yoga e arte

il significato, le tecniche
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fabio
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Messaggioda fabio » 31 maggio 2013, 11:34

gb ha scritto:
Thot ha scritto:
gb ha scritto:Solamente quando le modificazioni della mente sono cessate, il senso di attaccamento ed identificazione con il mondo è svanito e la mente stessa è libera dal gioco dei tre guna si può pervenire alla realizzazione, o stato di kaivalya.


Abbiamo detto che mediante la concentrazione si superano le modificazioni mentali a far si che non si innalzino al di sopra della coscienza.
Voglio sapere una cosa: se nel modo citato, e citato da luce oscura, mediante la concentrazione costante, si perviene alla realizzazione, o stato di kaivalya, questo vuol dire che un essere realizzato continua ad esistere e la sua coscienza non si dissolve, perché la sua coscienza vige ancora. O no? Se anche la sua coscienza si dissolvesse, come si spiega che delle anime già liberate decidono di rinascere? Sarebbe impossibile in assenza di una coscienza, la quale solo lei può decidere se rinascere. Essere illuminati, sia prima che dopo la morte, significa continuare ad essere coscienti?


Ma, thot, io e te siamo realizzati? Io no di sicuro. Abbiamo conosciuto anime giá liberate che sono rinate? Boh? Per quanto mi riguarda non ne ho idea. Siamo illuminati prima o dopo la morte? Io no di certo, almeno al momento.
Quindi, di che stiamo a parlá?

La mia domanda a quest'ora é se iniziare con il saluto al sole o con la rishikesh, stamattina.


Tutta la vita saluto al sole :D
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Messaggioda Ventus » 31 maggio 2013, 12:15

Gb ha ragione. La curiosità dovrebbe sempre diventare studio e pratica, vita quotidiana. Allora i pezzi iniziano a ruotare uno intorno all’altro, sfumandosi/rapprendendosi/ricollocandosi e risfumandosi, e quella è la pratica e la vita (forse per questo un altro maestro diceva “io sono Via, Verità e Vita”, che è esattamente dove portano Patanjali, lo Zen e la Filosofia, se ho compreso bene).

Venendo dallo Jnana Yoga e richiamando quello che ho capito da Yoga, Zen, Dzogchen e Filosofia, credo di poter dire così.
Potremmo dire che “chi agisce” è sempre e solo la luce col suo nulla intorno (vogliamo chiamarla la “sostanza dei dharma”?), quindi noi tutti siamo già illuminati, dal microbo alla balena. Però noi che stiamo parlando e ci poniamo questo problema non siamo ancora “solo” illuminati ma siamo anche confusi da attaccamenti (grumi di luce) a cose (altri grumi di luce).

“Essere illuminati” in senso stretto (tanto che si parla anche di “tutto in un punto”), per quello che ho capito, dovrebbe essere un “darsi da fare”, con la consapevolezza di scaturire dal nulla.
Ma attenzione, non dal niente, ma dal “nulla di”, dal “nulla di ciò che posso capire”, quindi dal “nulla di” me. Situazione che in termini yoga, con Patanjali IV, 29 potremmo chiamare flusso di dharma, ossia Dharma Meghah Samadhi, nuvola o pioggia o effervescenza di dharma (Patanjali non aveva mai visto l’aspirina effervescente e creava le metafore che poteva col suo mondo). Ma poi anche quel “me” si rivelerà essere esattamente come il resto, come i dharma: uno scaturire dal “nulla di” .

Se potessimo vedere tutto ciò “da fuori” potremmo dire che c’è un Oltremondo che emana pioggia di dharma (ma noi non possiamo mai vedere tutto ciò da fuori, non è nell’esperienza). E in termini cristiani potremmo dire “essere polvere che però agisce, alimentata dall’alto”, dalla Grazia o dal Corpo di Cristo, che infatti il sacerdote porge ai fedeli…, raggio di luce fattasi corpo/carne).

Magari allietati, a volte più e a volte meno, da estasi di consapevolezza universale: stessità “me-nulla di me”, ossia stessità “me-mondo”. Ovvero, ma questa volta in verticale, stessità tra la polvere che sono e la goccia di Luce che mi crea/disegna insieme al mondo che vedo. In tal caso, tenendo presente che là in fondo forse non ci sono più/ancora segni e quindi il discorso fatto qua da me diventa “metafisico”. (Ma attenzione che tutto è metafisico, e ogni gesto o parola è già trascendenza).

