Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

lo yoga regale o yoga della mente, Patanjali
Fabio 3-ò
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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 28 agosto 2016, 16:07

Molto profondo.. sto cominciando a capire molto più rispetto che ad inizio argomento. Grazie a tutti!!!

Ventus
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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Ventus » 29 agosto 2016, 13:48

Sono d’accordo con AT. Del resto quando si parla di “verità” in certi contesti per così dire “spirituali” quella verità dovrebbe essere una sorta di veste o di determinazione del “Bene”. La verità come semplice rispecchiamento di una frase o di un fatto (che poi se entra in discussione diventa pur’esso una frase), rimane una cosa meccanica e non garantisce affatto il bene, che dovrebbe essere più importante della verità secca.

Quando un nazista domanda “ha visto Anna Frank?” una persona orientata al bene risponde “no” o se è il caso “non so chi sia”. Se invece si ferma a una semplice “verità” del momento e dice “sì, sta là” è un idiota.
Quando i nazisti ordinarono a un re europeo, mi pare fosse il re di Danimarca, di far mettere la stella gialla a tutti gli ebrei del suo territorio, lui disse che in quel caso quella stella l’avrebbe indossata anche lui (cosa che sarebbe stata una bugia, perché lui non era ebreo). Ma le conseguenze di quel gesto del buon re, di quella semplice intenzione di dire una bugia “buona”, furono che i nazisti non insistettero (certo per loro convenienze intorno all’opinione pubblica...), e la Danimarca non conobbe questo obbrobrio. (Vado a memoria e potrei sbagliarmi, ma se anche questa storia fosse inventata, sarebbe comunque educativa).

Nella cultura giuridica latina esiste il principio “strictum ius, maxima iniuria”. E anche nei codici moderni e civili esistono regole per aiutare la interpretazione discrezionale del magistrato, proprio per consentirgli di non fermarsi a un “giudizio strettamente e ottusamente corretto” ma di “giudicare bene”.

C’è un aneddoto famoso in qualche scrittura buddista. Un padre vede che la sua casa, con i suoi figli piccoli che giocano dentro, sta per essere avvolta dalle fiamme. Sa che se gridasse “uscite che la casa sta per incendiarsi” non verrebbe ascoltato e i figli morirebbero. Allora grida “venite, vi faccio salire sul calesse” e i bambini si precipitano subito in cortile, salvandosi. Magari quel papà non vuole farlo, o magari non ha nemmeno il calesse, insomma sa che sta dicendo una bugia, eppure quello è il “mezzo abile” che salva i bambini. Ed è questa la cosa più importante.

Anche riguardo alle capacità personali, oggi ci sono iniziative che aiutano a svilupparle in modo straordinario. Se si rispettasse una certa verità precedente e fissa (“non sei capace”), molti di noi non migliorerebbe mai in niente. Invece una “verità” più arrotondata, morbida, dinamica, proiettata al bene, aiuta a realizzare anche quello che magari prima “effettivamente” non c’era. (Il presente non è mai solo presente ma comprende anche passato e futuro...).
Gli insegnanti sanno molto bene quando e come usare il “voto di incoraggiamento”, e certamente la verità e il bene sono con loro.
Certo non bisogna alimentare l’illusione di diventare campione di walzer se uno sa appena appena camminare, ma un buon allenamento è già una cosa bella, ed è già walzer (questo andrebbe amato, non il successo eventualmente derivante).
Anche nella Bhagavad Gita, Krisna dice ad Arjuna che lui ha diritto all’azione (alla pratica, magari anche ristretta al semplice amore per qualcosa) ma non ha diritto al frutto della pratica (che potrebbe essere il successo in quella cosa). C’è saggezza anche qui.

Nel cristianesimo c’è la comunione come (semplice) memoria della Comunione. Anche questa è saggezza e va nella stessa direzione.

Pure il riserbo negli insegnamenti ne è un esempio. Nessuno ferma il praticante che vuole apprendere, maestri e loro libri sono lì apposta, ma il riserbo aiuta lui e tutti gli altri a non trasformare una crescita del cuore (appunto) in chiacchiere, curiosità ed equivoci.
Insomma anche il segreto può essere al servizio della Verità e del Bene.


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