UG Krisnamurti

yogin, filosofi e personaggi del mondo della spiritualità
Rudra
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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 12:13

Paolo proietti ha scritto:
Fino a quando non si rende conto che è l'arbitro del suo destino non solo rimanda i problemi d'incompiutezza,ma si crea l'alibi di scaricare su una "Divinità personale" la causa dei suoi conflitti e dei suoi affanni.

vero ma stiamo parlando di due cose differenti.
[...]
se l'uomo vuole veramente il Bene e il Bello ha solo da realizzarli.
Nessun Dio individuale e capriccioso gli si contrappone, nessun demonio malefico e burlone gli è di ostacolo.

vero ma siamo ancora nel bene e nel bello, cioè nei Principi, sino a li l'uomo può "esercitare" la sua giurisdizione, il suo "potere". Da li in poi l'essente, l'individuo...non esiste più...e l'unica cosa è restituire il Principio alla fonte. Questo movimento lo possiamo intendere in più modi, ..in termini di distacco, rinunciando al Principio..in quanto nessun Principio regge alla Purezza della sua fonte, Quello. In termini di Amore, Grazia...Quello che si autoriconosce e "consuma" il Figlio, la sua Creatura in se stesso.


Ecco il punto.
giustamente il tuo riferimento è Shankara e quindi usi un linguaggio che è traduzione in italiano di testi in sanscrito e talvolta in pali.
dovendo dare parole e lettere all'inesprimibile paolo si trova più a suo agio con termini desunti dalla filosofia occidentale e provenienti dal greco.
la costante ,il brahman saguna per platone-plotino è il Bello in sè
ed il Bene in sè.
lo Zeus indifferenziato, lo Zeus che è l'inizio,la fine, il punto mediano seppure nion esista nessun punto mediano
.

dopo che si era parlato per la prima volta di Grazia ho sfrugugliato tutti i testi che ho trovato di Shankara e di raphael e non ho trovato nessun riferimento alla Grazia così come ne parlavi tu.
capisco ciò che intendi ma quando le parole hanno (come quasi tutte le parole) più significati sarebbe meglio usare i termini sanscriti e proporre commenti di tali termini.
lo stesso dicasi con il termine volontà.
volontà in occidente significa altro, a volte, che volontà realizzativa.
occorrerebbe un termine che significasse volontà senza sforzo.

[...] così non si parla del divenire Dio e Creatore da parte di un non-Dio e di un non-creatore....ma si parla invece di uno svegliarsi e di un reintegrarsi, o tornare a sè, di un "Dio che dorme" (Clemente di Alessandria), di un "Angelo tramortito"

esatto è la stessa cosa. Ma chi si risveglia non è l'individuo.
In realtà non c'è ne risveglio, ne risvegliato ne nessuna cosa da risvegliare.

(Bohme).

[colorlo scenziato ?...troppo meccanicistico..anche se grande..non credo parli di qualche cosa che conosca per esperienza diretta.

Paolo ti fai deviare da un idea di Grazia dettata da un cristianesimo morto e bigotto. Considera i limiti del liguaggio e cerca di comprendere ciò che non può essere espresso con le parole.

ciao
Ru


forse , ribadisco, occorrerebbe usare i termini sanscriti e commentarli, proponendo più alternative.
siamo in occidente, credo.
e forse occorrerebbe tener conto che esiste una tradizione occidentale e che i termini della filosofia e della scienza occidentale si prestano a meno confusione, per noi italiani, delle traduzioni dei termini in sanscrito.
il riferimento a Bohme è tratto da un testo di Raphael . "Jivanmukta- la via del Fuoco". ed.Asram Vidja.





Dicono che nelle ultime fasi precedenti alla realizzazione nonduale, si viva in una sorta di stallo molto doloroso, in cui si oscilla continuamente tra un piano e l'altro, tra un mondo e l'altro. L'unica cosa possibile sembrerebbe l'abbandono, la resa, l'affidamento totale, chiamala morte o crocefissione...
E' in quel momento che Quello "interviene". Questa è Grazia.

Considera anche che nonostante la prospettiva sia quella nonduale, legata strettamente alla conoscenza, ci si possa spostare in una visione Duale, in cui ogni volontà diviene quella del Signore, ogni cosa vista, toccata, mangiata...è il Signore.
E nei confronti del Signore ci si può rapportare solo in termini di Grazia. "Il Signore sceglie i puri di Cuore".


