yoga e arte

il significato, le tecniche
AT
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Messaggioda AT » 25 maggio 2013, 23:08

Io sinceramente non ti capisco. Se vuoi seguire uno di quei sentieri super-ascetici basati sulla rinuncia totale al mondo e sulla sistematica svalutazione della vita accomodati pure, ma nessuno ti obbliga a farlo. Sinceramente penso che ci sia di meglio da fare, sia in senso spirituale che in senso vitale. Quanto all'arte, Joseph Ratzinger era ed è un grande esteta, amante della musica e delle rappresentazioni artistiche. E la Tradizione Cattolica ha da sempre promosso l'arte come valore positivo di civiltà e di realizzazione. L'arte ispirata da influenze spirituali può costituire un enorme aiuto. Ma anche l'arte "cattiva" può essere di aiuto: c'è un'opera di Julius Evola, Cavalcare la Tigre, tutta dedicata a come trasformare le influenze contrastanti e persino decadenti della civiltà attuale in soggetti di meditazione e auto-trasformazione, secondo il principio di convertire in farmaco il tossico.
Queste prospettive, non prive di pericoli, sono immensamente più interessanti dell'ascesi inaridente e unilaterale.

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Messaggioda Thot » 26 maggio 2013, 16:18

AT ha scritto:Io sinceramente non ti capisco. Se vuoi seguire uno di quei sentieri super-ascetici basati sulla rinuncia totale al mondo e sulla sistematica svalutazione della vita accomodati pure, ma nessuno ti obbliga a farlo. Sinceramente penso che ci sia di meglio da fare, sia in senso spirituale che in senso vitale. Quanto all'arte, Joseph Ratzinger era ed è un grande esteta, amante della musica e delle rappresentazioni artistiche. E la Tradizione Cattolica ha da sempre promosso l'arte come valore positivo di civiltà e di realizzazione. L'arte ispirata da influenze spirituali può costituire un enorme aiuto. Ma anche l'arte "cattiva" può essere di aiuto: c'è un'opera di Julius Evola, Cavalcare la Tigre, tutta dedicata a come trasformare le influenze contrastanti e persino decadenti della civiltà attuale in soggetti di meditazione e auto-trasformazione, secondo il principio di convertire in farmaco il tossico.
Queste prospettive, non prive di pericoli, sono immensamente più interessanti dell'ascesi inaridente e unilaterale.


Qua siamo caduti, come di solito, nell'incompatibilità cognitiva... Non si tratta di scegliere cosa fare, ma di capire cosa fare. Io non "voglio" scegliere la vita ascetica, ma, senza che io lo decida, sono le dinamiche inconsce che scovano incongruenze durante il sentiero stesso, nei confronti dell'obiettivo. E questo vuol dire che, ad esempio, se voglio conseguire il non attaccamento e poi mi lascio trasportare dall'arte, "qualcosa" mi dice che non è il modo corretto di conseguire il non attaccamento, perché sono ancora attaccato all'arte.

Di certo sono delle mie percezioni, lecite per chi è critico (cioè di colui che per natura non accetta i canoni, sennò non ci saremmo mai interessati all'evoluzione), magari qualcuno, un maestro, un trattato, può donarmi la soluzione, nuova consapevolezza, cosa che non è ancora accaduta.

Poi c'è il Tao che sostiene di lasciar andare ogni dubbio perché non finiremmo mai di dubitare e conseguire solo l'illuminazione. Il dubbio è se seguire il Tao.

So che esistono altre prospettive più interessanti, anzi è proprio per questo che ne parlo! Oggi potrei decidere di lasciare tutto e diventare monaco. Domani potrei decidere di assecondare la mia inclinazione artistica. Da un lato si è devoti a discapito dell'ego, dall'altro vi è il culto dell'ego. Per questo parlo di advaita vedanta e di arte alchemica da una parte. Queste incongruenze, chiaramente, conducono al dubbio ontologico.
Perché poi una cosa è certa: facile è per molti discutere di Patanjali, gli otto stadi, senza mai chiedersi se esiste dell'altro. Questi sono votati dalla fede. La fede distrugge l'ego, e se distrugge l'ego distrugge le inclinazioni naturali. Se questi hanno accettato si evince che è grazie ad un ego piccolo. Sennò Nietzsche non avrebbe scritto Zarathustra. Con questo voglio dire che, se per molti è facile concepire il sentiero perché il loro ego è debole, vi sono poi i veri artisti (che è ben diverso dal lasciarsi andare per mezzo dell'arte) cui l'ego si oppone e dubita fin quanto non avrà acquisito consapevolezza. Fino a quel momento ogni tentativo di persuadere attraverso la svalutazione del dramma non può essere illuminante, a meno che la consapevolezza non conquisti pienamente quella del Tao, o dell' Aut-Aut ...

