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Messaggioda gb » 10 luglio 2013, 6:52

http://www.disinformazione.it/latte_gra ... genico.htm

Salute, i dubbi dei medici russi sul consumo di latte: “Grasso e allergenico”
di Gian Luca Mazzella – Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2013

I camici bianchi partono da un fatto: la nota Harvard Medical School ha eliminato il latte dall'elenco dei prodotti salutari. Le mucche, per esempio, producono latte per 300 giorni all'anno, e per questo scopo vengono nutrite con mangimi speciali, mentre una mucca naturalmente darebbe latte per non più di 180 giorni all'anno

Mentre in Italia il latte è argomento di campagna elettorale, dato che le quote latte – secondo una recente relazione della Corte dei Conti - sono costate allo Stato 4,5 miliardi di euro, in Russia si raccomanda di evitare il consumo quotidiano di latte bovino. Accade in un programma del primo canale della tv russa: un gruppo di medici, dopo aver esitato per due anni, tratta il tema del consumo quotidiano di latte. Un tema contraddittorio e spinoso, argomento di ricerche e studi discordanti, o di patenti luoghi comuni. Certo è che il consumo quotidiano di latte bovino è un fenomeno degli ultimi ottant’anni, e fino al XX secolo nelle lingue europee non si trovava nemmeno la locuzione “bere latte”: prima di allora il latte si “mangiava”, specie sottoforma di latticini. Tutt’oggi ci sono popolazioni che non assumono latte dopo lo svezzamento.

I medici russi partono da un fatto: la nota Harvard Medical School ha eliminato il latte dall’elenco dei prodotti salutari. Difatti, pur se negli ultimi decenni il latte è stato stimato fondamentale per il benessere e la salute di adulti e bambini, la ricerca – in alcuni casi – ha mostrato evidenze scientifiche differenti. I medici russi ne hanno illustrate alcune: 1) Metà delle calorie nel latte provengono da grassi, fra questi il il 10% è colesterolo. Nonostante la mucca conduca una vita salutare mangiando erba, noi consumiamo grassi animali che portano allo sviluppo delle placche arteriosclerotiche. Cioè l’arteriosclerosi delle arterie del cuore, del cervello, degli arti inferiori. Ciò può portare all’infarto, all’ictus, alla perdita degli arti. E, come possibile conseguenza, alla morte. Tutto ciò è possibile se l’uomo consuma grandi quantità di latte. Meglio il latte con 0% di grassi. 2) La produzione moderna del latte avviene in luoghi simili a “fabbriche”, gli allevamenti intensivi che danno latte industriale. Le mucche producono latte per 300 giorni all’anno, e per questo scopo vengono nutrite con mangimi speciali, mentre una mucca naturalmente darebbe latte per non più di 180 giorni all’anno. Alcune ricerche hanno mostrato che il latte delle mucche da allevamento intensivo contiene un ormone, l’estrone solfato, in maniera 33 volte superiore a quello delle mucche che producono latte per non più di 180 giorni. L’estrone solfato pare la causa della maggior parte dei tumori alla prostata e ai testicoli. Il latte da allevamento intensivo sembra dunque legato a questo tipo di tumori. 3) Il latte è uno degli allergeni più importanti. Un quarto della popolazione mondiale non tollera il latte. Le proteine del latte possono provocare allergia. 4) Il latte si può sostituire con altri alimenti da cui trarre proteine, vitamine liposolubili e calcio. Per le proteine, e l’abitudine al gusto, si può assumere latte di cocco o di riso, dunque proteine vegetali. Per il calcio, si può mangiare ad esempio cavolo e fave, che garantiscono il fabbisogno quotidiano. Per la vitamina D, basta assumere grasso di pesce (2 grammi al giorno, in più si hanno anche omega 3, anche sottoforma di integratori.

Insomma i medici russi, sul primo canale tv, si sono dichiarati contro il consumo di latte industriale. Un fatto rilevante, che ha spinto alcuni a scervellarsi sui motivi più occulti di una tale azione. Eppure, anche in Italia, come riportato in questo breve video c’è chi da anni ai adopera per demolire i luoghi comuni e raccomandare una dieta anticancro. Peraltro nel nostro paese, la vitamina D si può trarre facilmente dai raggi del sole, bastano 15-20 minuti per 2-3 volte a settimana. E anzi come scrive l’oncologo Franco Berrino: “i tanto reclamizzati latticini sono certo ricchi di calcio, ma sono anche un concentrato di proteine animali. Non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche. Alcuni studi hanno addirittura riscontrato che la frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini. Naturalmente rimane logico garantire un sufficiente apporto alimentare di calcio, purché non provenga solo dai latticini. Ne sono ricchissimi vari semi, soprattutto il sesamo e le mandorle, i cavoli, soprattutto i broccoli, i prodotti del mare, soprattutto le alghe, ma anche il pesce (soprattutto i pesci piccoli e le zuppe di pesce dove si mangiano anche le lische), il pane integrale a lievitazione naturale, i legumi”.

