SATYA, la Luce Devastante della Verità

misticismo, esoterismo, riflessioni e temi vari
Paolo proietti
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SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Paolo proietti » 1 maggio 2018, 13:13

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Domenica, al corso di Formazione di Citra Yoga, abbiamo fatto un approfondimento su uno dei cinque Yama di Patañjali, Satya. Di solito si traduce con verità, ma penso che abbia sfumature diverse. Per introdurne il concetto di Satya ho scelto la definizione di una maestra indiana, Vimala Thakar:

"Satya è essere coerenti con la verità che si è compresa.
Comunicare i fatti senza colorare le parole con motivazioni proprie"

Per Vimala, Satya è ciò che Svami Vivekananda negli Ispired Talks definiva "assenza di malizia".
Le reazioni e le riflessioni di alcuni allievi mi hanno colpito assai per laloro profondità (è bellissimo scoprire quanto si possa imparare insegnando...).
Penso che il merito sia della chiarezza di Vimala.
La frase "Satya è comunicare i fatti senza colorare le parole con motivazioni proprie" difficilmente si può prestare a interpretazioni filosofiche, allegoriche o teologiche; è auto-evidente e, se riportata all'esperienza personale di ognuno di noi, può avere dei risultati meravigliosi e, insieme, devastanti.

Lo so, in apparenza si tratta di un insegnamento assai banale: se vedo un gatto nero che attraversa la strada dico "Un gatto nero sta attraversando la strada", niente di più e niente di meno.
Giusto?
Ma se riportiamo l'insegnamento di Vimala e di Vivekananda nella sfera delle relazioni sociali vedremo che la faccenda si complica maledettamente.

Un chiaro esempio di "Malizia" (nel senso che gli attribuisce Vivekananda) è il monologo di Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare.
Riassumo un po' i fatti:
Bruto, figlio adottivo di Cesare, in disaccordo con la politica del patrigno, decide di ucciderlo insieme ad altri congiurati, giustificando l'assassinio con una serie di accuse (Cesare era ambizioso, era diventato un Tiranno ecc.ecc.)
Antonio, che vuol disfarsi a sua volta di Bruto e dei congiurati, fa un discorso al funerale di Cesare che è un capolavoro di malizia.
Sentite che dice:


"Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo.
Il male che l’uomo fa vive oltre di lui.
Il bene sovente, rimane sepolto con le sue ossa… e sia così di Cesare.
Il nobile Bruto vi ha detto che Cesare era ambizioso.
Grave colpa se ciò fosse vero e Cesare con grave pena l’avrebbe scontata.
Ora io con il consenso di Bruto e degli altri, poiché Bruto è uomo d’onore, e anche gli altri, tutti, tutti uomini d’onore…
Io vengo a parlarvi di Cesare morto.
Era mio amico. Fedele giusto con me… anche se Bruto afferma che era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Si è vero. Sul pianto dei miseri Cesare lacrimava.
Un ambizioso dovrebbe avere scorza più dura di questa.
E tuttavia sostiene Bruto che egli era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Si è anche vero che tutti voi mi avete visto alle feste dei Lupercali tre volte offrire a Cesare la corona di Re e Cesare tre volte rifiutarla.
Era ambizione la sua?
E tuttavia è Bruto ad affermare che egli era ambizioso e Bruto, voi lo sapete, è uomo d’onore.
Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so.
Tutti voi amaste Cesare un tempo, non senza causa.
Quale causa vi vieta oggi di piangerlo? [...]
Soltanto fino a ieri la parola di Cesare scuoteva il mondo e ora giace qui in questa bara e non c’è un solo uomo che sia così miserabile da dovergli il rispetto, signori.
Signori, se io venissi qui per scuotere il vostro cuore, la vostra mente, per muovervi all'ira alla sedizione farei torto a Bruto, torto a Cassio, uomini d’onore, come sapete.
No, no. Non farò loro un tal torto. Oh… preferirei farlo a me stesso, a questo morto, a voi, piuttosto che a uomini d’onore quali essi sono".


Vedete con quale abilità Antonio distrugge Bruto fingendo di tesserne le lodi?
"Bruto è un uomo d'onore", ripete continuamente, trasformando le parole di stima in una scura cortina di dubbi e di accuse che finirà per soffocare il suo avversario.

