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Hari Gunter
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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 10:21

Nel Samadhi non c'è alcuna sensazione. Nessuno sperimenta qualcosa. Tuttavia c'è coscienza. C'è coscienza della coscienza, condsapevolezza della consapevolezza. La consapevolezza è solo consapevole di se stessa. Per questo non c'è uno sperimentatore. Il processo di separazione svanisce. In quel momento non puoi nemmeno raccontare cosa vivi, perchè non c'è alcun movimento del pensiero. Ogni cosa, intesa come etichetta, idea, ricerca, anche l'osservare, o ciò che possimao osservare, svanisce. Tuttavia ogni cosa rimane, esattamente come prima, ma senza alcuna nostra interpretazione. Quindi non posimao nemmeno dire: quello è un albero o, questo è il mio corpo.... Tutte queste cose diventano TE. Non parlo di un te personale e nemmeno di una idea di un assoluto o di un Dio. Solo tutto è e tutto è cosciente di se stesso. Non si potrà mai spiegare con i concetti e io non potrò mai e poi mai dare l'illuminazione a nessuno. L'unica cosa che posso fare è spiegare come fare per accettare ciò che è il Sè, accettare la Realtà o in altri termini chi tu realmente sei. L'Illuminazione non si puo "dare" e chi afferma questo è in errore. Si può creare una circostanza in cui la ricerca del Sè abbia uno spazio. Solitamente questo spazio è la Meditazione. Se poi Mediti nel modo corretto e ti viene insegnato come cercare il Sè, allora il proceso si accellera ulteriormente. Di fatto il Sè è ciò che sei sempre. Non occorre meditare su qualcos'altro, su una luce o su un punto energetico o sul respiro ecc. Questi espedienti sono utili all'inizio, quando noi dobbiamo focalizzare l'attenzione per lasciar cadere tutti i pensieri. Tuttavia non è detto che trovi il Sè se calmi la mente. E' vero, il Sè puo solo esserer accettato ed è ciò che già c'è, ma la mente è talmente forte, anche negli strati piu sottili, che l'io non si penserà mai di lasciare il posto al Sè. Questo per l'io significa la fine. Ahh che bello!! Infatti è la sua fine, ma è il tuo inizio.. Per meditare sul Sè, puoi iniziare mettendoti nella posizione dell'osservatore.... i passi successivi te li spiegherò se ti interesserà....

Cia, con affetto
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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 10:58

.. Per meditare sul Sè, puoi iniziare mettendoti nella posizione dell'osservatore.... i passi successivi te li spiegherò se ti interesserà....


se ti va lo puoi fare anche qui nel forum.

riguardo i tempi per raggiungere il samadhi, cosa affermi?
mi pare di aver letto che con le tecniche che proponi, in breve (tre giorni?) si può raggiungere il samadhi. mi sbaglio?

quali sono le implicazioni del raggiungimento del samadhi su di un piano concreto e reale (con la "r" miniscola). intendo in termini di relazioni, lavoro, salute fisica mentale e spirituale, creatività, famiglia, socievolezza etc etc?

grazie ciao

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Toki
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Messaggioda Toki » 20 gennaio 2013, 11:27

Hari Gunter ha scritto:forse mi limiterò a scrivere di meno o con piu prudenza.


Ciao Hari, benvenuto.

Se posso permettermi, sei arrivato in questo forum un po' come una mandria di bisonti al galoppo, probabilmente sull'onda del tuo grandissimo entusiasmo e amore per la pratica, che traspare dai tuoi post (a prescindere dal contenuto).

Maggior delicatezza non potrà che giovare alla tua partecipazione, secondo me.
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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 12:08

L'"Esperienza" di Unione col Sè, è raggiungibile in tre giorni. Nessuno di noi può garantire questo, ma nel lavoro che propongo una buona percentuale dei meditanti raggiunge questa esperienza.... qui si possono trovare alcune brevi scritture di chi ha avuto questa esperienza: http://www.ricercheevolutive.com/testimonianze/

Ma vorrei anche rispondere a chi mi ha accusato di fare businnes: non è necessario praticare un Ritiro di Illuminazione per avere questa esperienza. Frequentarlo facilità notevolmente l'acceso a questo stato, ma di fatto la pratica si puo fare anche a casa. Frequentare un Ritiro significa però dare tre giorni, dalle sei del mattino fino alla mezzanotte alla meditazione. Non importa quello che poi uno pensa: non si puo meditare così tanto!! Questo fa male!! Questo fa bene!!! Non ce la farò mai!! Il punto è che ad un certo punto la mente si spegne e con lei la dualità.

