La madre dei venti

chakra, nadi, kundalini ed esperienze del corpo energetico
Paolo proietti
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La madre dei venti

Messaggioda Paolo proietti » 3 novembre 2014, 18:26

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“...Nel suo profondo vidi che s'interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l'universo si squadema:
sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, par tal modo
che ciò ch'i' dico è un semplice lume...”
[Dante – Paradiso ]





Ero un bambino quando ho cominciato a fare i conti con gli stati di alterazione, le
visioni e i sogni premonitori.
Per un periodo ho persino pensato di essere Shiva.
Capita.
Quando ho lavorato con monaci Gelugpa avevo già trentasei anni.
Non ero buddista e né lo sono adesso.
Non ho mai aderito a nessun credo religioso, se devo dire la verità, e non ho mai
cercato Dio, pensavo fosse ovunque, qui ed ora.
Non ho nemmeno mai cercato un guru.
In fin dei conti non ho mai cercato niente.
E mi sono sentito raramente “a casa”.
Quella di essere altro da me o di essere stato altro da me, è una sensazione che mi
accompagna da sempre, ma non mi piace parlare di reincarnazione.
Spesso chi è insoddisfatto della propria esistenza trova rifugio in ricordi letti sui libri
e si crea vite passate terribili o meravigliose.
Sapere che si è morti re, eroi, maghi o assassini rende meno noiosa la vita quotidiana.
Con i monaci mi ero trovato subito a casa.
Avevo incontrato i monaci, Dhosam, Jinpa e Puntsok, il thailandese, tre mesi prima di lavorarci.
Vivevo a Roma, all'epoca.
Mi avevano chiesto di danzare durante una sfilata di moda.
Filena, la regista, aveva proposto di rasarmi a zero e a me era sembrata una buona
idea.
Se si è abituati a portare i capelli lunghi, con la testa nuda ci si sente pulcini bagnati.
Per superare l'imbarazzo andai a passeggiare per via Cola di Rienzo, in centro e,
subito, incrociai tre monaci tibetani con tanto di tunica amaranto e mala al collo.
- “What are you doing dressed like this? “- mi disse il più anziano dei tre - “it's
funny! “-
Gli altri due ridevano come scemi.
Hanno un senso dell'umorismo particolare i tibetani.
Salutai a mani giunte e cambiai strada.
Quando, a settembre li reincontrai alla Scarzuola di Montegabbione, dove dovevo girare un video con un registra greco, Kalitsis, Dhosam, Puntsok e Jinpa furono i primi a venirmi incontro: -”Where is your tunic? ”-
Per i tibetani il caso non esiste.
Una volta mi misi improvvisamente a parlare tibetano, o forse ho solo creduto di farlo, sentivo una spirale di energia al sacro e le parole uscivano come acqua da una sorgente.
Ne parlai con Jinpa.
Mi parlò delle vite precedenti, di come era possibile indovinarle da certi segni sul
corpo e dalla forma del cranio, mi disse che il movimento a spirale che avevo sentito
sotto il sacro era proprio “lei”, Kuṇḍalinī, la madre dei venti.
L'esistenza umana , per lo yoga, è una danza senza fine.
Le energie vitali si rincorrono, si abbracciano, si sfuggono l'un l'altra.
Come serpenti innamorati.
In sanscrito prendono il nome di vāyu, come il dio vedico dell'Aria.
Ce ne sono cinque e cinque sono i corpi dell'uomo, uno dentro l'altro, come una
matrioska.
Il primo corpo, quello di carne ed ossa, o d'argilla, per i vāyu è una sala da ballo.
Sembra che ascoltino musiche diverse e che ognuno danzi per conto suo seguendo
l'estro del momento.
Ma quando si incontrano, le movenze credute casuali si svelano parte di un disegno
sapiente.
È blu il centro della sala, come il loto segreto ad otto petali che sboccia nel cuore,
Padme Nonpo lo chiamava Jinpa.
Agli angoli il giallo del loto dell'ombelico (Padma Serpo), il verde del ventre (Padma
Giangu), il rosso della gola (padma dmar po) e il bianco della fronte (padma dkar
po).
Danzano, da un angolo all'altro i cinque vāyu.
Uno alla volta o tutti insieme.
Ci sono nove porte, nella sala da ballo: gli occhi, le orecchie, le narici, la bocca e poi
i genitali e l'ano.
Entrano ed escono da quelle, i danzatori sacri.
Il Prāna vāyu preferisce il naso e la bocca, balla disegnando una doppia spirale e lo
sento quando respiro.
Lo sento nel cuore, nei polmoni, nella parola.
Dicono sia blu zaffiro, come lo Spazio.
Vyāna vāyu invece è vestito d'argento, penetra ovunque, come l'Aria, senza fretta si
sposta in tutti gli angoli della sala.
È lento e maestoso, Vyāna, danzando al ritmo del giorno e della notte porta il sonno
ed il risveglio.
Samāna, bianco come le neve, rende il sole cibo per le piante e le piante cibo per
l'uomo, la sua è la danza che trasforma.
Sono energie uguali e contrarie gli ultimi vènti, Udāna e Apāna.
Il primo si muove verso il cielo, come il fuoco, il secondo scende giù cercando di
trascinare gli altri verso la terra come l'acqua
É Udāna che ci accompagna oltre il corpo nella meditazione e nel deliquio che
precede la morte.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda onofrio » 6 novembre 2014, 22:09