Ritroviamo questa nota in Shanakara nei suoi inni devozionali, (opere minori asram vidya), ritroviamo questa nota in Ramana Maharshi nei suoi inni devozionali ad Arunachala, ed ogni volta quando parla del SadGuru e della sua "azione"... ritroviamo questa nota in Ramakrishna nei suoi inni alla Madre divina., Ritroviamo questa nota in Raphael quando parla dell'amore, e della Via del Bello.

L'attrazione che il Sè provoca nel discepolo puro e sincero è Grazia.
L'ardente anelito alla liberazione che sorge dal Sè è Grazia.
Lo sguardo e la parola del Guru è Grazia.
"Quello" con la Sua Grazia si "travasa" in chi si è svuotato completamente di se stesso, rinunciando a se stesso.
La Grazia è il traboccare inesauribile di Quello in Quello.
La Grazia è il Guru, la Grazia è il Sè.
Inchinati ai piedi del Guru e ai piedi dela sua Grazia, inchinati ai piedi del Sè, a arrenditi alla Sua Grazia, inchinati dinanzi a Quello che Sei nella Grazia.

Shanti
Rudra

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Messaggioda pushan » 21 aprile 2007, 12:37

Rudra ha scritto: E' vero non esiste un illuminomentro, ma non c'è giudizio. C'è il prestare attenzione a chi troppo facilmente millanta realizzazioni ai quattro venti.

Negli ultimi anni sono proliferati pseudo advaitin...che hanno mercificato la loro realizzazione.
Una realizzazione che sa di corso di apertura dei chakra in due week end a 250 euro a botta.

Non esiste un illuminometro, ma esiste il riconoscimento da Maestro a Maestro.
Esite una Tradizione coodificata che fa capo a Shankara e che è tuttora in vita e in buona salute dove solo alcuni maestri hanno ricevuto accesso e diretto riconoscimento. Tra questi i nomi conosciuti sono Ramana Maharshi, Ramakrishna, Raphael, forse Baba...ma non ne sono sicuro.
shanti
Ru[/color]


dire: è "chi troppo facilmente millanta realizzazioni ai quattro venti." contiene comunque un giudizio, un opinione, non ti pare?
Non siamo qui per salvare nessuno da millantatori e vari, o per guarire il prossimo dalle proprie opinioni. Chi bussa a una porta che non può aprirsi prima o poi si stuferà, forse è stato necessario compiere l'azione del bussare.
Allo stesso modo chi percepisce se stesso come conoscitore di "qualcosa", seppure all'interno di una tradizione codificata, prima o poi dovrà riconoscere di non conoscere, di aver perduto l'oggetto della conoscenza, forse andrà oltre, oltre il desiderio di trovare una conferma (anche autorevolissima) alla propria percezione di conoscenza, oltre l'impulso all'attenzione stessa che porta ad osservare chi sta bussando come un forsennato, chi non pare risuonare (con l'idea di Quello), oltre il gusto stesso dell'assaporare in profondità la Verità metafisica, sempre e
comunque un'altra cosa da quello che crediamo e assaporiamo...
Quello.
ciao, pushan

Rudra
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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 12:59

pushan ha scritto:
Rudra ha scritto: E' vero non esiste un illuminomentro, ma non c'è giudizio. C'è il prestare attenzione a chi troppo facilmente millanta realizzazioni ai quattro venti.

Negli ultimi anni sono proliferati pseudo advaitin...che hanno mercificato la loro realizzazione.
Una realizzazione che sa di corso di apertura dei chakra in due week end a 250 euro a botta.

Non esiste un illuminometro, ma esiste il riconoscimento da Maestro a Maestro.
Esite una Tradizione coodificata che fa capo a Shankara e che è tuttora in vita e in buona salute dove solo alcuni maestri hanno ricevuto accesso e diretto riconoscimento. Tra questi i nomi conosciuti sono Ramana Maharshi, Ramakrishna, Raphael, forse Baba...ma non ne sono sicuro.
shanti
Ru[/color]


dire: è "chi troppo facilmente millanta realizzazioni ai quattro venti." contiene comunque un giudizio, un opinione, non ti pare?

credo sia una constatazione dei fatti.
Più o meno obbiettiva...più o meno reale.
Permettimi di "accettare" la commercializzazione sui corsi in miracoli, e in aperture di chakra a distanza...ma su quello che c'è di più Sacro...non è carino.


