vedanta e sciallitudine

altre vie per la realizzazione
Paolo proietti
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vedanta e sciallitudine

Messaggioda Paolo proietti » 12 agosto 2011, 0:46

In verità questi esseri viventi sono nati da Ananda.
E' per Ananda che, venuti all'esistenza, si mantengono in vita.
E' ad Ananda che faranno tutti ritorno.

(Taittiriya Upanishad III, VI, 1)

Ananda maya kosha ha esattamente le proporzioni del corpo umano.
E' identica al corpo fisico grossolano, anche se assai più sottile:
la tenerezza è la testa, la felicità la spalla destra, il piacere la spalla sinistra, la beatitudfine il Sé e brahman stesso costituisce il supporto.

(Taittiriya Upanishad II, V, 1)


Io non credo che esista un qualcosa che possa far riferimento alla tradizione indiana che non derivi anzi che non sia Vedanta.

Il vedanta è il frutto, l'interpretazione ultima dei veda.

Allo stesso modo non credo che ci possa essere, all'interno delle scuole che definiamo shakta, vaisnava, shaiva, un qualcosa che non sia advaita.
Tutta la tradizione è advaita.

Le differenze che notiamo, a volte all'interno di un medesimo testo, sono dovute alla necessità di far fronte alla diversa "qualificazione degli aspiranti" o adhikara (competenza)

La Realtà è Unica e non può subire trasformazioni.
E' la percezione della realtà che muta.

Distinguere tra hatha yoga, raja yoga ecc. è necessario per coloro per i quali l'uno o l'altro non sono adhikari.
in realtà esiste solo l'aspirante ed il suo rapporto con il divino.
Il divino è SAT CHIT ANANDA e la manifestazione , in quanto espressione del divino, sarà consustanziata di essere, coscienza e beatitudine.

E' questa consapevolezza, questo ricordo o riflesso della beatitudine che, paragonata al dolore, alla conflittualità, alla non compiutezza del suo stato ordinario spinge l'aspirante alla ricerca e quindi alla pratica.

E' la sete che spinge l'aspirante e solo il Maestro può spegnerla.

Il desiderio di trovare la quiete e di avere nuovamente accesso a quella beatitudine che qualcosa dentro di noi ricorda essere la natura fondamentale dell'Uomo, ci porta qualche volta ad identificarsi con questa o quella linea di insegnamento ed a difenderla o a farsene portavoce, ponendosi in conflitto con altre linee di insegnamento.

Credo che questo dovrebbe essere evitato.
Se qualcosa non è adikhari per noi (non rientra nelle nostre competenze-non ci è utile) non significa che non lo sia per altri.
Il Maestro, il Guru è unico.
Ed è il maestro interiore.

La Vita mi ha condotto, negli ultimi mesi, ad essere più o meno senza fissa dimora.
Senza certezze.
Questo mi ha permesso di entrare in intimità con una serie di persone con le quali, in precedenza avevo dei rapporti di amicizia anche affettuosa, ma diversa dall'intimità.

Non parlo naturalmente di intimità sessuale, ma di quel calore che porta a condividere con gioia ogni cosa.
Senza nulla pretendere.
Il mio amico Andrea P. definisce quello stato di calda intimità sciallitudine .
Mi piace il suono (viene dallo stai sciallo degli adolescenti romani o forse dallo scialare siciliano chissà)

Il sentirsi a casa ovunque e con chiunque.
Il percepire lo spazio esterno come una cuccia accogliente è sciallitudine.

La sciallitudine di cui parla Andrea è la condizione necessaria all'insorgere del dialogo da cuore a cuore, la condizione in cui non c'è desiderio di imporre le proprie credenze, non c'è timore a mostrare la propria natura, non c'è la sensazione di essere giudicati.


Il calore che si avverte nello stendersi nella cuccia infinita dello spazio esterno è Amore, parola scelta in occidente per indicare l'energia divina , la Shakti.

La sadhana, la pratica è tutto ciò che serve per risolvere tutti i blocchi, tutte le sovrastrutture che impediscono la circolazione della shakti.

