Inno a Kali

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Marco Rotonda
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Inno a Kali

Messaggioda Marco Rotonda » 4 giugno 2008, 21:24

Salve gente...
ormai alcuni di voi hanno notato che mi sono rimesso ogni tanto a scrivere qualcosa...
quando ho riaperto il sito dopo mesi mi ha colpito la richiesta di informazioni sul mantra Krim...
Questo mi ha un po' scosso... sia perchè lo recito sia perchè mi ero ripromesso di fare un po' d'ordine relativamente a questo argomento un paio di anni or sono ma poi era passato nel dimenticatoio...

Ebbene questo w/e mi sono messo di buona lena e mi sono fatto un programma... uno sloka a settimana...
Quello che sto facendo mi ha richiesto un po' di tempo sia nel reperire le fonti sia nella elaborazione...
Per le fonti: dopo varie peripezie sono riuscito a trovare pubblicato (nella versione più corretta) una versione dell'inno a Kali in devanagari con traduzione in hindi... Poi la traduzione di Woodroffe in Inglese ma senza versione originale...
Quello che sto facendo è mettere insieme i vari pezzi... cioè prima la versione in devanagari, poi la traslitterazione (secondo lo IAST), poi la traduzione in italiano della versione di Woodroffe (che, come ho già detto in un altro post non esiste in Italia)...

Una nota dolente viene per l'elaborazione... o il mezzo sul quale la sto facendo... purtroppo o per fortuna ho un mac... e ci sono seri problemi di compatibilità con i font in devanagari...
Ho chiesto una mano al mitico Ganesha ma, purtroppo, non c'è nulla da fare... o almeno io al momento non so come fare altrimenti...

Volevo mettere il tutto qui sul forum ma come faccio copia e incolla risulta in una serie incomprensibile di segni...

Quindi per chiunque fosse interessato può chiedermi il tutto e glielo spedisco in pdf con grande piacere...


un abbraccio... :mrgreen:

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...

Messaggioda cico » 5 giugno 2008, 12:56

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Messaggioda Marco Rotonda » 5 giugno 2008, 18:06

Grande cico!
alla fine ce l'ho fatta!!! buona lettura...
fatemi sapere eventuali errori/orrori...



श्रीकाली-कर्पूर-स्तवः

shrīkālī-karpūra-stavah


Inno a Kālī



Basato sulla traduzione di John Woodroffe e commento di Vimalānanda-Svāmi



कर्पूरं मद्यमान्त्य-स्वर-पर-रहितं सेन्दु-वामाक्षि-युक्तम् :
बीजं ते मातारेत् त्रपुर-हर-वधु! त्रिः कृतं ये जपन्ति ।
तेषां गद्यानि पद्यानि च मुख-कुहरादुल्लसन्त्येव वाचः
स्वच्छंदं ध्वांत-धाराधर-रुचि-रुचिरे! सर्व-सिद्धिंगतानां ।।

1
Karpūraṁ madhyamāntya-svara-para-rahitaṁ sendu-vāmākṣi-yuktam
Bījaṁ te mātāret tripura-hara-vadhu! Trih kṛtaṁ ye japanti.
Teśāṁ gadyāni padyāni ca mukha-kuharādullasantyeva vācah
Svacchaṁdaṁ dhvāṁta-dhārādhara-ruci-rucire! Sarva-siddhiṁgatānāṁ.


Verso 1
O Madre1 e Sposa del Distruttore delle tre città2, coloro che recitano3 per tre volte il Bija4 formato dall’omissione da Karpūra delle vocali e delle consonanti di mezzo e l’ultima, aggiungendo Vāmākṣī e Bindu5, la pronuncia del quale, sia in poesia che in prosa, come quell’uomo che ha ottenuto tutti i poteri6, emette una sicurezza con tutta facilità dalla cavità della bocca, o Tu dalla meravigliosa arte con la bellezza delle nuvole7 scure cariche di pioggia.

Commento

“O Madre”
La radice Mā = misurare, al quale si aggiunge il suffisso tṛch = Mātṛ: si intende “Colei che misura o elargisce”; “Colei che concede il godimento a seconda che il Sādhaka si stia liberando dai desideri o ne sia libero”.

