Durata respirazione.

tecniche di respirazione e controllo del prana
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Messaggioda gb » 17 gennaio 2013, 14:06

E ora, Volatile Astrale, non vorrai mica tagliarla qui senza parlare della Via degli Equilibri, della Via della Resa e di eventuali altre Vie, giusto?
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
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Messaggioda ckstars » 18 gennaio 2013, 10:55

Caro Gb, la descrizione della Via degli Equilibri esula ampiamente le possibilita' offerte dal forum.
Sinceramente i concetti vengono espressi quando possibile e quando il gruppo richiede l' esposizione assieme alla pratica.
La stiamo portando avanti all' interno dei gruppi Yoga da qualche anno soprattutto nel gruppo Asteya Yoga in maniera consistente.
Un abbraccio, Cks

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Messaggioda gb » 18 gennaio 2013, 12:13

ckstars ha scritto:Caro Gb, la descrizione della Via degli Equilibri esula ampiamente le possibilita' offerte dal forum.
Sinceramente i concetti vengono espressi quando possibile e quando il gruppo richiede l' esposizione assieme alla pratica.
La stiamo portando avanti all' interno dei gruppi Yoga da qualche anno soprattutto nel gruppo Asteya Yoga in maniera consistente.
Un abbraccio, Cks


Oh Celestiale Augello, questo lo sapevo anche io, ma, anche in vista della Pasqua, ti stimolavo a deporre l'Uovo d'Oro, anche se ristretto, sintetico, riassuntivo, senza sorpresa, pure qua.

Possiamo sperare almeno in un Ovo Sodo?
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Messaggioda ckstars » 18 gennaio 2013, 14:24

Fammi riorganizzare le idee e vedo se riesco a produrre un ovetto meglio sodo e non frittata ... .. .
Intanto chissa' AT cosa avra' elucubrato con i nostri tempi respiratori (!?!)
Un abbraccio, Cks

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Messaggioda AT » 21 gennaio 2013, 4:17

Sembrerebbe che i praticanti più avanzati abbiano in genere un ritmo respiratorio più lento rispetto ai praticanti meno avanzati. E' corretto rallentare coscientemente, senza forzature, il ritmo della respirzione durante le asana?

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Messaggioda gb » 21 gennaio 2013, 8:12

Se è corretto o no non lo so, ma più mi riesco a rilassare, a lasciar andare le tensioni muscolari, a provare piacere a stare in un asana, a concentrare l'attenzione sul respiro, più il respiro tende a rallentare. E forse, sì, un pò lo allungo anche io
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Messaggioda ckstars » 21 gennaio 2013, 11:25

B.K.S Iyengar in un video di quando aveva intorno ai 90 anni pratica Ujjayi con tempi intorno a 75:75 al momento non so a che punto sia visto che il "ragazzo" e' del 18 si intendo del 1918 ....
Belle scoperte AT veramente !
Un abbraccio, Cks

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Messaggioda Toki » 21 gennaio 2013, 11:34

AT ha scritto:E' corretto rallentare coscientemente, senza forzature, il ritmo della respirzione durante le asana?


Per quanto mi riguarda, il respiro rallenta spontamente durante la permanenza nell'asana. Più permango, più si fà lento, profondo e sottile.

Trovo che questo processo sia collegato al senso di piacere.

E all' immobilità.
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.

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Messaggioda matasilogo » 21 gennaio 2013, 15:22

gb ha scritto:Se è corretto o no non lo so, ma più mi riesco a rilassare, a lasciar andare le tensioni muscolari, a provare piacere a stare in un asana, a concentrare l'attenzione sul respiro, più il respiro tende a rallentare. E forse, sì, un pò lo allungo anche io


Noi siamo una macchina che funziona a combustione e produce amore o cattiveria, collaborazione o conflitto.

La scelta di comportamento deriva dallo stato di coscienza.

A parte la coscienza, dobbiamo tenere conto che la macchina che è il nostro supporto fisico, ha bisogno di ossigeno per funzionare, e se ci conosciamo abbastanza, dobbiamo capire quanto è il nostro fabbisogno personale anche in apnea o in iperattività, diverso se siamo obesi od anoressici..

Come capire e tenere sotto controllo il nostro stato?

Abbiamo diverse spie che si accendono e spengono e lancette che oscillano e vibrano.

