KOAN

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 23 dicembre 2015, 9:06

Ventus ha scritto:
Grazie Trasparente
tentare di risponderle è un ottimo esercizio.
A me sembra che la strada che porta alla Realtà (dei Buddha o dei santi o che indicano i maestri) inizi sempre qui, e che quella Realtà (che in quanto “quella” posso solo immaginare) sia proprio una offerta di strada o strade. Offerta della strada o incroci di strade che ho davanti e intorno. Strade non solo materiali o topografiche ma soprattutto interpretative (forse per questo Ptah aveva le gambe fasciate), ossia “di cuore”, o kokoro, o spirito, o intenzionalità. Quindi coscienza di... che intende e tende (con evoluzione lenta o veloce) a diventare coscienza di coscienza (dove asse orizzontale e asse verticale coincidono, in croce, senza aggiunte fuoricentro, se mai fosse possibile a noi), ed è sempre mondo in mutamento (luce sì ma che cambia, perla e vacuità, grazia e umiltà, segno e interpretazione). Questo è il massimo che ho compreso/vissuto/realizzato... e sono parole approssimative.
Ma sono ancora in cammino.
Grazie e un saluto anche a lei.


Lei dice: La strada che porta alla realtà inizia qui.

DOMANDA: DOVE è questo "QUI". Riesce a vederlo?

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 23 dicembre 2015, 12:35

"Quando si comprende l'importanza del KOAN, si è già compreso per metà, possiamo affermare, lo stesso Zen.

I maestri Zen, tuttavia, possono affermare che l'universo è un grande KOAN, vivo e minaccioso, che' sfida ogni possibilità di soluzione, e che quando si è scoperta la chiave del grande KOAN tutti gli altri KOAN appaiono inferiori, e si risolvono da soli, e che perciò nello studio dello Zen l'importante è conoscere l'universo stesso, e non il problema del KOAN cosi come veniva posto dai vecchi maestri.

D'altra parte, possiamo affermare che il KOAN universale è compresso e contenuto in ciascuno dei «millesettecento KOAN», e quando questo viene compreso nel modo più completo, anche il KOAN massimo rivela i suoi segreti".

[SAGGI SUL BUDDHISMO ZEN di DAISETZ TEITARO SUZUKI- Volume Secondo]

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Re: KOAN

Messaggioda Ventus » 23 dicembre 2015, 12:42

trasparente ha scritto:
Ventus ha scritto:
Grazie Trasparente
tentare di risponderle è un ottimo esercizio.
A me sembra che la strada che porta alla Realtà (dei Buddha o dei santi o che indicano i maestri) inizi sempre qui, e che quella Realtà (che in quanto “quella” posso solo immaginare) sia proprio una offerta di strada o strade. Offerta della strada o incroci di strade che ho davanti e intorno. Strade non solo materiali o topografiche ma soprattutto interpretative (forse per questo Ptah aveva le gambe fasciate), ossia “di cuore”, o kokoro, o spirito, o intenzionalità. Quindi coscienza di... che intende e tende (con evoluzione lenta o veloce) a diventare coscienza di coscienza (dove asse orizzontale e asse verticale coincidono, in croce, senza aggiunte fuoricentro, se mai fosse possibile a noi), ed è sempre mondo in mutamento (luce sì ma che cambia, perla e vacuità, grazia e umiltà, segno e interpretazione). Questo è il massimo che ho compreso/vissuto/realizzato... e sono parole approssimative.
Ma sono ancora in cammino.
Grazie e un saluto anche a lei.


Lei dice: La strada che porta alla realtà inizia qui.

DOMANDA: DOVE è questo "QUI". Riesce a vederlo?