“Sposa del Distruttore delle tre città”
Le tre città sono i tre corpi: grosso, sottile e causale. Lei è la Śakti di Colui che concede la Liberazione da questi corpi. Come il detentore del Potere (Śaktimān) e il Suo Potere (Śakti) sono tutt’uno, è Lei che garantisce tale Liberazione. La Kaivalya-Upaniṣad dice: “Dall’Ātmā, la radice, la beatitudine, guardando su tutto ciò che è simile, che dimora nelle tre città, è nato il mondo multiplo e vario e in Lui queste tre città si fondono”.

“Coloro che recitano”
Significa meditare come se si fosse una cosa sola con l’Ātmā del Sādhaka. Il Kālikā-Śruti dice: “Uno dovrebbe sempre pensare all’Ātmā come a Kālī. Coloro che lo fanno conseguono il Puruṣārtha quadruplo che lo vogliano direttamente o meno”. Il Todala-Tantra dice: “O Devī, K concede il Dharma, R concede il Kāma, Ī concede Artha e M concede la Mokṣa. O amata, la recita di questi combinati concede il Nirvāṇa Mokṣa”.

“Questo (Etat)”
Il tuo aspetto Sattva saccidānanda denotato dal Bīja “Krīṃ”.

“Per tre volte (Trihkritang)”
Questo è il triplo aspetto Sāttvika, Rājasika, Tāmasika.

“Bīja”
Denota l’aspetto nel quale Tu sei l’artefice della Causa del Mondo. Sebbene come Saccidānandarūpinī Tu sei artefice di Nirguṇa quando libera da Māyā, caratterizzata dal Karma di Jīvas e Kāla, Tu sei diventata il seme nella creazione del mondo, al qual tempo Jīvas devono gioire del frutto del loro Karma. Nella Devīgītā, la Devī dice: “Quindi Io che sono Ātmā, Cit, Para-brahman e chiamato l’ ‘Uno’ assumo l’aspetto di Bīja (seme) attraverso l’unione con la Mia stessa Śakti. Il corpo causale del quale ho già parlato a suo tempo è Avyakta, nel quale il mondo esiste come seme (Bīja), dal quale deriva il corpo sottile”.

“Karpūraṁ”
Saguṇa-Brahman, il Kalpaka o il forgiatore del Mondo.

“dall’omissione”
Omettendo da Mūlaprakṛti composta dai Guṇas Sattva, Rajas e Tamas il Rajas Guṇa di mezzo che è Ū e l’ultimo Tamas Guṇa che è M. E’ dunque composto di solo Sattvaguṇa. Il Jñānasaṁkalini-Tantra dice: “A è Sāttvica, U è Rājasa, M è Tāmasa. Prakṛiti è queste tre”.

“Aggiungendo”
Potente per dare Nirvāṇā Mokṣa e da Māyā per elargire i desideri dei Sādhakas; e nel quale predomina il puro Sattvaguṇa. Il Tantra Kalpadruma dice: “K nel conto della sua brillantezza è Citkalā, Jñāna. Associato con la focosa lettera (R) Lei è di buon augurio e piena di tutti i Tejas. Come ‘I’ Lei esaudisce i desideri ai Sādhakas. Come Bindu Lai elargisce Kaivalya”.

“Bellezza delle nuvole scure”
Tu che vi dovresti meditare come di un colore scuro (Nīla) perché la tua arte Cidākāsa e possiedi il compatto Tejas Śuddhasattvaguṇa. Nel Nirvāṇa Prakaraṇa di Yogavāśiṣṭa si dice: “Poiché Śivā è Vyoma Lei è vista come nera”. Tripurāsārasamuccaya dice: “Come vi è Liberazione, Lei, che è raggiunta per devozione (Bhakti), dovrebbe essere meditata come il cielo stesso libero dalle nubi”.


Note:
1 La Madre Divina del Mondo nel Suo aspetto di Dakṣiṇa kālikā, cioè la concedente benefica del Nirvāṇa. Il Kālikāhṛdaya dice: “Venero Kālī la Distruttrice di Kāla il Risplendente, che è il Bīja Krīm, che è Kāma, che è oltre Kāla e che è Dakṣiṇakalika”. Il Gandharva-Tantra dice: “Hrīm, mi inchino alla Mahādevī che è Turīya e Brahman. Colui che si ricorda di Lei non sprofonda nell’oceano dell’esistenza”. Candī dice: “ O Tu il cui Corpo è puro Jñāna, che hai tre occhi divini, che indossi la luna crescente, a Te m’inchino per l’ottenimento di tutto il bene”.

2 Śakti di Maheśa che ha distrutto le Asura chiamate Tripura (Tri=tre; Pura=città) insieme alle sue tre città in Paradiso, Terra e regioni Inferiori.

