Pranayama e la caduta del velo.

tecniche di respirazione e controllo del prana
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Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda ckstars » 23 febbraio 2015, 16:30

Pranayama e la caduta del velo.

Cio’ che vedo di fronte a me allo specchio sono veramente io ?

Durante gli anni chi piu’ chi meno si e’ costruito una o piu’ maschere che pone di fronte al volto o al corpo per apparire cio’ che non e’. E’ un problema?

No .... fino a quando non crediamo che cio’ che vediamo allo specchio siamo veramente noi perdendo di fatto i veri connotati della nostra personalita’. Quando sara’ avvenuto cio’ noi stessi ci aspetteremo di rispondere a chi ci chiede come chi non siamo.

“Nessuno deve supporre che sia cosi’ debole ... nessuno lo scoprira’!”

Posso credere di essere “Forte” e contentiamoci di declinare questo attributo come capace di rispondere/essere in grado di superare le piu’ terribili situazioni, ma in realta’ se non lo sono .... sara’ soltanto un’ immagine costruita a cui finisco per credere salvo poi crollare di fronte al piu’ piccolo imprevisto.

Ma in realta’ come sono? Puo’ lo Yoga aiutarmi a scoprire il mio volto ? Posso scavare la mia immagine per vedere cosa c’e’ sotto ?

Il Pranayama e’ un osso duro, una pratica scolvongente: spesso ci si accorge di avere il fiato corto, di respirare in modo anomalo, di sentire dolori qua e la .... mi sono sentito dire: “Ma come non so respirare ????”

Ma c’e’ di peggio .... quando abbiamo cominciato ad ingranare, quando si comincia a seguire i flussi respiratori e dentro e fuori di noi si fa silenzio si affacciano alla mente delle vocine: “non sei stato capace” .... “potevi fare meglio” .... “lui accanto respira meglio di te” ..... “anche questa sera non sei migliorato” ..... “non ti serve a niente fare questa baggianata sai fare ben altro” ......
Sono i messaggi che qualcuno dentro ci sta sussurrando ..... e’ qualcosa di molto piu’ vero dell’ immagine dello specchio. Probabilmente le vocine non ci piacciono e ci distolgono dal nostro obiettivo: il Pranayama.

Ma se prestiamo attenzione alle vocine forse il Pranayama almeno per questa volta sara’ andato perso, ma lo spaccato del nostro carattere sara’ riportato alla luce ! E anche questo non e’ poco ... se stiamo attenti avremo ritrovato le fondamenta su cui costruire .... le vocine ci continueranno a dire di volta in volta piu’ o meno le stesse cose, se le accettiamo sapremo finalmente chi siamo.

Un abbraccio, Cks

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda fabio » 23 febbraio 2015, 19:25

Grazie ck.
Alcune parole arrivano quando servono.

besos

f.
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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda BabaJaga » 25 febbraio 2015, 16:26

Sottolineo che la mia è una provocazione ma c'è del buon senso in ciò che dico qui sotto!
:)
Il respiro è per il corpo un' attività automatica, gestita da aree subcorticali. Ha una finalità essenziale per la sopravvivenza biologica ma nulla di più di questo.
Una persona è morta quando è il cervello che non funziona più, anche se il ritmo cardiaco e il ritmo respiratorio continuano ad essere presenti come funzioni in automatico: si chiama "morte cerebrale".
Quello che distingue l' intelligenza umana e la capacità straordinaria dell' uomo di trovare soluzioni per vivere, è la corteccia, non le aree subcorticali, che condividiamo con molti altri animali ed esseri viventi molto più primitivi in termini di struttura nervosa.
La respirazione è una semplice funzione automatica. Perchè dovrebbe agire su aspetti cognitivi complessi?