Del resto, se pure alcuni latticini (quale il burro), conterrebbero una quantità rispettabile di omega-3 (essenziali per l’alimentazione umana), lo spostamento dell’alimentazione degli animali dalle piante a foglia verde ai cereali nei mangimi, ossia dal pascolo all’allevamento intensivo, ha ridotto il contenuto di omega-3 (ma anche di vitamine come la A e la D) nei latticini. Quindi nel nostro organismo. Gli allevamenti intensivi accentuerebbero lo squilibrio omega- 3/omega-6 a favore di questi ultimi. Gli omega-6 stimolano la fabbricazione di cellule adipose fin dalla nascita e favoriscono l’accumulo di grassi, la coagulazione e la risposta infiammatoria delle cellule alle aggressione esterne. Inoltre agli animali d’allevamento intensivo non vengono risparmiati antibiotici, al fine di prevenire le malattie ma anche per farli crescere più velocemente. E ciò aumenta la resistenza batterica agli antibiotici negli animali stessi, e plausibilmente anche in chi se ne nutre. Del resto l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi è enorme: sono nocivi per l’atmosfera più dell’anidride carbonica, contribuendo al riscaldamento globale più di tutti i trasporti nel loro insieme; sono nocivi per le risorse idriche del pianeta, e sono nocivi perché contribuiscono alla deforestazione occupando quasi un terzo delle terre emerse”.
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Messaggioda gb » 10 luglio 2013, 6:54

http://www.disinformazione.it/calcio_ha ... e_bene.htm

Il Calcio ha smesso di fare del bene. Finalmente anche la Scienza se ne accorge
Dottor Attilio Speciani, Allergologo e Immunologo Clinico
tratto da http://www.eurosalus.com/alimentazione- ... -mortalita

Qualsiasi tipo di Calcio si introduca nell'organismo, attraverso i latticini o attraverso le integrazioni, l'organismo rischia di riceverne un danno se solo si superano i 1400 mg al giorno di assunzione complessiva.
Purtroppo si tratta di un livello che è troppo vicino ai livelli minimi raccomandati a livello istituzionale (dai 1000 ai 1500 mg al dì a seconda delle età), e se fosse un farmaco ad avere queste caratteristiche, il suo uso verrebbe definito "estremamente pericoloso".

In medicina infatti quando il dosaggio consigliato è vicino al dosaggio che può provocare danno, si cerca di evitare l'uso di quel farmaco per i rischi presenti. Per il Calcio il dosaggio consigliato da una Medicina un po' stantia e poco attenta alle evoluzioni, è spesso superiore a quello a cui è stato documentato un danno.
Purtroppo infatti, a tutti gli adolescenti viene suggerito dalle linee guida di usarne almeno 1500 mg al dì, mentre tutte le donne che anche solo si avvicinano alla menopausa vengono invitate ad assumerne "come minimo" 1500 mg al giorno.

Sembra che yogurt (750 mg Calcio per confezione da 500), latte (1250 mg per litro) e formaggio (1150 mg per 100 g di formaggio grana, 650 mg di Calcio per un etto di stracchino) diventino alimenti obbligatori da mangiare in quantità notevole quando una qualsiasi donna supera i 40 anni.
Risale a solo pochi anni fa il passaggio da un dosaggio di 800 mg al giorno a un suggerimento quasi raddoppiato. E allora c'è da domandarsi perché la Scienza passi certi momenti di assoluta astrazione dalla realtà e segua in modo più o meno consapevole le indicazioni di alcune lobby alimentari.