Altrove si sta parlando dell'organizzazione di lezioni di gruppi e di corsi, ed ovviamente sta saltando fuori il discorso della didattica.Discorso che si si può affrontare in mille maniere diverse.

Per i lavori che ho fatto penso anche di essere qualificato a parlarne, insegno da quando avevo 18 anni.
Ho insegnato acrobatica, danza, tecniche teatrali, chimica...

Ma mi chiedo: esiste un sistema che possa insegnare ad ascoltare lo sbocciare di una rosa?

Parlare di vedanta significa per me, parlare di yoga tout court.
E parlare di yoga in realtà significa parlare dell'essere umano.

Nelle attività quotidiane ed extraquotidiane dell'essere umano, solitamente è importante ciò che si fa.
Per lo yogi credo sia importante il come si fa.
Non c'è yoga senza identità con il divino ed il divino è , sul piano delle nostre esperienze, Ananda.
beatitudine.
Il naturale fluire del movimento negli asana è ananda.
il naturale fluire della voce nella recitazione del mantra o nel canto del bhajan è ananda.
Il naturale fluire del pensiero verso lo stato in cui la mente riposa in se stessa è ananda.

Ogni gesto, ogni suono, ogni pensiero è rito.
Ed il rito è azione sacra generata dal desiderio di identità con l'assoluto.
Il rito è azione sacra che genera la conoscenza/consapevolezza.

Lo studio del vedanta può essere assai gratificante dal punto di vista intellettuale.

Sarebbe bello però cercare di trasmettere l'amore che emerge, a guardarli con gli occhi dell'amante, dall'essere umano Patanjali, dall'essere umano Gaudapada, dall'essere umano Shankara.

Se non sbaglio gaudapada iniziò Govinda Bhagavadpada (il maestro di Shankara) con una zoccolata in testa ed una risata.

Con questo non voglio dire che si debbano prendere a zoccolate in testa tutti gli aspiranti, ma un atteggiamento , per dirla con Andrea , sciallo, distante da quella seriosità che spesso trasforma coloro che parlano del vedanta (me per primo) in noiosi collezionisti di parole complicate forse si avvicina all'atmosfera che circondava i gruppi che si formavano attorno ai maestri del vedanta come gaudapada, Shankara, Ramakrishna, Ramana.

Diceva Ramakrishna: Non donarmi la Brahmajnana , o Madre.
Non sono forse tuo figlio, timido di natura? Ho bisogno di avere una Madre.
un milione di saluti alla Conoscenza del Brahman! ma donala pure a chi la vuole!


Credo che l'insegnamento tradizionale (o forse no, ma mi piace pensarlo) sia porsi in silenzio ed ascoltare la voce di Patanjali/Gaudapada o di coloro che , da Ramakrishna a Ramana si sono intonati alla sua nota fondamentale, così come l'orchestra si intona al LA del primo violino per poi porsi al servizio del direttore d'orchestra, il maestro, il musico divino.

Medito spesso sulla foto di uno sri yantra che mi hanno portato da Arunachala.

E' la copia, a grandezza naturale, del disegno fatto da Ramana credo, prima di morire (o prima della morte della madre, mi ha detto B.A.)

Non è un oggetto sacro, una reliquia (non credo sia possibile ritenere che in un oggetto ci sia più energia che in un altro), è una storia.

Osservare i tratti di matita colorata, da bambino, e la perfezione delle geometrie, significa forse raccontarsi un pochino, ogni volta, la storia di Ramana.
Se la manifestazione è la polvere spazzata via dai piedi della Dea, vi sono dei granelli di polvere più grandi degli altri.
Che si rivelano essre i grani di una mala che noi definiamo tradizione:
Dattatreya, Patanjali, Gaudapada, Govinda, Shankara, Ramakrishna, Ramana.... (e, perchè no? Socrate, Platone, Plotino...)

