yoga e arte

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yoga e arte

Messaggioda gaialivia » 17 maggio 2013, 17:44

eppure quando sono completamente distesa e rilassata l'arte prepotentemente viene a trovarmi, furtiva e intrusa quasi ospite indesiderata, specialmente quando facciamo i mudra o ci mettiamo in ginocchio muovendo le mani simultaneamente in posizioni differenti.
e fu proprio lì, mentre stavo sperimentando queste posizioni ecco che torna un vecchio movimento quasi lontano che mi richiama all'uso delle mani, come se nuotasero in un mare senza fine quasi come se mi dicessero : ti ricordi quando nuotavamo insieme nel mare ? sugli scogli ?
io facevo finta di niente, quasi come se le mani non fossero appartenute a me, ma ad un altro corpo, ad un'altra dimensione troppo scomoda per me.
nonostante io quest'immagine la rifiuti, ce l'ho ben presente.
sono proprio io seduta lì su quello scoglio, impacciata, non sicura di me con un costume luminoso, e pieno di paliette, e tutti che mi guardavano, ed io che ero molto contenta a volte, ma anche molto imbarazzata dai loro sguardi, come se avessi tutti i loro occhi puntati su di me.
solo adesso però capisco il valore di quel movimento e di quella scena. voleva essere un messaggio chiaro e bello per tutti, e cioè che non ci si deve vergognare del proprio corpo.
bisogna essere fieri qualsiasi cosa succede e qualsiasi ferita lui abbia perchè, è vero che c'è il dolore, ma dopo ogni dolore c'è la gioia e la luce, ed è proprio così che il corpo si rinnova, cambia forma e rinasce.
è curioso e strano come io a distanza di anni, mi ricordi tutto lucidamente di quella scena.
era bellissima.
c'era tanta poesia dentro.
la liberazione del corpo.
ecco che cosa ha significato per me.
un'altra domanda mi accompagna dolcemente : perchè adesso è venuta a trovarmi e non prima ?
comunque tutto torna.
in tutti i modi, se non l'avessi fatta, oggi non sarei qui a ripescarla nel mio mare interiore e a celebrarne la bellezza, che è libera, grazie al cielo, da qualsiasi condizionamento.
l'arte infatti è al di fuori della nostra logica e torna sempre nei momenti più impensati, a volte, a risollevarci e ad illuminarci quando non troviamo più il cammino.

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Re: yoga e arte

Messaggioda matasilogo » 22 maggio 2013, 0:21

gaialivia ha scritto:............
un'altra domanda mi accompagna dolcemente : perchè adesso è venuta a trovarmi e non prima ?
comunque tutto torna.
.............infatti è al di fuori della nostra logica
e torna sempre nei momenti più impensati,
a volte,
a risollevarci e ad
illuminarci quando
non troviamo più il cammino.


Perchè
ogni tanto
quando la mente
scaccia la mente
riemerge l'ente supremo
IL CAOS
che non ascolta le richieste
ed i bisogni
ed i noatri tempi
e rovescia le situazioni.
Allora tutti gli dei degli uomini
sono sgominati
e l'ENTE supremo
crea il suo contrario
LA CREATIVITà
e ti travolge in un orgasmo mentale.
Sfsssssssssssssss
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Messaggioda Thot » 22 maggio 2013, 23:32

Una domanda da artista, quale sono:
l'arte non è una modificazione della mente? cioè l'immaginazione.
Immaginazione intesa come distorsione della realtà ed immagini creative generate dalla mente, non come intuizione verso strati più sottili della realtà e poi riportati sottoforma di opera d'arte, come la scrittura automatica.
Si presuppone che essere realizzati significa non essere artisti, o meglio, aver disciplinato la mente a non predisporsi all'immaginazione.

Tuttavia il rapporto fra arte e yoga è vigente. Mi vien in mente l'eclettico Abhinavagupta, o la pittura minimale zen...
Perché?

Trovo una sola risposta: l'arte nella spiritualità comprende la sola espressione di realtà più sottili rese visibili sottoforma di simboli, e mai la CREATIVITA' perché la creatività è una modificazione della mente. Potrebbe/dovrebbe essere così?