Non siamo qui per salvare nessuno da millantatori e vari, o per guarire il prossimo dalle proprie opinioni.

Vero..siamo qui per testimoniare noi stessi...nel bene e nel male.
E in questo testimoniare può anche starci il mostrare il vissuto a chi si sta avvicinando ad una ricerca..ad un percorso di autoconoscenza. Se questo mostrare appare come un mettere in guardia ...va bene lo stesso.
Questo senza nessuna pretesa ne di salvare, ne di non salvare. Ma di Testimoniare si.



Chi bussa a una porta che non può aprirsi prima o poi si stuferà, forse è stato necessario compiere l'azione del bussare.

Certo.

Allo stesso modo chi percepisce se stesso come conoscitore di "qualcosa", seppure all'interno di una tradizione codificata, prima o poi dovrà riconoscere di non conoscere, di aver perduto l'oggetto della conoscenza,

vero.

forse andrà oltre, oltre il desiderio di trovare una conferma (anche autorevolissima) alla propria percezione di conoscenza,

non è questo il caso. Chi conosce e chi conosce di non conoscere...non cerca nessuna conferma. La conferma è un muto riconoscimento, nella fratellanza e nell'identità. Ma che non ha scopo, ne scelta.

otre l'impulso all'attenzione stessa che porta ad osservare chi sta bussando come un forsennato, chi non pare risuonare (con l'idea di Quello), oltre il gusto stesso dell'assaporare in profondità la Verità metafisica, sempre e
comunque un'altra cosa da quello che crediamo e assaporiamo...
Quello.
ciao, pushan


Certo, ma questo non esime dall'azione e da quello che in questo preciso istante sei chiamato a testimoniare. Se la Vita chiama, alla Vita si risponde.
In caso contrario l'unica risposta, l'unica "mossa"...l'unica posizione corretta è quella del Silenzio.
Ma siccome per esempio all'interno di un forum come questo ci si muove attorno a coordinate lagate al divenire...la parola, l'impulso, l'istanza...ha un suo valore e va rispettata.
Sempre nel distacco.


shanti
Ru.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 21 aprile 2007, 14:49

AT ha scritto:conosco bene "i racconti di belzebù a suo nipote, non vi è , mi pare, niente del genere.
ce l'ho qui davanti a me.


Cerca bene, nel capitolo "Purgatorio". E' un libro grosso! Bennett non parla a sproposito.

te lo potrei citare a memoria.
dimmi la pagina e lo confronto....
Il Manzo non Esiste

grazianozap
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Messaggioda grazianozap » 21 aprile 2007, 15:03

Rudra ha scritto:
grazianozap ha scritto:La fede pura e semplice nelle parole dei Saggi apporta più profitto di anni di studi e discussioni. Meditate sul detto vedico: Tat Tvam Asi (Tu sei Quello). Se vi riflettete sopra, il significato vi cadrà addosso senza l'aiuto di alcun commento; i commenti tendono solo a confondervi. Pensate a Tat (quello sta per Divinità), analizzate Tvam (tu) e vi convincerete che Asi (sei) è l'unica soluzione. Voi siete nella Luce, la Luce è in voi, voi siete la Luce: questi sono i tre passi successivi che conducono alla realizzazione.


- Baba


Quindi ?...a cosa vorresti riportare l'attenzione ?

Ru.

Ti bastano le prime due righe?
samastaloka sukhino bhavantu

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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 15:43

grazianozap ha scritto:
Rudra ha scritto:
grazianozap ha scritto:La fede pura e semplice nelle parole dei Saggi apporta più profitto di anni di studi e discussioni. Meditate sul detto vedico: Tat Tvam Asi (Tu sei Quello). Se vi riflettete sopra, il significato vi cadrà addosso senza l'aiuto di alcun commento; i commenti tendono solo a confondervi. Pensate a Tat (quello sta per Divinità), analizzate Tvam (tu) e vi convincerete che Asi (sei) è l'unica soluzione. Voi siete nella Luce, la Luce è in voi, voi siete la Luce: questi sono i tre passi successivi che conducono alla realizzazione.


- Baba


Quindi ?...a cosa vorresti riportare l'attenzione ?

Ru.

Ti bastano le prime due righe?



Bastassero due righe per questo asino..saremo apposto !

