vedanta e sciallitudine

altre vie per la realizzazione
Indra
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Messaggioda Indra » 19 agosto 2011, 11:56

Paolo Proietti ha ragione, per quello che cita.
Sia per il vedanta, che per le apparenti diversità tra samkhya , mimansa, veda, e per i darshan.
Che pratichi la non considerazione, o altro, è affar suo,
ove ciò non condizioni troppo le sue interpretazioni.
Il problema è altro.
Facile da argomentare, molto meno facile da accettare.
I Veda sono non il fondamento, ma l'esplicazione del brahmanesimo. E trattano principalmente delle applicazioni del" punto di vista" filosofico e morale dei sacerdoti brahmani, nella fattispecie i leggendari, ma non troppo, Saptarsi. Arya.
Il loro modo condizionò , data la notevole levatura del pensiero,molta della spiritualità successiva dell'India.
Vedi sankara, solerte quanto non richiesto riformatore delle varie vie ed assertore dell'autorità dei veda, gaudapada, etc.
Splendida eccezione, la Limpida Voce del Sublime, unico, inarrivabile. Ma, fine a sè stesso.
E, patanjali, la cui opera, completa, è fruibile da qualsiasi via.
E, la Mano Sinistra. Quella originaria, pre vedica. Che tramanda la con-sapevolezza più antica che esista. Universale. Contro cui credettero di levarsi gli arroganti rsi vedici.
Che conosce i limiti dei veda, ed il perchè ed il percome furono scritti .
Incredibile è Maya.

AT
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Messaggioda AT » 19 agosto 2011, 12:19

Ridurre le tradizioni indiane al Vedanta, e il Vedanta al punto di vista advaita, è falso. Di dimostrazioni se ne possono fare tante, e interessante è quanto detto da Luce Oscura, su vedismo e tradizioni pre-vediche e pre-ariane. Ma io posso dimostrare quello che ho detto semplicemente ricordando la vita e l'opera di Madhva. Madhva, filosofo dello dvaita Vedanta, non avrebbe mai accettato di considerare il proprio punto di vista come secondario e subordinato al punto di vista advaita: la sua vita fu caratterizzata da un impegno appassionato per confutare l'advaita. E le scuole fondate da Madhva esistono tutt'oggi. Chi sostiene il punto di vista dvaita, di solito considera l'advaita come errato. Altro esempio: i Vaisnava dicono che Buddha e Shankara sono apparsi con lo scopo di ingannare gli atei, e che l'impersonalismo è una malattia spirituale. Si tratta di un punto di vista un po' fazioso, ma esiste, ed è molto sentito, polemicamente sentito. Di esempi se ne possono fare tanti, e tutti confutano l'idea che l'advaita sia l'unico autentico significato delle tradizioni indù. Un conto è dire che "secondo me, l'advaita è il punto di vista più alto, e tutti gli altri punti di vista sono realizzazioni imperfette". Un altro conto, è dire che l'advaita è l'unico punto di vista, e che non sono esistiti appassionati e convinti oppositori e confutatori di tale punto di vista. Questo è falso.

Indra
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Messaggioda Indra » 19 agosto 2011, 13:15

AT
osserva meglio.
PP non ha asserito che il vedanta, o l'advaita, siano migliori di altri modi.
Erra quando dice che tutta la filosofia indu deriva dai veda, e che tutta la"tradizione" è advaita. Che i veda siano la tradizione, è opinione solo dei vedantini.
Erra quando dice che ramana sia un tantrico, solo perchè disegnò un navayoni cakra, tipico dei trika del kashmir. O perchè disegnasse tre linee sulla fronte.
Un tantrico non buddhista non perderebbe mai tempo a chiedersi "chi sono?", nè a voler raggiungere uno stato naturale. Erra quando afferma che alla base di tutto ci sia l'essere umano. Erra quando afferma che la filosofia realizzativa non possa prescindere dall'essere umano. Erra quando afferma che ci sono tre strumenti per farlo.
Questo perchè, evidentemente, non conosce il pensiero dei saptarsi, la loro finalità, il loro "modus operandi".

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 19 agosto 2011, 19:17

i Vaisnava dicono che Buddha e Shankara sono apparsi con lo scopo di ingannare gli atei, e che l'impersonalismo è una malattia spirituale.


Perché non lasciamo perdere un attimo nomi etichette e teorie lette sui libri e parliamo delle cose pratiche e personali?

Credo che dovremmo metterci d'accordo su una cosa: ci interessa la filosofia realizzativa o la storia della filosofia?

Se decidiamo che ci interessa la storia della filosofia mi procuro un po' di libri e di appunti, faccio un paio di telefonate e poi possiamo anche fare le ore piccole.
Se ci interessa la filosofia realizzativa, se ci interessa l'essere umano e le sue manifestazioni, basta che ci parliamo con chiarezza, senza fronzoli, senza citazioni.

Anni fa, nel 2005, facemmo una discussioni su determinate esperienze che possiamo definire legate alla cosiddetta ascesa di Kundalini.

Se non ricordo male discutemmo, senza peli sulla lingua, Hatha jo, Faber, Tu ed io.

Secondo me le esperienze che furono descritte in quell'occasione avevano un sapore di autenticità.
hai vissuto un esperienza particolare che altri definirebbero realizzazione.