Puntare l' attenzione sul respiro più di quanto se ne ponga nella nostra cultura occidentale, è un dato condivisibile...
ma elevare un processo fisiologico automatico a pratica di consapevolezza ed elevazione spirituale e di integrazione, è quanto mai bizzarro,
se pensiamo che nella maggior parte delle attività essenziali al vivere quotidiano, la respirazione è un semplice presupposto scontato,
ripeto-legato ad aree sub-corticali, primitive,
per nulla singificative rispetto a processi cognitivi, di analisi percettiva e sensoriale e di problem-solving,
a cui sono deputatate le aree corticali che contraddistinguono l' intelligenza umana dal semplice istinto.
L' idea di un autocompiacimento contemplativo passivo, mi sembra piuttosto sterile.
Ultima modifica di BabaJaga il 25 febbraio 2015, 21:26, modificato 1 volta in totale.
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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda ckstars » 25 febbraio 2015, 17:47

Ciao BabaJaga,
non ho capito se sei un praticante di Yoga e in base a cio' scrivi la tua provocazione.

Ti rispondo prima in base alla mia esperienza.
Se riesco a stabilire un regime respiratorio in cui la durata di ogni espiro e' uguale alla durata dell' inspiro e mi stabilizzo su un ciclo di 2 minuti ovvero in 10 minuti espiro- inspiro per 5 volte cio' sta ad indicare che la respirazione non e' un processo automatico.

Se diminuisco la pressione sistolica - diastolica di circa il 15% volontariamente, cio' sta ad indicare che anche la pressione e' non completamente sotto il dominio del sistema neurovegetativo .....

Dal punto di vista dello Yoga il Pranayama e' la quarta arte e scienza a disposizione dell' uomo. Un buon testo di riferimento e' B.K.S. Iyengar, "Teoria e Pratica del Pranayama"
Un abbraccio, Cks

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda Ventus » 25 febbraio 2015, 18:11

BabaJaga ha scritto:Sottolineo che la mia è una provocazione ma c'è del buon senso in ciò che dico qui sotto!
:)
Il respiro è per il corpo un' attività automatica, gestita da aree subcorticali. Ha una finalità essenziale per la sopravvivenza biologica ma nulla di più di questo.
Una persona è morta quando è il cervello che non funziona più, anche se il cuore ed il respiro continuano ad essere presenti in automatico: si chiama "morte cerebrale".
Quello che distingue l' intelligenza umana e la capacità straordinaria dell' uomo di trovare soluzioni per vivere, è la corteccia, non le aree subcorticali, che condividiamo con molti altri animali ed esseri viventi molto più primitivi in termini di struttura nervosa.
La respirazione è una semplice funzione automatica.

Puntare l' attenzione sul respiro più di quanto se ne ponga nella nostra cultura occidentale, è un dato condivisibile...
ma elevare un processo fisiologico automatico a pratica di consapevolezza ed elevazione spirituale e di integrazione, è quanto mai bizzarro,
se pensiamo che nella maggior parte delle attività essenziali al vivere quotidiano, la respirazione è un semplice presupposto scontato,
ripeto-legato ad aree sub-corticali, primitive,
per nulla singificative rispetto a processi cognitivi, di analisi percettiva e sensoriale e di problem-solving,
a cui sono deputatate le aree corticali che contraddistinguono l' intelligenza umana dal semplice istinto.
L' idea di un autocompiacimento contemplativo passivo, mi sembra piuttosto sterile.



Secondo me quello che ha detto BabaJaga è vero, però appartiene completamente al regno delle scienze obiettivanti ed è limitato a quelle.
E’ per loro, e solo per loro, che il soggetto, quello che noi continuamente siamo, quello che gli stessi scienziati continuamente sono, non vale quasi niente (potremmo dire “tutta quella roba inutile che sta intorno alle formule matematiche e alla busta paga”).
E’ solo per le scienze obiettivanti che la vera struttura del mondo è quella che stanno costruendo loro, ed è una struttura “obiettiva”, o logica e matematica, in una parola sola: “tecnica”, che assegna ormai essa stessa il posto che compete a ciascuno e decide anche i fini veramente validi e importanti che devono essere perseguiti.
In pratica: “L’essere vivente è una struttura biologica, e deve inserirsi nel cammino della scienza/tecnica, e perseguire i suoi obiettivi: successo numerico e quantitativo”.