La ricerca che è stata pubblicata sul British Medical Journal dello scorso febbraio descrive gli effetti a lungo termine nel sesso femminile della assunzione di Calcio, riuscendo a definire la corrispondenza tra le diverse malattie e i livelli di assunzione giornaliera (Michaelsson K et al, BMJ. 2013 Feb 12;346:f228. doi: 10.1136/bmj.f228),
Diciamo che fino a livelli di assunzione intorno agli 800 mg al giorno non ci sono particolari effetti da registrare, mentre per livelli vicini ai 1400 mg (facilmente raggiungibili con tazzona di latte, una porzione di stracchino, qualche cubetto di formaggio grana e uno yogurt) proseguiti per un tempo prolungato, gli effetti di aumento della mortalità per tutte le cause (cardiovascolari o tumorali che siano, escludendo l'ictus) sono decisamente elevati. Nessun effetto deleterio invece è emerso dalla assunzione di bassi livelli di Calcio (sotto ai 600 mg/giorno).

Si tratta di uno studio effettuato su 61.000 donne seguite per una media di 19 anni, con dimensioni di popolazione di tutto rispetto. Lo studio non ha dimostrato un rapporto di causalità tra latticini o Calcio e malattia, ma solo una relazione molto stretta tra i due eventi (per dimostrare una causalità bisognerebbe impostare lo studio in modo diverso). Talmente stretta da suggerire agli estensori dell'articolo di consigliare l'uso del Calcio solo in situazioni in cui i benefici superino di molto e con chiarezza i possibili rischi.
I danni da uso eccessivo di Calcio sono stati già dimostrati soprattutto negli uomini (vedi tutti gli articoli correlati) e questo lavoro definisce con certezza questa relazione anche per il mondo femminile.

Ci tornano quindi alla mente le considerazioni già fatte sull'eccesso di diagnosi di osteoporosi e sulla necessità di mantenere l'alimentazione in equilibrio. Ricordiamo anche la documentata azione negativa del Calcio sulle reazioni allergiche (ostacolando l'azione di Zinco e Rame) e quindi lo riteniamo coinvolto anche se indirettamente anche nella genesi dei sempre più diffusi fenomeni infiammatori a bassa intensità.
Non fa male il Calcio, ma il suo eccesso, tragicamente vicino al livello di normalità raccomandato per tutti e purtroppo innalzato proprio in anni recenti, in dispregio degli studi effettuati e di quelli in corso di pubblicazione.
Non fanno male neanche il latte e i latticini, se fanno parte dell'alimentazione in modo ragionato. Quando diventano l'unica fonte proteica o si trasformano in prodotti ripetutamente assunti grazie alla pubblicità martellante, allora è giusto lasciare spazio anche al fiorire di qualche perplessità in più, e all'espressione di qualche critica su modelli alimentari proposti in modo così diffuso e insistente.

Attilio Speciani, Allergologo e Immunologo Clinico


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Alimentazione lattiginosa

Messaggioda Miranda Fey » 30 gennaio 2014, 10:50

Per chi volesse non dico aprire, ma quantomeno non serrare gli occhi...

L'essere umano parrebbe l'unica creatura che abbia fatto della pratica dell'assumere latte di altre specie animali, comprensibile in caso di necessità, un costume alimentare quotidiano, oltretutto seguitando ad assumere il suddetto "alimento" oltre lo stadio dello svezzamento.
Ricordiamo, inoltre, che il mito del calcio contenuto nel latte (minerale che gli animali erbivori, ovviamente, acquisiscono ruminando erbaggi) è del tutto forviante rispetto alla realtà delle cose:

"Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.

Come un usuraio, il latte presta un po' di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà."

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Re: Alimentazione lattiginosa

Messaggioda Thot » 1 febbraio 2014, 17:09

Miranda Fey ha scritto:"Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.


A proposito, passando dalla prospettiva del benestare di questo annamayakosha (che è riflesso degli altri), detto un'informazione utile a chi non lo sapesse:
L'opera di smaltimento avviene a discapito degli acidi nell'organismo per garantire l'equilibrio acidi-alcalini.
In genere gli alimenti proteici, sia di origine animale che vegetali, per essere smaltiti, sottraggono i sali minerali, tra cui il calcio, dagli alimenti stessi che li contengono e se non bastano (come avviene difatto per ognuno), dalle cellule, dalle ossa, ecc. con i conseguenti disturbi.
Ecco perché questa asserzione citata è vera!
Ma la colpa non è delle proteine animali, è degli alimenti acidi, quindi proteici.
Per questo bisognerebbe garantire circa 70% di alimenti alcalini nella dieta e 30% acidi, così che gli acidi per essere smaltiti consumino le proprietà degli alcalini e non dei tessuti dell'organismo.

Vuol dire che, si può bere latte per assumere calcio, a patto che vengono introdotti nell'organismo abbastanza alimenti alcalini da coprire lo smaltimento degli acidi del latte, cioè delle proteine animali.

