Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

lo yoga regale o yoga della mente, Patanjali
Fabio 3-ò
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Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 10 agosto 2016, 15:07

Ciao ragazzi, primo argomento su questo forum :) In pratica sono sempre stato attratto dallo Yoga, diciamo dal Raja in particolare. Ma da qualche settimana lo sto studiando per bene e c'è un concetto che mi fa torcere il naso.
Io mi considero una persona abbastanza veritiera. A volte dico verità che possono fare male, dal canto mio è una forma di rispetto.
Nonostante tutto, secondo il secondo aspetto dello Yama il concetto di non-mentire sembra piuttosto vasto. Quando di parla di Non-mentire significa non mentire a noi stessi, spogliarci di quello che siamo veramente (e fino a qui sono d'accordo), ma la cosa che mi fa torcere il naso e di non dire verità scomode, che possono ferire l'altra persona (perché nessuno merita di essere ferito da qualcun'altro), o addirittura imbrogliare per risvegliare verità potenziali (ad esempio se uno è ottuso meglio dirgli che intelligente per svegliare la sua verità potenziale). Su questi ultimi due punti sono piuttosto infastidito. E come se mi stessero dicendo di non dire la verità ad una mia ipotetica ragazza se l'avessi tradita per dire, o non dire ciò che penso realmente a quella determinata persona
Spero realmente di aver capito male.
A voi l'ardua sentenza :)
Ultima modifica di Fabio 3-ò il 10 agosto 2016, 17:05, modificato 1 volta in totale.

Lakshmi
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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Lakshmi » 10 agosto 2016, 16:17

Ciao Fabio,
qual'e' la fonte dei tuoi studi?
In tanti anni di yoga io non ho mai sentito del concetto del mentire....forse e' l'interpretazione personale di un autore?

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda albachiara » 11 agosto 2016, 13:47

Certo, dire il vero è la più grande forma di rispetto verso noi stessi per primi.
Dire la verità ad altri SOLO quando ti viene chiesto è la seconda regola del rispetto (a mio parere)
Dire una bugia è giudicare; ti dico una bugia per non farti soffrire, per esempio. Ma sono certo che la sofferenza in realtà sia proprio ciò che ti serve?
e ancora, ma sono certo che ti farà soffrire? o ti sto giudicando piuttosto una debolezza?
mah.....

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 12 agosto 2016, 16:58

Dal libro Raja Yoga di Swami Kriananda, discepolo diretto di Paramhansa Yogandanda.
Cito:
Ci sono verità più o meno elevate. Essere sinceri, non significa attenersi ai fatti in modo letterale; può essere un bene dire a qualcuno un po ottuso che è intelligente, se con questa affermazione cerchiamo di risvegliare la sua intelligenza potenziale. La verità è sempre benefica; le affermazioni dannose, anche se basate su fatti ovvi - ma superficiali e temporanei - non sono sincere in un profondo senso spirituale

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 12 agosto 2016, 17:09

albachiara ha scritto:Certo, dire il vero è la più grande forma di rispetto verso noi stessi per primi.
Dire la verità ad altri SOLO quando ti viene chiesto è la seconda regola del rispetto (a mio parere)
Dire una bugia è giudicare; ti dico una bugia per non farti soffrire, per esempio. Ma sono certo che la sofferenza in realtà sia proprio ciò che ti serve?
e ancora, ma sono certo che ti farà soffrire? o ti sto giudicando piuttosto una debolezza?
mah.....


Io non direi mai la verità ad altri solo e se quando essa mi verrà chiesta. Ovviamente è molto importante dire verità anche sgradevoli se ti viene chiesta, ma è altrettanto importante dire a mio parere verità sgradevoli a prescindere, causate da noi stessi o da chi ci sta davanti. Solo cosi possiamo imparare dai nostri errori.
E ovvio che non bisogna mai far soffrire l'altro, ma nascondendo verità solo a noi stessi, non faremo altro che far soffrire il nostro animo e un giorno l'animo di chi ci sta attorno.
Questo è il mio parere.
Eppure nonostante tutto sembra la pensi diversamente la filosofia del Raja Yoga. che abbia interpretato male?