3 Recitano (Japanti); ripetere rapidamente con la mente fissata sul significato del Mantra. Letteralmente “fare Japa”. La parola “recitare” è usata impropriamente in quanto mānasa Japa è un’azione puramente mentale e nel Japa di ordine successivamente inferiore (Upāṁśu) c’è il solo movimento delle labbra ma nessuna pronuncia.

4 Il mantra “seme”. Bīja significa seme, per questo causa del corpo del Mantra. Secondo il Nityā-Tantra, Mantras sono di quattro tipi – Pinda, Kartarī, Bīja, e Mālā a seconda del numero di sillabe; crf. “The Garland of Letters” di Jonh Woodroffe.

5 Cioè, Karpūraṁ, meno le vocali a, ū, a, e le consonanti pa e ram=Kṛ+Vāmākṣi (“L’occhio sinistro” o la vocale lunga ī), con il Nādabindu sovraimposto=Krīṁ che esaudisce tutti i desideri (Tantrasāra), è il Mantrarāja (Śyāmārahasya-Tantra). Il Tantrarāja dice: “La lettera Ka è la Sua forma”.

6 Siddhi o successo. Siddhi è ciò per cui ci si è sforzati (Sādhya) e il risultato del sādana, l’allenamento delle più alte facoltà fisiche e spirituali. Include gli otto grandi poteri, Aṇimā, Laghimā, ecc., il potere del moto e sospensione nello spazio, e gli altri menzionati nel Skanda Purāṇa e altre opere. La Devī è Essa stessa Mahāsiddhi (Lalitāsahasranāmam, v. 55).

7 Dhvāntadhārādhararucirucire. Come le nuvole scure, che versano pioggia come nettare, rinfrescando la terra bruciacchiata dai raggi del sole, così fai Tu, versando il nettare di Sua Grazia, donando l’immortalità ai Sādhakas tormentati dalle tre forme di pena (Ādhyātmika, Ādhibhautika, Ādhidaivika). Il Rudrayāmala dice: “Devī è la suprema Śakti e libera da tutte le difficoltà. Lei è nera con il fulgore di un milione di soli ed è raffreddante come un milione di lune”.

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Messaggioda Marco Rotonda » 15 giugno 2008, 22:47

Ho saltato una settimana... :?

:roll:

Ma spero che sia lo stesso... ecco il secondo sloka... :mrgreen:


ईशानः सेन्दु-वाम-श्रवण-परि-गतो बीजमन्यन्महेशि,
द्वन्द्वं ते मंद-चेता यदि जपति जनो वारमेकं कदाचित् ।
जित्वा वाचामधीशं धनदमपि चिरं मोहयन्नम्बुजाक्षी-
वृन्दं चन्द्रार्द्ध-चूडे! प्रभवति स महा-घोर-शावावतंसे ।।


2
Īśānaḥ sendu-vāma-śravaṇa-pari-gato bījamanyanmaheśi,
dvandvaṃ te maṃda-cetā yadi japati jano vāramekaṃ kadācit.
Jitvā vācāmadhīśam dhanadamapi ciraṃ mohayannambujākṣī-
vṛndaṃ candrārddha-cūḍeḷ prabhavati sa mahā-gora-śāvāvataṃse.



Verso 2

O Maheśi1, persino colui che è povero di mente2 ogni volta che recita anche per una sola volta un altro dei Tuoi Bīja per due volte, composto di Īśana3, e Vāmaśravaṇa4 e Bindu5; quindi, o Tu che hai grandi e formidabili orecchini a forma di freccia6, che porti sulla Tua testa la luna crescente, una persona del genere diviene pieno di poteri7, avendo conquistato persino il Signore della Parola8 e Colui che elargisce la Ricchezza9, ed affascinato innumerevoli giovani donne dagli occhi di loto.

Commento


“Maheśi”

Possessore del grande Potere di creare, perseverare e ritirare.


“Ogni volta” (Kadācit)

Il Durgārāma-Siddhāntavāgiśa è dell’opinione che con l’uso di Kadācit si intende che a differenza di altri Karma religiosi, che possono essere effettuati solo in uno stato di purezza (Śuci), il Japa del Mantra di Kālī può essere fatto in ogni momento sia che si sia in uno stato di purezza che no (Śaucāśauca-kāla). Qui dice che uno non dovebbe officiare l’adorazione se c’è una nascita o una morte in casa. Il Tantra-Śāstra dice che dovrebbe fare il Japa del Mantra, sia che uno sia nello stato di purezza che meno, e anche camminando, restando in piedi o dormendo.