Poi c'è la domanda cosa composta "poi" aver avuto questa esperienza. Questi samadhi sono brevi, qualche istante, tuttavia producono importnti cambiamenti: uno di questi è che sai Chi sei. Dal momento che la tua mente è morta, anche se per un solo istante, tu sai chi sei... tu sei il Sè, Dio, la Verità o come preferisci chiamarla, tanto sno solo nomi. Il secondo punto è che un'esperienza del genere può risvegliare un entusiasmo e un'energia incredibile. Scopri il senso della vita e non perchè lo hai letto o percepito, ma perchè ne hai avuto una reale esperienza. Questo entusismo ti guida in scelte etiche e più corrette, solo per il fatto che hai toccato qualcosa di puro, bellissimo, la cosa più bella che poteva capitarti nella vita.... Ma io capisco anche un'altro aspetto della domanda: Cosa succede poi? E' la paura di non poter avere tutto come prima. Ci chiediamo: ma poi cosa cambierà? Non è che la mia vita ne verrà stravolta? No, la vita e tutto il resto rimarrà esattamente li come prima, l'unica cosa in più è la tua consapevolezza che tutto quello che vedi è solo l'apparenza dietro alla quale c'è un Silenzio e un amore infinito. E la cosa più bella è che SAI che questo silenzio è TE. La vita, e anche il suo sogno sono TE.

Per l'invito: spiega pure qui sul forum come meditare a casa.... mi astengo, ma se sei interessato a provare puoi scrivermi fuori dal forum. L'impoortante è iniziare col primo passo che ho già descritto: stabilizzati nell'osservatore. Solo quando si è raggiunto questo primo passo, diventa sensato spiegare quello successivo. Altrimenti rimane una teoria.

Con affetto
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Messaggioda Chlòé » 20 gennaio 2013, 12:12

Toki ha scritto:
Hari Gunter ha scritto:forse mi limiterò a scrivere di meno o con piu prudenza.


Ciao Hari, benvenuto.

Se posso permettermi, sei arrivato in questo forum un po' come una mandria di bisonti al galoppo, probabilmente sull'onda del tuo grandissimo entusiasmo e amore per la pratica, che traspare dai tuoi post (a prescindere dal contenuto).

Maggior delicatezza non potrà che giovare alla tua partecipazione, secondo me.


Posso dire una cosa?
(Però poi se me la lasciate dire sono ka... vostri...)
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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 12:18

L'"Esperienza" di Unione col Sè, è raggiungibile in tre giorni. Nessuno di noi può garantire questo, ma nel lavoro che propongo una buona percentuale dei meditanti raggiunge questa esperienza.... qui si possono trovare alcune brevi scritture di chi ha avuto questa esperienza:


a me sembra che questo risultato contrasti, come ho già scritto in un precedente msg, con gli Yoga sutra di Patanjali... cosa affermi in proposito?

dunque se una buona percentuale raggiunge l'obiettivo, l'esperienza è ripetibile, nel senso che il samadhi "non accade" ma si riesce a raggiungere a piacimento...

ciao

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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 12:29

parliamo di due vie diverse: gli Yoga Sutra parlano di Samadhi come ottavo passo del processo Yoga, e questo accade con lo Yoga, anche con lo Yoga della Resa, questi otto passi si manifestano tutti in modo naturale. Nella meditazione sul Sè, ci si muove in modo diverso, un po come nello seshin Zen o nell'Advaita, si porta direttamente l'attenzione al Sè, senza includere il prana o il suo processo, kundalini o altro. Per questo in questa pratica si accede subito allo stato più alto. Quando si hanno due o tre esperienze di Unione, si è in grado di accedervi più spesso. Per mia esperienza questi stati di Unione sono poi diventati troppo brevi per me. Ho desiderato rimanerci. E' li che ad un certo punto ho scoperto la Resa. Si potrebbe dire che tra me (l'io) e il Sè (il Me reale) ad un certo livello si accende una spinta energetica potentissima. Questo è accaduto dopo molte esperienze di Samadhi, dal quale decadevo. Questa energia e il suo risveglio è qualcosa al quale poi ci si puo arrendere. E' stato così che ho trovato lo Yoga Naturale e scoperto che lo Yoga non è una tecnica ma un processo guidato dalla natura e che accade solo arrendendosi. Poi c'è anche lo Yoga della volontà, dove noi decidiamo di fare una o l'altra pratica e portare l'energia verso l'alto. Sempre Yoga, solo in modalità differenti. Mmmmm non ricordo più la domanda. Beh comunque queste esperienze di Unione, non è che le fai venire con la volontà, ma con la volontà ti porti fin li dove puoi accettare di arrenderti a ciò che Sei, il Sè. Allora accade che iol Sè si manifesta in tutta la sua illimitatezza. Nel Sè non c'è più volontà personale, li sei e basta e non sei qualcosa e nessuno. Puoi essere so il Sè e questo è ancora solo un nome.