Ma le scienze obiettivanti sono sono tutto il mondo, e gli stessi scienziati non hanno mai smesso di essere fondamentalmente e prima di tutto degli esseri viventi.

Infine, sia le scienze obiettivanti sia gli scienziati che ci lavorano appartengono tutti al mondo della vita, che è quella effervescenza di evidenze e di intuizioni (incontri genuini con le sensazioni, anzi sensazioni, anzi “cose stesse”) che noi viviamo ogni momento.

I vagabondi dello spirito (oranti, sciamani, mistici, gnostici, yogi, filosofi, zen, poeti, ecc) desiderano appunto indagare quella fonte di evidenza, il mondo della vita (che gli si offre sempre in modo “soggettivo” e deprezzato solo secondo le scienze obiettive/obiettivanti, che però ne derivano anch’esse).

Se siamo prima di tutto “corpo e cervello” non serve alcuno yoga (nè zen, ecc) ma basta una compressa multivitaminica e una buona agenda.
Ma se vogliamo indagare e ripercorrere consapevolmente le radici , le nostre radici (dalle quali chissà perché è emersa quella stessa visione scientifica/obiettiva così limitativa), così come le radici di ogni possibile visione, bisogna abbandonare ogni (consapevolezza di essere soltanto) corpo e cervello, e rimettersi a ... essere/ascoltare.

Secondo me, oranti, sciamani, mistici, gnostici, yogi, filosofi, zen, poeti, ecc. non sanno nulla di corpi e cervelli, ma semmai sono esperti di amore, vita, mondo, respiro, bellezza e beneficio. Le parti più belle del mondo della vita, del mondo vissuto, dell’esperienza vivente, di ogni “adesso”.

E dovrebbero essere sempre queste anche le fonti delle stesse scienze obiettive, e pure i fini ultimi che esse dovrebbero perseguire.

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda ckstars » 26 febbraio 2015, 11:28

Non so quanto queste informazioni possano interessare. Gia’ in passato abbiamo parlato nel forum della fisiologia del Pranayama. Paolo Proietti ha dedicato molte pagine alla documentazione anatomica della muscolatura coinvolta nella respirazione.

Durante il Pranayama lo yogi elegge a muscolo primario della respirazione il diaframma.

Rimando alle tesi di anato-fisiologia che trovate anche in rete per approfondire l’ argomento. Vorrei soltanto sintetizzare dicendo che il diaframma e’ in realta’ uno degli organi fondamentali per la nostra vita.

Molte delle funzioni vitali sono collegate al diaframma:
respiratoria (nella respirazione si movimentano 60 – 80 litri di aria al minuto)

cardiocircolatoria (il diaframma movimenta una quantita’ di sangue da 2 a 4 volte quella del cuore!)

digerente (i movimenti del diaframma sono responsabili del movimento del liquido nello stomaco di fatto della digestione)

sessuale (i movimenti diaframmatici sono collegati alle fasi dell’ orgasmo)

linfatico (il diaframma e’ di fatto il cuore dell’ apparato linfatico)

Tutto cio’ e’ anatomicamente – fisiologicamente noto e nota da molto tempo la possibilita’ volontaria di lavorare con il diaframma.

E’ intuibile che un’ escursione del diaframma di 10 – 12 cm propria del Pranayama dai 5-6 che rappresentano la normalita’ comporti uno stato fisiologicamente particolare di tutto l’ organismo proprio per l’ influenza del diaframma su una gran parte delle funzioni fisiologiche del corpo umano.

Che tutto cio’ possa permettere una concentrazione, si badi bene ricercata, sui suoni respiratori e’ poi un dato di fatto: al momento in cui un esperto pratica un Pranayama profondo alcuna informazione esterna, salvo non si tratti di un messaggio di allarme, al proprio corpo viene quanto meno memorizzata e’ difficile dire se percepita.