“Recita” (Japati)

Meditare su.


“Di aspetto duale” (Dvandvam)

Avendo l’aspetto duale di Śiva-Śakti. Il Tantra-Śāstra parla del Re dei Mantra generato dall’unione di Śiva e Śakti.


“Un altro Bīja” (Bījamanyat)

Il Suo apetto causale (Kāraṇa) che è il Bīja Hūṁ. Nell’Yāmala si dice: “E’ con il doppio Śabdabīja (che è Hūṁ) che Lei si svegliadalla massa del Śabda”.


“Īśāna”

E’ Īśvara. Kaṭhopaniṣad dice: “Puruṣa è della misura di un solo pollice. Egli è come un fuoco senza fumo, l’Īśana è sempre stato e sarà. Egli è oggi ed Egli sarà domani. Questo è Quello.” Indu è immortalità. Vāmaśravaṇa è il potere concedere la parola e di attrarre le forme (Rūpa). Il Tantrābhidāna dice: “Ū è Bhairava, sottile Sarasvatī... attrattore delle forme”.
Chi lo fa garantisce la liberazione dal Nirvāṇa. Il Mahānirvāṇa-Tantra dice: “La fronte di colei che è Nityā, Kālarūpā, Arūpā e Śiva Stesso è segnata con la luna nel segno dell’immortalità”.


“Indossi la mezza luna” (Candrārddhacūde) “Orecchini”

I suoi orecchini (cose molto preziose) sono formati da due Sādhakas che sono come Maheśvara e semplici come bambini; cioè semplici come Sādhakas bambini che hanno vera conoscenza sono cari a Lei. Nel Vivekacūdāmaṇi si dice: “Come un bimbo che gioca con i giocattoli e non fa caso alla fame e alle altre pene così l’uomo saggio gioca, felice, senza attaccamenti e senza sè”. Un Sādhaka del genere ottiene tutte le forme della conoscenza e le ricchezza e può affascinare il mondo intero.


(Mahāghorabālāvataṁse)

Esiste comunque un’altra lettura data dalla Durgārāma-Siddhāntavāgīśa cioè Mahāghorābāṇāvataṃsa, che sarebbe i cui orecchini sono formati da orribili frecce (Bāṇa).

Note

1 Śakti o Mahśa il Signore persino di Brahma, Viṣṇu e Rudra. La Devī come Īśvari (Colei che impartisce le regole) dell’Universo e Sposa di Nirguṇa Maheśvara. Īśvara, secondo la Liṅga Purāṇa, quand’è associata con Tamas, è Rudra il Distruttore; con Rajas, il nato dall’uovo d’oro, Brahmā; e con Sattva, Viṣṇu.
2 Mandacetāh è colui che non è capace della devozione ai Suoi piedi di loto secondo il Commentatore K.B.; come il Brahmāṇḍa-Purāṇa dice, si espiano tutti i peccati dal ricordo dei piedi della Suprema Śakti.
3 Cioè Ha.
L’ “orecchio sinistro”, o la vocale lunga ū.
5 Nāda-bindu: cioè H+ū+ṁ = Hūṁ Hūṁ. Colui che fa il japa di Hūṁ è più lodevole di Deva o Asura (Viśvasāra-Tantra) (K.B.)
6 Indossati da Kālī: da leggersi Bāṇa al posto di Bāla (vedere commento)
7 Viśvasāra.
8 Bṛhaspati, Guru dei Devas. 
9 Dhanada, cioè Kubera, il Signore della Ricchezza, Re di Yakṣas; secondo alcuni il sole, secondo altri il nipote di Pulastya (cfr. Muir, O.S.T. iv, 481, v, 488; v, 483; i, 492).

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Messaggioda Marco Rotonda » 23 giugno 2008, 11:53

Ecco il terzo... buona lettura...



ईशो वैश्वानरस्थः शश-धर-विलसद्-बाम-नेत्रेण युक्तो,
बीजं ते द्वन्द्वमन्यद्-विगलित-चिकुरे कालिके! ये जपन्ति ।
द्वेष्टारं घ्नन्ति ते च त्रिभुवनमभितो वश्य-भाबं नयन्ति,
सृक्क-द्वन्द्वास्र-धारा-द्वय-धर-वदने! दक्षिणे कालिके च ।


3
Īśo vaiśvānarasthaḥ śaśa-dhara-vilasad-bāma-netreṇa yukte,
bījaṁ te dvandvamanyad-vigalita-cikure kālike! ye japanti.
dveṣṭāraṁ ghnanti te ca tribhuvanamabhito vaśya-bhābaṃ-nayanti,
sṛkka-dvandvāsra-dhārā-dvaya-dhara-vadane! dakṣiṇe kālike ca.