Sicuramente Shakespeare conosceva bene le dinamiche dell'animo umano.
Ma, viene da dire, che c'entra questo con lo Yoga?
C'entra, c'entra.
Da quando la pratica dello yoga si è mescolata alle tecniche derivanti dalla Psicologia umanistica, dallo Human Potential movement, dalla PNL, la tecnica retorica di Antonio, un tempo usata solo nei tribunali e nelle arene politiche, è divenuta di uso comune, assumendo una valenza positiva.

L'abitudine a controllare o trasformare le parole per "far passare meglio un messaggio", unita ad una generale tendenza all'autoindulgenza ha portato anche nel mondo dello yoga ad allontanarsi sempre di più dall'originale significato di Satya.

Quante volte parlando di nostri colleghi insegnanti di yoga o di allievi che spiccano per la curiosità, l'abilità fisica o la capacità di approfondire i testi, abbiamo colorato le parole con motivazioni personali?

Secondo me moltissime, ma visto che questo genere di malizia ha assunto connotati positivi oramai non ci facciamo più caso.

Avete mai detto cose del tipo:

"Quant'è bravo XX! un vero maestro! certo che non è molto empatico vero? ma siccome è bravo gli si perdona tutto!"

"Quant'è bella YY! Guardate come assume quell'asana! Certo che lo sa di essere bella...vero?"

"Che grande insegnante che è Bikram! certo che le donne gli piacciono un po' troppo...vero?"

"Osho? Ha scritto cose profondissime...ma...non sarà che è uscito un po' di testa alla fine?"

Esaltare la grandezza e la bravura di un altro praticante, insegnante o maestro, diventa spesso un modo per tentare di affievolirne la luce.
L'insieme delle motivazioni con cui coloriamo le parole si trasforma in una cortina che potrebbe finire per soffocare coloro che nonostante le nostre dimostrazioni di affetto e la nostra ammirazione, sono avversari del nostro ego.

E cosa peggiore, essendo la malizia (sempre in senso vivekandiano) diventata di uso comune, non ci rendiamo nemmeno conto del male che facciamo.

Già, male...perché un insegnante di yoga dovrebbe cercare di far risplendere la luce altrui. Dovrebbe insegnare agli allievi a coltivare e sviluppare i propri talenti.
Se non lo fa perde un'occasione che potrebbe essere unica.

Satya è la limpidezza del pensiero e delle parole. Se riuscissimo a pronunciare parole che non lasciano spazio ai dubbi e cominciassimo a resistere alla tentazione di interpretare le parole altrui sulla base delle nostre conoscenze filosofiche, psicologiche, simboliche, forse, in certi ambienti, faremmo la figura degli stupidi, ma secondo me faremo un gigantesco passo in avanti nella pratica dello Yoga, l'arte di recidere le radici della sofferenza ( B.G. VI, 23).

Non è facile quanto sembra. La luce di Satya è devastante.
Se proviamo a comunicare "senza colorare le parole con le nostre motivazioni" e analizziamo quelle motivazioni che sembra insorgano spontaneamente, potremmo fare delle scoperte imbarazzanti per la nostra autostima.

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Se le yogini di Yoga Undressed "Brave sono brave...però dai..." sarà perché le riteniamo affette da esibizionismo molesto o perché invidiamo (o bramiamo) i loro corpi perfetti?

Se quell'insegnante che ci racconta la Baghavad Gita è "Bravo eh! molto preparato...però che noia..." sarà perché lui non ha il dono della sintesi o perché ci ha mostrato la nostra scarsa preparazione?

Vi propongo un esercizio, che può sembrare assai stupido se confrontato con lo studio di una complicata sequenza di asana o su una meditazione sulla pace del mondo.
Provate, per un'ora al giorno,
1) a parlare senza colorare le vostre affermazioni con la vernice del dubbio ovvero a dire esattamente cosa pensate (oppure a tacere).
2) ad ascoltare le parole altrui per ciò che sono, senza interpretarle dal punto di vista psicologico o simbolico.

Credo che per la maggior parte delle persone sia una delle pratiche più faticose che si possa proporre.

Provate durante una serata tra amici, dove abbondano le battute e i doppi sensi sono consuetudine e provate a dire solo ciò che credete opportuno eliminando i pensieri obliqui (oppure tacendo) e a interpretare le parole altrui solo in senso letterale.