Una sta alla base del cervello immerso nel liquido cefalico che indica la CO2 presente nel sangue e nei liquidi che va portata ogni tanto ai limiti dello stordimento leggero o euforia.
ll secondo è il pH nel sangue che normalmente va da 7,35 a 7,45 o quasi 8 per iperrespirazione e si sente come alcalosi.
Un terzo, valutando con l'esperienza, delle prove precedenti ai limiti, senza toccarli, mediante la percezione del flusso d'aria nelle narici così tarati.
La respirazione rallentata non è apnea e può portare involontariamente ad anossia non facilmente percepibile dal cervello e dalla coscienza, con deprivazione sensoriale, depressione e suicidio o involontariamente morte. (descritto da psichiatri).

Quando la macchina funziona bene, la coscienza ha la forza per fare delle scelte positive tra amore o cattiveria, collaborazione o conflitto.

Soffiamo sul fuoco della vita e non riduciamo il respiro.

Come per la scossa elettrica, intensa ma breve dà fibrillazione recuperabile se si interviene, una corrente bassa ma di lunga durata porta a tetanizzazione (contrattura e blocco di tutti i muscoli ed anche del cuore) irreversibile.

ScokOM :mrgreen:
Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
Nella Natura, nello Yoga, nella Scienza i percorsi si intrecciano e producono l'evoluzione.
Il cambiamento è vita. Meglio collaborare che confliggere.
OM

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Messaggioda AT » 23 gennaio 2013, 22:36

Ckstars, in definitiva cosa mi consigli: ascoltare il respiro, equilibrare inspiro e espiro, tendere ad allungare la durata di una respirazione senza forzare?

Telesio
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Messaggioda Telesio » 24 gennaio 2013, 9:35

AT ha scritto:Ckstars, in definitiva cosa mi consigli: ascoltare il respiro, equilibrare inspiro e espiro, tendere ad allungare la durata di una respirazione senza forzare?


Amico mio, ma da quanto tempo pratica?

Ascoltare il respiro,
equilibrare il respiro,
allungare i tempi del respiro senza forzare,

le cose che mi sono state insegnate alla prima lezione di yoga, dieci anni fa.

Ha mai letto la lucerna dello hatha yoga? Hatha-yoga-pradîpikâ?
E' un testo molto semplice, e mi permetto di dire illuminante.

Saluti

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 24 gennaio 2013, 10:05

Occorre considerare che per lo Hatha yoga (leggi B.K.S Iyengar "Teoria e Pratica del Pranayama) il pranayama riguarda la respirazione sottile.
Difficile comprendere gli insegnamenti dei maestri indiani e Cinesi se non si comprende la distinzione tra respirazione sottile e respirazione ordinaria.

Non si tratta di rendere più sottile il respiro, si tratta proprio di un altro processo nel quale (sempre riferendosi a Iyengar) il controllo dei muscoli oculari e la concentrazione sul chiasma ottico e sull'ipofisi, svolgono un ruolo determinante.

Per ciò che riguarda la respirazione ordinaria, prima di tentare di modificare la durata della propria respirazione occorre conoscere perfettamente la propria anatomia e il funzionamento dei muscoli respiratori.

Per muscoli respiratori si intendono i muscoli il diaframma toracico, i muscoli intercostali, i muscoli del cinto scapolare.

La mia esperienza con attori e cantanti mi porta a consigliare di lasciar perdere, se non si è praticanti esperti, il tentatico di controllare il diaframma toracico.

I cantanti lirici lo definiscono talvolta "Il verme maledetto" a significare la difficoltà di gestirlo regolarmente.

Questa difficoltà è dovuta al fatto che il diaframma toracico ha un suo ritmo dipendente
1) dal ritmo degli altri diaframmi (urogenitale, pelvico, gola, palato molle) che fanno parte dell'asse dei diaframmi localizzato nella fascia centrale detta Fascia meningea.

2) dal suo essere (del diaframma toracico) il punto di incontro di tutte le fasce muscolari.
Una contrazione, una tensione alla mano o al polpaccio si ripercuotono, anche se sembra strano , sul diaframma toracico rendendo difficile il suo controllo volontario.

I muscoli intercostali sono invece i muscoli che permettono alle 12 coppie di costole di muoversi in alto e in basso, lateralmente e in avanti e indietro.

Per individuarli basta passare il dito indice tra le costole.
Spesso si avvertono dolori e sensazioni fastidiose.

L'innaturale tensione dei muscoli intercostali dipende quasi esclusivamente dalla non conoscenza del ritmo biologico dovuta a problemi posturale ed a fattori direi culturali.

