L'onda e l'acqua

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
Paolo proietti
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L'onda e l'acqua

Messaggioda Paolo proietti » 20 ottobre 2014, 10:38

"L'anima e il cuore che hanno imparato a vedere non possono permettersi di abbassare lo sguardo"
Givaudan-Meuros


Immagine

La dimora di Tāra è un castello di diamante, con otto colonne, quattro porte e quattro archi che si aprono su quattro terrazze.
Nelle stanze risuona il suo mantra “Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā”.
Se si va a tradurre si rimane un po' delusi:
“Tāre” è il vocativo di Tara, “OH TARA!””
"Tu" sta per “pregare qui, ora”, per cui Tuttāre diventa "O TARA TI PREGO, QUI,
ORA”.
"Ture" è il vocativo di "Tura", che significa "veloce, disponibile, pronta”.
“Svāhā” sta per omaggio, preghiera.
Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā tradotto in italiano suona più o meno così:
“OM! OH TARA! O TARA TI PREGO QUI ED ORA. A TE, LA VELOCE, RENDO
OMAGGIO”.
Non è bellissimo, diciamoci la verità, ma in ogni mantra ci sono suoni e significati
nascosti.
“Ta “o “Tām”, ad esempio è il bija mantra di Tārā, il suo “suono seme”.
“Ra“o “Ram” è il suono del Fuoco,“colui che abita nell'occhio del sole” e
impreziosisce il bianco coi colori dell'iride.
-” Chi è Tārā ?”-
Chiese una volta una di noi al "Teacher" quando lavoravo con i Tibetani:
-” She's a woman “- rispose Lobsang Jinpa - “ her name was Yeshe Dawa”-
Tārā , la “Madre di tutti i Buddha”, è l'energia creativa dell'universo.
I Tibetani la chiamano Dölma e pensano abbia il vezzo di scendere sulla terra, in
forma umana, anche due o tre volte ogni era.
La prima “Donna /Dea” fu , Yeshe Dawa, la “Saggezza della Luna”, vissuta migliaia
di anni prima di Śākyamuni.
Anche allora c'era un Buddha, un maestro illuminato che girava paesi e città a
insegnare la legge del Dharma: lo chiamavano Tonyo o Toyon Dorge.
Yeshe era una sua allieva.
Si dice fosse così bella che “il vento si fermava per guardarla e la sua voce era
così dolce che gli dei scendevano dai cieli per goderne”.
Il suo nome si sparse nei tre mondi e attorno ai fuochi, nelle sere d'estate, se ne
cantavano le gesta.
Si sussurrava fosse un'illuminata, ma una Buddha femmina non si era mai vista e un
po' per abitudine, un po' per interesse, si insegnava che solo incarnandosi nel corpo
di un uomo ci si potesse liberare dal saṃsāra, la catena delle rinascite.
Preti e yogin si riunirono per discutere il da farsi.
Cercarono nei libri antichi, ascoltarono gli oracoli, lessero gli astri ed evocarono gli
antenati.
Alla fine trovarono una soluzione.
Il più anziano andò da Yeshe, si inginocchiò e le parlò così:
- “Oh saggia Yeshe!
Luminosa come la falce della Luna e infinita come l'oceano senza sponde.
Se solo tu fossi uomo, un nuovo Buddha camminerebbe assieme a noi per la felicità
di tutte le creature.
Ti scongiuriamo!
Va in una grotta, siediti e rivolgi la tua mente al bene degli esseri senzienti.
Mutati in un uomo.
Oppure prega che, nella prossima vita, tu possa indossare vesti virili.
Solo chi ha essenza maschile può essere un un Buddha!
“-
“Saggezza della Luna” rimase in silenzio per un bel po'.
Poi sorrise, col sorriso di una Dea, e unì le dita nel gesto che insegna:
- “Ti ringrazio, ma temo che le tue parole siano frutto di un errore.
Se guardo, con gli occhi del cuore, non riesco a trovare, nell'universo intero, un solo
uomo.
E neppure una donna.
Sono solo forme, diverse tra loro quanto l'onda e l'acqua .
È vero, molti sono i Buddha che han scelto di discendere come uomo, ma sono forse
i peli sulle guance a far sbocciare il loto del Nirvana?
No, mi spiace, non farò sacrifici agli dei per assumere forma maschile.
Per il bene degli esseri senzienti, rinascerò mille e mille volte ancora in un corpo di
donna, fino alla fine dei tempi
” -
Da allora Tārā in ogni epoca discende sulla terra, in ogni epoca per dare forma fisica
alla Conoscenza.
La chiamano anche Prajñāpāramitā, o, a volte, Uṣṇīsavijayā.
Le 21 Tārā che i tibetani invocano nella preghiera del mattino, sono tutte persone,
donne in carne e ossa.
La principessa cinese Wen Cheng, detta Sitatārā o Tārā bianca, indossava vesti
candide come la neve.
Verde scuro era invece il manto di Bhrkuti, nepalese dall'animo guerriero e poi ci
sono Sitātapatrā, la “Reggitrice di Ombrello”, Khadiravaṇī , la “Dama del Bosco di
Acacie”, Mahāśītārā la “Bella tra le Belle” e Jāṅgulī, la “Signora dei Serpenti”.
Ce n'è per tutti i gusti
- “She's a Woman” – è una donna Tārā, ma è anche uno strumento per il meditante,
un Yidam ( iṣṭadevatā in sanscrito), che dorme nello spazio segreto del cuore.
Sta a noi destarla.