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Messaggioda Indra » 26 maggio 2013, 20:01

..
Ultima modifica di Indra il 27 maggio 2013, 22:12, modificato 1 volta in totale.

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Messaggioda Thot » 26 maggio 2013, 23:56

Luce Oscura ha scritto:..


O è forse la fede di molti a traballare quando vengono messe in luce nuove questioni e si preferisce non assaggiare quel frutto...

Hai inventato cose che non ho mai detto (inseguo i pensieri e invento mantra), non è importante.
Quello che non so, vengo a chiederlo, appositamente per apprenderlo. Me lo chiedo. O dobbiamo condividere da veri eruditi la sapienza tramandata dagli shastra? Mi pare che fra gli aspiranti yogi in genere ci sia fin troppa devozione, o identificazione, poca critica. Non di certo perché la critica è negativa e hanno imparato a farne a meno...

Interpreta quello che ho scritto, partendo da qui, vediamo:
Thot ha scritto:Perché poi una cosa è certa: facile è per molti discutere...ecc.


Io continuo a dibattere sulle dinamiche che precedono la pratica, e tu ed altri continuate a ribattere con la pratica vera e propria.

E' come se tu mi stessi dicendo: se vuoi smettere di dubitare, inizia a praticare.

Bene, io ti rispondo: poiché è facile per i più accettare di praticare, prima di cominciare, per i pochi è lecito dubitare. Una volta cominciata la pratica, quando ogni dubbio è dissolto e i benefici ne sono tratti, i primi se ne innamorano fino a non poterne fare a meno, i secondi si chiedono cosa c'è ancora da decifrare, nell'entusiasmo... sai spiegarmi perché?
Io ho iniziato, ne ho tratto benefici, anche se io avessi un maestro e praticassi regolarmente, questo dovrebbe bastarmi a farmi stare zitto? Non a me. Il perché devo ancora del tutto svelarlo.
Sono più bravi quelli che inseguono diligenti? Non credo, sono solo più tolleranti, perché non hanno mai dubitato dopo un'introspezione e se in accordo con la pratica stessa, o deboli, perché seguono il comandamento: "fallo e basta". Quelli che cantano gli inni: "yama, niyama..."

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Messaggioda gb » 27 maggio 2013, 7:05

Luce Oscura ha scritto:thot
stai chiamando mele le banane e credi siano pere
dici di praticare anche ad un buon livello eppure sei pieno di dubbi
stando a quello che scrivi non hai nessun metodo di pratica ma vai a seconda del momento
insegui i pensieri e lo chiami meditare
ti inventi mantra senza nemmeno sapere cosa sia un mantra
parli di advaita e di alkhemia e yoga e tao ma non hai capito nulla di essi o non faresti domande inutili
cerchi un maestro che ti doni la conoscenza?
non hai capito nulla
comincia dall'inizio
yama niyama asana
ne riparliamo tra dieci anni


Guarda Thot che LO ha ragione, su tutto quello che ha scritto. Rileggiti, rileggilo.

Ulteriori spiegazioni sono superflue perché alle tue domande ti é stato giá risposto da vari forumisti, e piú volte.
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
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Messaggioda Thot » 27 maggio 2013, 13:39

gb ha scritto:
Guarda Thot che LO ha ragione, su tutto quello che ha scritto. Rileggiti, rileggilo.

Ulteriori spiegazioni sono superflue perché alle tue domande ti é stato giá risposto da vari forumisti, e piú volte.