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Esseri umani, demoni della terra

Messaggioda Miranda Fey » 7 febbraio 2014, 18:00

Giusta precisazione, Thot... Resta il fatto che bere latte costituisca una pratica innaturale e nociva per la salute per svariate altre ragioni (essenzialmente la presenza di colesterolo, lattosio e caseina) e che, in ogni caso, non si vede per quale ragione dovremmo assorbire del Calcio da un alimento di origine animale, quando l'animale stesso, com'è evidente, lo acquisisce in virtù di un'alimentazione puramente erbivora.

Non esistono ragioni, al giorno d'oggi, che possano giustificare le barbare torture imposte alle nostre povere mucche, inseminate artificialmente, mostruosamente private della propria prole, sfiancate e prosciugate fino all'ultimo alito di forza per compiacere il gusto pervertito della viscida creatura umana.

Per dirla con lo Schopenhauer:
"In verità si direbbe che gli esseri umani sono i dèmoni sulla terra e le bestie le anime torturate".


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Messaggioda rogiopad » 8 febbraio 2014, 9:59

ROMA - Il latte è il primo alimento che la natura offre
per i primi mesi di vita
dell’uomo e di ogni altro
mammifero. Ma fa bene
continuare a berlo anche da
adulti? In rete circolano moltissime opinioni diverse. Si
può dire che sia in corso una
vera e propria diatriba sugli
effetti positivi e negativi che
questo alimento può avere
sulla nostra salute. I detrattori lo accusano di favorire la
produzione di muco, di causare
allergie, alcuni persino il
cancro. Altri sostengono che
provochi gonfiore o faccia
ingrassare. Per fare chiarezza, l'ex Inran (Istituto nazionale
per la ricerca e la nutrizione),
che oggi si chiama Cra-Nut
(Consiglio per la Ricerca e la
sperimentazione in
Agricoltura), ha presentato uno studio che dimostra tutti i
benefici del latte all'interno di
una sana e corretta
alimentazione.
"E’ in corso una preoccupante
campagna di disinformazione sul latte che sta creando
allarme nei consumatori
italiani. Nei media e
soprattutto in rete si legge di
tutto, senza però alcun
fondamento scientifico", spiega Andrea Ghiselli, medico
e dirigente di ricerca Cra-nut e
promotore del convegno "Il
latte oggi: dalla ricerca al
consumatore", che si è svolto
ieri a Roma. "Invece, - prosegue Ghiselli- le evidenze
della ricerca ci dicono che non
solo il latte resta una fonte
privilegiata e difficilmente
sostituibile di calcio, ma che il
suo consumo nell’ambito delle raccomandazioni, è associato a
benefici per la nostra salute
che vanno ben al di là del
semplice contributo allo
scheletro. Quindi, dovremmo
senz’altro consumarne di più, anche perché in Italia siamo
ben al di sotto delle quantità
raccomandate". I risultati della ricerca. Lo studio del Cra-Nut dimostra
che il consumo regolare di latte
e derivati nelle quantità
raccomandate costituisce un
fattore protettivo nei confronti
di osteoporosi, ipertensione, diabete, malattie
cardiovascolari e persino alcuni
tipi di cancro. Inoltre chi
consuma ogni giorno una
quantità adeguata di latticini
nel lungo periodo prende meno peso (circa la metà)
rispetto a chi ne consuma di
meno .
La ricerca riporta anche i dati
di uno studio francese durato
14 anni, che ha rilevato una minor incidenza di mortalità in
chi seguiva una dieta
equilibrata, ricca in frutta,
verdura, cereali, latte e
derivati.
Il calcio, poi, gioca un ruolo importante nella prevenzione
dell’obesità: favorisce la
lipolisi, ossia la degradazione
dei grassi della cellula e
aumenta l’escrezione dei
grassi. Negli anziani il latte contribuisce notevolmente alla
salute dei muscoli. Ed è un
alimento perfetto anche per gli
sportivi. Oltre che reidratare
l’organismo e a fargli
recuperare le riserve energetiche, permette infatti
di ripristinare le proteine
muscolari danneggiate. Il consumo in Italia. In Italia se ne consuma veramente
poco. Tra latte e yogurt
arriviamo a stento a una
porzione al giorno (125g),
contro le 2-3 raccomandate.
Ma si tratta di medie nazionali, che vengono tenute alte dai
bambini che, ovviamente, ne
bevono di più. Invece, un uomo
adulto ne prende solo 100
grammi circa al giorno. Ma ne
dovremmo consumare almeno il doppio. Le "Linee Guida per
una sana alimentazione
italiana", infatti, consigliano
250-375 grammi di latte o
yogurt nella popolazione
adulta. E' vero che il calcio è presente
anche in molti vegetali, oltre
che nel latte e derivati, ma
questi ultimi restano la fonte
privilegiata. Circa il 50%
dell’apporto quotidiano di calcio deriva dai prodotti
lattiero caseari. Oltretutto si
tratta di un calcio a buon
mercato, infatti, ci costa poco
sia sotto il profilo delle calorie,
sia in termini di portafoglio. E proprio sul vantaggioso
rapporto tra qualità dei
nutrienti forniti e convenienza
del prezzo si è pronunciata
anche la FAO, che, in un
recente rapporto, afferma che "latte e prodotti lattiero-
caseari detengono un enorme
potenziale per migliorare la
nutrizione e il sostentamento
di centinaia di milioni di poveri
in tutto il mondo". Sfatare le dicerie. Perché, allora, diverse persone sono
convinte che faccia male?
"Difficile dire perché - conclude
Ghiselli - . In prima fila ci sono
vegani ed animalisti ad
esortare la popolazione a boicottare tali prodotti.
Certamente sono mossi da
motivazioni etiche, ma il
problema si crea quando
ammantano le loro legittime
scelte etiche di valenze salutistiche. E non esistono
invece motivi salutistici che
suggeriscano di rinunciare ai
latticini. Oltre alle motivazioni
etiche, però, moltissimi altri si
schierano contro il latte per motivi invece banali come
'l’uomo è l'unico animale
adulto che continua a bere
latte da adulto' o ancora:
'quando si è evoluto il sistema
metabolico umano gli uomini non si nutrivano di latte, grano
e legumi'. Altri ancora -
prosegue Ghiselli - lo ritengono
non compatibile con
determinati gruppi sanguigni.
Ci si aspetta che sorga un movimento che lo ritenga non
idoneo per l'ariete con
ascendente capricorno. Ma,
come abbiamo dimostrato,
tutte queste opinioni non
hanno alcun fondamento scientifico. Quanto a chi ritiene
di avere problemi digestivi,
oggi è possibile assumere i
benefici nutrizionali del latte
nella forma a ciascuno più
gradita: dalle diverse tipologie di latte con ridotto contenuto
di grassi o di lattosio, allo
yogurt ai formaggi". (06 dicembre 2013)
"Non ci sono estranei qui ma solo amici che non abbiamo ancora incontrato"