Con Amore,
P.
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Messaggioda fabio » 20 ottobre 2014, 13:35

Non posso conoscere i perché. Anni fa, per un percorso personale, mi ritrovai con una spada nella mano e una corda nell’altra per legare i miei nemici invisibili.

Immagine

Fudò Myoò ha una spada nella mano destra e tiene una corda con la sinistra.

Digrigna i denti e gli occhi sono come due tizzoni ardenti di rabbia.

La sua figura si erge sicura, pronta a sconfiggere le negatività che ostacolano La Legge buddhista.

Lo si può vedere in ogni luogo.
Il suo aspetto è quello di un protettore del buddhismo, ma egli è la personificazione della Immutabile Saggezza.

Questo è quanto viene mostrato agli esseri viventi.

L'uomo comune nel vedere Fudò Myoò ha paura e rifugge l'idea di andare contro gli insegnamenti buddisti.

L'uomo prossimo alla'illuminazione comprende che Fudò Myoò rappresenta la Immutabile Saggezza e si libera dall'illusione.


Diciamo che è sufficiente guardarlo per sapere che è meglio non farlo incacchiare… cioè io non lo farei.

Fudò Myoò è Vairochana (anja cakra), in sanscrito il suo nome Āryācalanātha, Acala ed è uno dei soprannomi di Shiva.

E’ associato al culto dei morti, il suo ruolo è quello di difensore delle azioni del defunto di fronte a Yama.

Durante i rituali funebri viene invocato per combattere il male. Sembra che ogni volta che, apparentemente, la luce dell’amore si offuschi Fudò Myoò abbia il compito di riportare luce e pulizia.

Mi torna in mente uno degli insegnamenti che più mi colpii di Takuan Soho, e che chiunque abbia mai combattuto riconosce immediatamente.

"la mente che vede non guarda"

In un combattimento il samurai non è rivolto all’avversario, ai suoi movimenti o alla sua spada. Il samurai è rivolto all’interno.

Solo così avrà una visione totale.
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mauro
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Messaggioda mauro » 20 ottobre 2014, 13:47

Ed un samurai che e' rivolto all'interno, e che ha quindi una visione totale, che bisogno ha di combattere? Quali sono i suoi nemici?
"... Io sono l' Universo, se mi sfidi hai gia' perso..."
Un caro saluto, Fabione.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 20 ottobre 2014, 14:10

fabio ha scritto:Non posso conoscere i perché. Anni fa, per un percorso personale, mi ritrovai con una spada nella mano e una corda nell’altra per legare i miei nemici invisibili.

Immagine

Fudò Myoò ha una spada nella mano destra e tiene una corda con la sinistra.

Digrigna i denti e gli occhi sono come due tizzoni ardenti di rabbia.

La sua figura si erge sicura, pronta a sconfiggere le negatività che ostacolano La Legge buddhista.

Lo si può vedere in ogni luogo.
Il suo aspetto è quello di un protettore del buddhismo, ma egli è la personificazione della Immutabile Saggezza.