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Messaggioda gb » 20 gennaio 2013, 12:32

Chlòé ha scritto:
Toki ha scritto:
Hari Gunter ha scritto:forse mi limiterò a scrivere di meno o con piu prudenza.


Ciao Hari, benvenuto.

Se posso permettermi, sei arrivato in questo forum un po' come una mandria di bisonti al galoppo, probabilmente sull'onda del tuo grandissimo entusiasmo e amore per la pratica, che traspare dai tuoi post (a prescindere dal contenuto).

Maggior delicatezza non potrà che giovare alla tua partecipazione, secondo me.


Posso dire una cosa?
(Però poi se me la lasciate dire sono ka... vostri...)
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Spara che qui siamo tutti masochisti
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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 12:51

:D ... masochisti? credo che questa sia una "verità" :D; solo che, come ogni cosa, ha un rovescio della medaglia...

ciao

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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 21:27

parliamo di due vie diverse: gli Yoga Sutra parlano di Samadhi come ottavo passo del processo Yoga, e questo accade con lo Yoga, anche con lo Yoga della Resa, questi otto passi si manifestano tutti in modo naturale. Nella meditazione sul Sè, ci si muove in modo diverso, un po come nello seshin Zen o nell'Advaita, si porta direttamente l'attenzione al Sè, senza includere il prana o il suo processo, kundalini o altro. Per questo in questa pratica si accede subito allo stato più alto. Quando si hanno due o tre esperienze di Unione, si è in grado di accedervi più spesso.


quindi Yoga della resa e meditazione sul Sè sono cose diverse.

parliamo di questa seconda possibilità: la meditazione sul Sè.
questa meditazione è possibile anche in caso di presenza di salute fisica o morale non buona?
a me sembra strano che si possano bypassare Yama Niyama Asana Pranayama Pratyahara ...
forse i tuoi allievi sono arrivati a te dopo aver svolto anni di ricerca, sicché erano pronti o quasi per il passo.
ma una persona estranea al mondo della ricerca spirituale che vive normalmente e pertanto ancora vittima dei compromessi, falsità, disonestà verso se stessi e verso il prossimo, dalle più sottili, di cui normalmente non si è neanche consapevoli, a quelle più grandi, vittima dei giochi sporchi dei sotterfugi etc che la società, ancora di più quella di oggigiorno rispetto a quella del passato, ci costringe a subire sia in modo passivo sia in modo attivo… come può una persona che vive immersa in un contesto fisico, mentale, morale e spirituale spinto da simili forze, come può in tre giorni sperimentare il Samadhi?

Grazie ciao

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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 21:59

parliamo di questa seconda possibilità: la meditazione sul Sè.
questa meditazione è possibile anche in caso di presenza di salute fisica o morale non buona?
a me sembra strano che si possano bypassare Yama Niyama Asana Pranayama Pratyahara ...
forse i tuoi allievi sono arrivati a te dopo aver svolto anni di ricerca, sicché erano pronti o quasi per il passo.


Può essere, io credo che sia molto probabile che loro abbiano fatto un lungo percorso prima, probabilmente nelle altre vite. Non si cerca il Sè in questo modo, così determinato e cosciente, se non si è fatto un lavoro precedente. Il momento in cui in una coscienza appare la domanda: Chi sono io? è un momento evolutivo. Intendo che non sta all'inizio, ma più avanti nell'evoluzione umana. E' questa domanda, che in fondo tutti portiamo dentro, che ad un certo momento si risveglia. Questo puo accadere davvero in molti modi, spesso strani. Può essere che sia solo dolore. Un dolore tale per questa vita che ad un certo punto ti chiedi: ma io che senso ho? Dove voglio andare? A me è successo così. Intuitivamente avvertivo che la risposta a queste domande non poteva più essere nella mente. Ci avevo provato troppe volte e poi, il giorno dopo, la risposta era già cambiata. Allora intuivo che da qualche parte c'era una risposta Vera. Questo "luogo" doveva esistere. Un posto, in me, dove avrei trovato la risposta. Di fatto non ho trovato la risposta, ma ho trovato ME. Non dobbiamo pensare che solo Patanjali abbia raggiunto l'Illuminazione, sarebbe come dire che noi non ce la faremmo mai. Ramana Maharshi non ha mai parlato di Yoga. Egli ha detto: Cerca la fonte del pensiero "io". Cerca chi sei....
Certo, anche persone acciaccate dalla vita possono cercare chi sono. Il Sè è sempre presente. Non devi piangere o respirare per duemila vite. Il Sè sei Tu, il Te reale. Non un io, ma il Sè. Come trovi il Sè? Trovando te stesso.
Ultima modifica di Hari Gunter il 20 gennaio 2013, 22:07, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 22:06