Verso 3

O Kālikā, o Kālikā1 di buon augurio coi capelli scapigliati2, dai lati della cui bocca scorrono due rivoli di sangue3, coloro che recitano un altro Suo doppio Bīja composto da Īśa4, Vaiśvānara5, Vāmanetra6, e il lustroso Bindu7, distruggonno tutti i loro nemici, e sottomettono i tre mondi8.

Commento

“Kālikā”

Ka è Brahmā, Ā è Ananta, La è Ātmā dell’universo, I è sottile, Ka è Brahmā, Ā è Ananta (Tantrābhidāna). Per questo è detto che Mahādevi è il sottile, l’Ātmā senza inizio e senza fine dell’universo. “Lui che è Brahman senza inizio e senza fine”. Nell’Asitāstotra all’interno dell’Adbhutarāmāyaṇa Śrī Rāma viene detto: “Mi inchino al Suo aspetto che è Puruṣa senza inzio e fine, il Kūtastha superiore non manifestato (al Suo aspetto) come Prakṛti, l’Ātmā dell’universo che appare in forme multiple e differenti”.
[Il Durgārāma-Siddhāntavāgīśa deriva la parola Kālikā come segue: “Egli che dissolve (Kālayati) il mondo è (Kāla o Śiva). E Lei che brilla (Dīvyati) che gioca (Krīdati) con Lui è Kālikā. Kāla+ikan+a=Kālikā.]


“Coi capelli scapigliati” (Vigalitacikure)

Cioè uno che è libero da tutto le Vikāras come l’amore per la cura dei capelli e così via.


“Rivolo di sangue” (Asradhārā)

Questo sangue indica (il rosso) Rajas Guṇa. Mahādevī è senza questo, Lei è Śuddha-sattva-guṇa.


“Recita” (Japati)

Meditare su.


“Di aspetto duale” (Dvandvaṁ)

Il Bīja Hrīṁ è sia Śiva che Śakti. Nel Devīgītā Mahādevī si dice: “H è il corpo grossolano, R è il corpo sottile, Ī è il corpo causale. Io sono Hrīṁ il Turīya”.


“Īśa”

Che è l’aspetto del Bīja sottile.


“Vaiśvānara”

Che è pieno di tutti i Tejas.


“Vāmanetra”

Cioè con Māyā consistente di puro Sattva-Guṇa.


“Indu”

Cioè la Śakti che dona immortalità.


“Dakṣiṇē sillabata tre volte”


Dakṣinē è Dakṣiṇa al vocativo, e l’ultimo è l’aspetto Saccidānanda che garantisce Kaivalya ed è indicato dal Mantra trisillabato. Il Nirvāṇa-Tantra dice: “Il figlio del Sole (Morte) si è stabilito a sud (Dakṣiṇa). Il nome di Kālī lo fa fuggire in tutte le direzioni con paura. Quindi Lei è chiamata Dakṣina nei tre mondi”. Il Kāmākhyā-Tantra dice: “Come ricompensa (Dakṣiṇa) data alla fine di un rito, lo fa essere fruttifero e dona la Liberazione, così questa Devī concede il frutto di tutti i Karma e quindi Lei è chiamata Dakṣiṇa-Kālī”. Lo stesso Tantra dice anche: “Puruṣa è a destra (Dakṣina) e Śakti a sinistra. La sinistra conquista la destra e diventa elargitrice della grande Liberazione. Quindi Lei è chiamata Dakṣiṇakālī nei tre mondi”.
[Durgārāma interpreta queste parole nel modo seguente: Dakṣiṇe tryakṣare ati (by Saṁdhi tryakṣare’ti) cioè Dakśiṇe ati tryakṣare. Come Upasargas possono spostare la loro posizione “ati” è stato spostato nel verso seguente Tryakṣare. Atitryakṣara significa Atikrāntah (Adhahkṛtah o posizionato sotto) Tryakṣarah (Śiva) yayā (dal quale) Lei: cioè, Lei che ha posizionato Śiva sotto di sè. Il tutto quindi significa: “O Dakṣiṇe che stai sopra Śiva”. Tryakṣara letteralmente significa l’uno con tre lettere che è Praṇava (Oṁ) ed è usato per Śiva. Il Mahiṁnastotra (crf. “La grandezza di Śiva”) chiama Śiva “Oṁ” e un altro Stotra Lo chiama Trvakṣaramaya.
Lo stesso commentatore dice inoltre che esiste una differente interpretazione per Dakṣiṇe tryakṣareti, cioè, Dakṣiṇe Kālike’ti che spiega in due modi: (a) Dakṣiṇe Kālike’ti = Dakṣiṇe Kālike ati = Dakṣiṇe atikālike. L’ultima parola è il vocativo di Atikālikā che significa Atikrāntā (Sadṛśikritā, fatto simile a) Kālikā (Meghajālaṁ; un banco di nuvole) yayā (dalle quali) Lei - Sarebbe a dire: Lei che appare simile a un banco di nubi; quindi l’intero significato: “O Dakṣiṇe che hai l’apparenza di un banco di nubi”. (b) Dakṣiṇe Kāliketi = Dakṣiṇe Kālike iti che significa “O Dakṣiṇa Kālikā”. La parola “iti” è Svarūpārthaka che semplicemente indica che a Lei ci si riferisce come Dakṣiṇa Kālikā. Esempi di elisione della “I” dopo la “E” in Saṁdhi sono Śakuntaleti e Meghajāle’pi Kāliketi].