Quella la definisci una risposta esaustiva?
"LO" ha formulato prima supposizioni, non conosce le mie pratiche tanto meno le mie inclinazioni, poi ha giudicato inutili certe domande. Chiedersi questo:

Thot ha scritto: ad esempio, se voglio conseguire il non attaccamento e poi mi lascio trasportare dall'arte, "qualcosa" mi dice che non è il modo corretto di conseguire il non attaccamento, perché sono ancora attaccato all'arte.


è inutile?

Sai per chi è inutile? Per il diligente, per l'equanime, per il saggio. Se non fosse che questi di solito dimenticano l'intellettuale, o il genio, o il filosofo. A prescindere da quanto salda possa ritrovarsi la sua episteme.

Io ho letto "LO" e gli altri.
Ho parlato delle incongruenze ontologiche e non mi è stata data risposta. Ho chiesto sui modi corretti di concepire cosa precede la pratica e non mi è stata data risposta. Ho chiesto quanto valga sapere cosa c'è al di la della pratica, in rapporto a cosa è per la natura del praticante più adeguato, e non mi è stata data risposta. Continuerei ancora.

Anche se io parlassi di sentiero della mano destra e sinistra, mi verrebbe ad ogni modo risposto: yama, niyama, asana...

Quindi sono 2 le opzioni: o le mie domande non sono state capite, o sono state capite in modo da essere giudicate ostacolanti.
E io dovrei liberarmene rendendomi consapevole che l'essenza della mia domanda è ostacolante? Non credo, perché in parte non lo è.

In sintesi ogni risposta che mi viene data contiene ogni volta questo messaggio: "inizia a praticare per bene e ogni tuo dubbio svanirà"
Non è la risposta esatta...

Immagino che LO e altri giudichino più dignitosamente i praticanti che non dubitano, diligenti, che praticano regolarmente senza mai porsi alcun dilemma, che giudicano utile la cosa utile e sanno separare la cosa inutile.
Per me non è così. Io giudico un eletto chi indulge e dubita, perché ha lo spirito giusto, che per natura contiene la critica, che ha l'inferno perché prossimo al paradiso. Immagino che loro preferiscano colui/colei che apprende e segue diligentemente, senza traccia di dubbio.

Io reputo, fosse vissuto in un'altra epoca, per natura, Majakovskij prossimo al moksha, che Iyengar... benchè il secondo lavori con lo spirito. E dico, prossimo, secondo il grado di evoluzione dell'anima.
Il perché lo dico è un altro poema.

Mi sa che giocano tutti a fare gli eruditi, benchè lo siano davvero, bene, ma c'è un difetto: la diligenza qui viene imposta, non indotta, c'è imposizione, poca comprensione, non c'è adduzione, seduzione. Questo si evince dalle risposte...
Si suggerisce e si ammonisce: "fai questo", e non, "fai questo perché...", "la risposta al tuo dubbio è...". Il dubbio rimane, o al massimo ci si convince che era inutile, quando poi con la pratica tutto fila parsimoniosamente.
Ultima modifica di Thot il 27 maggio 2013, 14:03, modificato 1 volta in totale.

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Messaggioda fabio » 27 maggio 2013, 13:54

Thot ha scritto:
gb ha scritto:
Guarda Thot che LO ha ragione, su tutto quello che ha scritto. Rileggiti, rileggilo.

Ulteriori spiegazioni sono superflue perché alle tue domande ti é stato giá risposto da vari forumisti, e piú volte.


Quella la definisci una risposta esaustiva?
"LO" ha formulato prima supposizioni, non conosce le mie pratiche tanto meno le mie inclinazioni, poi ha giudicato inutili certe domande. Chiedersi questo:

Thot ha scritto: ad esempio, se voglio conseguire il non attaccamento e poi mi lascio trasportare dall'arte, "qualcosa" mi dice che non è il modo corretto di conseguire il non attaccamento, perché sono ancora attaccato all'arte.


è inutile?

Sai per chi è inutile? Per il diligente, per l'equanime, per il saggio. Se non fosse che questi di solito dimenticano l'intellettuale, o il genio, o il filosofo. A prescindere da quanto salda possa ritrovarsi la sua episteme.