Questo è quanto viene mostrato agli esseri viventi.

L'uomo comune nel vedere Fudò Myoò ha paura e rifugge l'idea di andare contro gli insegnamenti buddisti.

L'uomo prossimo all'illuminazione comprende che Fudò Myoò rappresenta la Immutabile Saggezza e si libera dall'illusione.


Diciamo che è sufficiente guardarlo per sapere che è meglio non farlo incacchiare… cioè io non lo farei.

Fudò Myoò è Vairochana (anja cakra), in sanscrito il suo nome Āryācalanātha, Acala ed è uno dei soprannomi di Shiva.

E’ associato al culto dei morti, il suo ruolo è quello di difensore delle azioni del defunto di fronte a Yama.

Durante i rituali funebri viene invocato per combattere il male. Sembra che ogni volta che, apparentemente, la luce dell’amore si offuschi Fudò Myoò abbia il compito di riportare luce e pulizia.

Mi torna in mente uno degli insegnamenti che più mi colpii di Takuan Soho, e che chiunque abbia mai combattuto riconosce immediatamente.

"la mente che vede non guarda"

In un combattimento il samurai non è rivolto all’avversario, ai suoi movimenti o alla sua spada. Il samurai è rivolto all’interno.

Solo così avrà una visione totale.

Grazie Fabio! :D
Fudò Myoò è in sanscrito, Achalanath, il Maestro Immortale.
Tara è la Dea e il suo consorte, Tar, è Shiva.
Achalanath è la forma di Shiva che protegge la Legge, la Conoscenza.
Non è difficile capirlo guardando le statue e le raffigurazioni pittoriche.
Achalanath, Mahakaal e Shiva sono la stessa Persona, la stessa vibrazione.
Tara discende e porta la Luce della Conoscenza, la rivelazione che il Bello in sé, il "Senza Nome", vibra nell'anima di tutti noi.
Ma i pensieri, le emozioni negative, e le azioni che da quei pensieri e quelle emozioni vengono prodotti, sembrano appannare la Luce Originaria, ci conducono, a volte, nella notte buia della disperazione, dell'odio, dell'angoscia.
Fudò Myoò cattura i demoni dell'ignoranza e con la spada della discriminazione ci mostra la nostra autentica natura.

Immagine

Achalanath è il guardiano della "Fascia Oscura" il deserto silenzioso in cui, dopo la Morte o dopo la prima tappa del viaggio dello Yoga, al di là del chakra dei mille Petali.
Mahakaal lo chiamano alcuni, il Signore del tempo.
Terribile la sua faccia per chi non sa far risuonare il canto della Dea.
Ma per chi lo tiene a mente, Mahakaal, e cerca gli insegnamenti, luminosi, della Dea, si fa alleata, e con la grazia di un danzatore ti accompagna nel Mondo della Gioia.
Qui avrai la visione dei Cinque Dhyani Buddha, Cinque Universi meravigliosi fatti di vento, Fuoco, Acqua Terra e Spazio..
Sentirai allora il suono di quattro diversi flauti, segui il più dolce, e Tara, la dea ti aprirà le porte della sua città, il "Regno della Meraviglia".
Il "Senza Nome" crea gli universi con la Luce della Madre divina, questo dicono gli insegnamenti dei Nath, dei Sikh, della Surat Shabda, del buddismo esoterico, e ti guida verso il Mondo della Gioia, con i suoni vibranti dell'anima.
Suoni interiori ma veri, udibili, con i sensi e con il cuore.
Ronzii di api, canti di grilli e cicale e poi i cemboli, i flauti e la Vina, il liuto di narada e della Dea della Conoscenza, Sarasvati, che alcuni chiamano Tara Bianca.

Thiru Nila Kantham... Dio dalla Gola Blu...così canta Tara mentre allatta lo shiva bambino per salvarlo dal veleno della mortalità, halahala.
Thiru Nila Kantham... un suono dolce, una ninna nanna che risveglia invece di assopire, e ti mostra ciò che sei davvero, il figlio di una madre tenera e gioiosa che ti nutre di Luce.