Vi prenderanno sicuramente per un idiota o interpreteranno i vostri silenzi e le vostre parole come frutto di arroganza odi un personalissimo senso dell'umorismo, ma alla fine scoprirete, credo, che si tratta di una stupenda tecnica di pulizia, che potrebbe, forse, aprirci alla reale comprensione di Satya.
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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Indra » 3 maggio 2018, 18:40

patanjali era un naga ed i naga erano alkhemisti
praticavano la trasmutazione di rasa, il mercurio
yama negli YS non sta per 'osservanze' ma si intende al contrario ed è 'ciò a cui non si deve esser legati'
satya diviene 'non mentire' o non esser legati a schemi mentali
asatya non è 'falsità' ma ciò che è legato a schemi mentali non riconosciuti come tali

vimala interpreta attraverso i suoi schemi mentali e così vivekananda
la verità non esiste poichè è discriminata solo attraverso il falso e viceversa quindi sono interdipendenti
legati l'uno all'altro e dall'altro
schemi mentali
patanjali dice come recidere questi legami
concentrazione costante e senza passione o vairagya
ragya potrebbe ricordare raja uno dei tre guna e anche Re
Cesare era stato nominato come Rex che sta anche come Colui che impone l'Ordine
Antonio cita i Lupercalia che era un ordine iniziatico derivato dai Lycantrophos greci
Cesare cita nel De bello gallico i Úlfheðinn o ' teste di Lupo ' un ordine iniziatico guerriero
Cesare era un guerriero e forse sapeva come trasmutare rajas in sat-tva che è un derivato di sat-ya
alkhemia naga

Paolo proietti
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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Paolo proietti » 5 maggio 2018, 19:44

Indra ha scritto:patanjali era un naga ed i naga erano alkhemisti
praticavano la trasmutazione di rasa, il mercurio
yama negli YS non sta per 'osservanze' ma si intende al contrario ed è 'ciò a cui non si deve esser legati'
satya diviene 'non mentire' o non esser legati a schemi mentali
asatya non è 'falsità' ma ciò che è legato a schemi mentali non riconosciuti come tali

vimala interpreta attraverso i suoi schemi mentali e così vivekananda
la verità non esiste poichè è discriminata solo attraverso il falso e viceversa quindi sono interdipendenti
legati l'uno all'altro e dall'altro
schemi mentali
patanjali dice come recidere questi legami
concentrazione costante e senza passione o vairagya
ragya potrebbe ricordare raja uno dei tre guna e anche Re
Cesare era stato nominato come Rex che sta anche come Colui che impone l'Ordine
Antonio cita i Lupercalia che era un ordine iniziatico derivato dai Lycantrophos greci
Cesare cita nel De bello gallico i Úlfheðinn o ' teste di Lupo ' un ordine iniziatico guerriero
Cesare era un guerriero e forse sapeva come trasmutare rajas in sat-tva che è un derivato di sat-ya
alkhemia naga


Ciao Mauro!
Come stai?
Bello rileggerti.
Beh... facciamo qualche precisazione.

1) sto traducendo, con la massima oggettività possibile, Yogasutra di Patanjali,considerando anche le stravaganti regole grammaticali del sanscrito per esempio i Tadpurusha, delle modalità di interpretazione delle singole parole assai simili alle scomposizioni che si fanno nell'argebra.
Ad esempio:

तत्प्रतिषेधार्थमेकतत्त्वाभ्यासः ॥३२॥
tat-pratiṣedha-artham-eka-tattva-abhyāsaḥ ॥32॥


Origine grammaticale delle parole:
Tat-pratiṣedha-artham — è un tatpurusha ṣaṣṭhī (sesto caso) riolto come teṣām pratiṣedha-artham.
pratiṣedha-artham a sua volta è ovviamente composto da pratiṣedha e artham.
pratiṣedha è formato dal prefisso prati + il verbo sidh + suffisso a.
eka-tattva-abhyāsaḥ — è di nuovo un tatpurusha ṣaṣṭhī (sesto caso) tatpuruṣa risolto in ekatattvasya abhyāsaḥ.
eka-tattva a sua volta è un karmadhāraya, risolvibile in ekam ca tattvam ca.
Abhyāsa – è formato dal prefisso abhi + il verbo as + il suffisso a.
tattva – è il pronome tat + il suffisso tva

Traduzione (mia):

32.[Con] l’esercizio assiduo (abhyāsaḥ) [della concentrazione su] un unico principio (eka-tattva ) [si possono prevenire e] rimuovere (pratiṣedha artham ) quella (tat) [condizione di instabilità della mente e i sintomi che la accompagnano].

Il risultato è diverso, in maniera rilevante, da alcune delle traduzioni considerate solitamente attendibili.
Quindi il mio pensiero è che a son di fidarci delle traduzioni ad esempio di Vivekananda o di Satchidananda che potrebbero essere tra virgolette ideologizzate, rischiamo di non sapere cosa abbia scritto il buon Patanjali.