Grazie Trasparente
in effetti non vedo il qui. Ho l’impressione di vederlo solo perché vedo la strada, il mondo dappertutto e le “sue” richieste o urgenze che affronto o percorro o cambio con la mia persona, ma non vedo davvero il qui centrale in essa (forse il qui è il punto cieco e vedente, come fovea dell’occhio, se non sbaglio, il testimone assente). E mi rendo conto che anche quando dico che la Realtà è una offerta di strade (evocando la “offerta diradante” di Heidegger, la Via del Taoismo e il pellegrinaggio cristiano), in realtà vedo solo le strade, e non vedo l’offrire che starebbe in qualche modo dall’altra parte, o in mezzo tra me e l’altro polo... celeste. Che sia un “offrire” può essere una mia proiezione “umana, troppo umana”.

Parlando in questo modo forse tento di rendere più facile agli altri il collegamento tra una visione metafisica e una esperienziale (che mi sembra la frontiera del nostro tempo, e che mi sembra rimettere in moto tutto), ma anche questa è una esigenza mia, che non è nelle cose.
D’altra parte mi rendo conto che non vedo nemmeno le cose, perché quel che vedo è determinato completamente dalle (mie?) fantasie (barbagli di luce, ricordi, associazioni, studi, ossia altre luci). Le cose dello scientismo non combaciano con le cose che esperisco., che sono invece semmai junghiane ed ermeneutiche
L’unica cosa che so con certezza è che la frontiera della ricerca attuale studia proprio il mutamento, e cerca di dimorarci senza pregiudizi, senza pretendere di sapere “in partenza” cosa stia mutando (come fa invece lo scientismo che ha già deciso per cose, materia, forma, energia, tempo, ecc).
E mi sembra che dimorare nel mutamento sia il senso profondo di tutte le scritture più vitali (mistici di tutti i tempi), che sono state da sempre incomprese fino alla comprensione odierna di questo aspetto sostanziale della comprensione stessa.
C’è un mondo, che però è una comprensione, e questa è pure attiva cioé è interpretazione (non solo ascolto, ma anche scelta, e poi parola, e poi ascolto/scelta della parola, ...). E mi piace lasciar oscillare e riverberare tutto su tutto, in silenzio, come un caleidoscopio di frammenti impalpabili alla Jung, e un (mio?) cercar di capire, senza nemmeno sapere più che sia questo capire. Nessun problema, è bellissimo così. Seguo i libri dei maestri che ho nominato tante volte, li leggo e rileggo, e vivo quel che dicono. Spero che ne venga del bene per tutti, e se no pazienza, ma almeno abbiamo fatto del nostro meglio in tutti i sensi.
Non so se ho risposto.
(Ho anche quei tre volumi di D.T.Suzuki, e cercherò quella pagina).

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 23 dicembre 2015, 14:54

@ Ventus

Se non vedi il QUI è perché sei distratto - altrove.

+

Quando la mente [che dipende dal desiderio] si quieta, QUELLO emerge.

[il QUI, in questo caso, è solo un aspetto di QUELLO, e non lo esaurisce...]

+

Il KOAN aiuta il meditante a vedere questa mente inquieta. Che è propriamente l'ostacolo.

La vibrazione mentale che produce l'ascolto di un KOAN - l'impossibilità logica - fa emergere ciò che precede [e supera] la logica.

La mente allora SENTE il proprio limite. E trema.

+

DOMANDA: Cosa accade alla mente quando di fronte al KOAN non sa più dove direzionarsi [per tentare di rispondere all'enigma]?

Ecco: QUESTO è ciò dovrebbe essere osservato, colto e mantenuto!

saluti

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 23 dicembre 2015, 15:48

@ Ventus:

Lei dice: dimorare nel mutamento.

DOMANDA: CHI dimora nel mutamento?

[(se vuole) provi a rispondere serenamente, senza lasciarsi intimidire dalla forza della domanda. O della risposta...].

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Re: KOAN

Messaggioda mauro » 23 dicembre 2015, 16:49

trasparente ha scritto:@ Ventus:

Lei dice: dimorare nel mutamento.

DOMANDA: CHI dimora nel mutamento?

[(se vuole) provi a rispondere serenamente, senza lasciarsi intimidire dalla forza della domanda. O della risposta...].


Il "motore immobile"?