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Con amore, P.
Ultima modifica di Paolo proietti il 20 ottobre 2014, 14:17, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Paolo proietti » 20 ottobre 2014, 14:15

mauro ha scritto:Ed un samurai che e' rivolto all'interno, e che ha quindi una visione totale, che bisogno ha di combattere? Quali sono i suoi nemici?
"... Io sono l' Universo, se mi sfidi hai gia' perso..."
Un caro saluto, Fabione.

Infatti.
I nemici sono interiori.
Non sono reali.
Incapaci di attingere alla Sorgente, la Luce della Conoscenza, si cibano della tua rabbia, della tua paura, Invidia, Gelosia, Ignoranza...
Lo fanno perché non hanno vita propria. Sono il prodotto della tua mente, dei desideri nascosti, della voglia di dividere ciò che è indiviso, da sempre, perché Uno è l'universo e tu sei Uno con lui.

ma io correggerei la tua frase (era ueshiba?)
Non "... Io sono l' Universo, se mi sfidi hai gia' perso...", ma "... Io sono l' Universo".

Shivo 'ham.

con amore, P.
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Messaggioda mauro » 20 ottobre 2014, 14:23

si mi sembra fosse lui, Paolo, ma la frase era completa come dicevo io.
certo che se "io sono l'universo... stop", e' gia' di per se sufficiente, ma aggiungere "se mi sfidi hai gia' perso" forse e' piu' suggestivo ed educativo, nel senso che non c'e' proprio niente da combattere, non vi sono nemici ne' fuori ne' dentro, se hai una chiara visione interiore di tu come "tutto".
Questa e' la mia interpretazione della frase, che era quella completa, non inventata da me... (non avrei neanche l'ardire di fare una tale affermazione...)

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 20 ottobre 2014, 14:41

mauro ha scritto:si mi sembra fosse lui, Paolo, ma la frase era completa come dicevo io.
certo che se "io sono l'universo... stop", e' gia' di per se sufficiente, ma aggiungere "se mi sfidi hai gia' perso" forse e' piu' suggestivo ed educativo, nel senso che non c'e' proprio niente da combattere, non vi sono nemici ne' fuori ne' dentro, se hai una chiara visione interiore di tu come "tutto".
Questa e' la mia interpretazione della frase, che era quella completa, non inventata da me... (non avrei neanche l'ardire di fare una tale affermazione...)


E' la parola sfida che non può esistere se sei l'Universo.
la realtà è non duale, la mano destra che si accingesse a colpire di sorpresa la mano sinistra farebbe una ben grama figura.

con amore,
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Appuntamento

Messaggioda Loto » 20 ottobre 2014, 16:29

La separazione esiste solo per chi ci crede, o quando ci si crede. Donna e uomo "possono" essere la danza dell'Energia sulla terra, una danza a due che diventano uno. Non c'é separazione tra noi e Tara, noi donne e noi uomini. Quando il mantra a Tara vibra nei nostri cuori, la carezza é quella di una madre, o di un padre che passa le dita tra i capelli di suo figlio, figlia... non é un momento di adorazione, ma di unione. Vi prego, cerchiamo di concentrarci sull'unione, il resto é una grande perdita di tempo e di energia. Attraverso la meditazione (o ciascuno a modo suo) incontriamoci questa sera tra le 7 e le 8 per l'unione.
Con amore
Loto

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Re: Appuntamento

Messaggioda Paolo proietti » 20 ottobre 2014, 17:16

Loto ha scritto:La separazione esiste solo per chi ci crede, o quando ci si crede. Donna e uomo "possono" essere la danza dell'Energia sulla terra, una danza a due che diventano uno. Non c'é separazione tra noi e Tara, noi donne e noi uomini. Quando il mantra a Tara vibra nei nostri cuori, la carezza é quella di una madre, o di un padre che passa le dita tra i capelli di suo figlio, figlia... non é un momento di adorazione, ma di unione. Vi prego, cerchiamo di concentrarci sull'unione, il resto é una grande perdita di tempo e di energia. Attraverso la meditazione (o ciascuno a modo suo) incontriamoci questa sera tra le 7 e le 8 per l'unione.
Con amore
Loto


Ci sarò, giovane dea. Come potrei mancare?
Mi ricordo ancora la prima volta che abbiamo fatto la meditazione degli occhi.
Se ti dicessi chi mi sembrava di vedere in fondo al tuo sguardo rischierei il TSO!