2) il testo è indirizzato agli allievi del corso di formazione. Il mio scopo è quello di dar loro un metodo di studio e quindi la possibilità di approfondire da soli i vari argomenti.
Quando tu scrivi:
...concentrazione costante e senza passione o vairagya
ragya potrebbe ricordare raja uno dei tre guna e anche Re


Devi tener conto che tra
vairāgya वैराग्य , rāja राज e rajas रजस् in sanscrito non c'è tutta quell'affinità che può apparire in italiano.

Per cui pur comprendendo,e apprezzando,il tuo metodo di indagine basato sull'intuizione, l'assonanza e la similitudine, dovendo dare agli allievi una serie di nozioni facilmente verificabili e tra virgolette oggettive, non posso proporre loro un metodo basato sull'intuizione che si pone così spesso in contrasto con la grammatica e le versioni ufficiali.

Che poi io sia d'accordo sul fatto che lo Yoga sia basato sull'intuizione che cade improvvisa come un lampo a ciel sereno è un altro discorso. Io non insegno, al corso di formazione, a realizzare la liberazione, ma a sviluppare un metodo didattico per futuri insegnanti di hathayoga.
Un sorriso,
P.
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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Indra » 6 maggio 2018, 12:02

ti ho risposto perchè sei l'unico che parla di yoga e non per critica
il sanscrito è una lingua interpretabile ed alcuni sostengono che derivi dal pracrito cosa molto interessante
tatpurusa è per lo yogi il quarto dei cinque volti di Siva
Sadyojāta Vāmadeva Aghora Tatpurusha Īshāna che come sai rappresentano le sakti
associate a cakra elementi stati di coscienza e direzioni
la qabbalah fonetica e il mantrayoga hanno molte cose in comune
ragya deriva da raga che ha molti significati
tra cui la passione cui si associa il colore rosso e il Fuoco
ed emozione che riporta al Sangue che è caldo e Rosso
raga e dvesa sono il fulcro della comprensione dello yoga
raja e rajas hanno etimologia incerta e si ritiene derivanti dalla radice 'gere' che sta sia per intrecciare uno dei tre fili di una corda( i tre guna) e ordinare o mantenere affine al latino regere e rex o Re
rajas è il Fuoco o l'azione dinamica che trasforma così come il Re colui che comanda

patanjali era un naga e noto tra gli alkhemisti per aver per primo ottenuto il Mercurio Solido
credo che badasse molto alla pratica dello yoga e molto poco alla grammatica ed alla ufficialità dei veda

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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Paolo proietti » 8 maggio 2018, 20:45

Indra ha scritto:ti ho risposto perchè sei l'unico che parla di yoga e non per critica

Detto da te più che un complimento lo prendo per un riconoscimento tra fratelli.
No non l'avevo presa per un critica. tentato di spiegare che ci sono vari livelli di pratica e nel ruolo di insegnante di insegnanti cerco di trasmettere il concetto che nella maggior parte nelle classi di yoga si,per l'80% insegna una buona ginnastica e per la teoria è bene far riferimento a fonti a cui tutti possono avere accesso. Per la pratica dello Yoga alchemico (cioè l'autentico hathayoga), che ha bisogno di un lavoro più profondo e solitamente individuale, secondo me bisogna passare per la pratica dei samadhi. Fin quando non c'è stata l'esperienza dei samadhi è bene far riferimento ad un tipo di conoscenza eruditiva.
il sanscrito è una lingua interpretabile ed alcuni sostengono che derivi dal pracrito cosa molto interessante

Si, ho letto recentemente una traduzione in Pali degli yogasutra. Interessante perché la modifica di certi termini rende,secondo me, ancora più evidente la somiglianza con l'insegnamento di Buddha. Comunque faccio già un sacco di fatica con il sanscrito (non son portato per le lingue) se mi metto a studiare anche il Pali e il Prakrta non ci esco più.
tatpurusa è per lo yogi il quarto dei cinque volti di Siva
Sadyojāta Vāmadeva Aghora Tatpurusha Īshāna che come sai rappresentano le sakti
associate a cakra elementi stati di coscienza e direzioni

yes. e credo che le modalità di risoluzione delle parole abbiano a che vedere con le cinque teste di Shiva. del resto la leggenda vuole che gli Shiva Sutra siano stati rivelati al grammatico Panini da Maheshvara.
la qabbalah fonetica e il mantrayoga hanno molte cose in comune
ragya deriva da raga che ha molti significati
tra cui la passione cui si associa il colore rosso e il Fuoco
ed emozione che riporta al Sangue che è caldo e Rosso