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Messaggioda AT » 22 maggio 2013, 23:47

Qual è il problema? Le modificazioni della mente (Retta conoscenza, falsa conoscenza, fantasia, sonno e memoria) non sono "cattive". Non è che lo yogi deve smettere di dormire, o deve dimenticare dove sta di casa, o deve evitare di usare l'immaginazione. Si dice di disciplinare tali funzioni vitali per giungere ad una loro sospensione, in vista di auto-conoscere la propria natura essenziale, e cioè il Purusha. Viene esposta un'etica piuttosto severa al riguardo, ma non è che tale etica imponga di distruggere le proprie funzioni mentali. C'è però da dire che, nell'ambito sia del Platonismo che di discipline ascetiche come l'advaita Vedanta, c'è un certo anti-somatismo ed una certa sospettosa ostilità verso le funzioni immaginative, creative e vitali. In Platone, questo si spinge ad una condanna dell'arte.
Dal mio punto di vista, considero tale tendenza come un limite di tali sistemi, come una forma di aridità che non rende giustizia al ruolo dell'arte e dell'immaginazione. Se vuoi sposare la visione di Platone, allora smetti di fare l'artista, è chiaro. Ma Platone, su questo e su altri temi riguardanti la sfera vitale-sensoriale-immaginativa era piuttosto ottuso.

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Messaggioda matasilogo » 23 maggio 2013, 0:44

Thot ha scritto:Una domanda da artista, quale sono:
l'arte non è una modificazione della mente? cioè l'immaginazione................
Trovo una sola risposta: l'arte nella spiritualità comprende la sola espressione di realtà più sottili rese visibili sottoforma di simboli, e mai la CREATIVITA' perché la creatività è una modificazione della mente. Potrebbe/dovrebbe essere così?


L'arte è creatività se dice qualcosa di nuovo altrimenti e scarabocchio. Diceva il proff Ballo di Brera
Nel bergamasco delle valli si dice:
"lapis spint no fa sbegasc"
Una matita spuntata non fa neammeno uno scarabocchio-
Il dialetto è più efficace del bel parlato.
L'universo è creato e i greci erano. alcuni artisti creativi, altri sofisti affossatori che hanno dato alle donne la funzione di vaso dei fiori dove mettere il seme.
Con la logica e la retorica si è fatto bene e male,
scoperte e confusione come spesso quì.

Se qualcuno crede di creare per scienza infusa costruirà castelli di parole e di carta, ma le realizzazioni su tutti i piani vengono prima sul conoscere sudore di
pelle,
ossa,
nervi,
brividi,
orgasmi,
crolli e
rinascita interiore ed esteriore,
dove si evidenziano cose che la filosofia non insegna come il
caos, il
caso, il
campo, la
probabilità, l'
andamento non lineare dei fenomeni,
l'evoluzione secondo Gauss.
la incomprensibilità dei grandi numeri,
l'andamento critico dei moti turbolenti,
la non intuitività dei fenomini nano,
I comportamenti corpuscolari.
Ognuno di questi fenomeni è dentro di noi in ogni nostro organo
cellula,
molecola,
atomo,
protone,
quark,
stringa.
Abbi un brivido e cerca di sentirlo.
Sto educando i miei allievi a sentire al termine del saluto al sole quando abbassano le braccia
a sentire solo nei polsi, per ora, il brivido dei sensi propriocettivi che segnalano la discesa del liquido connettivo delle braccia.
Qualcuno dopo un anno incomincia a sentirlo nei fianchi.
Quando lo sentiranno anche nelle caviglie
saranno pronti per il prossimo passo di lavoro su di se per aspirare ad essere percettivi...........
Noi siamo dei
Vangelo Giovanni 10.34 Bibbia Salmo 82
Non sono i rituali ed i sacerdoti dei Veda a proporre Creatività
o la superstizione

Sfsssssssssssssss
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Messaggioda Thot » 23 maggio 2013, 16:37

AT ha scritto:Si dice di disciplinare tali funzioni vitali per giungere ad una loro sospensione, in vista di auto-conoscere la propria natura essenziale, e cioè il Purusha.


Per la loro sospensione allora, non come supporto. Ovviamente non si può conoscere il Purusha tramite l'immaginazione...

matasilogo ha scritto:Abbi un brivido e cerca di sentirlo.