Credo che l'obbiettivo ultimo di un'incontro, uno stage, una lezione di yoga non dovrebbe essere quello di insegnare sequenze o mantra o il disquisire del 17 versetto del primo capitolo degli yoga sutra, ma quello di cercare, anche per un solo istante, di essere consapevoli di quell'amore, quell'energia che ha animato ed anima ogni singola cellula di Shankara o Ramana o Ramakrishna.
Il Manzo non Esiste

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...

Messaggioda fuxi » 12 agosto 2011, 10:20

"ma quello di cercare, anche per un solo istante, di essere consapevoli di quell'amore, quell'energia che ha animato ed anima ogni singola cellula di Shankara o Ramana o Ramakrishna"

... è parte di una sola frase...

... "cercare", "essere consapevoli", sono azioni, la "beatitudine" è estaticità...

... quell'amore è già in ognuno, e può essere libero di fluire, di scorrere, di purificare... se stessi... dunque il mondo intero...

... lo zoccolo e la risata... può essere che lo abbia letto, non so, ma se immagino il buddha nel momento in cui raggiunge l'illuminazione, lo vedo sorridere improvvisamente... ne sento il pensiero "tutto questo cammino, ed ero già alla meta"... ne scorgo la leggerezza...

... per svolgere le giuste posizioni, la giusta respirazione, la giusta meditazione, è necessario l'autocontrollo...

è come se ci sdoppiassimo in due, l'uno esegue e l'altro guarda e corregge... è una delle funzioni del maestro... ma in noi stessi non permette di essere unici... cercare ciò che è giusto non permette di trovare ciò che è vitale...

questo meccanismo è così intimo tanto da non distinguerlo... è insegnato dalla nascita, è appreso, lo si impara... genera pensieri, formula giudizi su noi stessi... ci mantiene divisi... è l'io... che sceglie, giudica, confronta, immagina, tutto ciò che ci attraversa... smettere di essere duali significa smettere di pensare... un gesto, uno stato di estrema generosità per se stessi, dunque per il mondo...

... amore, energia che pervade ogni singola cellula di Shankara o Ramana o Ramakrishna...

... ed in te, nulla ?

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Re: vedanta e sciallitudine

Messaggioda pushan » 12 agosto 2011, 10:46

per favore mi spiegheresti il significato della parola "sciallitudine", non l'avevo mai sentita e sul vocabolario treccani.it non l'ho trovata...
grazie
pushan

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Messaggioda Tomoe » 12 agosto 2011, 11:55

PP:
Mi piace il suono (viene dallo stai sciallo degli adolescenti romani o forse dallo scialare siciliano chissà)

Pushan:
per favore mi spiegheresti il significato della parola "sciallitudine", non l'avevo mai sentita e sul vocabolario treccani.it non l'ho trovata...
grazie
pushan


Tomoe:
Ma come,non l'avete chiesto al vostro Spirito? da dove deriva?!...E lui non vi ha risposto???!? :)
Termine molto diffuso nello slang giovanile.

Da "Inshallah!"

http://www.huda.it/articoli/articoli_inshallah.htm

Significato in sintesi:Tranquillo.
Esempio:"Stai sciallo!"

(Lo sanno anche gli extraterrestri,in verità...ma il mondo degli yogin parrebbe sempre un universo parallelo.Colto,coltissimo.Buono,buonissimo.E bello,bellissimo.Ma parallelo. :) .....Mah. )
InshAllah !

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Messaggioda pushan » 12 agosto 2011, 13:11

Tomoe ha scritto:PP:
Mi piace il suono (viene dallo stai sciallo degli adolescenti romani o forse dallo scialare siciliano chissà)

Pushan:
per favore mi spiegheresti il significato della parola "sciallitudine", non l'avevo mai sentita e sul vocabolario treccani.it non l'ho trovata...
grazie
pushan


Tomoe:
Ma come,non l'avete chiesto al vostro Spirito? da dove deriva?!...E lui non vi ha risposto???!? :)
Termine molto diffuso nello slang giovanile.