note:
1 La Devī. Vedere il Mahānirvāṇa-Tantra, cap XIII e IV, verso 31: “Alla dissoluzione delle cose è Kāla che divorerà tutto, e per questo motivo Lui è chiamato Mahākāla; e, finchè Lui non divorerà lo stesso Mahākāla, è Lui che è la suprema primordiale Kālikā”.
Kālikā è Brahmarūpiṇi (V).
2 Vigalitacikure, come è venerata nāyikā, vedere commento.
3 Sṛkkadvandvāsradhārādvayadharavadane. Kālī che è reappresentata come aver divorato la carne dei demoni. Il Mahānirvāṇa-Tantra, cap XIII, verso 9, dice: “Dato che Lei divora tutta l’esistenza, dato che Lei mastica tutte le cose esistenti con i suoi feroci denti, quindi, un corpo di sangue è immaginato essere l’abbigliamento della Regina dei Devas. Esotericamente il sangue è Rajas Guṇa.
4 Cioè Ha, crf, Kāmadhenu-Tantra, cap II; e Prānatoṣiṇī, 53 e segg.
5 Signore del Fuoco, il cui Bīja è Ra.
6 “Occhio sinistro”, la quarta vocale lunga ī.
7 Nāda-bindu; il Bīja è dunque H+r+ī+ṁ= Hrīṁ Hrīṁ. Nello Svatantra-Tantra Ha (Vyoma) è detto per denotare manifestazione; Ra (Vahni) è involuzione; e Ī mantenimento dei mondi.
8 La Terra e i mondi superiore e inferiore (vedere il Viśvasāra-Tantra e Phetkariṇī-Tantra). Tribhuvanaṁ, cioè Devas, Uomini, Nāgas, e così via che abitano Sarga (Paradiso), Martya (Terra), e Pātāla (mondo degli inferi).

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Messaggioda Lakshmi » 9 luglio 2008, 10:45

Ciao Marco,
ho cercato ma non ho trovato la melodia per cantarla.
Sai dove si puo' trovare?
Grazie mille :D
Lakshmi

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Messaggioda Marco Rotonda » 9 luglio 2008, 13:50

Sinceramente no... a me me l'hanno insegnata... se vuoi te la posso cantare io :shock: ma non so con che risultati...

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Messaggioda Lakshmi » 10 luglio 2008, 8:31

Grazie dell'offerta Marco, mi piacerebbe un giorno sentirla cantare.
Riti e canti sono nutrimento per me.
Chissa' se questo testo ha un suono dolce come il Shiva Mahimna o Vishnu Sahasranam, o forte e deciso come il Rudram.

Per cosa si canta in genere? Durante Navaratri?
Un giorno specifico della settimana, del mese, con un certo aspetto lunare?

Qualche esperienza che ti piacerebbe condividere su MahaKali?

Grazie :)
Lakshmi

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Messaggioda Marco Rotonda » 14 luglio 2008, 18:35

Prima mi scuso perchè sono rimasto un po' indietro... ma credo di recuperare...