Il ritmo biologico primario è quello che fa muovere le ossa della zona centrale del corpo (ossa impari ovvero sterno, sacro, vertebre, sfenoide ecc) sul piano verticale - flessione durante la inspirazione e allungamento durante la espirazione - e le ossa laterali (ossa pari ovvero tibie, peroni, femori, ischi costole ecc.) sull'asse orizzontale - rotazione all'esterno nell'inspirazione e rotazione all'interno in espirazione.

Non conoscendo il nostro ritmo biologico tendiamo spesso a far fare ai muscoli intercostali un lavoro che non è di loro competenza con il risultato di renderli corti e contratti.

Prima di lavorare sulla durata del respiro occorre quindi:

1) prendere coscienza del proprio ritmo biologico.

2) rilassare le tensioni dei muscoli intercostali.

L'altro gruppo di muscoli è quello del cinto scapolare.

Le scapole sono delle ossa, triangolari, mobili che naturalmente (basta osservare un bambino o un primate) dovrebbe stare nella posizione più bassa possibile in modo da permettere alla testa (a cui sono legate mediante il muscolo detto "Elevatore della scpaola) di mantenere un posizione di delicato equilibrio sull'asse delle cervicali.

Poiché gli elevatori delle scapole, gli elevatori della testa ed il lunghissimo del collo(il muscolo che collega la nuca al sacro) sono sensibili allo stress ed alla risposta alla paura (tendono ad accocciarsarsi per un riflesso di difesa) accade che le scapole siano spesso spostate verso l'alto e perdano la loro mobilità.

per verificare la mobilità delle scapole è sufficiente chiedere ad un altro praticante di infilare le dita sotto le scapole.
Se la manovra avviene facilmente e il partner riesce ad infilare almeno le prime falangi delle dita ed asollebvare la scapola, significa che c'è una giusta mobilità, in caso contrario occorre procedere ad una serie di manovre ed esercizi atti a sciogliere la muscolatura.

per la durata della respirazione ordinaria, a prescindere dal lavoro degli apneisti, si calcola solitamente (mi riferisco alle tecniche cino-giapponesi) un max di 25 /30 secondi di inspirazione ed un tempo eguale di espirazione, ma in media si consigliano 6 cicli al minuti per evitare di sottoporre a stress muscoli accorciati e creare degli scompensi (senso di pesantezza al petto, sensazione di soffocamento ecc.)

Un sorriso,
p.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda AT » 30 gennaio 2013, 0:16

Telesio ha scritto:
AT ha scritto:Ckstars, in definitiva cosa mi consigli: ascoltare il respiro, equilibrare inspiro e espiro, tendere ad allungare la durata di una respirazione senza forzare?


Amico mio, ma da quanto tempo pratica?

Ascoltare il respiro,
equilibrare il respiro,
allungare i tempi del respiro senza forzare,

le cose che mi sono state insegnate alla prima lezione di yoga, dieci anni fa.

Ha mai letto la lucerna dello hatha yoga? Hatha-yoga-pradîpikâ?
E' un testo molto semplice, e mi permetto di dire illuminante.

Saluti

Abbia pazienza, ma la domanda non è così banale. Esistono diversi insegnamenti, e diverse sfumature nell'applicarli. La risposta di ckstars?

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Messaggioda ckstars » 30 gennaio 2013, 11:10

AT, io sono in linea con "Teoria e Pratica del Pranayama", se questo volume e' ben studiato ed effettuate con attenzione le pratiche consigliate si hanno le risposte alle tue domande.

Cio' puo' comportare un periodo di lavoro di qualche anno compatibilmente su quanto si desideri conoscere dell' arte del respiro a volte tutta la vita.

Volendo aggiungere una pratica sul diaframma e la capacita' volontaria di controllare questo sistema muscolare faccio riferimento alla tecnica vibratoria utilizzata dai suonatori di strumenti a fiato.

Se voglio produrre un suono vibrato con il clarinetto dovro' essere in grado di modulare la risalita del diaframma in modo da avere una buona qualita' del vibrato in ampiezza e frequenza, cio' non puo' essere fatto con la respirazione costale ne' con quella clavicolare, il torace dovra' essere ampio ed alto e questa e' la stessa posizione del pranayama.
Un abbraccio, Cks

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Messaggioda ckstars » 30 gennaio 2013, 11:15

Torace ampio e alto e mento ben posizionato sono le condizioni necessarie anche per le pratiche di equilibrio.
E' il torace ed il mento che permettono di mantenere in equilibrio la zona alta del corpo e la testa.

Un torace "sgonfio" ed un mento in una posizione non corretta portano ad un equilibrio malcondizionato ove piccoli scostamenti della spalla e della testa comportano grandi squilibri del bacino e delle gambe.
Cks


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