Ma nel tuo caso...la fede vedi forse in contrapposizione a qualche cosa ?...alla conoscenza-Jnana ?...
E' un richiamo ai dialoghi sopra che forse leggi solo come frutto di una elucubrazione intellettuale frutto di manas ?

shanti
Ru

malcolm
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Messaggioda malcolm » 21 aprile 2007, 18:58

com'è che uno ad un certo punto (dopo dolorosi tormenti) capisce di essere giunto al capolinea? chi gli assicura che non si tratta di una fermata tra le tante?
ok la tradizione parla chiaro, credo, ma chi dice che una volta sentito quello che gli altri hanno conosciuto non sia possibile andare oltre, o tornare indietro per esempio...

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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 19:25

malcolm ha scritto:com'è che uno ad un certo punto (dopo dolorosi tormenti) capisce di essere giunto al capolinea? chi gli assicura che non si tratta di una fermata tra le tante?

Dicono che ci sia uno stato senza conoscenza e senza ignoranza che non ammette nessuna testimonianza.
Un "prima" di Quello non è ammissibile.



ok la tradizione parla chiaro, credo, ma chi dice che una volta sentito quello che gli altri hanno conosciuto non sia possibile andare oltre, o tornare indietro per esempio...


Non siamo nel campo del sensibile, quindi Quello non può essere sentito. Quando ogni sentire, proiettare, immaginare, pensare scompare..Quello rimane.
Sino a che rimane l'idea di un entrata e un uscita per esempio dai vari samadhi...non si è ancora ralizzato l'Ultimo.
"Quello" sembra non ammettere ne un andare avanti ne indietro, ne un entrata ne un uscita, in quanto non esiste un secondo a se stesso.

Su questa esperienza-non esperienza si basa il riconoscimento tra i vari Maestri.
La stessa Tradizione niente altro non è se non la trasmissione più o meno ininterrotta di questa Testimonianza.

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AT
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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 20:20

te lo potrei citare a memoria.
dimmi la pagina e lo confronto....
_________________




Eccolo qua:


because each three-brained being arisen on this planet of yours represents in himself also, in all respects, just as every three-brained being in all our Universe, an exact similarity of the whole Megalocosmos.
“The difference between each of them and our common great Megalocosmos is only in scale.
“Here you should know that your contemporary favorites very often use a notion taken by them from somewhere, I do not know whether instinctively, emotionally, or automatically, and expressed by them in the following words: 'We are the images of God.'“These unfortunates do not even suspect that, of everything known to most of them concerning cosmic truths, this expression of theirs is the only true one of them all.
“And indeed, each of them is the image of God, not of that 'God' which they have in their bobtailed picturings, but of the real God, by which word we sometimes still call our common Megalocosmos.“Each of them to the smallest detail is exactly similar, but of course in miniature, to the whole of our Megalocosmos, and in each of them there are all of those separate functioning´s, which in our common Megalocosmos actualize the cosmic harmonious Iraniranumange or 'exchange of substances,' maintaining the existence of everything existing in the Megalocosmos as one whole.
“This same expression of theirs - 'We are the images of God' - can here serve us as a very good additional illustration in explanation of how far what is called 'perceptible logic,' or, as it is sometimes still said, 'Aimnophnian mentation,' is already distorted in them.
“Although this expression corresponding to the truth exists there among them, yet concerning the consideration of its exact sense, as in general concerning every short verbal formulation, they at best always express with their strange shortsighted mentation - even if they should wish with their whole common presence actively and sincerely to reveal their inner representation and essential understanding of this expression of theirs -something as follows:
“'Good... if we are “images of God"... that means... means... “God’ is like us and has an appearance also like us... and that means, our “God’ has the same moustache, beard, nose, as we have, and he dresses also as we do. He dresses as we do, doubtless because like us he is also very fond of modesty; it was not for nothing that he expelled Adam and Eve from Paradise, only because they lost their modesty and began to cover themselves with clothes.'
“In certain of the beings there, particularly of recent times, their being-Aimnophnian-mentation or perceptible logic has already become such that they can very clearly see this same 'God' of theirs in their picturings, almost with a comb sticking out of his left vest pocket, with which he sometimes combs his famous beard.
“Such a superpeculiar being-Aimnophnian-mentation about their 'God' proceeded in your favorites chiefly from the Hasnamussian manifestations of those 'learned' beings who, you remember, I have already told you, assembled in the city of Babylon and collectively began to invent various maleficent fictions concerning their 'God,' which were afterwards by chance widely spread everywhere on that ill-fated planet. And in view of the fact that that period coincided with the time when the three-brained beings there began to exist particularly Selzelnualno,' i.e., particularly 'passively,' in the sense of the being-efforts proper to three-centered beings, therefore these maleficent inventions were thoroughly absorbed and appropriated by the beings.
“And afterwards, in their transmission from generation to generation by inheritance, they gradually began to be crystallized into such monstrous 'logienestarian-materials,' with the result that in the psyche of the contemporary three-brained beings there, there began to proceed such an already exceptionally distorted being-Aimnophnian mentation.
“And the reason that they picture their 'God' to themselves just with a long beard was due to the fact that then, among the maleficent inventions of the Babylonian 'learned,' it was said among other things that that famous 'God' of theirs had, as it were, the appearance of a very old man, just with a heavy beard.
“But concerning the appearance of their 'God,' your favorites have gone still further. Namely, they picture this famous 'God' of theirs exactly as an 'Old Jew,' since in their bobtailed notions, all sacred personages originated from that race.
'At any rate, my little Hassein, each of your favorites, separately, is, in his whole presence, exactly similar in every respect to our Megalocosmos.
“I once told you that there is localized in the head of each one of them as well as in us a concentration of corresponding cosmic substances, all the functioning of which exactly corresponds to all those functions and purposes which our Most Most Holy Protocosmos has, and fulfills, for the whole of the Megalocosmos.
Tratto dal Capitolo "The holy planet Purgatory."

