AT, e la croce?

altre vie per la realizzazione
cinque
sudra
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Messaggioda cinque » 23 aprile 2012, 16:41

osservandolo
osservo come arriva, come cresce, come passa.
quali muscoli attiva, quale parte del corpo vibra, quali pensieri lo seguono e quali lo alimentano.
lo immagino scritto.
lo osservo.

puff!

la mente mente, bisogna che io la plachi.
almeno per ridurre il dolore, devo cercare di trasformarlo.
almeno per non alimentarlo.
almeno per subirlo il meno possibile.
almeno per identificarmi solo un pò.

ci provo. ci provo. ci provo. (mi sforzo di provarci).

o no?

namaste

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Loto
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Messaggioda Loto » 23 aprile 2012, 19:18

... Nell'orto degli ulivi, Gesù chiese al Padre se fosse possibile allontanare da Lui quel "calice"... la sofferenza che sapeva terribile... il dolore così umanamente insopportabile... il dolore fisico, o quello del tradimento dai propri amici?... In ogni caso, Lui Coscienza Pura, come uomo, chiese la possibilità di non soffrire...
So che il Padre non desidera la nostra sofferenza, so che quest'ultima é una nostra propria scelta, o l'effetto di una causa vicina o lontana e so che non può esistere un'interferenza divina in tutto ciò. In un momento di dolore ho gridato il nome di Dio, non con rabbia, ma, forse, un po' con lo stesso spirito di quello di Gesù nell'orto.... ho toccato il "fondo" di ciò che per me era dolore. Mi accorgo che in quel momento ho capito la frase: "sia fatta la Tua volontà", che avevo già ripetuto senza "sapere". La Sua volontà é la sola Realtà....

Con amore
Loto

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stebau
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Messaggioda stebau » 23 aprile 2012, 19:59

Loto ha scritto:Mi accorgo che in quel momento ho capito la frase: "sia fatta la Tua volontà", che avevo già ripetuto senza "sapere". La Sua volontà é la sola Realtà....
Con amore
Loto


L'accettazione, anche se dura, è l'unica via verso la guarigione.

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Nessuno trova la strada per Puttaparthi, se non sono Io a chiamarlo.Sathya Sai Baba.

Ritirando la mente all'interno, puoi vivere dappertutto e sotto qualsiasi circostanza.
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AT
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Messaggioda AT » 26 aprile 2012, 22:08

cinque ha scritto:osservandolo
osservo come arriva, come cresce, come passa.
quali muscoli attiva, quale parte del corpo vibra, quali pensieri lo seguono e quali lo alimentano.
lo immagino scritto.
lo osservo.

puff!

la mente mente, bisogna che io la plachi.
almeno per ridurre il dolore, devo cercare di trasformarlo.
almeno per non alimentarlo.
almeno per subirlo il meno possibile.
almeno per identificarmi solo un pò.

ci provo. ci provo. ci provo. (mi sforzo di provarci).

o no?

namaste

Stabilizzare in sé stessi un nucleo centrale di costante, attenta calma e di presa di coscienza delle proprie funzioni mentali e corporee è un grande valore positivo, che consente di iniziare a liberarsi da diverse forme di dolore, come certe emozioni negative o una gestione disarmonica della propria esperienza del corpo. Quindi, liberazione o riduzione di diverse forme di dolore. Ma liberazione o riduzione di diverse forme di dolore non significa liberazione, o riduzione, di ogni forma di dolore. Esistono dolori dai quali è giusto liberarsi, e dolori che invece sono molto importanti, e positivi. Formare in sé stessi un tale nucleo centrale non significa vivere sotto anestesia. Supponi di andare a correre: se ti impegni, dopo un certo tempo sentirai un po' di fatica, e la fatica è dolore. Se tu non sentissi tale forma di dolore, come del resto avviene in certe forme di doping, potresti spingere più di quanto la tua struttura fisica non ti consenta, e morire. Il dolore che il corpo trasmette può avere svariati significati, alcuni dei quali sono altamente educativi o dotati di valore in vario modo. Poi ci sono le emozioni: la tristezza è spesso un'emozione negativa. Ma è sempre così? La tristezza è sempre un'emozione negativa, od esistono forme di tristezza dotate di valore positivo? Se tu fossi "sotto anestesia" costante dalla tristezza, se tu non potessi nemmeno piangere per la morte di una persona cara, o se tu non avessi sensibilità di fronte ad eventi dolorosi attraverso la tristezza ed il pianto, sarebbe un bene? Sono solo due esempi, ma è evidente che il rapporto con il dolore è sfumato, e che il dolore ha spesso un valore positivo. Alcune forme di "dolore", sia emozionale che dell'esperienza del corpo, non vengono affatto attenuate dalla presenza in sé stessi di un nucleo centrale sattvico, ma al contrario vengono accentuate, fino a percepirne la radice ed il valore nobile e positivo.
Si può dire che la croce è un simbolo dotato di enorme valore, per iniziare a comprendere il rapporto con il lato doloroso della realtà. Ponendosi nel "giusto modo" rispetto a tale lato si può ricevere un aiuto per comprendere meglio il mistero della vita. Tale "giusto modo" trae linfa vitale da alcuni tipi di dolore, che possono essere giustamente definiti come dolori positivi.


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