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 23 dicembre 2015, 18:28

mauro ha scritto:
trasparente ha scritto:@ Ventus:

Lei dice: dimorare nel mutamento.

DOMANDA: CHI dimora nel mutamento?

[(se vuole) provi a rispondere serenamente, senza lasciarsi intimidire dalla forza della domanda. O della risposta...].


Il "motore immobile"?


Questo l'ha scritto Lei: "trasparente: per me la mia interlocuzione con lei finisce qui", il 17/06/15.

Perché ora domanda?

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Re: KOAN

Messaggioda mauro » 23 dicembre 2015, 18:44

Ma trasparente, mi riferivo a quella discussione specifica (scienza e coscienza).

Comunque: "domandare e' lecito, rispondere e' cortesia": nessuno la obbliga.

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Re: KOAN

Messaggioda Ventus » 24 dicembre 2015, 15:40

trasparente ha scritto:@ Ventus

Se non vedi il QUI è perché sei distratto - altrove.

+

Quando la mente [che dipende dal desiderio] si quieta, QUELLO emerge.

[il QUI, in questo caso, è solo un aspetto di QUELLO, e non lo esaurisce...]

+

Il KOAN aiuta il meditante a vedere questa mente inquieta. Che è propriamente l'ostacolo.

La vibrazione mentale che produce l'ascolto di un KOAN - l'impossibilità logica - fa emergere ciò che precede [e supera] la logica.

La mente allora SENTE il proprio limite. E trema.

+

DOMANDA: Cosa accade alla mente quando di fronte al KOAN non sa più dove direzionarsi [per tentare di rispondere all'enigma]?

Ecco: QUESTO è ciò dovrebbe essere osservato, colto e mantenuto!

saluti


trasparente ha scritto:@ Ventus:

Lei dice: dimorare nel mutamento.

DOMANDA: CHI dimora nel mutamento?

[(se vuole) provi a rispondere serenamente, senza lasciarsi intimidire dalla forza della domanda. O della risposta...].



Grazie Trasparente
E’ vero, in qualche modo posso anche dire di essere sempre distratto parzialmente via dal QUI, ma allora questa distrazione potrebbe essere una condizione strutturale, il QUI è un aspetto di QUELLO che però, come sottolinea lei, non lo esaurisce.
Riguardo al koan, mi è sempre sembrato che la (mia) mente/mondo davanti al koan diventasse l’oggetto del koan, ciò di cui il maestro col koan voleva che mi accorgessi. Ossia mi sembra di essere sempre invitato ad assaporare proprio questo esserci o iokoan o iomondo, che effettivamente è anche un tremare (che assomiglia al sapere di non sapere, quindi senso di meraviglia).

Allora forse posso dire che chi dimora nel mutamento è un altro mutamento (precedente), e il tutto sembra determinato da inerzia, viscosità, forse anche memoria. E questo rappresenta sia la mente che sa rispondere al koan sia, e magari solo un po’ di più, la mente che non sa rispondere.
In ogni caso anch’io intendo osservare, intendere e mantenere proprio ciò.

Il tremare mi sembra una parola chiave importante, al tempo stesso antica e moderna e molto dinamica, forse intravista già in timore e tremore, in amore, paura, e magari più sfumata pure in ricordo/disegno, riconoscimento, parola/suono/tamburo/ritmo/segno, metafora (viva), e motore.

A volte bastano uno stato d’animo o emozione particolarmente rarefatti, uno stato d’animo poetico o artistico (ma in senso ricettivo e non banalmente affermativo e impositivo o innovativo “tanto per cambiare”), per intendere sensi e addirittura vedere oggetti che non avremmo notato affatto (eppure erano lì anche prima, diciamo dopo) e che in qualche modo incarnano, rappresentano, illustrano proprio quella situazione (che prima non c’era). Forse per questo un giorno, e non prima, i nostri antenati toccarono del fango con i piedi e con le mani e le appoggiarono alla parete della grotta. Forse per milioni di volte avevano “visto” le proprie orme nel fango ma non avevano dato un seguito a quella cosa. Anche se già in quel vedere proprio “orme nel fango” stava affiorando un destino raffigurante e figurante, disegno e scrittura, memoria e sapere.
Grazie anche della citazione di D.T.Suzuki, l’ho trovata e sto riguardando con piacere tutto il volume.