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Messaggioda grazianozap » 22 aprile 2007, 4:58

Rudra ha scritto:Bastassero due righe per questo asino..saremo apposto !

Ma nel tuo caso...la fede vedi forse in contrapposizione a qualche cosa ?...alla conoscenza-Jnana ?...
E' un richiamo ai dialoghi sopra che forse leggi solo come frutto di una elucubrazione intellettuale frutto di manas ?

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Scusami Ru e scusatemi tutti.
Il mio intervengo è stato fuori luogo.
Il mio problema sorge dal fatto che mal sopporto quando si critica un qualsiasi Maestro (che sicuramente è stato di utilità ad almeno una persona) solo perchè non riusciamo a comprenderne l'insegnamento.
E' in questo modo che si creano religioni e motivi di divisione.
Perchè non accettarli tutti e scegliere per noi quello che più ci aggrada senza criticare l'operato degli altri?
Ho compreso che solo quello che il Maestro dice a te personalmente ti può essere utile, perchè, sa cosa è meglio per te, e cosa riesci a sopportare.
Ti rinnovo le mie scuse e continua il tuo ottimo lavoro.
Un Abbraccio Graziano.
samastaloka sukhino bhavantu

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 22 aprile 2007, 20:06

AT ha scritto:Eccolo qua:


