LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE - IL TEATRO DELLA MEMORIA

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Paolo proietti
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LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE - IL TEATRO DELLA MEMORIA

Messaggioda Paolo proietti » 28 settembre 2017, 16:49

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[/img] Laura Nalin"MANDALA"



Tra qualche giorno sarà disponibile, sia in formato cartaceo, sia in formato Kindle, "Il Teatro della Memoria", la mia ultima"fatica Letteraria".
Si tratta del resoconto dei "dialoghi di istruzione" avvenuti tra il 2006 e il 2007 in tre diversi "sodalizi" di ricercatori della Verità", in realtà yogin, marzialisti e filosofi che condividevano lel oro esperienze e disquisivano della "realizzazione del Sè".
Alcuni bran, secondo me sono di grande interesse, sia per i praticanti espertisia per coloro che da poco si sono avvicinati allo Yoga, alla meditazione e alla filosofia realizzativa.
Il brano che segue è tratto dalla terza parte del libro, "Tecniche Operative" e credo che sintetizzi abbastanza bene le caratteristiche del libro.
Aspetto commenti, critiche e suggerimenti...
Un sorriso,
Paolo



III,1 – La Pratica della meditazione



Ryu no Kokyu
Succede talvolta che il praticante, durante o dopo la seduta di meditazione, provi paura, panico, angoscia.
Vi può essere una paura generalizzata, una sensazione di inquietudine che nasce dalla sensazione di estraneità o alterità, nei confronti del corpo o dell'ambiente.


Seitai
A me è accaduto dopo forse un anno dopo avere iniziato a meditare…
Ormai quasi 10 anni fa ...
Per un periodo abbastanza lungo, ogni volta che iniziavo a meditare entravo in un reame dominato dalla paura.
Una paura ancestrale mi assaliva.
Anche se pienamente cosciente durante alcune meditazioni, della non-esistenza di alcuna presenza maligna, intorno a me, anzi, solo presenze positive, purtroppo, come chiudevo gli occhi, entravo nella dimensione della paura.
Alcune volte appena chiudevo gli occhi, così li riaprivo. Istantaneamente entravo in meditazione e…non ce la facevo a reggere quello stato di paura e riaprivo gli occhi per riuscire…
Poi come mettevo piede fuori dalla cava di meditazione, tutto spariva come un sogno.


Ryu no Kokyu
La paura può prendere la forma di demoni o mostri.
Talvolta li si percepisce o si percepiscono i suoni che emettono.
Altre volte ne avvertiamo la "presenza".
Siamo sicuri che dietro una porta o un albero ci sia quella particolare creatura misteriosa di cui immaginiamo le fattezze.
Altre volte ancora "sentiamo" che in quell'oggetto o in quella determinata persona alloggia qualche "entità" malefica.


Seitai
Durante quel periodo ho letto in alcuni libri di come altri cercatori avevano passato periodi simili.
E di come molti abbandonavano la meditazione, perché' non riuscivano a superare quel gradino.
Così ho continuato, anche se a volte entravo ed uscivo dalla cava di meditazione dopo qualche minuto...cercando di non giudicare me stessa ed i miei vani sforzi di non avere paura.
Mi sedevo in meditazione, ricordavo la voce del mio guru che ripeteva il mantra, una voce che non si può' scordare...ma che veniva completamente cancellata dalla mia mente quando entravo nel reame della paura.
A volte ero la paura stessa...a volte anche se ero cosciente perdevo completamente cognizione di chi ero, dov'ero e del perché… provavo solo paura...a volte vedevo un occhio che mi guardava dentro, un occhio che avevo visto in una città deserta e bianca in altre meditazioni.


Ryu no Kokyu
Naturalmente ciò esiste solo nella nostra immaginazione, ma quando si comincia ad esperire e/o a comprendere la non esistenza sostanziale dei fenomeni avviene che il sistema di nozioni e conoscenze che regola il nostro rapporto con la realtà empirica cominci a vacillare.
Nella mente si fa strada la sensazione della infinita possibilità della manifestazione.
Frasi come "tutto è illusorio" o "tutto è apparenza fenomenica " vengono interpretate dalla mente come “tutto ha la medesima possibilità di esistere” ed il demone con tre gambe e le ali, o la lepre con le corna, assumono la medesima consistenza degli oggetti quotidiani.
Solitamente si tratta di eventi passeggeri ma non per questo sono meno angoscianti e scioccanti.