Per quanto riguarda la tua domanda lo canto tutte le mattina nella puja... prima del japa...

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Messaggioda Marco Rotonda » 24 luglio 2008, 14:59

Mi devo scusare ancora per il ritardo nel procedere con la traduzione ma ho dei problemi col testo originale e non vorrei compiere strafalcioni... mi sto sentendo con un amico in India per delle correzioni e approfondimenti ma esistono alcune versioni differenti e stiamo cercando la migliore possibile...

Saluti

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Messaggioda Marco Rotonda » 30 agosto 2008, 22:52

Alla fine ce l'ho fatta... :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
scusate il ritardo ma sono stato un po' inkasinato...

buona lettura




ऊर्घ्व वामे कृपाणं कर-कमल-तले छिन्न-मुण्डं ततोऽधः,
सव्येऽभोतिं वरं च त्रि-जगदघ-हरे! दक्षिणे कालिके च।
जप्त्वैतन्नाम ये वा तव मनु-विभवं भावयन्त्येतदम्ब,
तेषामष्टौ करस्थाः प्रकटिन-रदने! सिद्धयस्त्र्यम्बकस्य।


4
ūrghva vāme kṛpāṇaṃ kara-kamala-tale chinna-muṇḍaṃ tato ‘dhaḥ,
savye ‘bhotiṃ varaṃ ca tri-jagadagha-hare! dakṣiṇe kālike ca.
japtvaitannāma ye vā tava manu-vabhavaṃ bhāvayantye tadamba,
teṣāmaṣṭau karasthāḥ prakaṭana-radane! siddhyastryambakasya.



Verso 4

O Distruttrice dei peccati dei tre mondi, Kālikā propizia1, che nella Sua mano superiore sinistra come un loto tiene una spada2; e nella mano inferiore sinistra una testa mozzata3; che con la Sua mano superiore destra fece il gesto che scaccia la paura4, e che con la Sua mano inferiore destra garantisce i doni; colui che, o Madre dai grandi denti sporgenti5, recitando il Tuo nome, meditando in questo modo6 nella grazia del Tuo mantra, possiede gli otto grandi poteri7 dell’Uno dai Tre Occhi8 nei palmi delle sue mani9.

Commento

“Spada” (Kṛpāṇam)

La spada è conoscenza (Jñāna) attraverso la quale i vincoli dell’ignoranza del Sādhaka libero dai desideri si sono staccati. Vedere il Śivadharmottara.


“Testa mozzata” (Chinna-muṇḍaṁ)

La testa umana è la sede del Tattvajñāṇa libero dagli attaccamenti.


“Aspetto terribile” (Prakatita-vadane) (NdT: utilizzata la versione Prakatita-radane “denti sporgenti”)

I suoi bianchi denti indicativi del bianco Sattva-Guṇa automanifestantesi colpiscono la rossa lingua rotolante indicativa del Rajas Guṇa e sopprimono sia il Rajas che il Tamas col Sattva.


“Mantra prezioso” (Manu-vi-bhavaṁ)

I tre Bīja “Krīm” rappresentano l’aspetto Cidghana della Devi, i due Bija “Hūm” l’aspetto Sattva-Guṇa e i due Bija “Hrīṁ” l’aspetto Rajah-pradhāna-sattva-Guṇa.
[Durgārāma-Siddhāntavāgīśa lo spiega nei seguenti differenti modi: a) Manuvibhava = la Vibhava o Saṁpatti (possessione preziosa) di Manu o Mantra. Questa possessione preziosa è il nome nel caso vocativo “Dakṣiṇe Kālike”. Il significato del passaggio quindi è che coloro che recitano il Suo nome Dakṣiṇe Kālike, che è la preziosa possessione dei Mantra, e medita su questa Tua apparenza possiede i Poteri e così via. b) Manuvibhava è il Vibhava di Manu che è il Mantra di Kāli di ventidue sillabe. Questa possessione è il nome Dakṣiṇe Kālikā. c) Manuvibhava = Manu (Mantra) vibhava (Ghataka) del quale (il corpo della Devi) è il corpo del quale il Mantra è il generatore. I corpi delle Devatā sono pronunciate dai loro Mantra. Il passaggio quindi significa che colui che recita il Suo nome Dakṣiṇe e Kālikā e medita su questa sua apparenza generata dal Mantra possiede le virtù menzionate sopra].
Vedere l’ultimo verso.


