malessere fisico post meditazione

suggerimenti per chi vuole iniziare o per autodidatti
dindana333
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malessere fisico post meditazione

Messaggioda dindana333 » 27 febbraio 2015, 23:45

Salve a tutti, mi chiamo Alessandra. Negli scorsi mesi ho provato ad accostarmi alla meditazione kundalini. Ho letto un po' sull'argomento ma la strada è ancora lunga, ovviamente. Una strada che purtroppo si è interotta bruscamente un paio di giorni.
A metà della mia meditazione giornaliera infatti ho cominciato ad avere capogiri e la necessità di aprire gli occhi. Ho dovuto interromperla e da quel momento il mio umore è stato nerissimo, capogiri e nausea continuavano e uno strano calore sulla nuca che ancora persiste. Eppure solo pochi giorni prima meditando sul terzo chakra avevo sentito una piacevole sensazione di pulizia e di fresco lungo la spina dorsale. Sono una novellina quindi sicuramente sbaglio qualcosa.
Forse ho tenuto la schiena troppo tesa? Potete aiutarmi? Grazie

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BabaJaga
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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda BabaJaga » 28 febbraio 2015, 10:49

Ti sei accostata alla meditazione e alle pratiche "kundalini" attraverso un training con un insegnante esperto o leggendo un libro?
Perchè la differenza tra fare yoga attraverso la lettura di un libro e fare yoga con un insegnante, è la stessa che: leggere un testo di teoria della pallacanestro e allenarsi da soli, sul muro di casa o esercitarsi a pallacanestro con altri allievi e un allenatore.
...Solo che a nessuno verrebbe mai in mente di leggere un libro di teoria della pallacanestro, senza prima essersi iscritti ad un gruppo che gioca a pallacanestro...mentre nella pratica psicofisica dello yoga, spesso succede il contrario...Pensi che i grandi Maestri dello Yoga lo abbiamo appreso leggendo un libro? O esercitandosi con un maestro?
Cosa assai inutile, il fai-da-te, se non dannosa e ovviamente illogica, che denota l' essenza fondamentalmente irrazionale dell' essere umano.
CI SONO COSE CHE SI DICONO SOLO ALL'UNIVERSO...

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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda dindana333 » 28 febbraio 2015, 22:59

Purtroppo qui in zona non ci sono maestri dunque dovrei abbandonare... Di certo il faidate ti obbliga a commettere errori che con un maestro non si farebbero, visto che egli stesso ha già percorso quella strada prima di te. Ma quegli stessi errori non saranno stati commessi anche da chi dopo ha tracciato la strada? Credo che leggere gli insegnamenti dei maestri sia un po' come averli accanto, anche se manca il confronto, che comunque è importantissimo per capire. Il faidate ti obbliga a fare la strada più lunga e difficile ma nell'impossibilità di avere una guida che si fa? lo yoga dovrebbe farlo solo chi ha la fortuna di vivere in grandi città con corsi e maestri? Sia chiaro, non è una polemica la mia ma solo un modo per cercare di capire bene. Non so, magari mi sbaglio. È una mia opinione.
Grazie comunque per avermi risposto

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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda Ventus » 1 marzo 2015, 4:44

dindana333 ha scritto:Purtroppo qui in zona non ci sono maestri dunque dovrei abbandonare... Di certo il faidate ti obbliga a commettere errori che con un maestro non si farebbero, visto che egli stesso ha già percorso quella strada prima di te. Ma quegli stessi errori non saranno stati commessi anche da chi dopo ha tracciato la strada? Credo che leggere gli insegnamenti dei maestri sia un po' come averli accanto, anche se manca il confronto, che comunque è importantissimo per capire. Il faidate ti obbliga a fare la strada più lunga e difficile ma nell'impossibilità di avere una guida che si fa? lo yoga dovrebbe farlo solo chi ha la fortuna di vivere in grandi città con corsi e maestri? Sia chiaro, non è una polemica la mia ma solo un modo per cercare di capire bene. Non so, magari mi sbaglio. È una mia opinione.
Grazie comunque per avermi risposto