Io ho letto "LO" e gli altri.
Ho parlato delle incongruenze ontologiche e non mi è stata data risposta. Ho chiesto sui modi corretti di concepire cosa precede la pratica e non mi è stata data risposta. Ho chiesto quanto valga sapere cosa c'è al di la della pratica, in rapporto a cosa è per la natura del praticante più adeguato, e non mi è stata data risposta. Continuerei ancora.

Anche se io parlassi di sentiero della mano destra e sinistra, mi verrebbe ad ogni modo risposto: yama, niyama, asana...

Quindi sono 2 le opzioni: o le mie domande non sono state capite, o sono state capite in modo da essere giudicate ostacolanti.
E io dovrei liberarmene rendendomi consapevole che l'essenza della mia domanda è ostacolante? Non credo, perché in parte non lo è.

In sintesi ogni risposta che mi viene data contiene ogni volta questo messaggio: "inizia a praticare per bene e ogni tuo dubbio svanirà"
Non è la risposta esatta...

Mi sa che giocano tutti a fare gli eruditi, benchè lo siano davvero, bene, ma c'è un difetto: la diligenza qui viene imposta, non indotta, c'è imposizione, poca comprensione, non c'è adduzione, seduzione. Questo si evince dalle risposte...
Si suggerisce e si ammonisce: "fai questo", non "fai questo perché...", "la risposta al tuo dubbio è...". Il dubbio rimane, o al massimo ci si convince che era inutile, quando poi con la pratica tutto fila parsimoniosamente.


il problema è che voler conseguire il non attaccamento è evidentemente un attaccamento. La direzione è quella affinchè determinati moti non insorgano, ma stopparli una volta arrivati a galla è sciocco ed inutile.
Per me fai quel che ti pare, anch'io sono un cattivo scolaro, ma se chiedo consigli evidente il pubblico risponderà come vuole.
Prendersela perchè i consigli non piacciono è un pò strano, ma ci sta pure quello. Poi una pratica che va in una direzione che NON mi permetta di innamorarmi di una cosa bella, o di stupirmi, evidentemente non fa per me.
a presto
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Messaggioda Thot » 27 maggio 2013, 14:24

fabio ha scritto:il problema è che voler conseguire il non attaccamento è evidentemente un attaccamento.


Tu ora mi hai dato una risposta. Questo è vero, si, avevo letto da qualche parte di non controllare mai a che punto si è, ma lasciare che i progressi avvengano, senza fermarsi a controllarli...

fabio ha scritto: se chiedo consigli evidente il pubblico risponderà come vuole.


Mi accorgo che risponde si come vuole, ma risponde superficialmente, come se si desse per scontato che oltre la cosa utile il resto non va riparato, delucidato, ma "disprezzato". E' come se di fronte ai mormorii di una adolescente, l'altro risponda: "si ma stai zitta, fai questo e basta..."

fabio ha scritto:anch'io sono un cattivo scolaro


Il cattivo scolaro è più degno di nota. Ma non si tratta di essere cattivi scolari, solo di avere la tendenza a speculare. Io da artista, tra l'altro, è normale che vedo, immagino, concepisco fin troppe cose, poi quando vengo a chiederne spiegazioni, queste non arrivano, o arrivano a suo modo.

Di fronte al professore che spiega, i "veri" scolari apprendono e mettono in pratica, i secondi che poi si reputano "cattivi" scolari, si chiedono chi "sia" davvero questo professore, e poi passano il tempo a fissare fuori dalla finestra. I secondi sono i più degni di nota, perché hanno la tendenza a chiedersi se c'è dell'altro...è questo "dell'altro" che deve diventare il professore, e poi diventare l'essenziale.

Mi sa che questi professori si sono ubriacati dopo tante gite, e che se li rinchiudessimo in una stanza al buio soccomberebbero. Questa è una metafora.

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Messaggioda gb » 27 maggio 2013, 14:39

Thot ha scritto: Quindi sono 2 le opzioni: o le mie domande non sono state capite, o sono state capite in modo da essere giudicate ostacolanti.
.