E qui giungiamo ad un interrogativo: abbiamo scelto di non vivere una vita di alti e di bassi, come fanno gli esseri umanoidi e in misura espansa gli artisti e le Ondine. Da un lato si dice di lavorare per l'equanimità e astenersi dai sensi, dall'altro di compiere rituali per fare esperienza del divino tramite i sensi, attraverso l'arte, che è l'estasi estetica, o il sesso, ecc.

Bene, si fa in modo che questi brividi (cioè l'eccitamento dei sensi per mezzo dell'arte o altro) servano da supporto per un progressivo e perpetuo avvicinamento al divino, o consistono di un'esperienza passeggera, un alto fra i bassi, come un rapporto sessuale che poi finisce e lascia tutto tornare come prima?

Sempre che prolungare l'esperienza in atto sia uno scopo del provarla, come si fa a perpetuarla se poi svanisce?

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Messaggioda matasilogo » 23 maggio 2013, 17:21

Thot ha scritto:
AT ha scritto:Si dice di disciplinare tali funzioni vitali per giungere ad una loro sospensione, in vista di auto-conoscere la propria natura essenziale, e cioè il Purusha.


Per la loro sospensione allora, non come supporto. Ovviamente non si può conoscere il Purusha tramite l'immaginazione...

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[quote="matasilogo"]
Abbi un brivido e cerca di sentirlo.
[/quote]


E qui giungiamo ad un interrogativo: abbiamo scelto di non vivere una vita di alti e di bassi,
non contrastare ASSECONDA
sapendolo

come fanno gli esseri umanoidi e in misura espansa gli artisti e le Ondine. Da un lato si dice di lavorare per l'equanimità e astenersi dai sensi, dall'altro di compiere rituali per fare esperienza del divino tramite i sensi, attraverso l'arte, che è l'estasi estetica, o il sesso, ecc.
Vai oltre nella creatività e sarai dio
Bene, si fa in modo che questi brividi (cioè l'eccitamento dei sensi per mezzo dell'arte o altro) servano da supporto per un progressivo e perpetuo avvicinamento al divino, o consistono di un'esperienza passeggera, un alto fra i bassi, come un rapporto sessuale che poi finisce e lascia tutto tornare come prima?
    Ragioni solo come un maschio
    ogni femina esistente poi continua la specie

Sempre che prolungare l'esperienza in atto sia uno scopo del provarla, come si fa a perpetuarla se poi svanisce?

Codice: Seleziona tutto

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Messaggioda AT » 23 maggio 2013, 18:10

Thot ha scritto:Per la loro sospensione allora, non come supporto. Ovviamente non si può conoscere il Purusha tramite l'immaginazione...


E qui giungiamo ad un interrogativo: abbiamo scelto di non vivere una vita di alti e di bassi, come fanno gli esseri umanoidi e in misura espansa gli artisti e le Ondine. Da un lato si dice di lavorare per l'equanimità e astenersi dai sensi, dall'altro di compiere rituali per fare esperienza del divino tramite i sensi, attraverso l'arte, che è l'estasi estetica, o il sesso, ecc.


Ma certo che la conoscenza del Purusha è al di là dell'immaginazione! Così come è al di là del pensiero, così come è al di là dell'identità personale. Il che non toglie che i maestri più accorti consiglino di coltivare un'identità personale equilibrata, con tutte le funzioni armoniosamente collegate. Mi preoccupa un po' che tu parli sprezzantemente di umanoidi, o che tu faccia spesso riferimento ad interpretazioni super-severe di ascesi, quasi nemiche della vita. Se vuoi seguire l'intellettualismo Platonico, o qualche suo equivalente orientale, allora abbandona l'arte. Ma queste visioni non sono le uniche. Leggi il Vjinanabhairava, e scopri come l'esperienza vitale, immaginativa, sensoriale possa essere assunta e potenziata, per farne un soggetto di meditazione. Non c'è solo il Purusha, c'è anche la Prakriti.

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Messaggioda Ventus » 23 maggio 2013, 18:21

Thot ha scritto:
AT ha scritto:Si dice di disciplinare tali funzioni vitali per giungere ad una loro sospensione, in vista di auto-conoscere la propria natura essenziale, e cioè il Purusha.