Poi ci sono diversi livelli di illuminazione: dalla ignoranza che purtuttavia vive senza sapere e capire niente, fino al completo scioglimento nella differenza-differire-Luce in corsa (“amore”-“corpo e sacrificio”-“grazia”-“luce”).
La pratica, nelle grotte come dietro alle porte di “clausura” dei contemplativi, nello Jnana yoga come in tutti gli altri yoga, lo zen e la filosofia, da Patanjali, Tilopa, Maitripa, Dogen e Husserl, Heidegger e Sini guarda, attraverso l’esperienza, a questo livello fondamentale e originario. E dalla notte dei tempi cerca di farlo capire in tutti i modi.

(Grazie infinite a chi ha messo, in questi ultimi giorni, il link allo Yogasutra commentato da Vyasa. Avevo letto tante volte il mio vecchio Yogasutra ma non avevo mai fatto sufficientemente caso a questa immagine della nuvola o pioggia di dharma, che Taimni non mette nella traduzione del sutra, dove lascia l’originale Dharma Megah Samadhi, ma mette solo nel commento [“nuvola che piove virtù o merito”], e con buone ragioni. Però è una immagine che rende ancora più stringente ed evidentissimo il legame tra Yoga, Zen e Filosofia).

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Re: yoga e arte

Messaggioda gaialivia » 28 aprile 2015, 13:25

lo yoga è la si n f o nia delcorpo che si c onc orda c o n il creato e s i basa s ulla naturalezza dei gesti i n cui i n ostri ta le n ti c he c re de v a m o s opiti diventanole noste r i s orse più pro f o n de pre n d o no v ita diventando te neri e veri

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Re: yoga e arte

Messaggioda BabaJaga » 29 aprile 2015, 11:03

Qualsiasi metodo o pratica-e sottolineo qualsiasi-che agevoli lo stato di rilassamento, apre la mente alla creatività e al mondo immaginale.
Non è la pratica psicofisica che determina l' acuirsi della creatività ma lo stato di rilassamento.
CI SONO COSE CHE SI DICONO SOLO ALL'UNIVERSO...

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Re: yoga e arte

Messaggioda BabaJaga » 29 aprile 2015, 11:12

Io faccio arte in varie forme, soprattutto mi diverto a creare creature spettrali con rami secchi e muffe e bacche rosse come occhi ( land art) attorno alla mia casa nella foresta,per poi dar vita di notte, per il piacere delle creature del bosco, a storie horror...ma ognuno ha la sua forma d' arte.


Il desiderio di fare arte nella mia vita è scaturito in parallelo alla pratica della meditazione: prima scrivevo poesie ( horror), poi ho iniziato a lavorare la cartapesta, creando enormi volti horror di streghe e orchi per il teatro noir e underground, poi ho cominciato a dipingere, scolpire, fare ceramica ( ceramica horror) e infine,
land art.
Vivendo nella foresta, è quella a me più "vicina", anche perchè se le mie opere fatte di rami secchi, non le vuole nessuno, le uso nel camino.
Fanno sempre una bella fiammata!
CI SONO COSE CHE SI DICONO SOLO ALL'UNIVERSO...

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Re: yoga e arte

Messaggioda gaialivia » 13 luglio 2015, 10:31

yoga ri costruzione d i sé per chè c i f i c o s trui s c e a n c h e n a v i g a n d o s u s e n tieri to r tuo si m a n e c essa ri per r i g e nera rsi a v e n d o i l c or a ggio e m oti v o d e ll a f e d e e d e lla te nerezz a v er s o g li a ltri e v er so s e s tessi p ro prio per e v ol v ersi

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Re: yoga e arte

Messaggioda gaialivia » 9 maggio 2018, 12:50

lo yo ga è la s i n f o n ia de g li e le m n ti v e n to a r ia a qua e f uo c o c h e s pi g io n a d a lle n o s tre nm a n i d a t utto il c orpo c re a n d o la d a n z a u n i v ersa le f a tta d i s o n i c olori e odori c re a n d o m o v i m e n ti se n z a f i n e c o n se n te n d o a l c orpo s ottile d i rin a s c ere n ella li b ertà d e lla c reaz io n e es pos i v a s e n z a li m iti n è d i obb lig h i pre c os tituiti s e n z a m o v i m e n ti m e cc a n ic i s e nza a n i m a e se n z a s toria


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