Tanti auguri! Buon Natale e Buone feste a tutti!

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Re: KOAN

Messaggioda Ventus » 16 marzo 2016, 1:55

Spero di essere ancora in tema, e penso di sì perché questo thread porta lontano in quanto apre alla considerazione della continuità della presenza, che dovrebbe essere collegata a tutto.
Poi certo “presenza” e “continuità” sono due etichette arbitrarie, e addirittura nessuna delle due riesce a esserci senza avere già anche l’altra, ma sono le migliori che riesca a trovare adesso.
Non credo che raggiungerò le profondità o le altezze già raggiunte dal thread in precedenza ma vorrei ugualmente dire quest’altra cosa.

Ogni tanto rimango piacevolmente attratto da qualcosa, un paesaggio, un monumento, un libro, un’idea, un sentimento, un vago sentore, e con alcune di queste cose il rapporto continua poi per anni.
Mi domando perché proprio quella cosa, e mi ritrovo a riconoscere quella stessa struttura essenziale in cose completamente diverse che in qualche modo avevo conosciuto in precedenza.
Certe linee di un quadro o un suo certo sapore, un’atmosfera, le ritrovo in altri quadri, in ricordi, in libri che non ricordavo più (e Internet è una miniera straordinaria per ritrovare cose che magari ormai per noi sono diventate vecchie scartoffie dimenticate in cantina o nel solaio dei ricordi più lontani e irrecuperabili).
Magari in sintonie estremamente deboli, lontane, evanescenti. A volte addirittura “a contrario”. Pieni contro vuoti, chiari contro scuri, gonfiori affossati come volte inflesse.

Allora rimango anche meravigliato dalla vertiginosa debolezza, impalpabilità, inconsistenza e arbitrarietà di quello che è stato còlto, assurdamente scelto, inspiegabilmente collegato, misteriosamente sintonizzato.
Mi sembra di essere come una radio, che non è “la trasmissione” o il racconto o il cantante o il fruscio elettronico (questo un po’ sì) e ionosferico che sentiamo (forse non più con le radio digitali e in FM, ma certo sì con le radio di una volta e specialmente in onde medie e in onde corte), non è il cantante o il fruscio, ma lo rispecchia, anzi lo ricopre quasi perfettamente . Così bene che invece di nasconderlo lo evidenzia, come una coperta sottilissima, un costume, un “corpo”.
E tutte quelle cose, sentori, impressioni, intendimenti impalpabili stanno in realtà facendo la loro vita, il loro gioco, i loro incontri e intrecci infiniti già da sempre. Ma a lato della vita quotidiana, o sul fondo. Come se normalmente fossimo troppo impegnati per poterci permettere di badare... alle cose più importanti, alla vita vera.
E allora mi spaventa anche pensare che, in quella vita quotidiana, la soglia della mia attenzione normalmente è regolata troppo rozzamente, e solo raramente arriva a cogliere quei deboli segnali, richiami, incontri di sintonie.

Forse è anche per questo che nelle tradizioni spirituali serie (alcune invece badano solo agli elenchi di istruzioni e alla visibilità pubblica inesorabile e quindi violenta. Perché anche gli psicopatici a volte fondano movimenti di opinione e religioni, nazismo ecc.) si tiene in gran pregio il silenzio (ogni monachesimo, e in Dzogchen e Mahamudra esiste anche un “ritiro al buio” che dura settimane, silenzio anche per gli occhi). Che non è solamente l’abbandono delle evidenze quotidiane e poi la radice perenne di ogni presenza, ma è anche il frammezzo, la soglia bassa della sensibilità più antica e più moderna, dove parlano gli dei e gli inconsci, lo stormire delle foglie e appunto i silenzi.