RA è l'occhio del sole che rende colorata laluce bianca.GA sta per andare , mettere in movimento....
raga e dvesa sono il fulcro della comprensione dello yoga
raja e rajas hanno etimologia incerta e si ritiene derivanti dalla radice 'gere' che sta sia per intrecciare uno dei tre fili di una corda( i tre guna) e ordinare o mantenere affine al latino regere e rex o Re
rajas è il Fuoco o l'azione dinamica che trasforma così come il Re colui che comanda

patanjali era un naga e noto tra gli alkhemisti per aver per primo ottenuto il Mercurio Solido

credo che badasse molto alla pratica dello yoga e molto poco alla grammatica ed alla ufficialità dei veda


Ed era un danzatore.
naga significa anche piombo.
Il piombo ha un basso punto di fusione. basta un fuocherello per fonderlo.
Se lo raffreddi nell'acqua crea mille e mille forme diverse.
Il Nagayoga consiste nello sciogliere il corpo per riempire la forma/asana che è già presente nello spazio. da sempre.
In ognuno dei cinque elementi c'è un ottavo degli altri.
L'acqua bolle perché contiene Fuoco.
Evapora perché contiene Aria.
Diviene ghiaccio perché contiene Terra.
Conoscere i suoni degli elementi significa avere la capacità di rendere Spazio ogni elemento .


Un sorriso,
P.
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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Indra » 9 maggio 2018, 15:52

il devanegari non mi ha mai convinto ed è usato dall' 8 secolo dc
il buddha non usò mai il sanscrito in spregio alla casta dominante dei brahmani e si espresse in magadhi che è un dialetto prakrta
poichè gli YS sono circa del II-V secolo dc sarebbero stati redatti in prakrta e non in devanegari anche perchè il prakrta era una lingua viva parlata comunemente e comprensibile e non 'liturgica' ed poco comprensibile come il devanegari
sai che panini e niaya non poterono fare ricerche sul sanscrito vedico poichè i veda erano sruti e interpretazioni laiche erano proibite
anche in ebraico per la segretezza è andata perduta la vera pronuncia del tetragrammaton
sai che rajas significa anche il sangue mestruale,grande indicazione operativa tantrica
patanjali era un naga, e il re dei naga era ananta, il serpente di visnu
come sai la sua danza serpentina è una altra grande tecnica operativa alkhemica

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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Paolo proietti » 12 maggio 2018, 14:43

Indra ha scritto:il devanegari non mi ha mai convinto ed è usato dall' 8 secolo dc
il buddha non usò mai il sanscrito in spregio alla casta dominante dei brahmani e si espresse in magadhi che è un dialetto prakrta
poichè gli YS sono circa del II-V secolo dc sarebbero stati redatti in prakrta e non in devanegari anche perchè il prakrta era una lingua viva parlata comunemente e comprensibile e non 'liturgica' ed poco comprensibile come il devanegari
sai che panini e niaya non poterono fare ricerche sul sanscrito vedico poichè i veda erano sruti e interpretazioni laiche erano proibite
anche in ebraico per la segretezza è andata perduta la vera pronuncia del tetragrammaton
sai che rajas significa anche il sangue mestruale,grande indicazione operativa tantrica
patanjali era un naga, e il re dei naga era ananta, il serpente di visnu
come sai la sua danza serpentina è una altra grande tecnica operativa alkhemica

Rajas "è" il sangue mestruale. così come śukra (Venere) è lo sperma.
Lo sperma è anche l'energia della Luna. Il sangue mestruale l'energia del Fuoco.
Nel Tempio di Rajalinga si celebra Hara-Hari come sposo di Bhuvanesvari, signora dei mondi. Il Linga è viṣṇu, è rappresenta il cordone ombelicare che lega la Dea al Mondo manifesto.
śiva è invece lo sperma. L'eiaculazione simboleggia la dea in forma di coscienza pura che dona luce/coscienza alla materia oscura, chiamata kṛṣṇa.
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Re: SATYA, la Luce Devastante della Verità

Messaggioda Indra » 14 maggio 2018, 15:29

così è
nell'operatività tantrica sukra e siva diventano lo sbiancamento di rajas
Cesare sapeva della congiura e alla seconda pugnalata si coprì la testa con la toga color rosso con la mano sinistra


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