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Messaggioda gb » 8 febbraio 2014, 21:12

Ci sono dozzine di studi clinici che evidenziano correlazione tra latte e derivati e tumori al seno, ovaie, utero, prostata, testicoli, nonche' ad altre patologie (diabete etc.).

Sono riportati nella bibliografia del "Grande Libro dell'Ecodieta" e sono stati fatti perlopiu' in USA e UK, dalla medicina "ufficiale" e pubblicati su riviste con indice 5/6 (The Lancet etc.). In rete si trovano con relativi abstract.
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Messaggioda AT » 8 febbraio 2014, 23:11

Io collaboro per la mia alimentazione con una ricercatrice nutrizionista, che ha numerosi pregi: non ha impostazioni ideologiche, si aggiorna, è capace di cambiare idea. Inizialmente abbastanza favorevole a latte e derivati, ha assunto in seguito un atteggiamento più critico, in base a nuovi studi che evidenziano molti aspetti negativi del latte e della caseina. Il consiglio attuale che mi dà, (che potrebbe cambiare in seguito) è di assumere piccole quantità di latte, yogurt o formaggio, per consentire all'organismo di reagire ancora positivamente a tali alimenti. Ho scritto alimenti, e non veleni, perché poi ci sono anche aspetti positivi del latte. Alcuni popoli centenari studiati assumono piccole quantità di derivati del latte (in genere yogurt o formaggio).

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Re: Esseri umani, demoni della terra

Messaggioda AT » 9 febbraio 2014, 20:29

Miranda Fey ha scritto:sfiancate e prosciugate fino all'ultimo alito di forza per compiacere il gusto pervertito della viscida creatura umana.

Per dirla con lo Schopenhauer:
"In verità si direbbe che gli esseri umani sono i dèmoni sulla terra e le bestie le anime torturate".