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda mauro » 12 agosto 2016, 21:48

Fabio 3-ò ha scritto:Dal libro Raja Yoga di Swami Kriananda, discepolo diretto di Paramhansa Yogandanda.
Cito:
Ci sono verità più o meno elevate. Essere sinceri, non significa attenersi ai fatti in modo letterale; può essere un bene dire a qualcuno un po ottuso che è intelligente, se con questa affermazione cerchiamo di risvegliare la sua intelligenza potenziale. La verità è sempre benefica; le affermazioni dannose, anche se basate su fatti ovvi - ma superficiali e temporanei - non sono sincere in un profondo senso spirituale

Da uno come Kriyananda, affermazioni sibilline sulla verità non mi stupiscono:
http://www.anandauncovered.com/ChiKriyananda.htm

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda tamerlano » 13 agosto 2016, 0:13

"La tolleranza naturale, istintiva, probabilmente non esiste. La tolleranza richiede uno sforzo mentale e autocontrollo. Anche le buone azioni raramente vengono fatte d’impulso, “senza pensare”. Sembra quindi che una certa artificialità, una certa dose di affettazione e di finzione sia inseparabile da ogni atto o atteggiamento che comporti una limitazione dei nostri appetiti e del nostro egoismo. Dobbiamo diffidare delle persone che non ritengono necessario far credere di essere buone e a modo. La mancanza di ipocrisia in queste cose rivela mancanza di pietà, di tolleranza. Spesso l’affettazione è una tappa indispensabile sulla via della genuinità. E’ un modello nel quale affluiscono e si consolidano inclinazioni genuine." (Bruce Lee :D )

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 13 agosto 2016, 11:25

mauro ha scritto:
Fabio 3-ò ha scritto:Dal libro Raja Yoga di Swami Kriananda, discepolo diretto di Paramhansa Yogandanda.
Cito:
Ci sono verità più o meno elevate. Essere sinceri, non significa attenersi ai fatti in modo letterale; può essere un bene dire a qualcuno un po ottuso che è intelligente, se con questa affermazione cerchiamo di risvegliare la sua intelligenza potenziale. La verità è sempre benefica; le affermazioni dannose, anche se basate su fatti ovvi - ma superficiali e temporanei - non sono sincere in un profondo senso spirituale

Da uno come Kriyananda, affermazioni sibilline sulla verità non mi stupiscono:
http://www.anandauncovered.com/ChiKriyananda.htm


Mmm, si si, sapevo di questa storia, nonostante tutto cerco di fidarmi (c'è cosi tanta falsità nel web che non so se quello che è scritto è vero o falso).
Ciononostante non sono in linea con quello che dice sul fatto di non-mentire o meglio che in alcuni casi è giustificato.
Ripeto, magari ho interpretato male io.

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Lakshmi » 13 agosto 2016, 15:39

Yogananda era un essere illuminato ed avra' avuto molti discepoli mi immagino.
Quanti di loro sono illuminati?

Io non prenderei per verita' quello che un discepolo ha scritto, ma solo quello che Yogananda ha scritto direttamente.

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 14 agosto 2016, 2:37

Mmm, quindi secondo voi come definireste il non-mentire?

tamerlano
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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda tamerlano » 14 agosto 2016, 16:02

Fabio 3-ò ha scritto:Mmm, quindi secondo voi come definireste il non-mentire?


Penso che Ouspensky l'abbia spiegato egregiamente 8) :

"Il mentire più serio è quando sappiamo perfettamente bene di non sapere, e di non poter sapere, la verità sulle cose e tuttavia non agiamo conseguentemente Pensiamo e agiamo sempre come se conoscessimo la verità. Questo è mentire. Quando io so di non sapere qualcosa e al tempo stesso dico di saperlo, o agisco come se lo sapessi, ciò è mentire. Per esempio, non sappiamo nulla di noi stessi, e veramente sappiamo di non saper nulla, tuttavia non riconosciamo mai o ammettiamo questo fatto; non lo confessiamo mai nemmeno a noi stessi, agiamo, pensiamo e parliamo, come se sapessimo chi siamo. Questa è l’origine, il principio del mentire.

Quando comprendiamo questo e seguiamo questa linea, e quando tentiamo di collegare quest'idea con tutto ciò che pensiamo, vediamo, facciamo, cominceremo a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al cammino verso la consapevolezza. Ma la psicologia del mentire è assai più difficile di quanto pensiamo, perché esistono parecchi tipi differenti di mentire e alcune forme assai sottili, difficili da scoprire in noi. Negli altri le vediamo con relativa facilità, non in noi stessi.



D. Se non sappiamo cos'è verità, come sappiamo quando mentiamo? R. Voi sapete.di non poter conoscere la verità, e se diceste di saperlo, o di poterlo sapere, questa sarebbe una bugia, perché nessuno può sapere la verità nello stato in cui siamo. Non pensate filosoficamente, prendete ciò in relazione ai fatti. La gente parla di tutto come se sapesse. Se domandate a un uomo se c'è gente sulla luna, egli avrà un'opinione su ciò. E così su qualsiasi altra cosa. Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi. Non sappiamo sugli stati di consapevolezza, o sulle differenti funzioni, o sulla velocità delle funzioni, o sulle loro reciproche relazioni. Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi. Tutto ciò che abbiamo sono opinioni, e queste sono tutte bugie.