Ce n'è almeno una 3a: non sono state capite le risposte .
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Messaggioda Indra » 27 maggio 2013, 14:55

..
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Messaggioda gb » 27 maggio 2013, 15:56

Luce Oscura ha scritto:thot
nessuna supposizione su pensieri e mantra
ma non importa andiamo al sodo
le vie di conoscenza sono quelle dove FIN dall'INIZIO ci si ASSUME (yuj) le PROPRIE RESPONSABILITA'
quindi NON IL MAESTRO o chi per lui conta ma SOLO
QUELLO CHE SCEGLI DI ESSERE
puoi seguire anche dio stesso ma se sei una rapa rapa resterai
piantala col delegare ad altri e PRIMA di chiederti CHI SIA l'insegnante CHIARISCITI se TU SIA un allievo o no
nessuno ti chiama o ti obbliga
TU e SOLO TU DECIDI di apprendere
il PRIMA non ha alcuna importanza nè ne ha il DOPO
nè il DURANTE
SOLO L' ATTIMO o meglio trascenderlo
NON ESISTONO scolari buoni o cattivi
ma coloro che SCELGONO di ANDARE OLTRE
NON il professore deve(!?!?) diventare ' dell' altro'
MA TU PUOI SCEGLIERE SE DIVENTARLO
TU E SOLO TU SCEGLI DI ESSERE ED ESSERNE CONSAPEVOLE microistante per microistante
SAT CIT ANANDA
ESSERE ESSENTE ESSENDO

se le ritieni risposte errate o superficiali o insufficienti allora enumera i tuoi dubbi uno per uno


L'Oscuro ha scritto Chiaro.
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Messaggioda matasilogo » 27 maggio 2013, 16:34

Thot ha scritto:Mi fido di te, matasilogo, per la tua saggezza empirica.
...troppo buono
E' questo complesso ontologico fra due moti contrastanti. L'uno dice: lasciati andare ma rimarrai nella dualità. L'altro ribatte: tieniti autodisciplinato, non cedere alle emozioni e la supererai.


Questa è dualità
In questi giorni volevo scrivere qualcosa sulla trialità.

La nostra società viaggia da 2600 ani sulla ricerca del vero e del falso e sulla lotta tra bene e male.
Per linquisizione non si era mai abbastanza rispettosi del credo o quant'altro

Assolutismi

La politica sbandiera destra e sinistra
Anche il cosiddetto centro è gioco di potere.
Non mi riferisco a questo centro ma alla trialità che rappresenta nel caso specifico:
- 1-il farsi prendere dalle emozioni e quindi non riconoscerle
- 2-il rifiutarle e quindi averne paura e non apprezzarle

- 3 oppure il riconoscerle, armonizzarle, gestirle ed utilizzare.

Yoga vuol dire armonia

Emozione scomponi giocando in azione-sangugna
dà forza al tuo sangue.

Non dare retta a chi traduce sutra Patanjali 1.2
sopprimere la mente agitata
Il suono onomatopeico writti suona agitazione e niroddah suona calmare
Immagine
Erroneamente qualcuno dice:
tutto è bianco o nero
No
Non avendo che un pennello con inchiostro nerissimo, disegnavano spazi che sfumavano gli uni negli altri.

Prima della creazione dell'universo esisteva solo il Wu Chi, che possiamo definire il potenziale nulla; da qui poi ha inizio il Tai-Chi che è la prima forza che nasce, poi dividendosi crea lo yin e lo yang. Questi si uniscono in modo armonioso, infatti si rappresenta con un cerchio con le due metà separate da una linea curva. In ogni metà è presente una piccola quantità del rispettivo opposto: nello yin è presente un po' di yang e nello yang un po' di yin. Tutte le cose di questo mondo possono essere spiegate con questa idea.

Un grossa corrente di pensiero moderno in astrofisica ritiene che all'inizio era il vuoto infinito pervaso da rare oscillazioni caotiche vaganti che eccezionalmente diventano ridondanti e creano il contrario del caos -->quindi un orgine trinato materi/energia/organizzazione = orgine/vita/continuazione e quindi noi in cui c'è tutto ed il contrario di tutto e va gestito armonicamente.