come può una persona che vive immersa in un contesto fisico, mentale, morale e spirituale spinto da simili forze, come può in tre giorni sperimentare il Samadhi?
Non puoi immaginare cosa significhi stare tre giorni, dalle sei del mattino alle 24 di sera, solo su una domanda: Chi sono io? Non si puo davvero raccontare. Ho scritto due libri su questo. Ho parlato a migliaia di persone in tutta Italia e all'estero. Tra tutte queste migliaia, solo qualche centinaio ha colto il messaggio e tra questi, circa il 30% ha raggiunto questa Consapevolezza. Non è poco. Quando hai questa esperienza, anche solo per un istante, tutto cambia. Una cosa importante è che impari a tornarci. Per me è semplice, sto li e mi appoggio a Me, poi lascio andare tutto il resto e lascio che esista solo il Sè. Ma questo posso farlo perchè ho avuto molti Samadhi. Sono attimi e col tempo si estendono. L apratica è fondamentale. In un Ritiro cogli il Sè solo per un attimo. Un attimo Eterno, senza spazio e tempo, ma poi se vuoi stabilizzarti, devi praticare anche a casa... e questo lo sai già. Inoltre anche lo Yoga diventa tutta un'altra storia: capisci dove ti sta portando e perchè lo fai. Finchè uno non ha un'esperienza cosciente del Sè, non sa dove sta andando. Può intuirlo, ma ne ha solo una idea...
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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 22:24

Hari Gunter ha scritto:.... Cerca chi sei....
Certo, anche persone acciaccate dalla vita possono cercare chi sono. Il Sè è sempre presente. Non devi piangere o respirare per duemila vite. Il Sè sei Tu, il Te reale. Non un io, ma il Sè. Come trovi il Sè? Trovando te stesso.


Su quest’ultime righe mi trovi d’accordo. Diciamo che quanto affermi è in accordo con la mia personale esperienza. Tuttavia il “trovare se stessi” non capisco come può provocare le esperienze di estasi e beatitudine e di unione che descrivi che descrivono i tuoi allievi sul tuo sito.
Il fatto che la ricerca trasformi la persona e riesce a cambiare il suo modo di sentire, di vivere e perciò riesce a cambiare (parinama) il suo modo di relazionarsi con Dio con il prossimo e con se stessa, riesco a capirlo e comprenderlo. Ma si tratta di un processo graduale che si svolge in lunghi periodi, anni.
Riesco a capire anche che l’esperienza del Samadhi può avvenire in un batter d’occhio. Ma (ed è un “ma” molto grande) solo in casi eccezionali. Più difficile invece mi appare il fatto che molte persone, vivano il samadhi dopo esercizi svolti in soli tre giorni. ed anche le esperienze di estasi ancora non riesco a "vederle".Tutto qua. Questa circostanza contrasta con l’idea che mi son fatto sino ad ora del samadhi attraverso la lettura di testi qualificati ed attraverso la pratica e lo studio dello Yoga.


ciao

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Messaggioda Hari Gunter » 20 gennaio 2013, 23:02

Riesco a capire anche che l’esperienza del Samadhi può avvenire in un batter d’occhio. Ma (ed è un “ma” molto grande) solo in casi eccezionali. Più difficile invece mi appare il fatto che molte persone, vivano il samadhi dopo esercizi svolti in soli tre giorni. ed anche le esperienze di estasi ancora non riesco a "vederle".Tutto qua.
Non posso sciogliere il tuo dubbio... posso solo accettarlo.
La mia esperienza è questa. L'esperienza di tutte quelle persone è questa. Non ho altro che l'esperienza. Prima di andare ad un Ritiro di questi, non sapevo nulla di spiritualità... questa è stata una fortuna. Molte persone arrivano con un loro bagaglio e spesso questo diventa l'ostacolo. Per realizzare il Sè, devi essere disposto a lasciare ogni concetto.