Da "Inshallah!"

http://www.huda.it/articoli/articoli_inshallah.htm

Significato in sintesi:Tranquillo.
Esempio:"Stai sciallo!"

(Lo sanno anche gli extraterrestri,in verità...ma il mondo degli yogin parrebbe sempre un universo parallelo.Colto,coltissimo.Buono,buonissimo.E bello,bellissimo.Ma parallelo. :) .....Mah. )

:shock:
Il mio Spirito? deve essere andato in vacanza, poi provo a mandargli un fax...agli sms non risponde
grazie, comunque, come tutti gli aspiranti yogi non colti, non buoni e non belli, sono un po' fuori dai luoghi in cui si scialla in allegria.

PS: sono contenta che ci hai ripensato e sei rimasta sul forum

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Messaggioda jasmin » 12 agosto 2011, 14:53

in siciliano "me la sto scialando" significa più o meno: me la sto godendo.
Quando una cosa ti sciala significa che ti fa stare bene, proprio molto bene.
Devo dire che non è una parola molto usata in questi ultimi tempi :(

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Messaggioda pushan » 12 agosto 2011, 15:51

jasmin ha scritto:in siciliano "me la sto scialando" significa più o meno: me la sto godendo.
Quando una cosa ti sciala significa che ti fa stare bene, proprio molto bene.
Devo dire che non è una parola molto usata in questi ultimi tempi :(

Grazie! sì, anche qui scialare si diceva, ma la parola ha anche un altro significato, significa dilapidare il patrimonio, spendere come un matto.
Chiedo scusa, è bastata la doppia L a confondermi, adesso vediamo che dice treccani.it su scialare, ci sarà di sicuro.
Povero Paolo! i commenti solo su scialleria e niente su vedanta, tempo di ferie, anche della buddhi yogica :mrgreen:
mi sto scialando il cervello di sicuro :)
Attendo comunque fiduciosa l'interpretazione ufficiale di chi la parola l'ha scelta ed usata.
p.

ecco qui, treccani.it, conferma entrambi i significati:

scialare v. intr. e tr. [lat. exhalare «espirare» (v. esalare), attraverso i sign. ant. di «emettere, metter fuori» e quindi «spendere con larghezza, sperperare»]. – 1. intr. (aus. avere) Spendere con larghezza e con ostentazione, vivere spensieratamente nel lusso, senza badare a spese: sc. in feste, in divertimenti, in vacanze; è sempre stato abituato a sc.; non capisco dove trovi i soldi per sc. a quel modo; frequente in frasi negative: con questi stipendî non c’è da sc.; c’è poco da sc.!, bisogna fare economia, la situazione non consente sprechi, e sim., anche fig.: quanto a intelligenza non ha certo da scialare. In frasi espressive, anche con la particella pron., accompagnata o no dal pron. la indeterminato, con senso affine a «passarsela allegramente, senza pensieri»: ci sono poveri che se la scialano meglio di voi e di me (Capuana); grazie a Dio, mi sono scialato, due anni (Pirandello: qui con uso riflessivo e in tono ironico).
2. tr., non com. Dissipare, sperperare, spendere senza misura: sc. una fortuna; sc. tutti i beni di famiglia; l’impiegatuccio governativo che per le sue nozze prende venti giorni di permesso e vuole sc. quattrocento lire di risparmi (Serao).

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Messaggioda Tomoe » 14 agosto 2011, 14:43

Non comprendo perchè insistere sul concetto di "scialo",che ha una sola elle e non c'entra un'acca con "sciallo" e sciallitudine...che ne hanno due di elle e non sono lì a caso,mi pare...Non è che per semplificarsi la vita,uno può togliere una consonante...

Mah.
Paolo,rischiara il nostro ottundimento...
Pare che qui dica solo tu cose sensate,per qualcuno...
Ultima modifica di Tomoe il 14 agosto 2011, 14:53, modificato 1 volta in totale.
InshAllah !

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Messaggioda jasmin » 14 agosto 2011, 14:52

mi sa che Paolo in questo momento se la sta scialando alla grande, o sciallando, mah, questo continua ad essere il dilemma :roll: .