Mi vengono in mente certi fondali marini con alghe, esserini e poveri detriti che ondeggiano lentamente avanti e indietro, senza mai toccarsi esattamente nello stesso punto e nello stesso modo. “Qualcosa” è altrove, ci dicono dalla riva chiassosa. La rotonda, la spiaggia o il lungomare sono laggiù. Ma è più bello quando questi stessi elementi non si limitano a essere se stessi, con tutta la banalità chiassosa della loro presenza e della nostra, ma sono affacciati davvero sul mare/cielo e i suoi silenzi ondeggianti.

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Re: KOAN

Messaggioda mauro » 16 marzo 2016, 9:02

Il silenzio e' il fondo su cui si rapportano tutti le voci, se non si conosce il silenzio non si riconosce l'unitarieta' di tutte le voci.

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 5 aprile 2016, 17:23

@ Ventus:

[Nel ritorno] il Tao è profumo.

Seguire le tracce del vento.

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Re: KOAN

Messaggioda Ventus » 8 aprile 2016, 17:59

trasparente ha scritto:@ Ventus:

[Nel ritorno] il Tao è profumo.

Seguire le tracce del vento.


Grazie Trasparente
un koan dalla fioritura di fiaba, che allora mi ricorda un’esperienza che un tempo capitava facilmente a chi era in attesa in un’auto ferma. Alzando lo sguardo alla tappezzeria del tettuccio o ai sostegni laterali, che allora era spesso un velo di plastica con forellini disposti a quadrato o a quinconce, a un certo punto si perdeva il senso della distanza. Si sapeva che più o meno il tettuccio era sempre lì, ma non si sapeva più a che distanza esatta, e la messa a fuoco non era più coordinata con una distanza precisa.
Questo in qualche modo metteva in evidenza il ruolo attivo dell’osservatore (diremmo oggi), che disinteressato o distaccato o senza il “labora” dei soliti problemi di questo e quello o di qui e lì, diventava come trasparente alla tappezzeria, e la tappezzeria per così dire lo attraversava. Nel senso che non era più localizzata precisamente “lì” ma veniva esperita in tutto lo spessore o il raggio dello sguardo.

Si pensava “distrazione” o “effetto ottico” e la cosa finiva lì, per ritornare alla usuale rigidità ragionevole e logica dell’accorto buon senso quotidiano, che sa benissimo dove stanno i tettucci. Ma con quello che sappiamo oggi mi sembra che possa essere un esempio di movimento o anche tremore della coscienza.

Probabilmente la stessa cosa poteva verificarsi, ma in modo inverso (nulla/beatitudine con prime pulsazioni di alterità), durante la poppata e ancor prima nella placenta. E pure in seguito, nella contemplazione delle chiome degli alberi, o dei cieli densi di nuvole, o nella partecipazione al canto nei cori, o nella contemplazione di commedie teatrali, e nella lettura (qui però in modo ormai derivato, ossia alterità quotidiana con “prime” pulsazioni di beatitudine trasparente).
Dovrebbe essere l’esperienza fondamentale di tutto quel che esiste, dalla polvere alle stelle alle amebe ai santi. Inoltre penso che esperienze antiche come quelle possano avere avuto qualche ruolo nella concezione del Paradiso terrestre, nella raffigurazione del dio egizio Ptah (un dio con le gambe fasciate, perché è/era già dappertutto), nella cornucopia della ninfa Amalthea, in certe proprietà dei numeri di Pitagora, nella misteriosa femmina di Lao Tse, come pure nella nuvola di Patanjali e nella Comunione.

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 9 aprile 2016, 16:16

Il vento lo si conosce da ciò che tocca,

e ciò che tocca ne determina il suono [la qualità].

Così è per il Tao.

Chi è del Tao è come il vento [lo Spirito].

Chi cerca il Tao dovrebbe ascoltarne il suono [le tracce].

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Re: KOAN

Messaggioda trasparente » 29 dicembre 2016, 18:14

Ora, su quell'albero, due uomini stanno appesi ad un ramo con i denti.


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