Per la loro sospensione allora, non come supporto. Ovviamente non si può conoscere il Purusha tramite l'immaginazione...

matasilogo ha scritto:Abbi un brivido e cerca di sentirlo.



Da quello che ho letto, mi sembra che nello yoga di Patanjali le modificazioni della mente, ragionamenti, fantasie ecc, della mente superficiale, debbano essere sospese (“soppresse” ma solo momentaneamente, e nel senso di non esserne coinvolti ossia impediti nella meditazione. Non bisogna sopprimere nessuno), per il tempo necessario per potersi dedicare al flusso della meditazione stessa.

Questa meditazione poi porterà, progressivamente, con le vite o con gli anni, a vedere il mondo e se stessi in modo diverso, ossia a vivere in modo diverso e in un mondo diverso (per colui che ha meditato). Allora, talvolta anche prima ma non altrettanto bene, il mondo verrebbe visto come una continua effervescenza di essere, che non è materia fissa e dovuta e “semplicemente presente” come vede “l’uomo della strada”, non yogin, non religioso e non filosofo, e come credeva la scienza di un tempo. In termini cristiani potremmo dire che il mondo apparirà come una continua Grazia, oppure altro Sangue di Cristo (ma non tutti saranno d’accordo, proprio perché non sono meditanti, yogin, mistici, filosofi, ecc).

Nel buddismo e nello zen, sempre per quello che ho capito, lo stesso processo verrebbe compiuto in modo più veloce, grazie alla comprensione iniziale di come stanno “le cose”. (Il Budda alza il fiore e Mahakassyapa, unico in tutta l’assemblea, sorride del dono continuo che è ogni istante, ogni zolla di terra, ogni spicchio di cielo, che sono lì esattamente “per” lui, per la sua comprensione (grazie alla sua comprensione e anche per innescare la sua comprensione) per il “suo” amore… Quindi ci si può specchiare: quelle cose sono “lui”, sono Mahakassyapa, sono te stesso). L’ente supremo rivolta la sua mano come un guanto (adesso che lo hai compreso e vivi in Lui), e ti crea mentre tu lo riconosci… Hai superato la barriera della morte (la lontananza dalla fonte) e sgorghi come fiore della creazione tu stesso. Sei una mano (ormai non più tua ma “Sua”) che aiuta.

In ogni caso, soppressione delle modificazioni della mente dovrebbe significare che durante la meditazione (o nell’intera vita quotidiana, per il buddismo o quantomeno per lo zen di Dogen), la persona non viene portata via da problemi e ragionamenti riguardanti fame, sete, lavoro, amore, bollette, torti subiti, cinema, amici, impegni vari. In sostanza il meditante deve cercare di essere lì come un bimbo in braccio alla mamma e che guarda il mondo: fresco, ingenuo, naturale, ricettivo, fiducioso, sereno (quello che viene considerato “lo stato naturale” o “la natura originaria”). E che se guardi bene, dentro di tè c’è già adesso. E’ proprio questo che fa di te un essere vivente e non un sasso (ma pure il sasso forse…).

Ma non è che uno prima sospende le divagazioni della mente e poi un giorno avrà il samadhi. Questo è quel che si cerca di fare per capirsi, per allenarsi, per iniziare una ricerca interiore.
In realtà il meditante avrà tanto samadhi quanto sarà capace di non lasciarsi trascinare dai ragionamenti (spero di mangiare questo, ma spero che lo cucini quello, chissà se Caia suonerà il sitar, preferisco i fiori di loto, …), e tutto il resto (vitarka, vicara, ananda, asmita). Fin che si accorge che ogni cosa, ogni oggetto della meditazione, fluisce come esperienza del suo sé. E questo sé, a questo punto, non si chiama più sé, non è più un sé ma semmai è un Sé, che comincia a “viversi” come Purusa, o come realtà con Grande Sigillo (Mahamudra: uscita dalla fonte, quindi garantita dalla fonte stessa, sempre purissima e perfetta) o come Grazia, o come Sangue di Cristo, che completa la creazione aiutando con amore...

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Messaggioda Thot » 23 maggio 2013, 21:10

AT ha scritto:Mi preoccupa un po' che tu parli sprezzantemente di umanoidi...