Non facile certo
ma questa è la genialità e la creatività
Secondo me questo crea lo yoga

In medio stat virtus

Nelle posture si cercano le posizioni tutte flesse a destra con sosta finale e tutto a sinistra per capire cosa è diritto

Buon lavoro
OM
Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
Nella Natura, nello Yoga, nella Scienza i percorsi si intrecciano e producono l'evoluzione.
Il cambiamento è vita. Meglio collaborare che confliggere.
OM

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Messaggioda rogiopad » 27 maggio 2013, 17:41

Mi chiedi: “Cosa è la stupidità?”
Vivere nella mente è stupidità.
Vivere nel cuore e usare la
mente ogni volta che ti occorre,
è intelligenza. Il padrone è il tuo
cuore, la mente è solo un servitore: questa è intelligenza.
(Osho)

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Messaggioda Thot » 27 maggio 2013, 18:20

Luce Oscura ha scritto:thot...

...ESSERE ESSENTE ESSENDO

se le ritieni risposte errate o superficiali o insufficienti allora enumera i tuoi dubbi uno per uno


Enumerarli uno per uno, riempirei un'intera esposizione da pubblicare come opera critica.
Io provo "avversione" verso ciò che viene reso dogmatico, nel senso: "fai questo e otterrai questo". Non è così semplice. Qui si parla troppo di dogmi ma poco delle varianti sui modi operativi per condurre ad ogni modo allo stesso risultato.

Per fare un esempio, quando mi posiziono su un asana, la mia mente genera associazioni fra l'azione che compio e l'idea che l'azione non può governare la mia volontà a sottometterla, e questo compromette la pratica.
Per farlo dovrei annullare la mente, ma fino ad oggi non sono riuscito ad annullare la mente mediante nessuna pratica elencata.

Un'altra esperienza: ci fu un periodo in cui cercavo di tenere un'alimentazione equilibrata. La mia mente generava l'impressione che io stessi attribuendo il mio stato mentale all'andamento della dieta. Ne provai avversione. Un giorno feci una prova: mangiai una serie di schifezze...quel giorno mi sentivo meglio che nei giorni in cui tenevo la dieta equilibrata, perché sentivo di potere ingerire ciò che voglio senza che rimanga turbato dalla consapevolezza di cosa o cosa non dovevo fare.

Questo, di fronte alla disciplina, cosa mi fa pensare? Che esistono miriadi di modi operativi, che l'azione non conduce ad una precisa reazione, a meno che sia stata eliminata ogni sorta di opposizione da parte della mente.
La mia ricerca è capire quale di questi modi/sentieri mi sono più consoni. Non è superficiale rispondere: yama, niyama, ecc?
Se poi yama e niyama hanno sempre a che fare con qualunque modus operandi, devo comunque interpretarli, sono qui per apprendere.

Da un lato mi viene detto, come da matasilogo, di non disciplinarmi forzandomi ma assecondare i moti mentali.
Qui posso dire a proposito: se l'indulgenza al dubbio è un ostacolo, come descritto da patanjali, come assecondare il dubbio in modo che si dissolva da sé?

Ma a questo non mi è stata data risposta.
Io non mi oppongo a cosa raggiungere ma a come raggiungerlo. Per esempio,
rogiopad ha scritto:Vivere nel cuore e usare la
mente ogni volta che ti occorre,
è intelligenza.


Saperlo non basta. Iniziarlo a fare nemmeno. Qualcosa deve insidiarsi all'interno della mente per equilibrarla, qualcosa che parte dall'azione, ma che non è l'azione di fare quanto è stato detto, è un'altra.
Quale sia, non è stata data risposta.

E' come dire che la non-dualità è una verità, ma attenersi alla dualità è il modo operativo di ottenere la non-dualità.
(ovvero, ad esempio, io divento consapevole di avere il carattere d'artista (dualità io-artista), assecondo quella qualità, quella si smarrisce, avendovi operato, ed emerge il brahman. Diversamente dal voler essere brahman (non dualità) e tenersi legato al brahman per non cadere nell'oscurità di quella parte dell'essere che è rimasta inconclusa, l'artista.)