Ero un bambino quando ho cominciato a fare i conti con gli stati di alterazione, le
visioni e i sogni premonitori.


Non ero buddista e né lo sono adesso.
Non ho mai aderito a nessun credo religioso, se devo dire la verità, e non ho mai
cercato Dio, pensavo fosse ovunque, qui ed ora.
Non ho nemmeno mai cercato un guru.
In fin dei conti non ho mai cercato niente.
E mi sono sentito raramente “a casa”.
Quella di essere altro da me o di essere stato altro da me, è una sensazione che mi
accompagna da sempre


Ciao Paolo,
questo potrebbe essere anche il riassunto di una parte della mia vita.
E' incredibile come certe esperienze riescano ad accomunare, seppur con sfumature diverse,anche le persone più diverse tra loro.

Ho vissuto quasi tutta la mia pubertà e adolescenza diviso a metà. Ma l'ignoranza ,per fortuna o sfortuna ,ha salvato me dalla "pazzia" grazie alla parola Fantasia.
Questo era quello che mi diceva il parroco chiamato da mia madre che cercava di dare una spiegazione logica a certe mie "peculiarità".
Poi ,"il caso",ha voluto che incontrassi persone strane come me,che si diventasse amici e si incominciasse a poter crescere camminando insieme.

Comunque non voglio divagare con storie lontane, ma volevo solo dire che la continua ricerca forse è già una meta, uno scopo che potrà rivelare ,svelare ogni piccola ombra presente dentro ognuno di noi, e l'esercizio di visualizzazione che hai messo a disposizione credo possa essere davvero utile per prendere confidenza con ciò che è ascendente e ciò che è discendente.

grazie.

umilmente..con amore.
I MINUTI
sono più importanti degl'anni..

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 7 novembre 2014, 0:16

Comunque non voglio divagare con storie lontane, ma volevo solo dire che la continua ricerca forse è già una meta, uno scopo che potrà rivelare ,svelare ogni piccola ombra presente dentro ognuno di noi, e l'esercizio di visualizzazione che hai messo a disposizione credo possa essere davvero utile per prendere confidenza con ciò che è ascendente e ciò che è discendente.


Prendere confidenza tra ciò che è ascendente e ciò che è discendente è imparare a discriminare, fratello.
Ci sono due diverse possibilità di movimento: una spirale centripeta ed una centrifuga.
la prima è ciò che alcuni chiamano samsara, l'altra il nirvana.
La realizzazione è comprendere che Nirvana e samsara sono la stessa cosa o, come asserivano Tsong kapa e , credo, il suo successore Semrab Senge, "entrare nella terra pura con il corpo fisico".

Con amore,
P.
Il Manzo non Esiste


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