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Messaggioda mauro » 20 ottobre 2014, 17:17

Paolo proietti ha scritto:
mauro ha scritto:si mi sembra fosse lui, Paolo, ma la frase era completa come dicevo io.
certo che se "io sono l'universo... stop", e' gia' di per se sufficiente, ma aggiungere "se mi sfidi hai gia' perso" forse e' piu' suggestivo ed educativo, nel senso che non c'e' proprio niente da combattere, non vi sono nemici ne' fuori ne' dentro, se hai una chiara visione interiore di tu come "tutto".
Questa e' la mia interpretazione della frase, che era quella completa, non inventata da me... (non avrei neanche l'ardire di fare una tale affermazione...)


E' la parola sfida che non può esistere se sei l'Universo.
la realtà è non duale, la mano destra che si accingesse a colpire di sorpresa la mano sinistra farebbe una ben grama figura.

con amore,
P.

vero, ma la mia frase si riferiva a quanto scritto da fabio:
In un combattimento il samurai non è rivolto all’avversario, ai suoi movimenti o alla sua spada. Il samurai è rivolto all’interno.

Solo così avrà una visione totale.

quale combattimento? quale avversario?

un saluto.

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Messaggioda yoga.san » 20 ottobre 2014, 17:32

mauro ha scritto:...
quale combattimento? quale avversario?
un saluto.


perdona l'intrusione, ma, pur da praticante saltuario, mi sento di dire che l'unico possibile avversario è il peggio che è in noi stessi.
Se si ha di fronte un essere umano occorre considerarlo come un generoso specchio, e per questo va solo che ringraziato.

S.

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Re: Appuntamento

Messaggioda andrea P. » 20 ottobre 2014, 17:32

Loto ha scritto:La separazione esiste solo per chi ci crede, o quando ci si crede... il resto é una grande perdita di tempo e di energia. Attraverso la meditazione (o ciascuno a modo suo) incontriamoci questa sera tra le 7 e le 8 per l'unione.
Con amore
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Grazie Loto sarò presente, un abbraccio

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Messaggioda mauro » 20 ottobre 2014, 17:47

yoga.san ha scritto:
mauro ha scritto:...
quale combattimento? quale avversario?
un saluto.


perdona l'intrusione, ma, pur da praticante saltuario, mi sento di dire che l'unico possibile avversario è il peggio che è in noi stessi.
Se si ha di fronte un essere umano occorre considerarlo come un generoso specchio, e per questo va solo che ringraziato.

S.

yogasan ma certo... io mi riferivo solo alle parole di fabio....
lui parlava di " visione totale".
se si ha tale visione, non si ha niente e nessuno contro cui combattere...
questo solo dicevo.
noi siamo ad un altro livello... abbiamo forse una visione totale?

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Re: Appuntamento

Messaggioda fabio » 20 ottobre 2014, 17:49

Loto ha scritto:La separazione esiste solo per chi ci crede, o quando ci si crede. Donna e uomo "possono" essere la danza dell'Energia sulla terra, una danza a due che diventano uno. Non c'é separazione tra noi e Tara, noi donne e noi uomini. Quando il mantra a Tara vibra nei nostri cuori, la carezza é quella di una madre, o di un padre che passa le dita tra i capelli di suo figlio, figlia... non é un momento di adorazione, ma di unione. Vi prego, cerchiamo di concentrarci sull'unione, il resto é una grande perdita di tempo e di energia. Attraverso la meditazione (o ciascuno a modo suo) incontriamoci questa sera tra le 7 e le 8 per l'unione.
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Ci sarò.
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Re: L'onda e l'acqua

