Insulti e false insinuazioni.

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Chlòé
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Insulti e false insinuazioni.

Messaggioda Chlòé » 24 aprile 2013, 17:01

Perchè i Maestri, tra le varie possibili risposte ( anche didascaliche...) , scelgono l' imperturbabilità ?

E ancora, a distanza di tempo, come agiscono con le persone che li hanno precedentemente insultati, senza manifestare ravvedimento ?


.............................E voi ci riuscite ??
:)
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Indra
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Messaggioda Indra » 24 aprile 2013, 19:58

..
Ultima modifica di Indra il 26 aprile 2013, 8:39, modificato 1 volta in totale.

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Messaggioda padmasana2000 » 24 aprile 2013, 21:27

potresti essere meno criptico ?
usi termini che non mi consentono di comprendere il tuo messaggio nella sua completezza.

un caro saluto.

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Messaggioda padmasana2000 » 24 aprile 2013, 21:37

..per rispondere a Chloe:
credo che quando il maestro, ma più spesso il sedicente tale non ribatte, sta solo usando la sua ultima risorsa: la reputazione guadagnata. resta solo da capire se la reputazione sia autentica o frutto di " advertising" .


un caro saluto..

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Messaggioda padmasana2000 » 24 aprile 2013, 21:42

..ho manifestato ravvedimento, posso dirlo..... siapure senza cospargermi pubblicamente il capo di cenere.

..un ennesimo caro saluto..

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Messaggioda Thot » 24 aprile 2013, 22:08

Qualsiasi cosa venga comunicata, c'è disparità fra l'impeto/intento originario e la struttura stessa di ciò che viene comunicato, la sintassi, etc.

Solo chi coglie il principio originario trapassa la struttura del comunicato e carpisce l'intento.
Così facendo induce l'adepto sulla via in cui vuole portarlo.
Esporre dogmi equivale a sperare che l'altro capisca! pretesa vana. Se il suo intento è farsi capire, certamente esporre dogmi o ammonizioni non basta.

Questo maestro dovrebbe uscire dalla visione propria per entrare nel corpo visione dell'altro, cioè l'adepto o chi vuole apprendere, ricalcare il suo trapasso verso l'azione, l'esposizione, il comunicato, solo dopo averne appreso lo stato parlare a lui come se stesse parlando a se stesso.

Questo i maestri non lo fanno! in genere.
Lungi dal definire maestro non so chi, basta notare le risposte al mio ultimo quesito...

Tra l'altro, limitarsi ad esporre dogmi e dare direttive, da saggio composto, costituisce il difetto del saggio, che, se il suo intento fosse il lasciarsi comprendere, così forse non s'è accorto di errare!

I maestri parlano lasciando a chi ascolta libero arbitrio, nella convinzione di aver dato ciò che chi ha preso non è neanche consapevole di non aver assimilato, questo è il problema!

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Messaggioda padmasana2000 » 25 aprile 2013, 8:36

ti ringrazio per il chiarimento. concordo.

un caro saluto

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Messaggioda Chlòé » 26 aprile 2013, 19:02

Poi, però nella letteratura, c'è anche qualche Maestro che di fronte alla persona poco sincera o poco corretta o a qualche male-fatta, per esempio un discepolo...maledice lui e anche la sua stirpe o il suo popolo e lo condanna ad anni di sofferenza.
Avete presente qualche storia di queste ?
Cioè accade l' esatto contrario dell' imperturbabilità: il maestro si [om] e condanna ferocemente ad anni di sfiga e di patimento.
:idea:
E allora, vi chiedo come la mettiamo ?
E come lo spieghiamo ? :mrgreen:
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Messaggioda Thot » 27 aprile 2013, 0:05

Chlòé ha scritto:Poi, però nella letteratura, c'è anche qualche Maestro che di fronte alla persona poco sincera o poco corretta o a qualche male-fatta, per esempio un discepolo...maledice lui e anche la sua stirpe o il suo popolo e lo condanna ad anni di sofferenza.
Avete presente qualche storia di queste ?
Cioè accade l' esatto contrario dell' imperturbabilità: il maestro si [om] e condanna ferocemente ad anni di sfiga e di patimento.
:idea:
E allora, vi chiedo come la mettiamo ?
E come lo spieghiamo ? :mrgreen:


Un esempio lampante ne è YHWH (che equivale, erroneamente, per i cristiani, a Dio).

Credo avvenga per il principio di POLARITA', ovvero: ciò che spinge verso un grado in alto di un polo può trascinare verso lo stesso grado in basso nel polo opposto.

Quando la gente comune gioisce delle cose comuni, la sofferenza proviene dalle cose comuni stesse. Quando un adepto ha penetrato la sfera delle cose sensibile e gioisce di cose grandi, se sbaglia, di cose grandi perirà. Per dire che, chi è prossimo al paradiso, per l'impiego della stessa forza, se sbaglia, rischia l'inferno.

Quindi direi che: non è il maestro che lo sta maledicendo ma gli sta annunciando ciò a cui andrà incontro, perché l'adepto stesso, sbagliando, se l'è causato. Questo perché ha scelto di sfidare l'ignoto. Come grande sarà la gioia, grande può essere la sofferenza.

Perché poi la divinità maledice tutto il suo popolo, questo non mi sovviene... forse perché il popolo subisce la sorte del prescelto che lo rappresenta. Oppure perché il popolo stesso viene rappresentato dalla sua divinità particolare che ne costituisce la religione primordiale: per ipotesi, gli ebrei sono il popolo di Yhwh, gli ariani di un altro Dio. Combattendo uno significa combattere pure contro i suoi figli, a cui toccherà la stessa sorte. Il profeta di quel popolo se sbagliasse, sbaglierebbe contro la divinità che rappresenta lo stesso, allora lo manderebbe in rovina.


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