Seitai
Per quello che mi riguarda da un giorno all'altro, tutto e' sparito.
Il reame si è chiuso nello stesso modo in cui si era per qualche motivo dischiuso mesi prima.
Come se non dovessi passare più per la palude per arrivare al prossimo paese come se qualcuno avesse costruito una strada per arrivarci.
Non è quello che forse facciamo ogni giorno con la meditazione?
Giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, costruiamo la strada per la via di casa ....


Ryu no Kokyu
Credo potrebbe essere utile, a questo proposito cercare di descrivere le esperienze soggettive dei meditanti.


Malcolm
Perché non cominci a parlare della "tua" esperienza personale?


Ryu no Kokyu
Mah…Credo di poter individuare, in quella che chiamo meditazione, due fasi diverse...
Non sempre sono presenti entrambe.
La prima la possiamo definire di assorbimento, la seconda forse, di consapevolezza, ma consapevolezza non è proprio giusto, si tratta di una consapevolezza in cui non vi è la consueta tecnica del pensare, ma una specie di ritmo consapevole…o di consapevolezza del ritmo...rta.


Claire
Chiedo scusa se mi intrometto.
Io seguo gli insegnamenti di Aurobindo.
Ci sono sempre, nei suoi insegnamenti, questi tre aspetti o tappe della sadhana: un primo passo verso l'immobilità, un secondo passo verso la passività al movimento, un terzo passo verso l'attività.
Questo si riscontra nella meditazione, nella vita, nello studio, nella bhakti, nell'azione...
Qualunque di queste situazioni prendi in esame, l'indicazione di Aurobindo è sempre quella di ricercare prima di tutto l'immobilità, poi la passività nel movimento, poi l'attività nel movimento.
Perfino nella realizzazione del Brahman: all'inizio si realizza il Brahman immobile, poi quello attivo, e si passa per un momento di totale passività nei riguardi del suo movimento.
Riflettevo in questi giorni che fino alle prime due tappe posso arrivarci…se non altro a comprenderle, se non proprio a starci dentro, mentre la terza la sento difficilissima…


Ryu no Kokyu
Vediamo...
Claire parla, mi pare, di:
Riposo nell'immobilità, riposo nel seguire passivamente il movimento e riposo nel seguire attivamente il movimento
...giusto?
Questo mi ricorda le fasi che io definisco di riflessione, precedenti alla meditazione vera e propria.
Proviamo a ricostruire le sensazioni soggettive della, chiamiamola così, seduta tipo, ed a dividerle in fasi anche se in realtà si tratta di una ricostruzione fittizia, mentre medito non mi creo mai il problema di riconoscere le diverse fasi...
Mi siedo e aggiusto la posizione.
Solitamente ciò consiste nel distendere la schiena in diagonale avanti, tirando su, verso l’alto, i muscoli dell'ano per allungare l'osso sacro in basso e distendendo la nuca, per poi sedersi e allineare la schiena lentamente.
Ascolto poi le tensioni del corpo rilassando mentalmente i muscoli prossimi alle articolazioni.
Solitamente cominciando dall'alto ...anche le ossa del cranio le considero articolazioni…rilassando i muscoli della testa e del volto si allargano scrocchiando leggermente...
Se la posizione è corretta si percepiscono le energie che corrono senza impedimenti lungo le nadi della schiena e quelli che chiamo canali del braccio, canali della gamba, canale della cintura, canale del perineo.
Se non percepisco le energie le visualizzo, per esempio come correnti di liquido di vari colori e intensità, e le indirizzo mentalmente nei vari canali…
Comincio a rallentare o a velocizzare mentalmente, a seconda delle situazioni, il flusso delle energie, fino a quando non sopraggiunge uno stato di leggerezza rilassata, diffusa uniformemente nel corpo.
Questo stato mi è familiare e non so bene come spiegarlo.
Diciamo che non si percepiscono più le correnti energetiche ma c'è un unico insieme palpitante.
Ascolto il corpo ed attendo che vi sia una sensazione luminosa e di pressione sopra le orecchie e al centro della testa, sulla fontanella, a quel punto " stacco" l'attenzione dagli occhi che vengono attirati verso l'alto e mi fermo…
La fase di assorbimento è quella che io definisco di inizio "della meditazione", e che spesso avviene automaticamente appena mi siedo, senza tutta la fase preliminare, o appena faccio degli esercizi con la spada o delle sequenze di asana….
Non c'è assolutamente nessun pensiero cosciente.
I pensieri sorgono nelle fasi precedenti, ma sono come scoloriti e messi in secondo piano dalla percezione delle energie.
È come sbattere dalla finestra un panno sul quale è rimasta un po’ di farina ed osservare la nuvola bianca che si deposita a terra, all'esterno.