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Messaggioda Tomoe » 14 agosto 2011, 14:55

Comunque,vi stimo.Vi stimo tutti molto.Lo aggiungo,perchè magari ogni tanto sembra di no.
Vi stimo.Questo è indubbio...

Namastè.
InshAllah !

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Messaggioda pushan » 14 agosto 2011, 16:00

Tomoe ha scritto:Non comprendo perchè insistere sul concetto di "scialo",che ha una sola elle e non c'entra un'acca con "sciallo" e sciallitudine...che ne hanno due di elle e non sono lì a caso,mi pare...Non è che per semplificarsi la vita,uno può togliere una consonante...

Mah.
Paolo,rischiara il nostro ottundimento...
Pare che qui dica solo tu cose sensate,per qualcuno...

più che altro chiedo a paolo perchè è lui che ha usato la parola e può spiegarci in che termini è da intendere, soprattutto in rapporto a vedanta.
Se poi esiste anche sciaLLO, meglio, la scelta sarà più ampia e potremo usarle entrambe: mi scialo e mi sciallo.
Bisognerà solo avvisare treccani che si aggiorni
Vi scrivo da in mezzo ai monti,con i tintinnii delle campane delle mucche e il fragore d'acqua delle vicine cascate. La chiavetta non prende, ma la rete di Edelweiss, nella sperduta borgata, sì.
baci alla ricotta

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Messaggioda Paolo proietti » 18 agosto 2011, 21:27

Immagine
Nel sanathana dharma mi pare si parli di cinque diversi tipi d'amore, legati alle cinque diverse realizzazioni.

Il primo è l'amore del servo verso il padrone ("il signore è il mio pastore").

Il secondo è l'amore dell'amico per l'amico (la prima parte del dialogo tra krishna e arjuna nella bhagavad gita).

Il terzo è l'amore dei genitori per il figlio (l'amorosa benevolenza dei genitori terreni verso il "ladro di burro" krishna).

Il quarto è l'amore coniugale.

Il quinto è l'amore al di là delle regole e delle consuetudine, l'illecito amore di radha e krishna.

Immagine

L'amore come legame che scioglie i vincoli.
L'amore che nulla pretende.
Questo amore "oltre", è quello della falena che dapprima gira intorno alla fiamma della candela e poi si dissolve nel fuoco.
Colui che si identifica completamente nell'amato fino a diventare uno con esso è il realizzato non duale, il jivanmuktha del vedanta o il buddha del buddismo.
Il jivanmuktha, il buddha non tornano più alla catena delle rinascite, al samsara.



La Quan Yin di cui ho pubblicato l'immagine all'inizio di questo scritto è una degli otto immortali taoisti.
Corrisponde alla Dea kannon dei samurai ed al bodhisattva Avalokitesvara dei buddisti.

Corrisponde alla Mahalakshmi dell'induismo.
Osserva con quale elegante indifferenza cavalca le onde.
Quan yin è decisamente scialla, in yutte le sue manifestazioni.

Immagine

Esistono degli esseri, bodhisattva nel buddismo, che dopo aver assaporato la fiamma dell'amore che nulla pretende decidono invece di tornare, per indicare ad altri la via.
Sono come falene che, dopo essersi bruciacchiate le ali, tornano dalle compagne per narrare le meraviglie del fuoco.

Costoro, queste falene dalle ali bruciacchiate, che hanno vissuto l'Amore senza tempo nè spazio come possono non affrontare la vita empirica con affettuoso distacco?

E l'insegnamento che hanno lasciato, con il nome di Patanjali o Shankara o Ramakrishna o Ramana , come potrebbe non essere pervaso dalla medesima elegante morbidezza, dall'assenza di ogni tensione e conflitto, dall'eleganza spontanea di una Quan Yin?

quan yin è scialla.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda pushan » 18 agosto 2011, 22:44

Paolo proietti ha scritto:Immagine
Nel sanathana dharma mi pare si parli di cinque diversi tipi d'amore, legati alle cinque diverse realizzazioni.