because each three-brained being arisen on this planet of yours represents in himself also, in all respects, just as every three-brained being in all our Universe, an exact similarity of the whole Megalocosmos.
“The difference between each of them and our common great Megalocosmos is only in scale.
“Here you should know that your contemporary favorites very often use a notion taken by them from somewhere, I do not know whether instinctively, emotionally, or automatically, and expressed by them in the following words: 'We are the images of God.'“These unfortunates do not even suspect that, of everything known to most of them concerning cosmic truths, this expression of theirs is the only true one of them all.
“And indeed, each of them is the image of God, not of that 'God' which they have in their bobtailed picturings, but of the real God, by which word we sometimes still call our common Megalocosmos.“Each of them to the smallest detail is exactly similar, but of course in miniature, to the whole of our Megalocosmos, and in each of them there are all of those separate functioning´s, which in our common Megalocosmos actualize the cosmic harmonious Iraniranumange or 'exchange of substances,' maintaining the existence of everything existing in the Megalocosmos as one whole.
“This same expression of theirs - 'We are the images of God' - can here serve us as a very good additional illustration in explanation of how far what is called 'perceptible logic,' or, as it is sometimes still said, 'Aimnophnian mentation,' is already distorted in them.
“Although this expression corresponding to the truth exists there among them, yet concerning the consideration of its exact sense, as in general concerning every short verbal formulation, they at best always express with their strange shortsighted mentation - even if they should wish with their whole common presence actively and sincerely to reveal their inner representation and essential understanding of this expression of theirs -something as follows:
“'Good... if we are “images of God"... that means... means... “God’ is like us and has an appearance also like us... and that means, our “God’ has the same moustache, beard, nose, as we have, and he dresses also as we do. He dresses as we do, doubtless because like us he is also very fond of modesty; it was not for nothing that he expelled Adam and Eve from Paradise, only because they lost their modesty and began to cover themselves with clothes.'
“In certain of the beings there, particularly of recent times, their being-Aimnophnian-mentation or perceptible logic has already become such that they can very clearly see this same 'God' of theirs in their picturings, almost with a comb sticking out of his left vest pocket, with which he sometimes combs his famous beard.
“Such a superpeculiar being-Aimnophnian-mentation about their 'God' proceeded in your favorites chiefly from the Hasnamussian manifestations of those 'learned' beings who, you remember, I have already told you, assembled in the city of Babylon and collectively began to invent various maleficent fictions concerning their 'God,' which were afterwards by chance widely spread everywhere on that ill-fated planet. And in view of the fact that that period coincided with the time when the three-brained beings there began to exist particularly Selzelnualno,' i.e., particularly 'passively,' in the sense of the being-efforts proper to three-centered beings, therefore these maleficent inventions were thoroughly absorbed and appropriated by the beings.
“And afterwards, in their transmission from generation to generation by inheritance, they gradually began to be crystallized into such monstrous 'logienestarian-materials,' with the result that in the psyche of the contemporary three-brained beings there, there began to proceed such an already exceptionally distorted being-Aimnophnian mentation.
“And the reason that they picture their 'God' to themselves just with a long beard was due to the fact that then, among the maleficent inventions of the Babylonian 'learned,' it was said among other things that that famous 'God' of theirs had, as it were, the appearance of a very old man, just with a heavy beard.
“But concerning the appearance of their 'God,' your favorites have gone still further. Namely, they picture this famous 'God' of theirs exactly as an 'Old Jew,' since in their bobtailed notions, all sacred personages originated from that race.
'At any rate, my little Hassein, each of your favorites, separately, is, in his whole presence, exactly similar in every respect to our Megalocosmos.
“I once told you that there is localized in the head of each one of them as well as in us a concentration of corresponding cosmic substances, all the functioning of which exactly corresponds to all those functions and purposes which our Most Most Holy Protocosmos has, and fulfills, for the whole of the Megalocosmos.
Tratto dal Capitolo "The holy planet Purgatory."


eccoci qua At.
il problema dell'erudizione.
anzichè leggere gurdjieff si legge chi ha commentato gurdjieff.
anzichè leggere platone si legge chi ha commentato Platone.
bennett.
poco fa criticavi ouspensskji che è il maestro di Bennet.
adesso citi in inglese una pagina originariamente scritta in russo, mi pare, e poi tradotta in francese.
a scanso di equivoci è meglio leggere la versione in Italiano edita da Neri Pozza nel 1999.
veniamo al dunque.
Tu l'hai letto il libro?
io credo di no.
se no non ne avresti una citazione in una discussione in cui critichi l'advaita vedanta.
perchè rècits de belzebuth à son petit-fils è un libro sulla tradizione.
se lo leggi con attenzione ci trovi tutto ciò che critichi dell'advaita vedanta...

"Prima di essere davvero altruisti è indispensabile essere egoisti purosangue.
ognuno di noi approfittando del buon senso fornitogli dalla Grande natura deve darsi come scopo essenziale quello di diventare un padrone.
ma non un padrone nel senso che ha assunto per gli uomini contemporanei- e cioè un uomo con molti schiavi e molti soldi, ma un uomo che seguendo esclusivamente i dettami della Ragion Pura, senza l'intervento degli impulsi generati in lui come in tutti gli uomini dalle conseguenze delle proprietà del funesto organo kundabuffer, acquisisce in sè quel qualcosa che costringe gli altri ad inchinarsi davanti a lui......"

questo passaggio descrive in linguaggio gurdjeviano l'identificazione nel dio persona (brahman saguna) e avverte che per poter procedere e ad arrivare al brhman nirguna non si deve cedere alla tentazione di far uso dei poteri dati dal funesto organo kundabuffer ovvero i siddhi che possono affiorare talvolta dalle vite precedenti spesso nell'identificazione nrel Dio persona.
il passo che avevi citato tu parla proprio del dio persona a cui i cristiani avevano dato il volto di un vecchio ebreo.