Questa fase di assorbimento è quella che cerco consapevolmente quando sono malato o in debito di energie.
È una fase piena.
Solitamente, quando mi dedico solo a questa, la meditazione si interrompe da sola o, a volte, per un motivo esterno, una luce od un rumore che diventano improvvisamente percepibili.
Il risultato evidente della fine di questa fase di assorbimento, quando non vado oltre, è per me, di solito, una forte erezione, con caratteristiche particolari…una sensazione di pienezza al sacro, ai reni, alla nuca al centro delle mano che sembrano collegati fisicamente, non metaforicamente al pene in erezione.
La successiva fase di meditazione è quella che chiamo di consapevolezza, che non ha niente a che vedere con il processo "pensativo" ordinario.
L'idea è di una piacevole penombra interrotta da qualcosa di luminoso…ma luminoso non è esatto perché dà l'idea della percezione visiva.
L'impressione è di una luce percepita contemporaneamente da tutti i sensi.
Qualcosa di non definito che sembra assumere talvolta la forma di una serie di cristalli ordinati e…sonori...di luce e suoni insieme che vanno a riempire la penombra.
Altre volte è un unico grosso cristallo; o un piccolo cristallo luminosissimo.
Un cristallo che può dar vita a forme geometriche o antropomorfe. Spesso ci sono suoni…inconfondibili...
La fine di questa fase è....come un video che ritrae un album fotografico dal quale il vento strappa le fotografie, proiettato alla rovescia.
Tempo fa la sensazione era, qualche volta, assai violenta.
Le immagini, alcune di scene mitiche, altre di paesaggi, altre di persone e vita quotidiana, arrivavano quasi dolorosamente, insieme a frasi, parole, senza senso, brani musicali, mantra o pezzi di mantra.
Ultimamente capita che si combinino in un’unica figura o immagine e/o suono e la sensazione è di grande calma e dolcezza.
In tutto questo c'è un momento, un istante di niente assoluto…non so come altro definirlo...
Poi c’è una fase di reintegrazione caratterizzata dalla piena coscienza del corpo e delle energie.
Posso attenzionare con facilità i cakra, gli organi interni e le correnti energetiche.
La tranquillità porta ad una maggiore capacità di concentrazione…
Adesso lo faccio raramente, ma tempo fa, se ricostruivo mentalmente, per esempio, l'appartamento dei miei genitori mi sembrava di poter girare per casa non visto, oppure se mi concentravo su un oggetto, o un fiore mi pareva di entrarci completamente o se visualizzavo una persona mi pareva che fosse davanti a me in carne ed ossa.

Questa fase di reintegrazione si accompagna ad uno stato fisico di grande benessere, e ad una specie di piacevole vuoto alla fronte e/o al cuore.
In passato, soprattutto quando le fasi di assorbimento e meditazione avvenivano da sole, subentrava la paura, un senso di inquietudine, a volte il panico.
Oppure mi pareva, dopo la fine della meditazione, che mi fosse rimasto un qualcosa addosso, che mi impediva di essere tra virgolette" normale".
Un qualcosa dal quale avevo l'impressione di "dover uscire" per riprendere la vita quotidiana. Il conflitto tra la volontà di abbandonare questo particolare stato e la sensazione che fosse permanente, creava degli stati di ansia e di angoscia.
Soprattutto c'era una fastidiosa sensazione di non fisicità accompagnata alla paura di sciogliersi o di sprofondare all'interno del mio stesso corpo.
Per uscire da queste sensazioni, da piccolo, avevo trovato un metodo che, almeno per me, è efficace: portavo l'attenzione su qualcosa di molto...pratico... per esempio un frutto da mangiare, e a voce alta mi raccontavo le caratteristiche organolettiche del cibo che stavo assaporando o le funzioni dell'oggetto che stavo utilizzando.

Piano piano rinasceva una spirale ordinata di pensieri.
Il Manzo non Esiste

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