Date tutte queste circostanze, è chiaro che io mi chieda su quali delle tante probabilità propostomi devo dare più credito. Ora io leggo della via dell'artista, assecondare la natura d'artista e arrivare alla realizzazione, io sono un artista e mi chiedo cosa sia e come sia. Ora io leggo degli aghori, propongono l'esatto contrario della disciplina regale, e io mi chiedo cosa siano e come sia.


Luce Oscura ha scritto:QUELLO CHE SCEGLI DI ESSERE

Tutte le mie domande si fondano su questo...
sapere cosa sono prima di scegliere chi sono, e sapere quale parte di quello che sono può farmi...
Luce Oscura ha scritto:...FIN dall'INIZIO ASSUMERE (yuj) le PROPRIE RESPONSABILITA'

Luce Oscura ha scritto:puoi seguire anche dio stesso ma se sei una rapa rapa resterai

Per questo non si può decidere cosa essere che si pone in contrasto con quanto si è già (la rapa che vuole essere dio), allora prima di dissolvere quello che ero ed essere il nuovo divino, devo conoscere cosa ero e come assecondarlo e come operarvi per trasmutarlo.
Per conoscerlo non mi basta seguire lo yoga, deve esserci dell'altro, devo operarvi in un altro modo.
A questo si rivolgono le mie domande...
Luce Oscura ha scritto:PRIMA di chiederti CHI SIA l'insegnante CHIARISCITI se TU SIA un allievo o no

E' una scelta razionale, prima o dopo (in me prima), cosa è rimasto inespresso viene fuori. Bisogna agire lì, dall'esterno verso l'interno, cioè dall'azione, dopo avere compreso quale, per colpire l'interno, e non dalla scelta, che conduce all'azione, che dovrebbe poi rientrare per ottenere effetti all'interno, Perché di solito non avviene, non a me, per ora.
Quindi, se anche l'essere è illusione, è meglio CONOSCERSI o DIMENTICARSI?
Perché... l'introspezione conduce alla conoscenza di sé, la pratica conduce all'annullamento di sé.
Cosa, è meglio per operare...

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Messaggioda gb » 27 maggio 2013, 18:50

Thot ha scritto: Io provo "avversione" verso ciò che viene reso dogmatico, nel senso: "fai questo e otterrai questo". Non è così semplice. Qui si parla troppo di dogmi ma poco delle varianti sui modi operativi per condurre ad ogni modo allo stesso risultato.


Il fatto che sia semplice non significa sia facile. E' solo la tua mente che trasforma in dogmi inviti alla pratica.

Thot ha scritto: Per fare un esempio, quando mi posiziono su un asana, la mia mente genera associazioni fra l'azione che compio e l'idea che l'azione non può governare la mia volontà a sottometterla, e questo compromette la pratica.
Per farlo dovrei annullare la mente, ma fino ad oggi non sono riuscito ad annullare la mente mediante nessuna pratica elencata.

Un'altra esperienza: ci fu un periodo in cui cercavo di tenere un'alimentazione equilibrata. La mia mente generava l'impressione che io stessi attribuendo il mio stato mentale all'andamento della dieta. Ne provai avversione. Un giorno feci una prova: mangiai una serie di schifezze...quel giorno mi sentivo meglio che nei giorni in cui tenevo la dieta equilibrata, perché sentivo di potere ingerire ciò che voglio senza che rimanga turbato dalla consapevolezza di cosa o cosa non dovevo fare.

Questo, di fronte alla disciplina, cosa mi fa pensare? Che esistono miriadi di modi operativi, che l'azione non conduce ad una precisa reazione, a meno che sia stata eliminata ogni sorta di opposizione da parte della mente.
La mia ricerca è capire quale di questi modi/sentieri mi sono più consoni. Non è superficiale rispondere: yama, niyama, ecc?
Se poi yama e niyama hanno sempre a che fare con qualunque modus operandi, devo comunque interpretarli, sono qui per apprendere.

Da un lato mi viene detto, come da matasilogo, di non disciplinarmi forzandomi ma assecondare i moti mentali.
Qui posso dire a proposito: se l'indulgenza al dubbio è un ostacolo, come descritto da patanjali, come assecondare il dubbio in modo che si dissolva da sé?