il “trovare se stessi” non capisco come può provocare le esperienze di estasi e beatitudine e di unione
Ramana, Nisargadatta e altri Maestri dell'advaita non parlano mai di tempi o processi. Essi ti spiegano che il Sè è adesso... sei Tu. Nisargadatta uscì col libro: "Io sono Quello". Su Ramana furono scritti molti libri intitolati: "Chi sono io?". Poi è arrivato Yogeshwar, il mio Maestro, che ha avuto questa intuizione semplicissima: mettere le persone sedute, una di fronte all'atra con questa domanda: Chi sono io? Quando i primi meditanti cominciarono ad andare il Samadhi già al secondo giorno, Yogeshwar non voleva crederci. In pochi anni l'Intensivo di Illuminazione si è espanso in tutto il mondo. Il fatto che non sia molto conosciuto lo dimostrano gli infiniti dubbi delle persone. Cosa ci vuoi fare. Quando cerchi CHI SEI, la prima cosa da superare è il lasciare la riflessione. Le persone iniziano a pensare: Chi sono? Sono una persona buona, una persona cattiva... sono il Sè.. Ma tutte queste risposte non sono il Sè. Dopo una giornata di continui pensieri, ci si accorge che è inutile, non si puo "capire" chi si è. Allora la mente inizia a cedere e si entra in una specie di vuoto. In questo vuoto non ci sono più pensieri e se ci sono stanno solo passando. E' uno spazio importante. Ti accorgi che qualsiasi cosa FAI per cercarti, non fa altro che creare altra mente. Ogni cosa che facciamo crea una dualità. Allora inizia un processo di dissoluzione dell'io. Sai che ti stai spegnendo in quello spazio. Sai che per "scoprire" chi sei davvero, puoi solo smettere di cercare. Ma prima di arrivare a questo è stato importante cercare. Questo vuoto arriva circa alla fine del secondo giorno. E' a questo punto che la meditazione si fa profonda. Non c'è più nulla da cercare, ma esiste ancora un io che percepisce un vuoto. Tutto è silenzio e pace, i problemi sono svaniti con il pensare, ma non c'è ancora Unione Divina... A questo stadio entra in gioco tutto. Intendo dire che se si pronto scopri la Verità, se non lo sei, non ce la farai. Essere pronti è una questione di essere dispostio ad accetare che noi non esistiamo. L'io è stato tutto un gioco. Se si è pronti a questo, e molti lo sono, allora, accade il "miracolo": lìio si spegne e con lui quel vuoto. Tutto diventa Uno. Non stai più guardando nulla e tutto si sta guardando in una presenza cosciente e infinita. Che meraviglia.. non smetterò mai di descriverlo rincorrendo l'idea di poterlo descrivere. E' impossibile, si uo solo Esserlo, e quando sei il Sè, non sei nulla se non il Sè. Ogni cosa è il Sè, ogni cosa. Non c'è ninte che puoi dire: Ecco, quello è qualcosa di diverso dal Sè. Esiste solo Questo. Non ti stai più cercando, sei TUTTO e in TUTTO... L'estasi arriva dopo. Nel Sè non c'è estasi, c'è solo Coscienza della Coscienza. Non ci sono qualità o attributi. Ma subito dopo l'io riappare e viene travolto da un'onda di beatitudine. Per un attimo sei stato REALE, libero, assoluto. L'io non riesce a contenere questo e viene spazzato via da un amore indescrivibile. Questa onda d'amore è qualcosa che trasforma il nostro io. Scopriamo, non solo che TUTTO è UNO, ma che quello che ci unisce a questo è l'Amore. Per me tutto ciò è Dio. Ho avuto tante volte questa esperienza e ho smesso di darle nomi. Uso il termine Sè per farmi comprendere da te, ma non c'è nulla, proprio nulla. Nemmeno un pensiero, nemmeno un dolore, nemmeno un piacere, nemmeno un pensiero... sei libero, solo questo. Lo Yoga è il processo energetico che sposta la coscienza in modo permanente nel Sè. Questo è lo Yoga. Anche molti Yogi hanno avuto queste esperienze prima di iniziare a praticare una qualche disciplina. Anche Yogananda, anche Ramakrshna, anche Amma, anche molti e molti altri. Quindi non pensare che non puoi avere questa esperienza se non praticando migliaia di ore di Yoga. Io dico: scopri chi sei e poi scopri cosa è lo Yoga

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Messaggioda viveka » 20 gennaio 2013, 23:30

intanto ti ringrazio per la disponibilità...

ciao


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