Gemma

Miranda, non voglio rientrare nelle interminabili discussioni sul rapporto tra uomo e animale, né sull'alimentazione vegan. Volevo solo mettere in luce quello che a me sembra evidente essere un mito, ovvero l'uomo "cattivo" di fronte alla natura "innocente". L'uomo, in epoche abbastanza recenti, ha risolto a proprio vantaggio alcuni rapporti di forza con il mondo naturale. Senza tale risoluzione vantaggiosa dei rapporti di forza, la civiltà non sarebbe mai nata. E ne ha abusato spesso, come quasi sempre succede in tali situazioni. Ma la natura, sia la natura immediatamente studiabile e visibile, sia la "natura" nel senso più sottile e metafisico, ha già in sé stessa aspetti inquietanti e terribili. Aspetti "demonici". Se studi le culture primitive, quelle che avevano una religiosità totemica o animistica, in contatto mistico con tale "natura", te ne rendi conto. Ma te ne rendi conto anche studiando l'etologia: esempio:
Il Gulo gulo, chiamato comunemente volverina o ghiottone, è un carnivoro del genere Gulo, appartenente alla famiglia dei mustelidi, diffuso nelle zone artiche di Europa, Asia e America.




Alimentazione[modifica sorgente]

Onnivoro, si nutre di bacche, uova, uccelli, lepri, alci, renne e carogne. È solito conservare avanzi del pasto per possibili periodi di difficoltà (che vengono ritrovati grazie all'olfatto sviluppatissimo). Il ghiottone è un animale che non esita ad attaccare animali più grossi di lui. Riesce a uccidere anche animali cinque volte più grandi di lui con estrema velocità. Si è visto anche attaccare pollai, greggi e branchi di renne. Come quasi tutti i mustelidi, presenta il fenomeno dell'overkilling, cioè del cacciare più di quanto poi riesca a consumare.

Stato di conservazione[modifica sorgente]

Per via della sua pelliccia e della tendenza a predare le trappole dei cacciatori della loro vittima, è stato oggetto di una caccia spietata. Di conseguenza, il suo numero è molto diminuito negli ultimi decenni, tranne che in Svezia, grazie a una politica di protezione e di rimborso dei danni causati dalle scorribande del ghiottone negli allevamenti.

Nella cultura di massa[modifica sorgente]
Il nome di Wolverine, supereroe dei fumetti Marvel Comics, deriva da questo animale: Wolverine è infatti di bassa statura ma tenace, aggressivo, dotato di artigli e abbastanza testardo da affrontare nemici fisicamente più grossi di lui, proprio come il mustelide in questione.
Il popolo lappone non ne pronuncia il nome e lo associa a creature diaboliche, anche a causa della tendenza ad uccidere più prede del necessario (overkilling).

Il rapporto con il mondo naturale è un rapporto ambivalente che non può essere risolto con la caricatura dell'animale selvaggio ma innocente e dell'uomo "cattivo". La "cattiveria" umana non è estranea alla natura, ma la interseca. Da sempre. L'uomo, a differenza dell'animale, ha una responsabilità, per vivere ha bisogno di scelte etiche coscienti. Qui sta il valore unico della vita umana. E non si possono semplicemente accettare certi comportamenti come "etologici" per l'uomo, così come si fa con l'animale. Così noi siamo qui a discutere sul giusto rapporto con il mondo naturale, rapporto che non è mai unilaterale, ma è sempre un equilibrio di vita e di morte. Per l'animale, una tale discussione non avrebbe senso. Ha senso condannare il ghiottone per il suo overkilling? Dovremmo intervenire, "addomesticando" tale sua tendenza? Anche quando ciò non riguardi direttamente la difesa dell'essere umano, o la difesa di specie addomesticate o protette dall'uomo per qualche motivo? L'ideale è quello di un intervento addomesticatore totale e totalizzante verso il mondo naturale, animale e vegetale? Oppure, pur riconoscendo il valore della domesticazione di specie animali e vegetali, l'uomo deve anche lasciare che la vita selvaggia segua la sua logica interna, interferendo il meno possibile e lasciando almeno alcune sacche di vita selvaggia animale e vegetale su questo pianeta? Accettando per l'animale quello che per l'uomo è inaccettabile, compresi certi comportamenti etologici estremamente violenti e non giustificati da nessun pragmatismo di sopravvivenza? Io propendo per la seconda ipotesi. Nota che questo non c'entra niente con la ricerca della migliore strategia alimentare per l'uomo.


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