Benvenuta dindana333
Sono d’accordo con le cose che hai detto riguardo all’utilità dei libri.
Io mi sono avvicinato allo yoga e allo zen con i libri e non ho mai frequentato corsi (Ah! E si vede! Scherzerà qualcuno).
Secondo me il maestro in carne e ossa è un di più, forse anche il massimo delle opportunità di evoluzione spirituale (se uno è molto fortunato o ha davvero tanti meriti pregressi che gli permettano di incontrarlo subito e poi di continuare a frequentarlo), la cui mancanza però non dovrebbe impedire di avvicinarsi allo yoga e di iniziare a praticare. Specialmente se uno, per i motivi più diversi, non ne ha l’opportunità.
Tant’è vero che gli stessi maestri hanno scritto libri (le Upanisad, la Bhagavad Gita, Yogasutra, il Vijnanabhairava, la Siva Samhita, Siva Sutra, ...), e hanno tenuto conferenze, pensando di far bene.
Inoltre oggi un libro è una miniera di informazioni sempre a portata di mano (tutti i giorni, anche in tram, sul vaporetto, su una panchina o in un rifugio di montagna), a differenza del maestro. E il libro mette subito il praticante in mezzo alla solitudine cosmica del “sapere/fare/esperire universale”, che è quello che troverai comunque sempre, e pressochè a ogni livello.

Del resto siamo vivi, e se siamo vivi (e forse anche se non lo siamo) lo yoga (l’unione, la Comunione, la trascendenza amorosa, la luce, il pane, la sostanza suprema, il celeste, ...) c’è già ma è solo ricoperto e nascosto da distrazioni personali e costruzioni sociali e culturali. Questo è quel che insegna Yoga Sutra, proprio come i misteri Orfici e tante altre tradizioni riaffioranti qualche volta nei millenni, Cartesio, Hume, Kant, fino a oggi con Fenomenologia ed Ermeneutica.
Inoltre, la tragica diaspora tibetana ha reso disponibili anche maestri e testi del tetto del mondo sulle famose e un tempo segretissime tradizioni Ati Yoga (Dzogchen e Mahamudra). Ottimi anch’essi per una meditazione non formale ma sparsa, spalmata e allungata a ogni momento del giorno.

Per ritrovarsi alla fonte, nel mondo antico c’era solo il maestro, invece oggi ci sono anche i libri scritti dai maestri stessi. E si può e si deve farne tesoro. Anche i buoni libri ti staccano dalle macchinazioni quotidiane e ti fanno vedere il mondo vivente (non solo della cronaca o della storia, né solo biologico, ma anche spirituale) e ti mettono in cammino.
E poi fiducia nel maestro è anche fiducia in quel che dice e quel che scrive.

Del resto non è obbligatorio leggere un libro solo (1) ma se ne possono leggere e rileggere e rimemorare due, cinque, venticinque... ed è proprio impossibile che non cambi nulla.
Si viene già trasformati in peggio dalle letture cattive, figuriamoci se non veniamo “trasformati” ed evoluti in meglio dalle letture buone! Per trasformazione qui intendo evoluzione, un affinamento della sensibilità, un allargamento degli orizzonti fuori e dentro di te, una essenzializzazione sempre più elementare dei tuoi sentimenti, un diventare sempre più trasparente di tutto, un essere sempre più consapevoli di essere attraversati dalla trascendenza, dalla luce ed eventualmente dalla creazione, Comunione con l’universo dentro e fuori, ...
Lo yoga, come ogni cammino spirituale, non è un elenco di regole da imporre con la forza (adatto forse per frustrati e squilibrati da Bar o da Pub di periferia pronti per il terrorismo e il suo miserabile messaggio) ma è invece un cammino di delicatezze infinite e di trasparenza progressiva.

Come autodidatta, non credo di aver avuto problemi particolari, a parte forse, inizialmente, un aumento esagerato della sensibilità (che però in quel periodo mi andava benissimo per altri motivi… seppure sbagliati). E poi forse una maggiore lentezza e scarsità di risultati rispetto a chi aveva a disposizione un maestro (ma di questo non so niente).
D’altra parte anche il libro è un maestro, e ancor più “diversi libri” come possiamo averne con la massima facilità noi moderni. Forse c’è il problema del coordinamento fra testi diversi. Allora bisogna leggere ancora di più e ascoltare e pensare tanto. E va benissimo, è la ricerca (mi pare che Ramakrishna, maestro di Vivekananda, abbia intitolato la sua opera maggiore “Alla ricerca di Dio”. E Dogen nel suo Shobogenzo parla continuamente di ricerca e approfondimento).