Il primo è l'amore del servo verso il padrone ("il signore è il mio pastore").

Il secondo è l'amore dell'amico per l'amico (la prima parte del dialogo tra krishna e arjuna nella bhagavad gita).

Il terzo è l'amore dei genitori per il figlio (l'amorosa benevolenza dei genitori terreni verso il "ladro di burro" krishna).

Il quarto è l'amore coniugale.

Il quinto è l'amore al di là delle regole e delle consuetudine, l'illecito amore di radha e krishna.

Immagine

L'amore come legame che scioglie i vincoli.
L'amore che nulla pretende.
Questo amore "oltre", è quello della falena che dapprima gira intorno alla fiamma della candela e poi si dissolve nel fuoco.
Colui che si identifica completamente nell'amato fino a diventare uno con esso è il realizzato non duale, il jivanmuktha del vedanta o il buddha del buddismo.
Il jivanmuktha, il buddha non tornano più alla catena delle rinascite, al samsara.



La Quan Yin di cui ho pubblicato l'immagine all'inizio di questo scritto è una degli otto immortali taoisti.
Corrisponde alla Dea kannon dei samurai ed al bodhisattva Avalokitesvara dei buddisti.

Corrisponde alla Mahalakshmi dell'induismo.
Osserva con quale elegante indifferenza cavalca le onde.
Quan yin è decisamente scialla, in yutte le sue manifestazioni.

Immagine

Esistono degli esseri, bodhisattva nel buddismo, che dopo aver assaporato la fiamma dell'amore che nulla pretende decidono invece di tornare, per indicare ad altri la via.
Sono come falene che, dopo essersi bruciacchiate le ali, tornano dalle compagne per narrare le meraviglie del fuoco.

Costoro, queste falene dalle ali bruciacchiate, che hanno vissuto l'Amore senza tempo nè spazio come possono non affrontare la vita empirica con affettuoso distacco?

E l'insegnamento che hanno lasciato, con il nome di Patanjali o Shankara o Ramakrishna o Ramana , come potrebbe non essere pervaso dalla medesima elegante morbidezza, dall'assenza di ogni tensione e conflitto, dall'eleganza spontanea di una Quan Yin?

quan yin è scialla.

molto chiaro. Grazie.
La falena a volte nasce vanessa, si mischia con i fiori e il polline traccia segni sulle ali
p.

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Re: vedanta e sciallitudine

Messaggioda AT » 19 agosto 2011, 0:59

Paolo proietti ha scritto:[i][b]
Io non credo che esista un qualcosa che possa far riferimento alla tradizione indiana che non derivi anzi che non sia Vedanta.

Il vedanta è il frutto, l'interpretazione ultima dei veda.

Allo stesso modo non credo che ci possa essere, all'interno delle scuole che definiamo shakta, vaisnava, shaiva, un qualcosa che non sia advaita.
Tutta la tradizione è advaita.

.

Due affermazioni false, e lo sai benissimo anche te.

Paolo proietti
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Re: vedanta e sciallitudine

Messaggioda Paolo proietti » 19 agosto 2011, 9:06

AT ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:[i][b]
Io non credo che esista un qualcosa che possa far riferimento alla tradizione indiana che non derivi anzi che non sia Vedanta.

Il vedanta è il frutto, l'interpretazione ultima dei veda.

Allo stesso modo non credo che ci possa essere, all'interno delle scuole che definiamo shakta, vaisnava, shaiva, un qualcosa che non sia advaita.
Tutta la tradizione è advaita.

.

Due affermazioni false, e lo sai benissimo anche te.

No, se fossero false non credo che l'avrei scritto.

E se proprio vuoi affermare che sono false dovresti dimostrarlo non facendo riferimento alle opinioni di qualche commentatore contemporaneo magari occidentale, ma prendendo dei brani che secondo te appartengono alle scritture e dimostrare la tua tesi.