Prendi in considerazione il fatto che tu pratichi male,ad esempio, e che tu abbia bisogno di un istrutture che ti corregga, cosa impossibile su un forum, ma possibile dal vivo. Qua sul forum ci sono fior fiore di istruttori.

Thot ha scritto: Ma a questo non mi è stata data risposta.
Io non mi oppongo a cosa raggiungere ma a come raggiungerlo. Per esempio,
rogiopad ha scritto:Vivere nel cuore e usare la
mente ogni volta che ti occorre,
è intelligenza.


Saperlo non basta. Iniziarlo a fare nemmeno. Qualcosa deve insidiarsi all'interno della mente per equilibrarla, qualcosa che parte dall'azione, ma che non è l'azione di fare quanto è stato detto, è un'altra.
Quale sia, non è stata data risposta.

E' come dire che la non-dualità è una verità, ma attenersi alla dualità è il modo operativo di ottenere la non-dualità.
(ovvero, ad esempio, io divento consapevole di avere il carattere d'artista (dualità io-artista), assecondo quella qualità, quella si smarrisce, avendovi operato, ed emerge il brahman. Diversamente dal voler essere brahman (non dualità) e tenersi legato al brahman per non cadere nell'oscurità di quella parte dell'essere che è rimasta inconclusa, l'artista.)

Date tutte queste circostanze, è chiaro che io mi chieda su quali delle tante probabilità propostomi devo dare più credito. Ora io leggo della via dell'artista, assecondare la natura d'artista e arrivare alla realizzazione, io sono un artista e mi chiedo cosa sia e come sia. Ora io leggo degli aghori, propongono l'esatto contrario della disciplina regale, e io mi chiedo cosa siano e come sia.


Luce Oscura ha scritto:QUELLO CHE SCEGLI DI ESSERE

Tutte le mie domande si fondano su questo...
sapere cosa sono prima di scegliere chi sono, e sapere quale parte di quello che sono può farmi...
Luce Oscura ha scritto:...FIN dall'INIZIO ASSUMERE (yuj) le PROPRIE RESPONSABILITA'

Luce Oscura ha scritto:puoi seguire anche dio stesso ma se sei una rapa rapa resterai

Per questo non si può decidere cosa essere che si pone in contrasto con quanto si è già (la rapa che vuole essere dio), allora prima di dissolvere quello che ero ed essere il nuovo divino, devo conoscere cosa ero e come assecondarlo e come operarvi per trasmutarlo.
Per conoscerlo non mi basta seguire lo yoga, deve esserci dell'altro, devo operarvi in un altro modo.
A questo si rivolgono le mie domande...
Luce Oscura ha scritto:PRIMA di chiederti CHI SIA l'insegnante CHIARISCITI se TU SIA un allievo o no

E' una scelta razionale, prima o dopo (in me prima), cosa è rimasto inespresso viene fuori. Bisogna agire lì, dall'esterno verso l'interno, cioè dall'azione, dopo avere compreso quale, per colpire l'interno, e non dalla scelta, che conduce all'azione, che dovrebbe poi rientrare per ottenere effetti all'interno, Perché di solito non avviene, non a me, per ora.
Quindi, se anche l'essere è illusione, è meglio CONOSCERSI o DIMENTICARSI?
Perché... l'introspezione conduce alla conoscenza di sé, la pratica conduce all'annullamento di sé.
Cosa, è meglio per operare...


Cito sempre ckstars in questi casi... La mente è furba... Ti assicuro che la tua è furba, e sta cercando di non farsi mettere all'angolo.

I pensieri, le emozioni sono enti concreti, li puoi spostare, o fermare, o muovere come sposti, fermi o muovi un braccio o una gamba: come impari a posizionarti assumendo un asana, come impari a rallentare e disciplinare il respiro, impari a rallentare e disciplinare i pensieri e le emozioni.

I metodi yama, nyama, asana, pranayama. Praticali molto a lungo dopo aver ricevuto istruzioni qualificate.

Mi spiace, ma la risposta è sempre quella.
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,

nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”

Giovanni Vannucci


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