Per il Raja Yoga, lo yoga della meditazione, guarderei “Jnana Yoga. Lo yoga della conoscenza” e “Yoga pratici. Bakti yoga, Karma yoga e Raja yoga” di Vivekananda, Ubaldini Editore.
Il primo è un libro di filosofia, ma quel libro o qualcosa di quel tipo (con tanti riferimenti alle Upanisad e magari anche altre concezioni) è indispensabile per avere una visione generale del mondo a cui si fa riferimento nello yoga. Ed è una pratica fondamentale anche questa (Jnana Yoga, yoga della conoscenza). E’ meditazione anche questa, essenzializzazione nella visione, ed evolverà con te.
Il secondo, diviso in tre sezioni (Karma Yoga, Bhakti Yoga, Raja Yoga), fornisce una sintesi molto utile per il Raja Yoga, e ti mette subito in grado di “meditare” in senso stretto (in senso formale). Col vantaggio che grazie agli altri libri o capitoli sai anche cosa stai facendo.

In ogni caso, per prudenza, sembra meglio evitare le pratiche più complesse e articolate, come quella di Kundalini che tu hai provato, e limitarsi alle cose più elementari dello yoga classico di Yoga Sutra: yama, niyama, asana (magari siddhasana), pranayama (semplici esercizi di respirazione), pratyahara (cominci già naturalmente a ignorare tutto a parte il respiro o quel che vuoi), dharana (sempre meglio concentrata su...), dhyana (perfetta concentrazione su... e quindi ora flusso meditativo su quello), ...

I libri di Vivekananda sono disponibili online gratuitamente, ma in inglese, qui:
http://www.vivekananda.net/BooksBySwami.html

Il tema dell’avvicinamento alla meditazione usando i libri è stato affrontato tante volte con ottimi consigli. Il thread più recente mi sembra questo:
viewtopic.php?f=7&t=5647

Buona meditazione

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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda dindana333 » 2 marzo 2015, 0:59

Grazie! Sei stato chiaro e preciso. Avevo cominciato a pensare che "forse" ( :lol: ) il kundalini non fosse proprio il modo migliore per iniziare. Credo di essermi fatta trascinare dalla voglia di provare la sensazione dell'ascesa della kundalini e che mi ha portato a affrettare erroneamente i passi. Grazie per la tua disponibilità e chiarezza

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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda taziana » 12 marzo 2015, 19:11

Ho avuto anche io sensazioni simile alle tue. Quando respiro più intensamente, sia all'inizio che alla fine della lezione di yoga, mi sento una specie di vertigini e mi conforta aprire gli occhi e guardare in basso. Gli insegnanti yoga che hoincontrato mi hanno detto che siccome non sono abituata a respirare nel modo corretto, é probabile che queste situazioni siano causate da un'entrata di ossigeno maggiore rispetto alla respirazione quotidiana.
non inseguire il passato e non perderti il futuro. il passato non è più ed il futuro non è ancora arrivato.
namastè :)

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Re: malessere fisico post meditazione

Messaggioda ckstars » 13 marzo 2015, 10:01

Benvenuta dindana333,
le tue sensazioni dimostrano che il tuo corpo non e' ancora in grado di affrontare una meditazione simile, devi affrontare un percorso che includa una pratica dedicata piu' al corpo (Asana) utilizzando la respirazione come mezzo di conoscenza (Pranayama) .... in pratica devi ricominciare umilmente da piu' in "basso" o meglio da un altro "lato".

Dividi la tua pratica in 2 periodi: il primo in cui fai meditazione - il secondo in cui la pratica del corpo mitiga eventuali errori, al termine ci deve essere sempre Savasana meglio se con una terapia vibrazionale.
Un abbraccio
Cks


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