Corriere Scienza. Luce e Patanjali

lo yoga regale o yoga della mente, Patanjali
Ventus
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Corriere Scienza. Luce e Patanjali

Messaggioda Ventus » 12 maggio 2011, 0:24

Sulle pagine della scienza del Corriere della Sera di ieri o di oggi (martedì 10 o mercoledì 11 maggio. Purtroppo adesso non ho in mano la pagina) c'è un interessante articolo sulla luce che credo possa interessare gli studiosi dello Yogasutra di Patanjali.

Alcuni scienziati sono riusciti a costruire materiali capaci di modificare alcune caratteristiche della radiazione ondulatoria della luce che li attraversa, e tali da indurre la luce a viaggiare da un punto a un altro punto ma non di ritornare indietro sullo stesso percorso.
Possiamo pensare a una specie di effetto boomerang al contrario, un boomerang volutamente sbagliato: l'onda, la radiazione, parte ma non può più tornare indietro.

Questo mi sembra portare qualche elemento a sostegno di quanto afferma Patanjali in 21-III di Yogasutra, dove afferma l'esistenza di una meditazione capace di dare invisibilità.
Spesso, infatti, ho sentito dire qualcosa del tipo "la luce è luce. Che può mai fare un meditante?". Invece adesso c'è la prova scientifica e fattuale che un materiale (nemmeno un essere vivente) può cambiare caratteristiche profonde della luce. Non soltanto caratteristiche "superficiali" come il colore o la coerenza (raggio laser) ma caratteristiche ancora più importanti, per cui la luce non può più tornare indietro sullo stesso percorso.

Buona meditazione a tutti
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ckstars
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Messaggioda ckstars » 13 maggio 2011, 18:10

Ciao Ventus,
piu' che convincere gli yogi della veridicita' filosofica degli YogaSutra occorre riflettere costantemente su cio' che la neurobiologia moderna o la fisica contemporanea ci suggeriscono.

Ormai sappiamo che non siamo fatti di materiali speciali, che non abbiamo confini corporei precisi, siamo costantemente imparentati con l' ambiente circostante.

Dove finisce il me e dove comincia l' altro a livello di particelle elementari e' solo una probabilita'.

Il tempo della nostra mente e quello di altre o dell' esterno ha relazioni dipendenti da aspetti ambientali.

Ancora scopriamo che ciascuno di noi e' in realta' una societa' di elementi intelligenti che cooperano, evolvono, in qualche modo combattono .... inoltre non sappiamo quanto possiamo spingere verso il piccolo l' ipotesi sociale .....

Un abbraccio, Cks

Ventus
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Messaggioda Ventus » 15 maggio 2011, 10:33

Grazie Ckstars
sono perfettamente d'accordo.
Quando leggo articoli come quello, mi fa piacere. Però al tempo stesso non voglio che quelle considerazioni mi portino al di fuori di me, come già tende a fare quasi tutta la vita con le sue chiamate a proiettarmi/proiettarsi fuori dimenticando tutto il resto.
Naturalmente poi questo "fuori di me" non è niente di esterno ma il semplice dimenticare il "tutt'uno" dell'esperienza vivente. Un'esperienza che io vivo qui "in zona corpo", ma che colora di sé tutto l'universo.
E anche se so che altrove ci sono altri viventi, altre "zone corpo" e altri "universi vissuti", qui dove "si vive" quel mistero che chiamo "me" non mi è data la pluralità di universi ma un solo universo fatto di universi (altrui?).
E questo "altrui" sono sempre io (così leggo nei maestri che amo, e cerco di realizzare), che per me si traduce in un me stesso sempre più sfumato e meno facilmente impositivo (non riesco a decidere come dovrebbe respirare la cicala, o come dovrebbe nuotare la farfalla che affoga) man mano che mi allontano dal "qui" (un ginepraio inestricabile fatto solo di vari e poco distinguibili "altrove").

Mi piace ricordare Maestro Suzuki Roshi quando parlava dell'uccellino Bluejay. In un bel video di Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=pHNyCAJXUXE) e nel libro "Mente zen, mente di principiante", spiega che l'uccellino che canta sul tetto non è lassù o "laggiù" (altrove) ma è qui, e non esiste alcun altro uccellino Bluejay se non quello che esperisco esattamente qui. (O quelli che esperiamo qui: quello sul tetto, quelli visti in passato, quelli sui libri letti, …).
Naturalmente, allora, anch'io non sono limitato a un qui, ma devo per forza aver molto a che fare con quell'uccellino, ed essere a mia volta (un poco) anche sul tetto. Su tutti i tetti del mondo. Una esperienza universale che (ciascuno) vive come cerchio e sfera pulsante, allunga come un otto e una doppia sfera (le noccioline di Super Pippo!), nel cammino sferico verso il Dharma Mega Samadhi, Isvara, Buddha, Grande Spirito, Dio, Blue-Jay universale, nulla/segno, vuoto/forma.

E' per questo motivo che qualcuno riesce a far funzionare quella visione del buddismo tibetano in cui il corpo vivente è vissuto/esperito come vuoto buio. In barba a qualsiasi medicina.

E credo che sia sempre per questo che Patanjali in Yogasutra 40-I (o forse meglio I-40) dice che "il suo dominio si estende dal minimo atomo alla massima infinità".
E sempre per questo Raphael, nella sua traduzione di Yogasutra, "La via regale della realizzazione", in I-2 traduce "Lo Yoga è la sospensione delle modificazioni della mente". Sospensione, proprio sospensione. Che a sua volta richiama benissimo quello che dice Milarepa quando parla di una meditazione che dovrebbe riuscire a essere senza punti di riferimento. Credo intendendo: senza punti "esclusivi" di riferimento.

Spero di essermi capito... :mrgreen:
Ventus


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