D. Se tutte le opinioni sono bugie. dovremmo evitare le opinioni?



R. Dovete conoscere il loro valore. La prima bugia che diciamo a noi stessi è quando diciamo 'io'. È una bugia perché, dicendo 'io', presumiamo determinate cose: presumiamo una certa unità e un certo potere. E se io dico 'io' oggi e dico 'io' domani, questo è supposto essere lo stesso 'io' mentre in realtà non c'è rapporto tra loro. Ci troviamo nello stato presente a causa di certi ostacoli o certi fatti in noi stessi e il fatto più importante che non comprendiamo è che non abbiamo il diritto

di dire 'io' perché sarà una bugia. Quando cominciate ad osservare voi stessi vedrete che è proprio così: esistono 'io' in voi che non si cono­scono l'un l'altro e non vengono mai a contatto. Per esempio, comin­ciate a studiare le vostre simpatie e antipatie e vedrete che vi può pia­cere una cosa in un dato momento ed un'altra in un altro momento, e che le due sono talmente opposte tra loro da farvi capire immediata­mente che questi 'io' non si incontrano mai. Se osservate le vostre decisioni, vedrete che un 'io' è quello che decide ed un altro 'io' è quello che esegue la decisione, e questUtimo o non vuole eseguirla o non ne ha mai sentito parlare. Se scoprite una sola cosa sulla quale non mentite a voi stessi, sarete eccezionalissimi. Noi, circondati da queste bugie, nati ed educati in queste bugie, non possiamo essere diversi da come siamo; siamo proprio il risultato, il prodotto, di queste mienzogne.

D. Se cerco di scoprire la verità e mi accorgo che è impossibile, non dovrei separare me stesso dal mondo quotidiano?

R. In tal caso voi studiereste un essere artificiale, non uno reale. Po­tete studiare voi stessi soltanto nelle condizioni in cui vi trovate, in quanto siete il risultato di tali condizioni. Non potete studiare voi stessi prescindendo dalle vostre condizioni.

D. Non c'è nulla di comune a tutti gli 'io'?

R. Soltanto una cosa. Sono tutti meccanici. Essere meccanico significa dipendere dalle circostanze esterne.

D. Da ciò che avete detto sembra difficilissimo studiare se stesso senza mentire a se stesso.

R. No, il mentire deve cessare. Dovete ricordare il principio: le bugie possono produrre soltanto bugie. Soltanto quando conoscete i principali tipi di mentire sarete capaci non dico di lottare con essi, ma di osservarli. La lotta. viene dopo. Sono necessarie parecchie cose al fine di lottare con qualcosa in noi; per lungo tempo possiamo soltanto studiare. Quando conosciamo il gene­rale ordinamento e la classificazione delle cose in noi stessi, soltanto allora viene la possibilità di lottare con qualcosa. Così come siamo, non possiamo cambiar nulla, perché l'uomo è una macchina assai bene equilibrata: equilibrata nel senso che una cosa cose appaiono sconnesse ma nella realtà dei fatti ogni cosa è equilibrata da parecchie altre cose, condiziona l'altra. Le sono connesse, perché?"

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda Fabio 3-ò » 16 agosto 2016, 2:12

Mmm, interessante concetto da parte di Temerlano (by Ouspensky).
Comunque alla fine penso di aver capito cosa voglia dire. Intende più che altro le offese che io posso arrecare ad un'altra persona, non giudicare in sostanza.
"Perché dire ad una persona stupida che è realmente stupida?"
"Mentre trovare della intelligenza ad una persona realmente limitata è molto più esatto che limitarsi a dire che è una persona ottusa".
Per il resto mi avvalgo delle mie opinioni, anche perché non c'è nulla di contrario al riguardo: dire verità, anche se possono essere sgradevoli (fatti causati da noi), è molto più responsabile che nascondere ciò che è vero. Ovviamente se si ottiene un ottimo Shanti e si esegue tutto lo yama e lo niyama non arriveremo mai a nascondere o mentire su qualcosa secondo me.

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda AT » 27 agosto 2016, 22:53

Ti dico quello che penso. Premetto che non sono un seguace di Patanjali, del quale condivido solo in parte metodi e finalità. La sincerità e l'amore della Verità sono valori importantissimi. Il punto di partenza, è riconoscere che una qualche idea di verità, di onestà intellettuale e di sincerità dovrebbe essere sempre presente, e dovrebbe andare oltre gli istinti biologici, l'utilità o la potenza. Esistono barlumi di questo nella nostra cultura, quando si riconosce ad esempio la possibilità di ristabilire una verità storica su qualche evento, anche quando ciò non serva direttamente ad accrescere l'utile o il potere o entri addirittura in contrasto con essi. Nel romanzo 1984 di George Orwell, ad esempio, questo riferimento, sia pur imperfetto, alla verità era venuto meno: vero era per definizione ciò che serviva alla volontà di potenza del Partito. Se il Partito decideva che un dato evento non era mai accaduto, si era costretti, dalla cultura, dalla neolingua, dalle pressioni e dall'etica a dire che non era mai accaduto. Il Ministero della Verità si occupava di falsificare la storia per conto del Partito. E le condizioni spirituali in 1984 erano quasi infernali. Dunque, il punto di partenza è riconoscere il valore della verità come indipendente e oltre l'utilità, la biologia e la potenza.