Messaggioda onofrio » 20 ottobre 2014, 17:52

Paolo proietti ha scritto:"L'anima e il cuore che hanno imparato a vedere non possono permettersi di abbassare lo sguardo"
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La dimora di Tāra è un castello di diamante, con otto colonne, quattro porte e quattro archi che si aprono su quattro terrazze.
Nelle stanze risuona il suo mantra “Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā”.
Se si va a tradurre si rimane un po' delusi:
“Tāre” è il vocativo di Tara, “OH TARA!””
"Tu" sta per “pregare qui, ora”, per cui Tuttāre diventa "O TARA TI PREGO, QUI,
ORA”.
"Ture" è il vocativo di "Tura", che significa "veloce, disponibile, pronta”.
“Svāhā” sta per omaggio, preghiera.
Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā tradotto in italiano suona più o meno così:
“OM! OH TARA! O TARA TI PREGO QUI ED ORA. A TE, LA VELOCE, RENDO
OMAGGIO”.
Non è bellissimo, diciamoci la verità, ma in ogni mantra ci sono suoni e significati
nascosti.
“Ta “o “Tām”, ad esempio è il bija mantra di Tārā, il suo “suono seme”.
“Ra“o “Ram” è il suono del Fuoco,“colui che abita nell'occhio del sole” e
impreziosisce il bianco coi colori dell'iride.
-” Chi è Tārā ?”-
Chiese una volta una di noi al "Teacher" quando lavoravo con i Tibetani:
-” She's a woman “- rispose Lobsang Jinpa - “ her name was Yeshe Dawa”-
Tārā , la “Madre di tutti i Buddha”, è l'energia creativa dell'universo.
I Tibetani la chiamano Dölma e pensano abbia il vezzo di scendere sulla terra, in
forma umana, anche due o tre volte ogni era.
La prima “Donna /Dea” fu , Yeshe Dawa, la “Saggezza della Luna”, vissuta migliaia
di anni prima di Śākyamuni.
Anche allora c'era un Buddha, un maestro illuminato che girava paesi e città a
insegnare la legge del Dharma: lo chiamavano Tonyo o Toyon Dorge.
Yeshe era una sua allieva.
Si dice fosse così bella che “il vento si fermava per guardarla e la sua voce era
così dolce che gli dei scendevano dai cieli per goderne”.
Il suo nome si sparse nei tre mondi e attorno ai fuochi, nelle sere d'estate, se ne
cantavano le gesta.
Si sussurrava fosse un'illuminata, ma una Buddha femmina non si era mai vista e un
po' per abitudine, un po' per interesse, si insegnava che solo incarnandosi nel corpo
di un uomo ci si potesse liberare dal saṃsāra, la catena delle rinascite.
Preti e yogin si riunirono per discutere il da farsi.
Cercarono nei libri antichi, ascoltarono gli oracoli, lessero gli astri ed evocarono gli
antenati.
Alla fine trovarono una soluzione.
Il più anziano andò da Yeshe, si inginocchiò e le parlò così:
- “Oh saggia Yeshe!
Luminosa come la falce della Luna e infinita come l'oceano senza sponde.
Se solo tu fossi uomo, un nuovo Buddha camminerebbe assieme a noi per la felicità
di tutte le creature.
Ti scongiuriamo!
Va in una grotta, siediti e rivolgi la tua mente al bene degli esseri senzienti.
Mutati in un uomo.
Oppure prega che, nella prossima vita, tu possa indossare vesti virili.
Solo chi ha essenza maschile può essere un un Buddha!
“-
“Saggezza della Luna” rimase in silenzio per un bel po'.
Poi sorrise, col sorriso di una Dea, e unì le dita nel gesto che insegna:
- “Ti ringrazio, ma temo che le tue parole siano frutto di un errore.
Se guardo, con gli occhi del cuore, non riesco a trovare, nell'universo intero, un solo
uomo.
E neppure una donna.
Sono solo forme, diverse tra loro quanto l'onda e l'acqua .
È vero, molti sono i Buddha che han scelto di discendere come uomo, ma sono forse
i peli sulle guance a far sbocciare il loto del Nirvana?
No, mi spiace, non farò sacrifici agli dei per assumere forma maschile.
Per il bene degli esseri senzienti, rinascerò mille e mille volte ancora in un corpo di
donna, fino alla fine dei tempi
” -
Da allora Tārā in ogni epoca discende sulla terra, in ogni epoca per dare forma fisica
alla Conoscenza.
La chiamano anche Prajñāpāramitā, o, a volte, Uṣṇīsavijayā.
Le 21 Tārā che i tibetani invocano nella preghiera del mattino, sono tutte persone,
donne in carne e ossa.
La principessa cinese Wen Cheng, detta Sitatārā o Tārā bianca, indossava vesti
candide come la neve.
Verde scuro era invece il manto di Bhrkuti, nepalese dall'animo guerriero e poi ci
sono Sitātapatrā, la “Reggitrice di Ombrello”, Khadiravaṇī , la “Dama del Bosco di
Acacie”, Mahāśītārā la “Bella tra le Belle” e Jāṅgulī, la “Signora dei Serpenti”.
Ce n'è per tutti i gusti
- “She's a Woman” – è una donna Tārā, ma è anche uno strumento per il meditante,
un Yidam ( iṣṭadevatā in sanscrito), che dorme nello spazio segreto del cuore.
Sta a noi destarla.