E' un'altra modificazione della mente temporanea, come tutti, una convinzione modificabile...c'era un periodo di approccio in cui leggevo di maestri ascesi, quantistica, ecc. ed ero abbastanza filantropo! Ma come sempre risultato di un'identificazione, il "far parte di..." che dona entusiasmo, e ne ho mantenuto la consapevolezza! beh è questo che conta...

Ho letto il Vijnanabhairava, e difatti sembra che, cosa va potenziato è il potenziale artistico, non il produrre o predisporsi all'arte, potenziale che viene poi indirizzato all'interno di sé per aumentare la propria ricettività, invece che lasciarlo fare dall'esterno per mezzo dell'arte...


A parte questo, per rispondere a quanto postulato da te, matasilogo e Ventus, allo scopo di comprendere il ruolo dell'arte nella spiritualità, possiamo affermare che: la natura artistica dell'artista non va soppressa ma riconosciuta come parte della prakrti, e studiata allo scopo di poterla gestire al meglio. Va esclusa durante la meditazione per non eccitare la mente ulteriormente, oppure utilizzata come oggetto di meditazione. La creatività, intesa come potenziale creativo (associato all'elemento fuoco), se diretta verso l'esterno produce capolavori, se diretta versa l'interno permette di raggiungere Dio, ma se diretta verso l'interno esclude l'immaginazione. L'essere artisti è essere sensibili al fine di coltivare il potenziale ricettivo e percettivo, ma è contro l'evoluzione turbare la mente con nuove immagini che costituiscono oggetto di turbamento e attaccamento.
Giusto?


matasilogo ha scritto:
    Ragioni solo come un maschio
    ogni femina esistente poi continua la specie

Faccio riferimento proprio all'esperienza dell'atto sessuale, come atto estatico, estasi che potrebbe ricavarsi dall'arte in questa sede. Sensazione che anche la donna, dopo, dimentica, anche continuando la specie...


Riguardo l'arte come disciplina spirituale, riporto una delle fonti conosciute, l'arte alchemica (il percorso artistico attraverso la nigredo, rubedo e albedo). Ma non trovo il nesso fra il lavoro su di sé e l'utilità dell'opera. Se l'atteggiamento dell'artista e l'opera d'arte è un risultato del sé, allora non ha nessuna utilità né l'atteggiamento d'artista né l'opera d'arte ai fini di trasformare il sé, perché è prodotto dell'artista, non è lei che produce la persona dell'artista e lo forgia come essere spirituale. O sbaglio? Tra l'altro non m'è chiaro quanto sia possibile parlare di purusha o di brahman, o meglio di illuminazione, attraverso la via dell'artista.
E lo chiedo da artista!



Detto questo, a che scopo fare esperienze estatiche, per mezzo dell'arte, per mezzo del sesso, per mezzo di droghe, se sono esperienze temporanee?
Per allenarsi a rendersi più ricettivi, per assaporare e prendere familiarità con quello stato, per prendere consapevolezza di quello stato e prolungarlo...per cosa?


(Si è vero, da ricercatore, sono qui spesso per fare domande, più che condividere la sapienza...)

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Messaggioda matasilogo » 25 maggio 2013, 0:56

Thot ha scritto:
AT ha scritto:Mi preoccupa un po' che tu parli sprezzantemente di umanoidi...


E' un'altra modificazione della mente temporanea, come tutti, una convinzione modificabile.Se l'atteggiamento dell'artista e l'opera d'arte è un risultato del sé, allora non ha nessuna utilità né l'atteggiamento d'artista né l'opera d'arte ai fini di trasformare il sé, perché è prodotto dell'artista, non è lei che produce la persona dell'artista e lo forgia come essere spirituale. O sbaglio? Tra l'altro non m'è chiaro quanto sia possibile parlare di purusha o di brahman, o meglio di illuminazione, attraverso la via dell'artista.
E lo chiedo da artista!



Detto questo, a che scopo fare esperienze estatiche, per mezzo dell'arte, per mezzo del sesso, per mezzo di droghe, se sono esperienze temporanee?


Per allenarsi a rendersi più ricettivi, per assaporare e prendere familiarità con quello stato, per prendere consapevolezza di quello stato e prolungarlo...per cosa?


(Si è vero, da ricercatore, sono qui spesso per fare domande, più che condividere la sapienza...)