Credo che si parla di dibattito filosofico si debba procedere così.
Io faccio un'affermazione.
Se tu la trovi falsa, devi portarmi le motivazioni e le prove di questa controaffermazioni.
Se le riterrò convincenti ti darò ragione. Se non le troverò convincenti cercherò di dimostrare la loro non aderenza alla verità con citazioni e argomentazioni logiche (sempre che ne abbia voglia)

La tradizione indiana è non duale.
E riconosce, nei suoi punti più alti (ramakrishna, ramana) la esistenza sia del Dio con forma che del Senza forma.

Per ciò che riguarda il vedanta, so che molti intendono con questa parola il monismo qualificato o il maya vada di Shankaracharya.
Letteralmente il vedanta è ciò che si basa sull'ultima parte dei veda (le upanishad) e sui loro commenti.

Ognuno recepisce gli insegnamenti come più gli aggrada.
Ho notato che spesso anzichè andare alla fonte (e alle traduzioni delle fonti) si preferisce prendere per buono ciò che ci dice un commentatore che ci è simpatico o in cui ci riconosciamo.

Si dà per scontato ad esempio che i sei darshana siano delle filosofie diverse perchè è stato scritto da alcuni commentatori occidentali e confermato da filosofi indiani.

Penso, e la mia opinione, visto che pratico la non considerazione , vale, per me, quanto quella di qualsiasi studioso più o meno paludato e medagliato, che i darshana siano i sei sensi di ciò che è considerato il corpo "dell'Uomo filosofico" ovvero i quattro veda.

Credere che il mimansa, ad esempio, sia in contrasto con il samkhya o con i lo advaita vedanta è abbastanza originale.

Il mimansa è tutto ciò che è il suono (udito).
Tutto il lavoro, tratto dai veda, che riguarda la mantravidya è mimansa.

Le classificazioni servono a favorire la memorizzazione di coloro che si avvicinano con la mentalità occidentale all'insegnamento tradizionale indiano.

In genere si pèuò dire che esistono due soli tipi di insegnamento: quello universale ( la costituzione dell'essere, gli stati coscienziali, i 25 principi del samkhya ecc) e quello individuale ovvero operativo.

Quest'ultimo riguarda la capacità di apprendimento e le conoscenze pregresse dell'allievo/discepolo/aspirante.

Il fatto che ad alcuni allievi vengano insegnate cose che paiono in contrasto con ciò che viene insegnato ad altri è caratteristica dell'insegnamento indiano.
Si pensa che alcune tecniche o teorie siano giuste (adhikari) per alcuni e non giuste per altri.
ma quando approfondisci l'insegnamento deii singoli maestri
(Ramakrishna, Ramana, Shankara)vedrai che le suddivisioni sono solo teoriche.
Ramana ad esempio, portato in palmo di mano dai cultori dell'advaita vedanta , è decisamente un tantrico (ho a casa la riproduzione di uno sri yantra shakta, quello con il triangolo centrale rivolto verso il basso,disegnato da lui), Sadananda, uno dei massimi esponenti dell'advaita vedanta shankariano, nel vedantasara non fa altro che commentare gli yoga sutra, Ramakrishna era sacerdote di kali ed è stato iniziato al culto di visnu dalla brahmani,Gaudapada, considerato il primo guru dell'asparsa yoga, è allievo diretto e continuatore di patanjali.
le divisioni sono sempre fittizie nella tradizione filosofica.
Servono a comprendere dei passaggi, delle verità parziali utili a quel dato allievo in quel dato momento.

Alla basa di tutto c'è l'essere umano e non può essere altrimenti.

Non si può pensare che una filosofia realizzativa possa prescindere da chi deve realizzare un qualcosa, ovvero l'essere umano.

C'è un qualcosa da realizzare (lo stato naturale o sahaja innanzitutto) e vi sono tre strumenti per farlo: Corpo, parola, mente.

Strumenti che vanno prima affinati e poi utilizzati.

Il resto sono chiacchiere.
"I discorsi li porta via il vento e le bicirette i livornesi".

Ci vediamo il 18 settembre a Firenze?

P.
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