Non si ha neppure coscienza del periodo di tempo trascorso, anzi aggiungo che la valutazione del tempo trascorso e’ sospesa ossia la risposta alla domanda: “Quanto e’ durata la tua sessione di Pranayama” non solo e’ soggettiva ma assolutamente meno vicina alla media del campione di risposte di un individuo non partecipante alla sessione.

Dunque in questo stato straordinario, la sessione di Pranayama, si ha uno stato di coscienza non ordinario ed e’ possibile fare alcune ipotesi su questo stato di coscienza.

Un abbraccio, Cks

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda BabaJaga » 26 febbraio 2015, 13:04

Il punto è che è l' attenzione e quindi una regolazione non automatica ma pensata che soprassiede alla respirazione,che interviene quando tu passi dall' atto automatico di respirare all' atto consapevole di respirare in un certo modo!
Quindi, se il respiro di per sè è un processo fisiologico automatico regolato da regioni subcorticali, nelle tecniche di pranayama, è la consapevolezza, quindi un processo cognitivo, che prende il sopravvento alla regolazione di un' attività, il respiro, che altrimenti procederebbe in modo automatico e senza alcuna attenzione da parte del soggetto che respira.
Quindi quello che la rende efficace, NON E' l' atto respiratorio in sè e per sè! Come invece si tende a dire...MA il processo cognitivo ( aree corticali) sull' atto respiratorio...
Cosa ben diversa! :)
Quando si dice nel senso popolare che il respiro ( o anche tecniche come il respiro circolare del rebirthing...) vanno a "lavorare sui blocchi" emotivi o sulle contrazioni muscolo-scheletriche, si dice una grandssima stupidaggine, perchè non è il respiro che rende efficace la tecnica di respirazione ma bensì lo stato mentale! Quindi l' attività indotta dalla corteccia ( quindi è un risultato della mente) attraverso il respiro ma non dal respiro, nè dai nuclei sottocorticali che vi presiedono! :)
Non è il respiro che scioglie il “disturbo psicosomatico”, è lo stato di coscienza e l’ attenzione ad una parte del corpo o ad una sensazione/emozione in quello stato d coscienza.
Questo è un piccolo particolare che sfugge e invece ha una portata enorme: significa che noi, che ci piaccia o meno, facciamo pranayama, perchè usiamo la testa. Perchè NON esiste lo stato-di-non-mente, come si usa dire secondo il gergo popolare...Anche lo stato-di-non-mente è creato dalla mente, guarda un po'...


Poi possiamo dirci che, come affermava Rudolf Otto, uno psicoanalista che ha scritto molto sul sacro ( tanto per citarne uno…) che il sacro è una parte dell’ uomo, una parte della nostra mente (!), che si àncora ad un cervello fatto di carne…ma ”NON VOGLIO SPIEGAZIONI MA SOLTANTO SENTIRE, VIVERE…”
Ultima modifica di BabaJaga il 26 febbraio 2015, 13:10, modificato 1 volta in totale.
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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda jasmin » 26 febbraio 2015, 16:14

a proposito di pranayama riporto alcune righe tratte da "L'albero dello Yoga" di B.K.S. Iyengar, la premessa è che il pranayama sia lo strumento per imparare a fare circolare l'energia nel nostro corpo e che tramite il controllo del respiro si riesca a controllare la mente e viceversa. L'autore con parole molto semplici tra l'altro esprime questi concetti.