tra l'altro nel capitolo da te citato si parla soprattutto della fisiologia occulta dei tre cervelli intesi come chakra superiori e dell'organo Kundabuffer 8facile indovinare di che si tratta, non credi?) .

vai alle fonti At.
non accontentarti delle citazioni di autori che ti stanno simpatici.
se vuoi studiare Platone leggi Platone.
se vuoi studiare dante leggi dante.
se vuoi studiare shankara leggi shankara.

questo almeno è il mio consiglio.
Il Manzo non Esiste

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 22 aprile 2007, 20:15

Considera anche che nonostante la prospettiva sia quella nonduale, legata strettamente alla conoscenza, ci si possa spostare in una visione Duale, in cui ogni volontà diviene quella del Signore, ogni cosa vista, toccata, mangiata...è il Signore.
E nei confronti del Signore ci si può rapportare solo in termini di Grazia. "Il Signore sceglie i puri di Cuore".



Ritroviamo questa nota in Shanakara nei suoi inni devozionali, (opere minori asram vidya), ritroviamo questa nota in Ramana Maharshi nei suoi inni devozionali ad Arunachala, ed ogni volta quando parla del SadGuru e della sua "azione"... ritroviamo questa nota in Ramakrishna nei suoi inni alla Madre divina., Ritroviamo questa nota in Raphael quando parla dell'amore, e della Via del Bello.


va beh poi lascio perdere perchè in fondo non me ne frega un lingam:
nè Shankara, nè ramana maharishi, nè raphael, nei libri che ho letto in questi ultimi mesi parlano di grazia.

visto che in occidente per grazia si intende altro, secondo me dovresti trovare un altro termine o usare la parola sanscrita che secondo te significa grazia.

l'unico autore che la usa, tra quelli che ho letto negli ultimi mesi, è maria rilke nel trattato delle marionette.
ma la usa in senso estetico

Raphael se volesse parlare di Grazia in luogo di Amore scriverebbe Grazia non trovi?
é occidentale e contemporaneo come nascita attuale.
o magari metterebbe una nota in calce(Ho scritto amore ma intendo Grazia...)

comunque va bene così.
un abbraccio.
p....
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda Rudra » 22 aprile 2007, 20:45

Paolo proietti ha scritto:
Considera anche che nonostante la prospettiva sia quella nonduale, legata strettamente alla conoscenza, ci si possa spostare in una visione Duale, in cui ogni volontà diviene quella del Signore, ogni cosa vista, toccata, mangiata...è il Signore.
E nei confronti del Signore ci si può rapportare solo in termini di Grazia. "Il Signore sceglie i puri di Cuore".



Ritroviamo questa nota in Shanakara nei suoi inni devozionali, (opere minori asram vidya), ritroviamo questa nota in Ramana Maharshi nei suoi inni devozionali ad Arunachala, ed ogni volta quando parla del SadGuru e della sua "azione"... ritroviamo questa nota in Ramakrishna nei suoi inni alla Madre divina., Ritroviamo questa nota in Raphael quando parla dell'amore, e della Via del Bello.


va beh poi lascio perdere perchè in fondo non me ne frega un lingam:
nè Shankara, nè ramana maharishi, nè raphael, nei libri che ho letto in questi ultimi mesi parlano di grazia.

visto che in occidente per grazia si intende altro, secondo me dovresti trovare un altro termine o usare la parola sanscrita che secondo te significa grazia.

l'unico autore che la usa, tra quelli che ho letto negli ultimi mesi, è maria rilke nel trattato delle marionette.
ma la usa in senso estetico

Raphael se volesse parlare di Grazia in luogo di Amore scriverebbe Grazia non trovi?
é occidentale e contemporaneo come nascita attuale.
o magari metterebbe una nota in calce(Ho scritto amore ma intendo Grazia...)

comunque va bene così.
un abbraccio.
p....