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda AT » 27 agosto 2016, 23:12

Dopodiché, il principio etico è quello di amare la verità, e, se si è arrivati alla Fede in Dio, la Verità, valorizzando la sincerità e l'onestà intellettuale e cercando di condividere questo con gli altri in trasparenza: esiste una verità sulla storia collettiva e individuale, non solo al livello degli eventi esteriori, ma anche al livello dei pensieri, delle emozioni, delle motivazioni profonde. Si tratta di usare la comunicazione per condividere con gli altri il più possibile sinceramente e onestamente. A questo punto, però, è necessario fare i conti con altri aspetti della realtà. Amare la verità significa anche cercare di capire il mondo e le sue caratteristiche, e alcune caratteristiche del mondo sono la lotta, il fraintendimento, l'ostilità, l'incomprensione. Ed ecco che parte integrante di una sincerità che voglia essere autentica e confrontarsi con la vita a trecentosessanta gradi sono gli strumenti della: riservatezza, segretezza, privacy, autocontrollo, astuzia. Mi spiego con alcuni esempi tratti dal Vangelo: Gesù visse 33 anni, e solo gli ultimi tre anni furono di vita pubblica. Peri primi trenta anni, si sa poco di lui, e nel Vangelo è detto che "non era ancora giunto il suo momento". Ovvero, visse in RISERVATEZZA e mantenne una certa PRIVACY per tutta l'infanzia e la giovinezza. La riservatezza e la privacy sono un diritto, e parte di uno stile intelligente, perché il mondo comprende ostilità, lotta, fraintendimenti, incomprensioni, e tempi non opportuni. Non solo, ma quando Erode volle uccidere gli "innocenti", Giuseppe, ispirato da un angelo, fuggì in Egitto con il Bambino in SEGRETO. Se fosse andato da Erode a dirgli apertamente come stavano le cose, Erode avrebbe ucciso il Bambino. Non solo, ma quando i Magi ebbero visto il Bambino, invece di tornare da Erode, presero un'altra strada: ed ecco l'astuzia senza la quale sarebbero avvenute gravi violenze. In pratica: bisogna essere sinceri, e amare la verità, e amare la Verità. Bisogna condividere questo il più possibile con gli altri. Parte integrante dell'amore della verità, è comprendere la natura del mondo in cui viviamo, mondo che comprende come elementi estremamente forti la lotta, il fraintendimento, l'incomprensione, l'ostilità. Ed ecco che a volte è giusto usare gli strumenti dell'autocontrollo, dell'astuzia, della privacy, della riservatezza, della segretezza. QUANDO è GIUSTO farlo? Per legittima difesa.
Ultima modifica di AT il 27 agosto 2016, 23:36, modificato 1 volta in totale.

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Re: Yama: Non mentire o mentire con intelligenza?

Messaggioda AT » 27 agosto 2016, 23:32

Lo yogi che aspira alla perfezione deve tenere rigorosamente segreta la disciplina dello Hatha Yoga. Mantenuta segreta, diviene efficace. Rivelata, perde la sua forza. Hathayoga Pradipika, 1, 11.
Se poi si parla di Tantra, segretezza e riservatezza diventano ancora più importanti. Perché tutto questo? Non è la sincerità un valore? Non è lo Yoga una cosa buona? Non è giusto condividere con gli altri le cose buone, e in modo "trasparente"? Tenuto conto del fatto che GIUSTAMENTE lo Yoga in varie forme è stato divulgato, condiviso, studiato anche scientificamente, che molti testi sono stati tradotti e commentati, in questi inviti alla riservatezza o alla segretezza si possono scorgere due elementi: 1. Difendersi dalle incomprensioni, dalle ostilità e dai fraintendimenti di un mondo che spesso non ha le qualificazioni per capire lo Yoga. 2. Il riconoscimento che lo Yoga, specie nelle forme Tantriche, apre le porte di aspetti misteriosi e profondi dell'esistenza che richiedono un raccoglimento che non può darsi se li si espone alle correnti collettive di chiacchiere, fraintendimenti e divagazioni del mondo.


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