Kālikā (Kālike)
“l’Uno dai Tre Occhi (Tryaṁbaka)”

[Lo stesso commentatore (Dugārāma) offre tre spiegazione del termine Tryaṁbakausato per Śiva: a) Colui che ha tre Aṁbakas o occhi è Tryaṁbaka, b) Colui che ha tre Madri o Aṁbās è Tryaṁbaka. Il Kālikapurāṇa dicono: “Dato che Hara è nato da tre Madri, egli è noto, tra gli altri Deva, col titolo di Tryaṁbaka. c) Il Todala-Tantra dice: “la Vidyā-Bhuvaneśvari è in Cielo, in Terra e nel regno dei Morti (Pātāla). Colui che si delizia nella Devi come tre volte in tre posti è chiamato Tryaṁbaka. Lui è con la Śakti ed è adorato in tutti i Tantra”].


Note:
1 Dakṣiṇe, la benefica concedente del Nirvāna.
2 Khadga, viene così chiamata la peculiare pesante spada con la lama ricurva in punta usata per decapitare gli animali sacrificali.
3 La Devī è la distruttrice dei malvagi.
4 La Devī è la dissipatrice di tutte le paure e ne fa il mudrā con la Sua mano. La mano superiore destra fa il gesto che dissipa la paura o il gesto che assicura sicurezza (Abhayamudrā) e con la mano inferiore destra fa il gesto che elargisce i doni (Varamudrā). (V). Il Sādhākā ricerca l’assenza di paura, che è il grande dono della Dea, che è Bhayāpahā, “rimuovitrice di paura”. “Se sei ricordata in tempi di difficoltà, Tu porti via ogni paura” (Mārkaṇḍeya-Purāṇa). Allo stesso tempo è Lei che riempie l’ignorante col terrore (Paśuloka-bhayaṁkarī) - cioè coloro che sono privi della conoscenza della non-dualità, poichè “la paura viene quando c’è dualità” (Br. Up. 1-4-2, Lalitā, v.99).
5 (NdT: ho usato qui l’espressione “dei denti sporgenti” invece che “dalla bocca aperta” in quanto nel testo da cui stiamo traducendo viene utilizzata l’espressione Prakatita-radane invece che Prakatita-vadane, crf. seg.)
Prakatita-vadane (vedere “Daśa-Mahāvidya Upāsanārahasya”, di Prasanna-Kumāra-Śāstrī). Vimalānanda legge Prakatitaradane, cioè con grandi denti sporgenti. Il Yoginī-Tantra dice: “Suprema eterna, dai larghi denti, imbrattata di sangue”. Il Tārākalpa parla di “Syāmā del colore di una nuova (appena formata) nuvola, col seno abbondante, terribile con i denti sporgenti. (V).
6 Come indicato, Krīṁ Krīṁ Krīṁ Hūm Hūm Hrīṁ Hrīṁ che con Dakṣiṇē fanno dieci sillabe.
7 Siddhi - cioè Aṇimā, Laghimā, Garimā, Prāpti, Prākāṁya, Īśitva, Vaśitva, Kāmāvasāyitā; i potere di diventare piccolo, grande, pesante, leggero, ecc., che sono poteri inerenti Īśvara e che sono ottenibili dagli Yogī che diventano Īśvara e di nuovo Āiśvarya. Dalla realizzazione del sè, quello stato divino che è il Sè universale viene manifestato così come le otto manifestazioni del potere divino.
8 Tryaṁbaka o Śiva. Secondo il Commentario di Tarkālaṁkāra sul Mahānirvāṇa-Tantra, Tryaṁbaka significa il padre dei tre Devas, Brahmā, Viṣṇu e Rudra. Il Ṛgvidhāna lo usa come equivalente a Mahādeva. Il Mahānirvāṇa-Tantra dice: “Come Lei controlla l’intero universo, che è il prodotto del tempo, con i Suoi tre occhi - la Luna, il Sole, il Fuoco - quindi Lei è dotata di tre occhi” (Ullāsa xiii, verso 8). La Luna, il Sole e il Fuoco sono l’Icchā, Kriyā, Jñāna e le altre Śakti (vedere il Ṣatcakranirūpaṇa di Pūrṇānaṇda-Śvāmī) e “Il Potere del Serpente”.
9 “Da colui che porta un fiore il suo odore è goduto senza cercarlo. Da colui che guarda su se stesso come il Sè universale i poteri (di Brahmā, ecc.) sono goduti” (Commentario di Sureśvarācārya al decimo Śloka di Dakṣināmūrti Stotra).


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