Nella Ghirlanda nunziale di lettere per Arunachala, alcuni degli epiteti descrittivi usati per Arunachala, l'Io Supremo, indicano la Sua natura-beatitudina:

" E' Lui che dispensa una Grazia più grande di una madre; è splendidamente bello, e se rivelasse alla mente la Sua natura la mente diverebbe quieta e cesserebbe di vagare tra gli oggetti; Egli è l'Oceano di Grazia in forma di Monte; Egli è la Gemma che spledne dovunque, Egli è il Monte della Grazia, egli è la luna della Grazia, la sola che può dispensare frescura alla mente che arde, e colmarla della ambrosia della beatitudine divina; quando la Sua presenza è sentita nella mente e nel Cuore, vi è la felicità plenaria, un fiume di gioia, che trascende parole e pensieri; è la Sua Grazia che rende felice l'anima permettendole di realizzarsi nell'assoluta identità; egli concede lo stato di Gioia eterna quando cessa la distinzione "io-tu"; egli è risplendente come il Monte benigno che dispensa il rimedio all'anima malata; egli disperde la tenebra dell'illusione ungendo l'anima con l'unguento della Grazia; egli è la meta Suprema, la felicità finale; come la neve si scoglie nell'acqua, così l'anima che è amore si dissolve nella Sua Forma che è Amore."

Ramana Maharshi.

Sempre Lui:
O Arunachala! fecendo di me il bersaglio, tu hai lanciato verso di me l'arma della Grazia e mia hai divorato vivo.
O Arunachala! concedimi benignamente la Verità esseziale del Veda che risplende nel Vedanta, quale Realtà senza distinzioni
Arunachala-Siva, Arunachala Siva!

ancora:
Gaudapada e Shankara testimoniano che così come il dormiente e il sognante non sono reali ugualmente non reale è il vegliante; e il definitivo risveglio dalla non realtà non dipende da alcuna azione.
Per chi assume nei confronti del mondo un aposizione duale potremmo dire che la realizzazione o la conoscenza della Realtà, è determinata dalla volontà del Divino e quindi effetto solo della Sua Grazia e l'ente non può determinare tale Grazia, può solo cercare di evocarla o (secondo alcune scuole) cercare di meritarla ingraziandosi il Divino.

Bodhananda

Shanti
Ru.


labor
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Kundabuffer

Messaggioda labor » 22 aprile 2007, 21:52

L’essere umano possiede la capacità di dimenticare, che posta nel luogo giusto gli permette di cancellare la memoria del dolore e dei traumi, ma che lo mantiene però anche nel suo stato di sonno verticale. Gurdjieff chiamava questa capacità Kundabuffer...


ciao
Ultima modifica di labor il 22 aprile 2007, 22:38, modificato 1 volta in totale.

AT
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Messaggioda AT » 22 aprile 2007, 22:11

Oh Proietti!!!!!!! Ma sei di fuori? Come vorresti rigirare la frittata? Ti ho fatto vedere che nei Beelzebub Tales di Gurdjieff si dice chiaramente ciò che Bennett cita, che la citazione di Bennett è corretta e in linea con il testo. L'uomo, come essere tri-centrico, riproduce in sé la legge del tre ed è immagine di Dio. Ecco cosa dice Bennett:
L'immagine di Dio.
Nel capitolo di Beelzebub's Tales intitolato "Purgatorio", Gurdjieff afferma che l'unica verità che è giunta all'uomo dal passato è quella secondo cui "L'uomo è fatto ad immagine di Dio". Poi dice che questo non significa che Dio va concepito a immagine dell'uomo, specialmente non come un vecchio ebreo col barbone e un pettine che gli esce dalla tasca. Significa che l'uomo è fatto secondo uno schema in sintonia col grande tutto, il Megalocosmos. L'uomo così creato è l'uomo vero, non l'uomo tra virgolette; è colui nel quale tutti e tre i centri sono attivati, di modo che possa portare in sé la 'legge dei tre.'

J.G. Bennett, L'uomo superiore


Ed ecco l'originale di Gurdjieff:

because each three-brained being arisen on this planet of yours represents in himself also, in all respects, just as every three-brained being in all our Universe, an exact similarity of the whole Megalocosmos.
“The difference between each of them and our common great Megalocosmos is only in scale.
“Here you should know that your contemporary favorites very often use a notion taken by them from somewhere, I do not know whether instinctively, emotionally, or automatically, and expressed by them in the following words: 'We are the images of God.'“These unfortunates do not even suspect that, of everything known to most of them concerning cosmic truths, this expression of theirs is the only true one of them all.
“And indeed, each of them is the image of God, not of that 'God' which they have in their bobtailed picturings, but of the real God, by which word we sometimes still call our common Megalocosmos.
L'ho messo in inglese perché su internet c'era in inglese. Ciò che conta è una cosa sola: la mia osservazione era corretta e attendibile. Te lo do io un consiglio: leggi meno, ma leggi meglio.


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