Con Amore,
P.



Caro Paolo,mai come in questo momento il nome Tara risuona come una melodia.

Voglio dirlo perchè si sappia quanto ha significato per me in questo momento della mia vita.
Ho appena perso mio fratello e mentre vegliavo su di lui, mi tornavano alla memoria le parole di Lama Michiel.

Compassione, tutto è vacuità e impermanenza..
Certo a leggere queste parole con la sola percezione intellettiva potrebbero risuonare vote o addirittura superficiali,ma sentendole guardando negli occhi un ragazzo più giovane di te(me) e l'intensità della vibrazione che emanavano i suoi occhi credo possa fare la differenza.

Non sono un oratore ,tanto meno un comunicatore, ma quello sguardo mi è entrato davvero dentro,
c'era davvero amore e compassione.

Non conoscevo quasi niente del mondo e delle pratiche tibetane e per caso ,entrando in quel monastero , vidi praticare da tanta gente quella che poi scoprii essere la ngalso .

Ora ho poco tempo e devo fare in fretta ma ,per farla breve , scoprii dopo che anche tu ,caro Paolo , ne eri venuto a conoscenza parecchi anni prima.
Naturalmente ci andai con Fabio in quel luogo ed era sconosciuto ad entrambi.Ma quasto credo si sappia già.

Il Lama Michiel doveva tenere una lezione su il : rifugio nel triplice gioiello, ovvero il triratna se non erro che si compone così :Buddha , Dharma , e Shanga ..

Buddha :può essere riferito alla persona del Buddha (Sakyamuni) o alla sua natura o alla più alta potenziale spiritualità presente in tutti gli esseri umani.

Dharma :gli Insegnamenti del Buddha.

Shanga :La comunità di quanti hanno ottenuto l'Illuminazione, può anche riferirsi, in senso più ampio, alla comunità di quanti praticano il Buddhismo.

Sembra ieri, pur non essendo praticanti ci fece accomodare ed iniziò l'orazione.

Ergo , prima di iniziare si mise ad emettere dei suoni incomprensibili per me in quel momento , ma col senno di poi riconobbi gli stessi nella voce di Paolo quando ci incontrammo non ricordo se la prima o la seconda volta , ed erano queste parole, perdonami se non scriverò correttamente ,ma vado a braccio : Namo guru bhe namo buddha yah namo dharma yah namo shanga yah, e poi inizio a recitare la Tara verde : om tare tuttare ture swaha..

La liberatrice che elimina ogni paura..
questo è quello che sono riuscito a pronunciare nella veglia a mio fratello.

Ricordo anche la commozione e le lacrime di Lama M. quando poi venne a sapere della morte di un suo "istruttore" amico , fratello, e ci unimmo alle loro preghiere.Ma non ho dimenticato nulla..tant'è che
in un istante ho sentito il sostegno degli occhi di Lama Michiel (e sono passati molti anni da allora), vedevo te Paolo in posizione del loto che la recitavi, mio fratello Fabio , Sandro, Gianni ,Francy, Andrea,ivana,Laura,Lamberto,Graziano,Paola.. e chissà quanti eravamo.

Senza queste emozioni,senza i tuoi e i vostri insegnamenti forse avrei decisamente sofferto molto di più.
Scusa questa sviolinata ma dovevo ringraziare tutti voi pubblicamente per le persone che siete davvero e non per quelle che si vuole dipingere.

Il vissuto non può conoscere veleni di sorta!!!!!
Sai che sono restio a scrivere , ma non ho altro mezzo per cercare di arrivare al cuore di chi non ha la fortuna che ho avuto io

umilmente...
1abbraccio.
I MINUTI
sono più importanti degl'anni..


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