"Lo yoga si prefigge di ridare semplicità alla complessità della mente. e una tale semplicità si ottiene con la pratica del pranayama. Nel cervello si instaura una dura lotta tra la coscienza pura e la coscienza impura. E' come il rimestamento delle acque dell'oceano; lo stesso rimestamento avviene tra l'intelligenza della mente interiore o inconscia e l'intelligenza della testa o il cervello.
Un velo di oscurità ricopre la coscienza della testa. Se il cervello si oscura non si riesce a vedere con chiarezza. La pratica del pranayama rimuove le nuvole del cervello per illuminarci e apportare chiarezza e freschezza..... Ma se la mente vaga, fate un'espirazione calma e lenta e restate così per un po'. Lasciate scorrere la coscienza con il respiro e le distrazioni si arresteranno. Quando raggiungete un solo stato mentale, la mente dualistica scompare e siete pronti per la meditazione. Quando inspirate, il sé entra in contatto con il corpo. Quindi l'inalazione è l'evoluzione dell'anima verso il corpo ed è il respiro cosmico spirituale che entra in contatto con il respiro individuale.
L'espirazione, per quando riguarda la salute, è l'espulsione delle tossine dal corpo. Dal punto di vista psicologico placa la mente, mentre dal punto di vista spirituale è il respiro individuale che entra in contatto con il respiro cosmico esterno per diventare una sola cosa con esso.
L'espirazione è la resa del nostro io. Non è l'espulsione dell'aria ma dell'io sotto forma di aria. Nell'espirazione, si diviene umili, mentre nell'ispirazione si diviene orgogliosi. Anche il pranayama è spiritualmente pericoloso se non sapete come esercitarlo. Affermare "Riesco a trattenere il respiro per un minuto!" è orgoglio. Imparare il pranayama equivale a imparare a comprendere il passaggio dall'attaccamento al non-attaccamento, e viceversa."

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda fabio » 26 febbraio 2015, 16:49

E' già stato detto immagino che per "prana" non si intende solo l'aria che entra nei polmoni vero?

Per lo yoga il prana è la somma di tutte le energie dell’universo, è in ogni luogo ed in ogni momento. Fa parte del respiro, è nell’acqua, nel cibo, nei processi mentali ecce ecc.
Sicuramente ha ragione Babajaga quando dice che è lo stato di coscienza e l’attenzione che modulano il respiro ma, aggiungerei, la stessa coscienza e volontà sono alimentate dal prana.

Migliore la definizione si Shivananda che rubo direttamente dal nostro sito:

Swami Shivananda afferma che «ilprâna è la somma di tutte le energie contenute nell'universo», è l'energia indifferenziata che pervade e anima tutto il creato e che si manifesta in ogni luogo ed in ogni momento in forme sempre differenti. Radiazioni elettromagnetiche, magnetismo, gravitazione e persino il pensiero rappresentano sottili forme di prâna: noi esistiamo in un oceano di prâna. Il Prâna in realtà è una sola energia, ma appare molteplice osservandola nelle sue diverse funzioni.
Il prâna, proclamano i Rishi, può essere accumulato nel sistema nervoso centrale e in particolare nel plesso solare: lo Yoga fornisce il potere per indirizzare questa corrente energetica coscientemente evolontariamente tramite il pensiero.
Tutti gli esseri viventi esistono finché riescono ad assorbire prânaattraverso il respiro, attraverso la pelle, attraverso il cibo. Quando questa energia divina entra in noi diventa prâna individuale, che percorre e permea tutto il corpo come energia sottile della vita eterna.
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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda Ventus » 27 febbraio 2015, 0:47

BabaJaga ha scritto:[...]
SENTIRE, VIVERE…”


Ecco, per quel poco che so, quel “sentire” e "vivere" mi sembrano centrati, e la pratica del respiro mi sembra indicare sempre lì: la contentezza del poco, la nuvola, l’illuminazione, il fiore, nel nome di..., i giardini di pietra, la perla splendente, l’ascolto, il segno, la luce infinita, ...
Un “luogo” da ritrovare, frequentare, essere e indagare.

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Re: Pranayama e la caduta del velo.

Messaggioda ckstars » 11 marzo 2015, 15:12

Il Pranayama induce uno stato fisiologico non ordinario. Di piu’: lo stato in cui si trova la coscienza e’ esclusivo di fatto neppure gli apneisti portano il cervello a condizioni fisico-chimiche simili.

(pCO2 ciclicamente elevata, alti livelli di dopamina, alti livelli di GABA ...)

Tutto cio’ favorisce la ricerca dell’ Assoluto – Ab Solutus – slegato/sciolto da (qualsiasi processo) compreso quello logico mentale.

Un abbraccio, Cks


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