Dio, questo è ciò che ho imparato. Arrendendoci, tutto il resto arriva da se.
Viveka non voglio oltraggiare nessuno e non desidero attirare a me polemiche, porto una storia, una lunga storia. Io vivo metà della mia vita in un Ashram qui in Italia e pratico lo Yoga della Resa per molte ore al giorno. Vivo sulla mia pelle il processo di questo risveglio e non c'è cosa che mi dia di più al mondo. Sono con te, con ogni yogi, porto una conoscenza, e tu porti la tua. Ognuna di queste esperienze puo servire ad altri.
Con affetto
Hari
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Messaggioda gb » 21 gennaio 2013, 22:19

Peró Hari, basta con la pubblicitá, abbiamo capito che stai cercando iscritti: abbi la decenza di rispettare la regola di questo forum mostrata nella sezione "benvenuto"

"Se volete segnalare un centro o un evento utilizzate la pagina apposita o i messaggi privati, non pubblicate nomi ed indirizzi dei centri yoga o associazioni nel forum."

La trovi qui

http://www.yoga.it/forum/viewtopic.php?t=125

PS il mio non é un richiamo ufficiale, sono solo un utente
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Messaggioda Hari Gunter » 21 gennaio 2013, 23:03

Farò più attenzione
Grazie
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Messaggioda viveka » 22 gennaio 2013, 13:02

Ti ringrazio Hari per le spiegazioni.
Avrai capito che la strada che sto percorrendo si discosta un tantino (si fa per dire) dalla tua. Non so se il traguardo è lo stesso, ma l’approccio e gli effetti mi sembrano alquanto diversi.
Anche io spesso, tanto spesso, trovo conferma nei testi di quanto vado sperimentando; e per esempio trovo vera la definizione che PATANJALI dà dello Yoga: “yogas citta vrtti nirodhah”.
Ma anche tanti altri sutra degli Y.S. e sloka della Baghavad Gita ho sentito di riconoscerli veri alla luce della pratica.

Chissà quando saprò riconoscerli veri tutti...

Ciao e nuovamente grazie

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Messaggioda Hari Gunter » 22 gennaio 2013, 17:08

La nostra Meta è la stessa. Alle volte si va per tentativi e ogni falsa meta scompare da se... non può che rimanere il Sè, è l'unica Realtà.

Un abbraccio
Hari
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Messaggioda pushan » 22 gennaio 2013, 18:48

Hari Gunter ha scritto:La nostra Meta è la stessa. Alle volte si va per tentativi e ogni falsa meta scompare da se... non può che rimanere il Sè, è l'unica Realtà.

Un abbraccio
Hari


Vero, ma la via diretta non è per tutti. Si dice che si contano sulla dita di una mano, nel mondo, ora, quelli che possono osare di percorrerla. O forse di due, visto l'aumento esponenziale della popolazione.

Una riflessione di Jean Klein che trovo pertinente. Il brano è tratto da Sii ciò che sei.

La Via diretta procede dall'eliminazione di ciò che è noto poichè l'esperienza del Sè, della nostra vera natura, è per il momento qualcosa di sconosciuto.
Il Sè non può essere descritto che negativamente perchè nessun dato positivo, nessun "cognito" può applicarsi a Quello.
Ogni pensiero è un frammento che ci situa nella dualità.
Essa si pone difronte all'ego e rende impossibile la Conoscenza unitiva che è il solo modo di Conoscenza del Sè.
E' dunque eliminando ciò che è noto, vale a dire i nostri pensieri, le nostre percezioni e le nostre emozioni che sarà possibile reintegrare l'ultimo "Io", l'Eterno Presente.
Chi fa l'esperienza di questo "ritorno", colui che ha varcato i limiti dell'ego, cessa di essere tormentato dal desiderio e dal timore.
Per nulla diminuito dalla perdita dell'individualità, egli sa di essere, si sente stabilito "fuori dal tempo".
Solo questo "Io" temporale può dire "Io sono".
Che ci sia comparsa di pensieri oppure no, l'eterna Presenza dimora, trascendendo i tre stati (veglia, songno, sonno profondo).
Niente può più far ridiscendere il Saggio al livello della dualità.
Egli è in uno stato indifferenziato in cui l'atman, avendo riconosciuto la sua identità con il Brahman, brilla di luce propria.

Personalmente sono conscia di andare sull'altalena, a volte cadendo per rimanere a pancia all'aria sull'erba guardando il cielo, a volte alla luce fioca di una lampadina che necessità di corrente elettrica.

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Messaggioda Hari Gunter » 22 gennaio 2013, 22:06

Stabilizzarsi nel Sè non è cosa facile. Tuttavia quando hai sperimentato o hai avuto coscienza del Sè, impari a tornarci. Quando una persona ha tre, quattro Esperienze Dirette, così le chiamo io per intendere una esperienza non duale di sè, allora si instaura una coscienza stabile del Sè. Questa coscienza stabile è duale, ma proviene dalla coscienza dell'Unità. Cosa produce questa stabilità? La capacità di riposare nel Sè a piacimento. Il riposo nel Sè è uno stato meditativo duale, nel quale l'io muore e rinasce spesso. E' come spegnersi e prendere coscienza dell'Unica Realtà e poi riapparire per sognare ancora di essere un io. Questo stato meditativo porta ad un graduale riassorbimento dell'io nel Sè.

"L’Illuminazione non va mai perduta"
Da “La consapevolezza della Verità” di Yogeshwar Muni e Mona Sosna

"Una volta che avete avuto un’illuminazione, voi non la perderete mai e poi mai, in nessuna circostanza. Quando subentra di nuovo la mente, la vostra esperienza di illuminazione può diventare un ricordo, ma non andrà mai via. Resta sempre immediatamente disponibile e accessibile a voi quando vi ponete l’attenzione. Voi potreste essere capaci o incapaci di applicare bene l’illuminazione nella vostra vita, specialmente se non siete amichevoli e comprensivi con gli altri, ma se avete avuto un’illuminazione, questa non va mai perduta perché l’illuminazione è eterna, indipendente dal tempo. Perciò, la possibilità potenziale di applicarla alla vostra vita è sempre presente. Se un partecipante perde l’esperienza che ha guadagnato è perché si trattava di un’intuizione, una comprensione o un sentimento, non di un’illuminazione. Le illuminazioni sono permanenti ed assolute. Una volta che avete ottenuto una consapevole conoscenza diretta di voi stessi essa è eterna"
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Re: Shaktipat.

Messaggioda Neri » 6 marzo 2016, 14:42

Sapreste indicarmi a Bologna un maestro che mi aiuti ad arrivare al shaktipat?
Grazie :D


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