Ed in quella esperienza, spontanea, mi sembra di ricordare, ha rischiato o creduto di rischiare di perdere la ragione intesa come integrità psicofisica.

Simili timori furono espressi , mi pare di ricordare, da hatha jo e da me.

L'esperienza che viene definita samadhi o a volte salita di kundalini (per ramakrishna mi sembra di capire che le due cose coincidessero) o attivazione spontanea dei canali straordinari (per i taoisti) è detta spesso "rottura dei livelli dell'Io".

Si tratta di un'esperienza che ha simiglianze con certi stati patologici e che ha tutti i connotati del viaggio.

Possiamo individuare una fase di SEPARAZIONE (perdita delle coordinate spazio temporali, sensazione di alterità e di non controllo delle pulsione vitali) una fase di RICONOSCIMENTO o INIZIAZIONE ed una fase di RITORNO o REINTEGRAZIONE.

Certe esperienze non sono rare ma nemmeno comunissime.
E forse molti insegnanti o istruttori, non avendole vissute, non sono in grado di riconoscerle e di indirizzare l'allievo verso la fase di RITORNO.

Tra l'altro, almeno in apparenza, certe esperienze insorgono spontaneamente ed inaspettatamente.

Si tratta sempre di viaggi verso l'interno.
Ed all'interno di Sé si può trovare di tutto.

Ci si può anche sperdere.

Di qualunque cosa si parli mi pare che tu giri sempre intorno alla stessa cosa: al timore di perdere la tua individualità ed il controllo sulle pulsioni vitali.

Da anni apprezzo la tua coerenza ed il tuo scarso interesse per il tuo piccolo io.

E visto che ci conosciamo da anni mi permetto di dirti qual'è il mio pensiero/intuizione/riflessione sulle esperienze che tu hai vissuto.

Credo che tu abbia vissuto delle reali esperienze di rottura dei livelli dell'io, ma che la fase cosiddetta di reintegrazione non sia stata portata a termine.

Ovvio che provi una sana avversione per lo yoga senza sostegni e per il mayavada shankariano.

ovvio che tu necessiti di una pratica di reintegrazione.

Secondo me a prescindere dai lignaggi le scuole i darshana, tu hai gli strumenti per comprendere cosa ti serve.

Lasciamo perdere le disquisizioni sui 25 principi del samkhya e parliamo, magari in privato, dei "trucchetti", delle "dritte", delle pratiche che chi ha vissuto certe esperienze ha utilizzato, qualche volta perché indirizzato da un maestro altre volte istintivamente, per uscire da quello stato di straniamento ed alterità che accompagna certe esperienze.

un sorriso.
P.
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Tomoe
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Messaggioda Tomoe » 19 agosto 2011, 19:40

Mi piace molto la parola finale "un sorriso"...
Mi ricorda il sorriso di chi ti lancia un gavettone gelato e poi ti dice:"Embè,non è caldo forse?"
Nota di poca importanza:mi sorprende che sono per una volta molto d'accordo su tutto quello che ho letto (e questo mi spaventa parecchio ma sarà forse anche il caldo... ;) ) ...a naso...
Inizialmente pensavo fosse riferito a Luce Oscura,poi ho capito di no ma trovo interessante anche la mia svista iniziale... :)

p.s: Ti sottolineo tutti gli aggettivi possessivi autoriferiti che ho scritto...

Un sorriso.
InshAllah !

Indra
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Messaggioda Indra » 19 agosto 2011, 21:30

Tomoe
pp ed io ci siamo scontrati varie volte, in altro forum.
Mi ritiene uno che crede di "conoscere", con cui non vuol avere a che spartire.
Io lo ritengo uno che crede di "conoscere", con cui si può anche avere a che spartire.
Non conservo il senso di separatività.
Nè il terrore di dire Io, Me, Ego.
Pastoie per asini.

AT
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Messaggioda AT » 19 agosto 2011, 22:16

Io rispetto tutte le scuole del Vedanta, compreso l'advaita a cui fai riferimento. Sono sicuro che le testimonianze dei maestri advaita sono interessanti, e fondate su una reale conoscenza spirituale. Tuttavia, la filosofia advaita e l'esempio di vita dei suoi maestri mi lascia anche parecchie perplessità, e quindi non vedo perché dovrei farmi indirizzare su questioni così delicate da tale scuola.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 20 agosto 2011, 9:10

AT ha scritto:Io rispetto tutte le scuole del Vedanta, compreso l'advaita a cui fai riferimento. Sono sicuro che le testimonianze dei maestri advaita sono interessanti, e fondate su una reale conoscenza spirituale. Tuttavia, la filosofia advaita e l'esempio di vita dei suoi maestri mi lascia anche parecchie perplessità, e quindi non vedo perché dovrei farmi indirizzare su questioni così delicate da tale scuola.
Giustissimo.
Si parla comunque sempre di insegnamento universale.
l'insegnamento individuale utilizza gli strumenti Corpo-Parola-Mente.
Un confronto sulla maniera di lavorare sul corpo tramite asana e sequenze e sulla maniera di lavorare sul respiro tramite ascolto della respirazione ed emissione vocale credo potrebbe essere utile , non trovi?
Un sorriso,
p.
Il Manzo non Esiste


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