Da artista, da creatore di 4 prototipi e altro riconosciuti a livello mondiale, da occasionale e purtroppo non frequente sperimentatore di stati di trance (senza droghe) posso affermare che dopo esperienze esaltanti anche solo orgasmiche, se si cerca poi di capire come e perchè è successo non si è più quelli di prima e si può, non sempre, aprire visioni nuove di se e del modo di vivere.
Secondo me si riducono i blocchi tra mente cosciente e comprensione di quello che può essere qualcosa di più.
Si tratta di trarre esperienza dagli eventi e non viverli per sopravvivere o per esserne orgogliosi.

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Messaggioda matasilogo » 25 maggio 2013, 1:06

Thot ha scritto:
AT ha scritto:Si dice di disciplinare tali funzioni vitali per giungere ad una loro sospensione, in vista di auto-conoscere la propria natura essenziale, e cioè il Purusha.


Per la loro sospensione allora, non come supporto. Ovviamente non si può conoscere il Purusha tramite l'immaginazione...

matasilogo ha scritto:Abbi un brivido e cerca di sentirlo.


E qui giungiamo ad un interrogativo: abbiamo scelto di non vivere una vita di alti e di bassi, come fanno gli esseri umanoidi e in misura espansa gli artisti e le Ondine. ..................
Sempre che prolungare l'esperienza in atto sia uno scopo del provarla, come si fa a perpetuarla se poi svanisce?


Alti e bassi?
E perchè no
Non resistere agli eventi
assecondali
e traine vantaggio
Mai paura
anzi
nuove esperienze.

Difficoltà?
Dagli errori si impara.
Pensiero laterale.

Niente svanisce.
Tutto lascia una traccia se hai
FEEDBACK.

E ' solo il FEEDBACK.
che permette di capire
la reincarnazione in vita

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Messaggioda rogiopad » 25 maggio 2013, 10:12

Non ricordo l'autore:
"Le emozioni sono molto simili alle onde. Non possiamo impedire loro di arrivare, ma possiamo scegliere quale cavalcare"
Hari Om

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Messaggioda matasilogo » 25 maggio 2013, 16:52

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Messaggioda Thot » 25 maggio 2013, 21:19

Mi fido di te, matasilogo, per la tua saggezza empirica.
Non ho scelto io di privarmi/punirmi/pentirmi, è solo autodisciplina. E' come se scegliendo di vivere l'emozione venisse a mancare la spinta verso l'evoluzione.
Non ricordo dove sta scritto: "anche gli Dei desiderano una nascita umana" perché nella loro dimensione tutto è "così perfetto" che manca la spinta verso l'evoluzione, cioè il fondersi con Dio.

E' questo complesso ontologico fra due moti contrastanti. L'uno dice: lasciati andare ma rimarrai nella dualità. L'altro ribatte: tieniti autodisciplinato, non cedere alle emozioni e la supererai.
Perché se io gioisco delle cose del mondo, quella parte mi suggerisce che sono ancora attaccato alle cose del mondo. Non ha importanza da quale fonte prelevi l'entusiasmo: l'arte, il sesso, le droghe, le passeggiate serene, la natura... molte delle discipline per la realizzazione suggeriscono di abbandonarle, il che vorrebbe dire, non gioire grazie a fonti esterne, tu ed altre affermate che invece è bene gioirne, il che vorrebbe dire rimanere attaccati alla fonte. Il che vorrebbe dire che se io ho fatto esperienza dell'arte quale fonte del mio entusiasmo, mi rifugerò nell'arte una volta che vorrò ritrovarlo, non in me stesso, neanche per molto tempo, neanche in Dio.
Questa è la condizione, so di dovere fare esperienza più che cercare di concepire con la mente.
Per questo mi fido di te! Cercherò di non oppormi. Trarrò dei feedback, saprò che esiste un'esperienza che va al di là di questa, lavorerò sull'emozione e su come sacrificare la fonte, in modo che resti l'emozione. Poi ne diventerò consapevole.
E' un lavoro arduo, facile è per molti vivere tante esperienze di estasi e consacrarsi ad esse, perché se ne ritroveranno un giorno ancora attaccati. E questo non vuol dire essere realizzati.



Gli darò certamente un'occhiata :)




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